Il Marder II fu il più prodotto dei tre cacciacarri della serie Marder, ricavato sostituendo la torretta del Panzer II con una casamatta aperta che ospitava un cannone anticarro da 75 mm. Sotto lo stesso nome convivono in realtà due mezzi distinti, nati da esigenze diverse: il Sd.Kfz. 132, armato con un pezzo da campagna sovietico catturato, e il Sd.Kfz. 131, con il tedesco PaK 40. Ne furono costruiti in tutto oltre ottocento, ed è il maggior numero raggiunto da un cacciacarri improvvisato tedesco.
Sviluppo
Il problema
Nelle prime fasi dell’operazione Barbarossa la Wehrmacht si trovò impreparata davanti ai T-34 e ai KV sovietici. Il problema non era solo di potenza di fuoco ma di mobilità: il cannone anticarro trainato, per quanto valido, arrivava tardi e nel posto sbagliato, e una volta in batteria non si spostava più. Serviva mettere un buon pezzo su cingoli, e serviva subito. La risposta fu una serie di conversioni su scafi già disponibili, e il Panzer II era il candidato ideale: nel luglio 1941 ce n’erano ancora circa 1.067 in linea, ma come carro da combattimento non serviva più a niente. Gli scafi superstiti finirono così quasi tutti in due programmi, il Marder II e il semovente d’artiglieria Wespe.
Sd.Kfz. 132: dal lanciafiamme al cacciacarri
La prima versione nacque da un fallimento altrui. Il Panzer II lanciafiamme, costruito sugli scafi Ausf. D ed E a sospensione Christie, si era rivelato inadeguato in combattimento, tanto che la produzione della seconda serie di 150 esemplari fu annullata. La MAN, che doveva costruirli, ricevette invece l’ordine di consegnare quei 150 scafi alla Alkett perché li trasformasse in cacciacarri. È il modo più tedesco possibile di risolvere un problema: un’arma che non funziona diventa la materia prima di un’arma che serve.
Alla Alkett fu ordinato di completarne 45 in aprile, 75 in maggio e 30 in giugno 1942. Contrariamente alle abitudini dell’industria bellica tedesca, la consegna arrivò in anticipo: 60 ad aprile e i restanti 90 entro metà maggio. Un secondo ordine per altri 60 mezzi, dipendente dagli scafi lanciafiamme via via disponibili, ne produsse solo 52, per un totale di 202 esemplari.
L’armamento era il 7,62 cm PaK 36(r), cioè il cannone da campagna sovietico F-22 catturato in grandi quantità e ricamerato per usare le munizioni tedesche da 7,5 cm: una scelta che risolveva insieme il problema del pezzo e quello della logistica delle munizioni.
Sd.Kfz. 131: la versione definitiva
La seconda versione, quella prodotta in gran numero, adottava lo scafo del Panzer II Ausf. F, e in misura minore delle Ausf. A, B e C ritirate dal servizio, con il cannone tedesco 7,5 cm PaK 40/2. Il primo prototipo fu completato nel giugno 1942 e la produzione partì a luglio presso FAMO, MAN, Daimler-Benz e Skoda. La sovrastruttura fu allargata rispetto alla versione precedente e la sagoma abbassata di circa quaranta centimetri, il che era già un miglioramento sostanziale.
Sui numeri complessivi le fonti divergono in modo non trascurabile. Per il solo Sd.Kfz. 131 si va da 531 a 576 esemplari di nuova costruzione, ai quali si aggiungono da 68 a 75 conversioni di mezzi vecchi o danneggiati, e alcuni furono realizzati direttamente dai reparti al fronte. Sommando le due versioni si ottiene un totale compreso fra circa 800 e circa 850 mezzi.

Caratteristiche tecniche
Salvo diversa indicazione, i dati si riferiscono al Sd.Kfz. 131, la versione di gran lunga più diffusa.
La conversione
La trasformazione era di una semplicità disarmante: si toglievano la torretta e gran parte della sovrastruttura, e al loro posto si metteva il PaK 40 dietro uno scudo a tre lati. Il vano di combattimento restava dov’era, sopra lo scafo, e il motore dietro: a differenza del Wespe, che sulla stessa base spostò il propulsore in avanti per far posto all’obice, il Marder II non toccò l’architettura del carro. La casamatta era aperta in alto e sul retro.
Armamento
Il 7,5 cm PaK 40/2 con canna lunga 46 calibri era il miglior pezzo anticarro tedesco del momento, lo stesso montato sul Marder I. Con il proietto perforante PzGr 39, contro piastra inclinata di 30 gradi rispetto alla verticale, penetrava circa 91 mm a 500 metri, 81 mm a 1.000 metri e 71 mm a 1.500 metri, valori sufficienti a battere il T-34 alle distanze consuete. La dotazione era di 37 colpi, integrata da una mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm per la difesa ravvicinata.
Corazzatura
Lo scafo conservava la protezione del Panzer II, fino a 35 mm sul frontale, ma la sovrastruttura aggiunta era di piastre sottili, da 4 a 10 mm. Il risultato era un mezzo che si difendeva discretamente di muso e per niente altrove, con l’equipaggio scoperto dall’alto e dal retro: bastavano una granata a mano, una scheggia d’artiglieria o una raffica d’aereo. Gli equipaggi appendevano maglie di cingolo sulla piastra frontale sperando che servisse a qualcosa, e serviva a poco. Nelle steppe sovietiche la vera difesa del Marder II erano una buona mimetizzazione e una posizione scelta bene.
Apparato motore e mobilità
Il propulsore era il Maybach HL 62 TR a sei cilindri a benzina da 140 PS, pari a circa 138 hp, che consentiva 40 km/h su strada e un’autonomia di circa 190 km. Il peso era salito dalle 9,5 tonnellate del carro originale alle quasi 11 del cacciacarri, e per reggerlo le sospensioni furono rinforzate allargando le balestre sopra le ruote portanti. Restavano le cinque grandi ruote per lato del Panzer II, con cerchiatura in gomma e balestra a quarto d’ellisse su bilanciere.
Equipaggio
L’equipaggio era di tre o quattro uomini: capocarro-cannoniere, servente e pilota-marconista, con un quarto uomo quando la dotazione lo consentiva. Su un mezzo dove il capocarro doveva anche puntare il pezzo, la ricerca del bersaglio e il comando finivano inevitabilmente per andare a scapito l’uno dell’altro, ed è uno dei motivi per cui il Marder II rendeva bene solo in agguato, dove il bersaglio arriva da una direzione nota.
Impiego operativo
Il fronte orientale
I Marder II equipaggiarono i battaglioni cacciacarri delle divisioni corazzate dell’esercito e delle Waffen-SS, oltre ad alcuni reparti della Luftwaffe, con una netta concentrazione a est. Dal 9 marzo 1942 ricevettero i primi mezzi la divisione di fanteria Grossdeutschland e le divisioni di fanteria motorizzata 10., 16., 18., 29. e 60. con dodici ciascuna, la Leibstandarte SS Adolf Hitler con diciotto e la SS-Panzer-Division Wiking con dodici. All’apertura della campagna estiva del 1942 erano pronti 145 mezzi, che seguirono l’avanzata verso il Caucaso e Stalingrado.
Contro i carri sovietici funzionarono, e furono nettamente più efficaci dei pezzi trainati che sostituivano. Il conto arrivò con la controffensiva: entro la fine del 1942 la gran parte dei mezzi era andata perduta, per il fuoco nemico o perché abbandonata per mancanza di carburante e ricambi. Il dato che fotografa meglio quel logoramento riguarda la prima versione: alla vigilia di Kursk, nel luglio 1943, sull’intero fronte orientale restavano 23 Sd.Kfz. 132 operativi, distribuiti a spizzichi fra la 31. Infanterie-Division con quattro, la 4. e la 6. Panzer-Division con uno ciascuna, due battaglioni anticarro semoventi con sette in tutto, la 16. Panzergrenadier-Division con sette e Leibstandarte e Wiking con uno a testa.
A occidente
A ovest i Marder II furono pochi e a disagio. Nel 1944 alcune decine parteciparono alla campagna di Normandia, dove il bocage annullava il loro unico vantaggio, cioè il tiro a distanza da posizione defilata, e li consegnava alla fanteria e all’artiglieria a distanza ravvicinata, con l’abitacolo scoperto che faceva il resto.
I cinque Marder ungheresi
Nel dicembre 1942 i tedeschi cedettero cinque Marder II agli alleati ungheresi, le cui forze corazzate, basate su carri leggeri Toldi e Turán armati con pezzi da 37 e 40 mm, erano state decimate dai T-34. I cinque mezzi formarono la 1. Önálló páncélvadász század, la prima compagnia cacciacarri indipendente ungherese, al comando del capitano Pál Zergényi, e ottennero qualche risultato. Il logoramento fu però lo stesso di tutti: al 9 febbraio 1943 ne restavano operativi due, che furono restituiti ai tedeschi nell’estate.
Prima di riconsegnarlo, però, gli ungheresi mandarono uno dei due all’Istituto di tecnica militare di Budapest per studiarlo. Nell’autunno del 1943 la fabbrica Ganz ne ricavò un prototipo nazionale, chiamato Toldi páncélvadász, montando su uno scafo di Toldi I rimesso in sesto lo stesso 7,5 cm PaK 40/2, letteralmente preso in prestito dal mezzo tedesco. Il risultato somigliava moltissimo al Marder II, ma le barre di torsione del Toldi non ressero le due tonnellate abbondanti in più: il prototipo restò l’unico esemplare.
La fine
Con l’arrivo di cacciacarri più moderni e meglio protetti, tra il 1943 e il 1944 i Marder II uscirono progressivamente dalla prima linea, restando in compiti secondari, nelle riserve e nelle scuole fino alla fine della guerra.
Valutazione
Il Marder II risolveva un problema solo, ma lo risolveva bene: forniva cingoli al PaK 40. Tutto il resto, protezione, sagoma, ergonomia, era sacrificato a quell’unico scopo, e i tedeschi lo sapevano benissimo: il mezzo non era un sostituto del carro armato né uno strumento d’assalto, ma un cannone che spara da fermo, da una posizione scelta, e se ne va prima di essere trovato.
Il suo merito storico è di essere stato il più numeroso dei ripieghi, e di aver tenuto in piedi la difesa anticarro tedesca nel biennio in cui i mezzi progettati per quel compito non c’erano ancora.
Principali Varianti del Marder II
- Sd.Kfz. 132: prima versione, costruita da Alkett e Wegmann fra l’aprile 1942 e i primi mesi del 1943 in circa 202 esemplari, su scafi Panzer II Ausf. D ed E a sospensione Christie e su quelli destinati al Panzer II lanciafiamme, la cui produzione era stata annullata. Armata con il cannone da campagna sovietico da 7,62 cm ricamerato e ridenominato PaK 36(r). Aveva una sagoma altissima, circa 2,60 metri, e una protezione ancora più esile della versione successiva.
- Sd.Kfz. 131: versione definitiva e di gran lunga più diffusa, in produzione dal luglio 1942 presso FAMO, MAN, Daimler-Benz e Skoda. Adottava lo scafo del Panzer II Ausf. F, e in misura minore quelli delle Ausf. A, B e C ritirate dal servizio, con il cannone tedesco 7,5 cm PaK 40/2, la sovrastruttura allargata e la sagoma abbassata a circa 2,20 metri. Le fonti danno da 531 a 576 esemplari di nuova costruzione più 68-75 conversioni.
- Toldi páncélvadász: non una variante tedesca ma il suo imitatore ungherese, realizzato dalla fabbrica Ganz nell’autunno 1943 dopo lo studio di un Marder II avuto in prestito. Montava il 7,5 cm PaK 40/2 su scafo di Toldi I. Rimasto allo stadio di prototipo unico, perché le sospensioni del carro non reggevano il peso.
Esemplari superstiti
Dei circa ottocento costruiti ne sopravvivono quattro. Uno si trova al National Armor and Cavalry Museum di Fort Benning, negli Stati Uniti, uno al museo di Kubinka in Russia, uno all’Arsenalen Tank Museum di Strängnäs, in Svezia, dove arrivò nel 1945 acquistato dalla Danimarca a scopo di valutazione, e uno all’Auto und Technik Museum di Sinsheim, in Germania, ceduto dagli Stati Uniti nel 1989.
Informazioni aggiuntive
- Nome e tipo: Marder II (Sd.Kfz. 131)
- Anno: 1942
- Produzione: 852
- Motore:
Maybach HL 62 TR, 6 cilindri a benzina
- Potenza motore (hp): 138
- Lunghezza m.: 6.36
- Larghezza m.: 2.28
- Altezza m.: 2.2
- Peso t.: 10.8
- Velocità su strada Km/h: 40
- Autonomia Km.: 190
- Armamento:
1 cannone da 7,5 cm PaK 40/2 L/46 con 37 colpi; 1 mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm
- Corazzatura max mm.: 35
- Equipaggio: 3-4
- Bibliografia – Riferimenti:
- Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
- Miller, David Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6.
- Achtung Panzer
