Teresio Vittorio Martinoli

di redazione
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Teresio Martinoli

Teresio Vittorio Martinoli appartiene a quella categoria di sottufficiali piloti che nel gergo aeronautico italiano vengono definiti “manici”: il termine indica un’istintiva abilità di pilotaggio, affinata da lunghe ore di volo su velivoli diversi, che si traduce in una padronanza dei comandi tanto naturale da sembrare innata. Sui campi di volo il “manico” gode di un rispetto che va ben oltre il grado, ammirato dai colleghi più giovani come un vero e proprio punto di riferimento.

Nato a Novara il 26 marzo 1917, Martinoli manifestò precocemente una forte passione per il volo. Nel 1937 conseguì il brevetto di pilota d’aliante e l’anno successivo quello per il volo a motore. Con queste qualifiche, al momento della chiamata alle armi venne arruolato nella Regia Aeronautica. Completò il corso di pilotaggio militare a Ghedi e fu nominato sergente pilota. Il suo primo reparto operativo fu la 366ª Squadriglia del 151° Gruppo, 53° Stormo, ma alla vigilia del conflitto lo troviamo a Trapani, inquadrato nella 384ª Squadriglia del 157° Gruppo.

Come la maggior parte dei cacciatori italiani, Martinoli iniziò le operazioni belliche ai comandi del biplano Fiat CR.42. Il 13 giugno 1940, il giorno dopo l’entrata in guerra dell’Italia, annotò sul suo libretto di volo la prima vittoria: un caccia abbattuto su Tunisi. Questa affermazione non trova però riscontro in altri documenti e conserva un alone di mistero. Passò quindi alla 78ª Squadriglia del 13° Gruppo (2° Stormo), basata in Libia e anch’essa equipaggiata con i CR.42. Il 31 ottobre conseguì la seconda vittoria, un Gloster Gladiator probabilmente dello Squadron 112, abbattuto durante una missione di scorta a bombardieri S.79 su Marsa Matruh.

Transitato al 4° Stormo – che sarebbe rimasto la sua unità d’appartenenza fino alla fine – Martinoli ottenne la terza e ultima vittoria sui biplani: un Bristol Blenheim fatto precipitare nella zona di Bardia il 5 gennaio 1941, mentre le forze italiane erano ormai in ritirata dalla Cirenaica. Quando il reparto venne riequipaggiato sui Macchi C.200, nei primi mesi del 1941, la sua attività di abbattitore conobbe una pausa, per riprendere con vigore nell’autunno quando i piloti del 9° Gruppo poterono finalmente volare, primi in Italia, sul Macchi C.202. Operando da Comiso in crociere di interdizione su Malta, Martinoli abbatté 3 Hurricane e 1 Blenheim prima della sosta invernale.

Nella primavera-estate del 1942 si aprì il secondo ciclo maltese. Nel frattempo sull’isola erano giunti i primi Spitfire e le missioni di scorta ai bombardieri Cant. Z.1007 e SM.84 divennero occasione di furiosi combattimenti. Tra il 4 e il 16 maggio a Martinoli vennero accreditati 3 Spitfire abbattuti individualmente, più uno probabile. A fine maggio lo Stormo tornò al completo in Africa per sostenere l’offensiva di Rommel. Come per gli altri assi del “Quarto” – Lucchini, Ferrulli, Giannella, Veronesi, Malvezzi, Reiner, Annoni, Barcaro – quello fu il teatro delle maggiori vittorie: dal 29 maggio al 9 ottobre 1942 Martinoli abbatté 8 velivoli (6 P-40 e 2 Spitfire). Il 23 ottobre, alla vigilia dell’offensiva britannica, chiuse la campagna facendo precipitare su El Daba un monomotore – probabilmente un Kittyhawk dello Squadron 260.

L’ultima campagna fu quella del 1943, con le unità da caccia impegnate nella difesa del territorio nazionale. Nei combattimenti dei primi giorni di luglio, che costarono la vita a Lucchini e Ferrulli, Martinoli abbatté su un Macchi C.205V un P-38 e un B-17 in collaborazione. Il 15 agosto, con gli Alleati ormai padroni della Sicilia, abbatté il suo ultimo aereo alleato: uno Spitfire. Ma la sua carriera di cacciatore non era finita. Dopo l’armistizio, con numerosi colleghi del 4° Stormo, si schierò con l’Aviazione cobelligerante italiana. A Martinoli, come a pochissimi altri piloti tra cui Annoni, capitò in sorte di abbattere anche un velivolo dell’ex alleato: uno Ju 52 su Podgorica, in Jugoslavia, dopo un combattimento con due Messerschmitt Bf 109.

Dopo 276 azioni belliche, il sergente maggiore Teresio Martinoli morì il 25 agosto 1944, a ventisette anni, in un incidente di volo durante l’addestramento sul P-39 Airacobra da poco assegnato alle forze aeree cobelligeranti. Per tutta la carriera non fu mai promosso ufficiale: un fatto insolito per un pilota del suo calibro, forse dovuto alla proverbiale lentezza burocratica italiana, che tuttavia non scalfì mai il rispetto dei colleghi.

Si chiuse così la vita del pilota che può essere considerato il “top scorer” italiano della Seconda Guerra Mondiale. A Martinoli, già decorato di due medaglie d’argento e della Croce di Ferro tedesca di II classe, fu conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Giulio Reiner, asso con 10 vittorie e suo comandante alla 73ª Squadriglia, lo ricordò così: “Dietro il carattere chiuso e taciturno di quel sergente si nascondeva un pilota da caccia dalla vista assolutamente eccezionale e dalla mira sicura. Addirittura sembrava che Martinoli avesse un sesto senso per intuire la presenza del nemico ed identificarlo con sicurezza in cielo, prima di tutti noi”.

Informazioni aggiuntive

  • Data di Nascita: 26 Marzo 1917 
  • Data morte: 25 Agosto 1944  
  • Vittorie: 23  
  • Forza aerea: Regia Aeronautica 
  • Bibliografia – Riferimenti:
    • Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della seconda guerra mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
    • Wikipedia

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