Marder I

di redazione
Pubblicato: Ultimo aggiornamento: 1,3K letture totali
Di Bundesarchiv, Bild 101I-297-1701-29 / Müller, Karl / CC-BY-SA 3.0

Il Marder I, denominazione ufficiale 7,5 cm PaK 40/1 auf Geschützwagen Lorraine Schlepper (f) e sigla Sd.Kfz. 135, fu un cacciacarri tedesco ricavato montando il cannone anticarro da 7,5 cm PaK 40 sul telaio del Lorraine 37L, un trattore d’artiglieria cingolato francese di cui i tedeschi avevano catturato oltre trecento esemplari dopo la resa della Francia nel 1940. Ne furono costruiti 170 tra il luglio e l’agosto 1942. Non era un carro armato e non pretendeva di esserlo: il suo unico scopo era dare gambe a un buon cannone anticarro, e la corazza serviva a proteggere i serventi dalle schegge, non dai proietti perforanti.

Sviluppo e produzione

Il problema

Fin dalle prime fasi dell’operazione Barbarossa fu chiaro che la Wehrmacht non aveva con che affrontare i carri sovietici T-34 e KV-1. I mezzi leggeri allora più diffusi, il Panzer II e il cecoslovacco Panzer 38(t), erano insufficienti per armamento e protezione; il cannone anticarro standard da 3,7 cm PaK 36 non perforava le corazze inclinate sovietiche ed era lento da portare in posizione; e il Panzerjäger I, il primo cacciacarri tedesco, era ormai troppo debole. Serviva mettere su cingoli il miglior pezzo anticarro disponibile, il 7,5 cm PaK 40, e serviva farlo subito. Il 22 dicembre 1941 l’OKW ordinò formalmente di sviluppare cacciacarri leggeri sfruttando scafi di recupero o di preda bellica, privilegiando la rapidità sulla qualità del progetto.

Becker e il Lorraine

L’uomo che risolse il problema fu il maggiore Alfred Becker, ufficiale d’artiglieria con formazione da ingegnere, che dalla Francia occupata dirigeva una struttura dedicata alla conversione dei mezzi corazzati catturati, il Baukommando Becker. Il materiale non mancava: dei circa 480 Lorraine 37L in servizio nell’esercito francese nel 1940, oltre trecento erano finiti in mano tedesca. Era un mezzo cingolato affidabile, con buone sospensioni, concepito per rifornire i reparti corazzati e trainare pezzi d’artiglieria, e nel ruolo originario non serviva a nessuno.

Becker presentò il progetto a Hitler nel maggio 1942, e la reazione fu immediata: ordine per cento mezzi armati con obici da 10,5 e 15 cm e sessanta con il PaK 40. Il mezzo fu adottato ufficialmente il 9 giugno 1942, e vista la domanda di semoventi anticarro la gran parte dei Lorraine disponibili finì convertita in Marder I.

Due mesi di produzione

La conversione fu materialmente eseguita dalle officine del Baukommando Becker a Parigi e dal parco automobilistico dell’esercito di Bielitz, mentre la Alkett forniva i componenti: modificava l’affusto inferiore e lo scudo del PaK 40 e assemblava la sovrastruttura corazzata. Ne erano previsti 178, ne furono completati 170: 104 nel luglio 1942 e i restanti 66 in agosto. Due mesi in tutto, che è esattamente il senso dell’operazione.

Caratteristiche tecniche

La conversione

Allo scafo del Lorraine fu rimossa la sovrastruttura posteriore, quella che ospitava il vano di carico, per fare spazio al cannone. Il PaK 40 vi fu montato dopo avergli tolto ruote, assale e code, conservandone però lo scudo originale: serviva a guadagnare protezione frontale senza progettare nulla e ad accorciare i tempi di conversione. È lo stesso espediente già visto sul Panzerjäger I, e dice tutto sulla filosofia di questi mezzi. Attorno al pezzo fu poi saldata una casamatta di piastre inclinate, aperta in alto e sul retro.

Il risultato era un veicolo alto e stretto. La sagoma era il difetto peggiore: in campo aperto il Marder I si vedeva da lontano, e una volta individuato non aveva modo di sopravvivere.

Armamento

L’arma era il 7,5 cm PaK 40 con canna lunga 46 calibri, il miglior pezzo anticarro tedesco di quel momento e lo stesso da cui derivava il cannone del Panzer IV a canna lunga. Con il proietto perforante PzGr 39, contro piastra inclinata di 30 gradi rispetto alla verticale, penetrava circa 91 mm a 500 metri, 81 mm a 1.000 metri e 71 mm a 1.500 metri: valori sufficienti a battere il T-34 alle distanze di combattimento normali, il che era esattamente il punto. Su un mezzo da otto tonnellate, il PaK 40 era una potenza di fuoco del tutto sproporzionata allo scafo che la portava.

Corazzatura

La casamatta era di piastre da circa 11-12 mm, a seconda delle fonti, e lo scafo del Lorraine non era molto meglio protetto. Bastava contro schegge e armi portatili, e nient’altro: le pareti erano aperte in alto e sul retro, il che lasciava l’equipaggio esposto al tiro d’artiglieria, agli attacchi aerei e alla fanteria a distanza ravvicinata. Nessuna delle fonti tedesche si illudeva sul punto: il mezzo doveva sparare da posizione defilata e cambiare subito posto, non ingaggiare duelli.

Apparato motore e mobilità

Restava il propulsore del trattore francese, un Delahaye 103 TT a benzina da circa 69 hp, che con le poco più di otto tonnellate del mezzo consentiva una velocità massima attorno ai 38 km/h su strada e un’autonomia di 135-150 km. Erano prestazioni adeguate, ma il vero limite della mobilità non era il motore: era la logistica. Uno scafo francese di preda bellica significava pezzi di ricambio francesi, cioè introvabili, e una filiera che non aveva niente in comune con il resto del parco tedesco.

Equipaggio

L’equipaggio era di quattro o cinque uomini. Il pilota restava nello scafo, mentre gli altri stavano nella casamatta: il cannoniere a sinistra del pezzo, il capocarro a destra e il servente dietro di lui. Sullo scudo, davanti, una piastrina scorrevole si apriva per l’ottica di puntamento. Quando l’equipaggio era di cinque, il quinto uomo era il marconista addetto alla radio Fu 5 oppure un secondo servente; quando erano quattro, la radio la gestiva uno degli altri.

Marder I
Marder I Foto di Bundesarchiv, Bild 101I-297-1701-21 / Müller, Karl / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de

Impiego operativo

I Marder I furono assegnati a compagnie cacciacarri (Panzerjäger-Kompanie) da nove mezzi, portati poi a dieci dal dicembre 1942, aggregate come rinforzo ai battaglioni anticarro soprattutto delle divisioni di fanteria e di poche divisioni corazzate.

Il fronte orientale

I primi mezzi partirono per il fronte orientale nell’estate del 1942: il 14 agosto ne furono richiesti 72 per il trasporto sui treni rapidi. Lì si dimostrarono quello che erano, cioè un buon cannone su un mezzo fragile. La combinazione di potenza di fuoco e mobilità funzionava dall’imboscata, la protezione no. Fra i maggiori utilizzatori ci fu la 31. Infanterie-Division, che li tenne in linea dall’agosto 1942 al dicembre 1943, seguita dalla 35., dalla 36. e dalla 72. Infanterie-Division.

Il problema logistico si vide subito. Nel luglio 1942 era previsto di equipaggiare con Marder I la 14. e la 16. Panzer-Division: la difficoltà di rifornire scafi francesi in Russia fece cambiare idea, e a ciascuna furono assegnati sei Marder II al loro posto. I Marder I operarono nel settore centrale, poi nel Caucaso e nel Kuban tra il 1942 e il 1943, e nel tentativo di arginare l’avanzata sovietica dopo Stalingrado. Alcuni esemplari continuarono a combattere in Ucraina e in Crimea fino alla metà del 1944.

Normandia

Nell’estate del 1944 la ricostituita 21. Panzer-Division schierò un numero consistente di Marder I nella battaglia di Normandia, insieme agli altri mezzi usciti dalle officine di Becker. Erano ormai obsoleti di due anni, contro carri americani e britannici di nuova generazione e sotto una superiorità aerea che rendeva mortale un mezzo aperto in alto. Le perdite furono pesanti e il contributo modesto.

Valutazione

Una precisazione va fatta sul nome, perché induce in errore. I numeri romani della serie Marder non indicano una cronologia ma l’origine dello scafo: il I sta per i mezzi di preda bellica francesi, il II per il Panzer II, il III per il Panzer 38(t). Il Marder I non aprì la strada agli altri due, anzi fu l’ultimo dei tre a entrare in produzione: il Marder II usciva dalle catene già in aprile e il Marder III su scafo cecoslovacco pure, mentre il Marder I fu adottato solo il 9 giugno 1942 e costruito in luglio e agosto.

Come mezzo fu un ripiego costruito con quello che c’era: alto, quasi scoperto, protetto quanto basta per fermare una scheggia, e appeso a una filiera di ricambi stranieri che ne complicava l’impiego lontano dalla Francia. Come soluzione fu però esattamente ciò che serviva nel 1942, cioè un pezzo anticarro efficace che arrivava dove serviva e se ne andava prima di essere colpito, ottenuto in due mesi senza sottrarre un solo scafo tedesco alla produzione. Il suo limite non fu la qualità ma la data: nato per tamponare una crisi, restò in linea due anni oltre il momento in cui aveva senso.

Principali Varianti del Marder I

La denominazione Marder I indica propriamente il solo mezzo su scafo Lorraine armato con il PaK 40. Le officine di Becker realizzarono però sullo stesso principio, e spesso sugli stessi telai, un’intera famiglia di conversioni.

  • 7,5 cm PaK 40 auf Geschützwagen 39H(f): cacciacarri con lo stesso cannone sullo scafo del carro leggero francese Hotchkiss H39, convertito a Parigi nel 1942 in circa 24 esemplari.
  • 7,5 cm PaK 40 auf Geschützwagen FCM(f): analoga conversione sullo scafo del francese FCM 36, realizzata in pochissimi esemplari.
  • 15 cm sFH 13/1 auf Geschützwagen Lorraine Schlepper (f): semovente d’artiglieria con obice pesante da 150 mm sullo stesso scafo, il più diffuso dei derivati con circa 94 esemplari. I primi trenta furono spediti a Rommel nel giugno 1942, altri 64 furono costruiti a Parigi tra luglio e agosto.
  • 10,5 cm leFH 18 auf Geschützwagen Lorraine Schlepper (f): semovente con obice da 105 mm per l’appoggio alla fanteria, circa 24 esemplari.
  • Beobachtungswagen auf Lorraine Schlepper (f): versione per l’osservazione e la direzione del tiro d’artiglieria, circa 30 esemplari.
  • 12,2 cm Kanone (r) auf Geschützwagen Lorraine (f): esemplare unico, armato con un cannone sovietico da 122 mm di preda bellica.

Esemplari superstiti

Un Marder I è conservato al Musée des Blindés di Saumur, in Francia, il che ha una sua coerenza: è tornato nel paese da cui proveniva lo scafo.

Informazioni aggiuntive

  • Nome e tipo: Marder I (7,5 cm PaK 40/1 auf Geschützwagen Lorraine Schlepper (f), Sd.Kfz. 135)
  • Anno: 1942 
  • Produzione: 170 
  • Motore: 

    Delahaye 103 TT, 6 cilindri a benzina

  • Potenza motore (hp): 69 
  • Lunghezza m.: 5.38  
  • Larghezza m.: 1.88 
  • Altezza m.: 2  
  • Peso t.: 8.2 
  • Velocità su strada Km/h: 38
  • Autonomia Km.: 135-150 
  • Armamento: 

    1 cannone da 7,5 cm PaK 40 L/46

  • Corazzatura max mm.: 12 
  • Equipaggio: 4-5  
  • Bibliografia – Riferimenti 
    • Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
    • Miller, David  Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6.

Lascia un commento