La Portaerei Britannica HMS Ark Royal

Ark Royal

di redazione
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La Ark Royal nel 1938

L’HMS Ark Royal fu una delle più famose e sfortunate portaerei della Royal Navy durante la Seconda Guerra Mondiale. Progettata nei primi anni ’30 per aggirare le limitazioni imposte dal Trattato Navale di Washington, rappresentò un’innovazione significativa nella costruzione delle portaerei britanniche. Fu infatti la prima nave sulla quale gli hangar e il ponte di volo erano parte integrante dello scafo, anziché semplici sovrastrutture.

Caratteristiche tecniche

Impostata nei cantieri Cammell Laird di Birkenhead il 16 settembre 1935, l’Ark Royal venne varata il 13 aprile 1937 ed entrò in servizio il 16 dicembre 1938. Con un dislocamento standard di 22.000 tonnellate e a pieno carico di quasi 28.000, aveva una lunghezza fuori tutto di 240 metri e una larghezza di 29 metri. Era spinta da 3 gruppi di turbine a vapore Parsons alimentate da 6 caldaie Admiralty, per una potenza totale di 102.000 shp che le consentiva di raggiungere i 31 nodi, un nodo in più rispetto alla velocità di progetto di 30 nodi.

Poteva imbarcare fino a 72 velivoli grazie ai suoi due ampi hangar sovrapposti, serviti da tre elevatori. I servizi di volo comprendevano anche due catapulte a vapore per facilitare il decollo degli aerei più pesanti. L’armamento antiaereo verteva su 8 cannoni da 114 mm in impianti binati, integrati da 4 impianti quadrupli di mitragliere da 40 mm “pom-pom” e 8 impianti quadrupli di mitragliere da 12,7 mm. La protezione era affidata a una cintura corazzata spessa 114 mm e a un ponte di 89 mm a protezione di caldaie e depositi munizioni.

L’entrata in guerra

Allo scoppio della guerra nel settembre 1939, l’Ark Royal venne assegnata alla Home Fleet con il compito di dare la caccia alle navi corsare tedesche e ai sommergibili che minacciavano le rotte di rifornimento britanniche. Il 14 settembre, appena 11 giorni dopo l’inizio delle ostilità, evitò di misura due siluri lanciati dall’U-39, ma il sommergibile venne poi affondato dai cacciatorpediniere di scorta: fu la prima unità sottomarina tedesca perduta nel conflitto.

Nelle settimane successive l’Ark Royal fu impegnata nella ricerca infruttuosa della “corsara” Admiral Graf Spee nell’Atlantico centrale e meridionale. A differenza di quanto comunicato dalla propaganda nazista, la portaerei non venne affondata in queste operazioni.

La campagna di Norvegia

Nell’aprile 1940 la nave venne richiamata in patria per partecipare alla campagna di Norvegia, fornendo copertura aerea alle forze alleate. Il 25 aprile sfuggì a vari attacchi dei bombardieri Ju 88 e He 111 tedeschi, abbattendone alcuni. Nelle settimane successive continuò a supportare le operazioni, pur con crescenti difficoltà dovute alla sempre maggiore presenza della Luftwaffe.

Il 13 giugno, di ritorno da una missione su Trondheim, subì pesanti perdite tra i suoi aerosiluranti Swordfish nel tentativo di attaccare l’incrociatore da battaglia Scharnhorst, che riuscì a evitare danni. Pochi giorni prima, l’8 giugno, un’altra portaerei britannica, la Glorious, era stata affondata con gravi perdite proprio dagli incrociatori Scharnhorst e Gneisenau durante le fasi finali dell’evacuazione alleata.

Nel Mediterraneo

Dopo la conclusione della campagna norvegese, nell’estate 1940 l’Ark Royal venne trasferita a Gibilterra per operare con la Forza H contro gli italiani nel Mediterraneo. Il 3 luglio partecipò alla controversa “operazione Catapult“, il tentativo britannico di neutralizzare o requisire le navi francesi dopo l’armistizio tra Francia e Germania. Gli aerei dell’Ark Royal contribuirono a danneggiare gravemente la corazzata Dunkerque e ad affondare il caccia Lynx a Mers-el-Kebir.

Nelle settimane successive la portaerei scortò vari convogli diretti a Malta, attaccando nel contempo le basi aeree e navali italiane in Sardegna. Il 9 gennaio 1941, i suoi Swordfish colpirono duramente il porto di La Spezia con un audace raid notturno. Ma la sua impresa più celebre fu senz’altro la partecipazione alla caccia e all’affondamento della corazzata tedesca Bismarck.

L’affondamento della Bismarck

Il 24 maggio 1941, mentre si trovava a Gibilterra, l’Ark Royal ricevette l’ordine di unirsi alla caccia della Bismarck, che dopo aver affondato l’incrociatore da battaglia Hood nello stretto di Danimarca, stava cercando di raggiungere i porti occupati della Francia. Due giorni dopo, il 26 maggio, un ricognitore dell’Ark Royal avvistò la corazzata tedesca e la portaerei lanciò subito una pattuglia di aerosiluranti per attaccarla.

Disgraziatamente, nella foga del combattimento, i piloti scambiarono l’incrociatore britannico Sheffield che seguiva la Bismarck per la corazzata stessa e lo attaccarono, fortunatamente senza colpirlo. Uno di loro segnalò ironicamente via radio “Scusate per l’aringa”, un modo di dire inglese per scusarsi di un grossolano errore.

L’attacco decisivo avvenne solo in serata: intorno alle 19:15 un secondo gruppo di Swordfish, questa volta armati con siluri a detonazione di contatto, piazzò tre centri sulla Bismarck. Uno di essi colpì la poppa, bloccando i timoni e rendendo la corazzata ingovernabile. Questo la condannò al suo destino, permettendo alle navi britanniche di raggiungerla e affondarla il giorno dopo a colpi di cannone, malgrado un’ultima coraggiosa resistenza.

Ultimi mesi e affondamento

Nei mesi successivi l’Ark Royal continuò la sua attività nel Mediterraneo, scortando i convogli diretti a Malta e attaccando la flotta italiana. Nel novembre 1941, la portaerei dovette subire lavori di manutenzione a Gibilterra. Il 13 novembre salpò per rientrare in patria, ma quel pomeriggio venne silurata dal sommergibile tedesco U-81 al largo delle coste spagnole.

Nonostante i danni gravissimi e una forte inclinazione, il comandante fece evacuare gran parte dell’equipaggio sui caccia di scorta per cercare di salvare la nave. Ma ogni sforzo fu vano. La notte successiva l’Ark Royal si capovolse e affondò, portando con sé solo una vittima: un marinaio rimasto intrappolato in un locale macchine. Fu l’unica perdita umana su un equipaggio di quasi 1.500 uomini.

Le cause del rapido affondamento vennero in seguito attribuite ad alcuni difetti di progettazione, come la mancanza di fonti di energia ausiliarie e un’insufficiente compartimentazione stagna, ma anche alla decisione di evacuare prematuramente gran parte del personale addetto al controllo danni.

L’affondamento dell’Ark Royal fu una dura perdita per la Royal Navy in una fase critica del conflitto, dato che la nave aveva dimostrato di essere un’unità preziosa e polivalente. Ma fu anche un colpo propagandistico per i tedeschi, che si presero la rivincita per l’umiliante fine della Bismarck e dimostrarono di poter proiettare la loro minaccia anche nel “Mare Nostrum” britannico.

Il recupero del relitto

Il luogo esatto in cui si trovata il relitto della portaerei rimase ignoto per decenni. Solo nel dicembre 2002 venne localizzato da un’indagine sottomarina condotta dalla compagnia statunitense C&C Technologies per conto della BBC e del programma Deep Wreck Mysteries, a una profondità di 1.000 metri e circa 30 miglia a est di Gibilterra.

Il relitto appare spezzato in due tronconi principali, con la poppa capovolta e la prua dritta separata di circa 20 metri dal resto dello scafo. Tra di essi giace un vasto campo di detriti, che comprende parti della sovrastruttura, l’isola, i fumaioli e vari aerei precipitati dagli hangar durante l’inabissamento. Dai rilievi è emerso che la nave impattò il fondale con il lato di sinistra, finendo poi per capovolgersi.

L’inattesa posizione del relitto, molto più a est di quanto ipotizzato dalla commissione d’inchiesta del 1941, è dovuta al tempo trascorso alla deriva dalla nave mentre veniva rimorchiata dai caccia prima di affondare. Non ci sono invece prove che le correnti sottomarine lo abbiano trascinato dopo l’inabissamento, altrimenti i rottami sarebbero molto più dispersi.

Conclusioni

L’Ark Royal, nei suoi quasi tre anni di onorata carriera, dimostrò le potenzialità delle portaerei come nuova capitale ship, in grado di influenzare con i suoi gruppi aerei imbarcati le sorti della guerra sul mare. Partecipò alle principali campagne navali del primo periodo bellico, dalla Norvegia al Mediterraneo, contribuendo in modo spesso decisivo al loro esito.

La sua perdita fu un duro colpo per la Royal Navy, ma le lezioni apprese sul piano tecnico e operativo permisero di realizzare portaerei più efficienti e meglio difese, come le nuove classi Illustrious e Implacable che domineranno la scena negli anni successivi. Oggi il relitto dell’Ark Royal, pur nella sua tragica bellezza, resta un monumento e un monito ai costi umani della guerra sul mare. Un conflitto fatto non solo di grandi strategie e battaglie, ma anche di sacrifici e sofferenze individuali. Come quelli del suo equipaggio, a cui va un perenne tributo.

Informazioni aggiuntive

  • Nazione: Gran Bretagna
  • Tipo nave: Portaerei
  • Classe:Ark Royal
  • Cantiere:

    Cammell Laird di Birkenhead


  • Data impostazione: 16/09/1935
  • Data Varo: 13/04/1937
  • Data entrata in servizio: 16/12/1938
  • Lunghezza m.: 240
  • Larghezza m.: 28.89
  • Immersione m.: 8.47
  • Dislocamento t.: 28.165
  • Apparato motore:

    6 caldaie Admiralty a 3 tamburi
    3 turbine meccaniche Parsons, 3 eliche
    102.000 CV


  • Potenza cav.: 102.000
  • Velocità nodi: 31
  • Autonomia miglia: 12.200
  • Armamento:

    16 cannoni da 114 mm in 8 torri binate
    32 cannoni Pom-pom da 1,5′ in quattro affusti ottupli
    32 mitragliere calibro 12,7 mm in 8 affusti quadrupli
    2 catapulte per aerei
    50-72 aerei imbarcati


  • Corazzatura:

    Cintura: 11.4
    Ponte: 8.9


  • Equipaggio: 1.630 compreso l'equipaggio di volo
  • Bibliografia – Riferimenti:
      

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