USS Lexington (CV-2) - La Seconda Guerra Mondiale

Lexington (CV-2)

di redazione
41 letture totali
USS Lexington

La USS Lexington (CV-2), soprannominata affettuosamente “Lady Lex“, fu una delle prime e più importanti portaerei della Marina degli Stati Uniti. La sua storia, che si estende dall’era post-Prima Guerra Mondiale fino al culmine della Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico, rappresenta un capitolo fondamentale nell’evoluzione della guerra navale e nella storia militare americana.

Origini e Costruzione

La Lexington nacque da un progetto originariamente concepito per una classe di incrociatori da battaglia. Tuttavia, il Trattato Navale di Washington del 1922 impose severe limitazioni alla costruzione di nuove navi da battaglia. In risposta a queste restrizioni, la Marina degli Stati Uniti decise di convertire due scafi di incrociatori da battaglia della classe Lexington in portaerei.

La chiglia della Lexington fu impostata l’8 gennaio 1921 presso il cantiere Fore River Shipbuilding Company di Quincy, Massachusetts. La costruzione fu temporaneamente sospesa nel febbraio 1922 in attesa della ratifica del Trattato di Washington. Il 1° luglio 1922, la nave fu ufficialmente ridesignata e riautorizzata come portaerei.

La conversione comportò significative modifiche al progetto originale. Il dislocamento fu ridotto di circa 4.000 tonnellate, principalmente attraverso l’eliminazione dell’armamento principale di otto cannoni da 406 mm in quattro torrette binate. La cintura corazzata principale fu mantenuta, ma ridotta in altezza per risparmiare peso. La linea generale dello scafo e il sistema di protezione anti-siluro rimasero inalterati, poiché erano già stati costruiti e sarebbe stato troppo costoso modificarli.

Caratteristiche Tecniche

La Lexington, una volta completata, era una nave imponente. Con una lunghezza fuoritutto di 270,7 metri, una larghezza di 32,3 metri e un pescaggio di 9,3 metri a pieno carico, aveva un dislocamento standard di 36.000 tonnellate, che saliva a 43.056 tonnellate a pieno carico.

Il ponte di volo misurava 264 metri di lunghezza e aveva una larghezza massima di 32,3 metri. L’hangar era, all’epoca, “il più grande spazio chiuso singolo a galla su qualsiasi nave”, con un’area di 3.114,9 metri quadrati. Era lungo 129,2 metri, largo 20,7 metri e alto almeno 6,4 metri.

La nave era dotata di due elevatori idraulici per aerei sulla linea centrale. L’elevatore di prua misurava 9,1 x 18,3 metri e aveva una capacità di 7.300 kg, mentre quello di poppa misurava 9,1 x 11 metri con una capacità di 2.700 kg.

Propulsione

La Lexington utilizzava un sistema di propulsione turbo-elettrica all’avanguardia. Ciascuno dei quattro alberi dell’elica era azionato da due motori elettrici da 16.800 kW. Questi motori erano alimentati da quattro turbo-generatori General Electric da 35.200 kilowatt, che utilizzavano il vapore prodotto da sedici caldaie Yarrow.

Questo sistema di propulsione permetteva alla Lexington di raggiungere una velocità massima di 34,59 nodi (64,06 km/h), superando le specifiche di progetto di 33,25 nodi. La nave poteva trasportare un massimo di 6.688 tonnellate di olio combustibile, di cui 5.400 tonnellate utilizzabili, garantendo un’autonomia di 9.910 miglia nautiche (18.350 km) alla velocità di 10,7 nodi.

Armamento e Sistemi di Difesa

L’armamento della Lexington subì diverse modifiche nel corso della sua carriera. Inizialmente, era dotata di otto cannoni da 203 mm in quattro torrette binate montate sul ponte di volo sul lato di dritta. L’armamento antiaereo principale consisteva in dodici cannoni da 127 mm montati singolarmente ai lati della prua e della poppa.

Nel corso degli anni ’30, furono aggiunte mitragliatrici da 12,7 mm e, successivamente, cannoni antiaerei da 28 mm in impianti quadrupli. Nel marzo 1942, poco prima della sua ultima missione, le torrette da 203 mm furono rimosse e sostituite da sette impianti quadrupli di cannoni da 28 mm e ventidue cannoni Oerlikon da 20 mm.

La Lexington era protetta da una cintura corazzata spessa 178-127 mm, inclinata di 11° verso l’esterno. Il ponte corazzato sopra i macchinari e i depositi munizioni era costituito da due strati di acciaio speciale per un totale di 51 mm di spessore. Il sistema di difesa anti-siluro consisteva in tre-sei paratie protettive di spessore variabile tra 10 e 19 mm.

Carriera Operativa

Entrata in servizio il 14 dicembre 1927 sotto il comando del Capitano Albert Marshall, la Lexington trascorse i primi anni della sua carriera principalmente sulla costa occidentale degli Stati Uniti, partecipando a numerose esercitazioni navali note come “Fleet Problems”.

Queste esercitazioni furono cruciali per lo sviluppo della dottrina e delle tattiche di impiego delle portaerei. In particolare, durante il Fleet Problem IX nel gennaio 1929, la Lexington e la Forza di Ricognizione fallirono nel difendere il Canale di Panama da un attacco aereo lanciato dalla sua nave gemella Saratoga, evidenziando l’importanza crescente delle portaerei nelle operazioni navali moderne.

Un episodio particolare della carriera della Lexington si verificò tra dicembre 1929 e gennaio 1930. A causa di una grave siccità nello stato di Washington, che aveva ridotto la produzione di energia idroelettrica, la nave fu inviata a Tacoma per fornire energia elettrica alla città. Per quasi un mese, i generatori della Lexington produssero oltre 4,5 milioni di kilowattora, dimostrando la versatilità e l’utilità delle grandi navi da guerra anche in contesti civili.

Negli anni ’30, la Lexington continuò a partecipare a numerose esercitazioni navali, spesso in coppia con la Saratoga. Queste esercitazioni simulavano scenari di guerra sempre più complessi, inclusi attacchi a sorpresa su Pearl Harbor che si rivelarono profetici. Nel 1932 e nel 1938, le due portaerei riuscirono a “attaccare” con successo Pearl Harbor all’alba senza essere individuate, evidenziando vulnerabilità che sarebbero diventate tragicamente reali nel 1941.

La Seconda Guerra Mondiale

L’entrata degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale trovò la Lexington in mare. Il 5 dicembre 1941, due giorni prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, la nave aveva lasciato la base hawaiana come parte della Task Force 12, con la missione di trasportare aerei da combattimento verso l’isola di Midway.

La mattina del 7 dicembre, mentre si trovava a circa 500 miglia nautiche a sud-est di Midway, la Task Force ricevette la notizia dell’attacco giapponese. Gli ordini furono immediatamente modificati: la missione di trasporto fu cancellata e la Lexington ricevette l’ordine di cercare le navi giapponesi.

Nei giorni e nelle settimane successive, la Lexington partecipò a diverse operazioni nel Pacifico centrale, cercando di intercettare le forze giapponesi e proteggendo le linee di comunicazione americane. In particolare, fu coinvolta in un tentativo di soccorso dell’isola di Wake, che tuttavia si arrese prima che la forza di soccorso potesse raggiungerla.

Il 20 febbraio 1942, mentre si preparava per un raid su Rabaul, la Task Force della Lexington fu individuata da ricognitori giapponesi. Nonostante l’elemento sorpresa fosse stato perso, il comandante della Task Force, il contrammiraglio Wilson Brown, decise di proseguire verso Rabaul per attirare gli aerei giapponesi in un’imboscata.

L’attacco giapponese arrivò nel pomeriggio, con 17 bombardieri G4M1 “Betty” che si diressero verso la Lexington. Grazie all’eccellente coordinamento tra il radar della nave, i caccia di pattuglia e la difesa antiaerea, l’attacco fu respinto con pesanti perdite per i giapponesi. In questa azione si distinse particolarmente il tenente Edward O’Hare, che da solo abbatté cinque bombardieri nemici, guadagnandosi la Medal of Honor.

La Battaglia del Mar dei Coralli

Il momento cruciale della carriera della Lexington arrivò con la Battaglia del Mar dei Coralli, combattuta dal 4 all’8 maggio 1942. Questa battaglia, la prima nella storia in cui le flotte nemiche si scontrarono senza mai avvistarsi direttamente, segnò un punto di svolta nella guerra del Pacifico.

Il 7 maggio, gli aerei della Lexington e della Yorktown affondarono la portaerei leggera giapponese Shoho. Fu in questa occasione che il comandante Robert Dixon, leader dello squadrone di bombardieri in picchiata della Lexington, pronunciò la famosa frase: “Scratch one flat top!” (Cancellata una portaerei!).

L’8 maggio fu il giorno decisivo. Entrambe le parti lanciarono attacchi massicci contro le forze nemiche. Gli aerei americani riuscirono a danneggiare gravemente la portaerei Shokaku, ma la Lexington fu colpita da due siluri e due bombe.

Inizialmente, sembrava che la nave potesse sopravvivere ai danni. Tuttavia, intorno alle 12:47, una massiccia esplosione scosse la Lexington. Scintille avevano innescato i vapori di benzina fuoriusciti dai serbatoi danneggiati, provocando un incendio incontrollabile.

Nonostante gli sforzi eroici dell’equipaggio, le esplosioni e gli incendi continuarono a diffondersi. Alle 15:25, un’altra grande esplosione costrinse all’evacuazione di tutti i compartimenti sotto la linea di galleggiamento. Alle 17:07, il capitano Frederick Sherman diede l’ordine di abbandonare la nave.

Sherman fu l’ultimo a lasciare la Lexington, alle 18:30, assicurandosi che tutto l’equipaggio fosse stato evacuato. Dei 2.951 uomini a bordo, 216 persero la vita e 2.735 furono salvati dalle altre navi della task force.

Intorno alle 19:52, il cacciatorpediniere USS Phelps ricevette l’ordine di affondare la Lexington per evitare che cadesse in mani nemiche. Dopo aver sparato cinque siluri, la “Lady Lex” si inabissò nelle acque del Mar dei Coralli, portando con sé 42 aerei: 17 bombardieri in picchiata SBD Dauntless, 13 caccia F4F Wildcat e 12 aerosiluranti TBD Devastator.

Eredità e Ritrovamento

La perdita della Lexington fu un duro colpo per la Marina degli Stati Uniti, ma la battaglia del Mar dei Coralli si rivelò una vittoria strategica per gli Alleati. L’operazione giapponese per invadere Port Moresby fu sventata e le perdite inflitte alla flotta giapponese si rivelarono cruciali un mese dopo, nella decisiva Battaglia di Midway.

L’esperienza accumulata con la Lexington e le lezioni apprese dalla sua perdita influenzarono profondamente la progettazione e l’impiego delle future portaerei americane. La sua eredità visse nella USS Lexington (CV-16), una portaerei della classe Essex che fu ribattezzata in suo onore e che servì con distinzione per il resto della guerra e oltre.

Il 4 marzo 2018, 76 anni dopo il suo affondamento, il relitto della Lexington fu localizzato dalla nave di ricerca Petrel, durante una spedizione finanziata dal filantropo Paul Allen. Il relitto giace a una profondità di 3.000 metri, a più di 800 km al largo della costa del Queensland, in Australia.

Le immagini del relitto hanno rivelato una nave sorprendentemente ben conservata, con il suo nome ancora chiaramente visibile sulla poppa. Numerosi aerei sono stati trovati sul fondo marino circostante, inclusi sette TBD Devastator, tre SBD Dauntless e un F4F Wildcat, tutti in ottimo stato di conservazione.

La scoperta del relitto della Lexington ha permesso di chiudere un capitolo importante della storia navale americana e ha fornito nuove informazioni sulla costruzione e l’equipaggiamento delle prime portaerei. Ha inoltre offerto un commovente tributo ai marinai che persero la vita quel giorno di maggio del 1942.

Conclusioni

La USS Lexington rappresenta un capitolo fondamentale nella storia dell’aviazione navale e della guerra nel Pacifico. Nata come incrociatore da battaglia e convertita in portaerei, la “Lady Lex” fu pioniera di nuove tattiche e tecnologie che avrebbero rivoluzionato la guerra navale.

La sua carriera, dalla pace degli anni ’30 alle furiose battaglie del 1942, illustra l’evoluzione del ruolo delle portaerei da unità sperimentali a elementi centrali della potenza navale. Le esercitazioni a cui partecipò, spesso precorritrici di scenari di guerra reali, dimostrano l’importanza della preparazione e dell’innovazione in campo militare.

Il sacrificio della Lexington nella Battaglia del Mar dei Coralli, insieme al coraggio del suo equipaggio, contribuì in modo significativo a cambiare le sorti della guerra nel Pacifico. La sua perdita, pur dolorosa, fornì lezioni preziose che influenzarono la progettazione e l’impiego delle future portaerei americane.

Oggi, il relitto della Lexington riposa sul fondo del Mar dei Coralli, testimone silenzioso di un’epoca di grandi cambiamenti e sacrifici. La sua scoperta nel 2018 non solo ha permesso di chiudere un capitolo della storia, ma ha anche rinnovato l’interesse per questo periodo cruciale, ricordandoci l’importanza di preservare e studiare il nostro patrimonio storico e militare.

La storia della USS Lexington, dalla sua nascita al suo eroico sacrificio, rimane un esempio duraturo di innovazione, coraggio e dedizione al dovere, valori che continuano a ispirare le marine militari di tutto il mondo.

Informazioni aggiuntive

  • Nazione: USA
  • Tipo nave: Portaerei
  • Classe:Lexington
  • Cantiere:

    Fore River Ship Building Co., Quincy, Massachusetts


  • Data impostazione: 08/01/1921
  • Data Varo: 03/10/1925
  • Data entrata in servizio: 14/12/1927
  • Lunghezza m.: 270.7
  • Larghezza m.: 32.8
  • Immersione m.: 9.9
  • Dislocamento t.: 43.056
  • Apparato motore:

    16 caldaie, propulsione turbo-elettrica, 4 eliche, 180.000 shp alla costruzione, 217.000 in servizio


  • Potenza cav.: 217.000
  • Velocità nodi: 34.59
  • Autonomia miglia: 10.000
  • Armamento:

    8 cannoni da 203 in 4 torri binate, 12 cannoni anti aerei da 127 mm, 78 aerei


  • Corazzatura:

    Cintura: 127-178 mm, ponte: 19-51 mm, Torrette: 19mm, Scafo: 127-178 mm


  • Equipaggio: 2.791
  • Bibliografia – Riferimenti:
      

Articoli correlati

Lascia un commento