Il Wespe, vespa in tedesco, fu il semovente d’artiglieria leggera più prodotto dalla Germania, ricavato installando l’obice campale da 105 mm sullo scafo del Panzer II in una casamatta aperta posteriore. La denominazione ufficiale era 10,5 cm leFH 18/2 (Sf) auf Fahrgestell Panzerkampfwagen II e la sigla Sd.Kfz. 124. Ne furono costruiti 676 fra il febbraio 1943 e il giugno 1944, più 159 esemplari disarmati per il trasporto delle munizioni. Nato dallo stesso scafo e dalla stessa logica di ripiego del cacciacarri Marder II, il Wespe ebbe però un destino opposto: funzionò così bene da far chiudere la produzione del fratello.
Sviluppo e produzione
Già dopo la campagna di Francia del 1940 era chiaro che il Panzer II, carro leggero e non più adeguato al combattimento fra corazzati per armamento e protezione, non aveva futuro nel ruolo per cui era nato. Restava però meccanicamente sano e disponibile in centinaia di esemplari, e il suo scafo poteva ancora servire a qualcosa. Il 4 aprile 1942 fu chiesta una soluzione rapida per dare all’esercito un semovente d’artiglieria costruito su mezzi corazzati già esistenti, e il 13 maggio si decise: scafo Panzer II e obice da 10,5 cm, con l’obiettivo della produzione di serie entro la primavera del 1943. Fra i telai disponibili, quello del Panzer II fu preferito a quelli del Panzer III e del Panzer IV, che servivano ancora come carri.
Il progetto Alkett
Il progetto fu affidato alla Alkett, che aveva già maturato esperienza nella conversione di mezzi di preda bellica francesi in semoventi lavorando con Alfred Becker. La base fu lo scafo del Panzer II Ausf. F, modificato in profondità: il motore venne spostato dal vano posteriore alla zona centrale, lo scafo fu leggermente allungato sul retro per fare spazio all’obice, il glacis fu esteso e ridisegnato e le prese d’aria del raffreddamento rifatte da capo. All’estrema prua restarono la trasmissione e il posto di guida, in un compartimento chiuso e separato dal resto dell’equipaggio, che stava invece nella casamatta aperta a poppa.
La modifica dell’obice per l’installazione a bordo fu curata dal suo stesso costruttore, la Rheinmetall-Borsig di Düsseldorf. Una scelta progettuale merita di essere segnalata: a differenza di quasi tutti i semoventi d’artiglieria coevi, il Wespe non ricevette code e vomeri da abbassare e conficcare nel terreno per assorbire il rinculo. I progettisti della Alkett ritennero che non servissero, e si limitarono a irrobustire le sospensioni e ad aggiungere tamponi elastici alle ruote portanti.
Mille ordinati, 676 costruiti
Il prototipo superò le prove e il 14 luglio 1942 la Panzer-Kommission lo giudicò idoneo; l’25 luglio Hitler confermò un ordine per mille esemplari. La produzione fu affidata agli stabilimenti FAMO di Breslavia e alla Ursus di Varsavia, che ne faceva parte e che aveva già costruito il Panzer II Ausf. F. Partì lenta, con due soli mezzi nel febbraio 1943, e non arrivò mai al traguardo: l’ordine fu ridotto a 835 mezzi verso la fine del 1943, e nel giugno 1944 l’avanzata sovietica raggiunse la fabbrica di Varsavia e le linee si fermarono. Il conto finale, secondo Jentz e Doyle, è di 676 Wespe più 159 portamunizioni; altre fonti danno 682 o 685 esemplari, e c’è chi indica una forcella fra 662 e 753. Ogni mezzo costava 65.628 Reichsmark, dei quali 49.228 per lo scafo e 16.400 per il pezzo.

Caratteristiche tecniche
Armamento
L’arma era l’obice campale 10,5 cm leFH 18/2 con canna lunga 28 calibri, versione adattata al montaggio semovente del leFH 18 standard: la canna fu leggermente accorciata, il freno di sparo semplificato con i cilindri idraulici sopra e sotto il tubo, e affusto a code e scudo furono eliminati per montare il pezzo su un supporto irrobustito. Era installato al centro della casamatta, sopra il motore, dietro uno scudo, con alzo da meno 5 a più 42 gradi e un brandeggio di appena 17 gradi per lato: per battere un bersaglio fuori da quel settore bisognava girare tutto il mezzo, il che per un pezzo d’artiglieria non era un problema.
La dotazione iniziale era di 32 colpi, portati ufficialmente a 30 il 28 giugno 1943: 22 granate esplosive e 8 perforanti, queste ultime imbarcate per ogni evenienza e non perché il mezzo dovesse combattere i carri. A bordo viaggiavano anche 45 cariche di lancio. Per la difesa ravvicinata l’equipaggio disponeva di una MG 34 o MG 42 montata sul fianco della casamatta e di due pistole mitragliatrici MP 38, armi che su un semovente destinato a sparare da chilometri di distanza si speravano inutili.
Corazzatura
La casamatta era realizzata in piastre saldate inclinate spesse appena 10 mm, aperta in alto e sul retro. Sullo scafo la protezione arrivava a circa 30 mm sul frontale. Erano valori che bastavano a fermare le armi portatili e le schegge, e nient’altro. È lo stesso identico limite che condannava il Marder II, con una differenza decisiva: il Marder II doveva stare in vista del nemico per sparargli, mentre il Wespe sparava da diversi chilometri dietro la linea. La corazza sottile e il tetto aperto, che per un cacciacarri erano una condanna, per un semovente d’artiglieria erano un prezzo accettabile.
Apparato motore e mobilità
Il propulsore era il Maybach HL 62 a sei cilindri a benzina da 140 PS, pari a circa 138 hp, con cambio ZF Aphon SSG 46 a sei marce avanti e una indietro, alimentato da due serbatoi da 140 litri. Le sospensioni erano quelle del Panzer II, a balestra a quarto d’ellisse su bilanciere, con cinque ruote portanti indipendenti per lato, ma vennero irrobustite allargando le balestre per reggere le sollecitazioni del rinculo, e i rulli reggicingolo scesero da quattro a tre. Il peso salì dalle 9,5 tonnellate del carro a circa 11, senza che la velocità ne risentisse: restava di 40 km/h su strada, con un’autonomia di circa 220 km. La pressione specifica al suolo era di 0,82 kg/cm². Il mezzo superava trincee fino a 1,8 metri, ostacoli verticali di 0,42 metri e guadi fino a 0,8 metri.
Equipaggio
L’equipaggio era di cinque uomini: capocarro, cannoniere, servente e marconista nella casamatta, pilota nel compartimento anteriore, separato dagli altri. La radio era una FuG Spr f, sistemata nella parte anteriore sinistra dello scafo.
Impiego operativo
I Wespe furono assegnati ai reparti semoventi dei reggimenti di artiglieria corazzata delle divisioni Panzer e Panzergrenadier, dove operarono a fianco del più grosso Hummel da 150 mm. Il primo gruppo equipaggiato con questo mezzo comparve nel marzo 1943, e il battesimo del fuoco fu a Kursk, nel luglio dello stesso anno. Non meno di 36 divisioni corazzate, comprese quelle delle Waffen-SS, ne ricevettero.
Il successo fu immediato e produsse una conseguenza che vale più di qualunque giudizio: nel febbraio 1943 fu ordinato di destinare al Wespe tutti gli scafi Panzer II ancora disponibili, e per accelerarne la produzione fu chiusa quella del Marder II. Lo stesso scafo aveva generato due mezzi, e la Germania scelse quale tenere.
I Wespe combatterono su tutti i fronti: a est fino alla difesa della Germania, a ovest dopo lo sbarco in Normandia, e in Italia, dove parteciparono al martellamento della testa di ponte di Anzio e alla difesa delle linee Gustav e Cesare. Nel marzo 1945 ne risultavano ancora in servizio 307. Gli equipaggi ne lodavano affidabilità e mobilità e ne detestavano la protezione, sia per lo spessore sia per l’altezza dei fianchi. Gli esemplari superstiti caddero in mano sovietica o alleata alla fine del conflitto, e il loro servizio cessò rapidamente per mancanza di ricambi e munizioni.
Valutazione
Il Wespe è il caso che dimostra quanto conti azzeccare il compito. Partiva dallo stesso scafo del Marder II, con la stessa corazza da 10 mm, lo stesso tetto aperto e la stessa origine da mezzo obsoleto riciclato, e mentre il cacciacarri veniva consumato in un anno il semovente d’artiglieria funzionava benissimo. La ragione è tutta nel mestiere: l’artiglieria spara da dietro, e a chi sta dietro la corazza non serve. Bastava che il pezzo arrivasse dove servivano i carri e alla loro stessa velocità, e quello il Wespe lo faceva.
I limiti c’erano, e gli equipaggi li conoscevano. Rispetto al britannico Sexton e allo statunitense M7 Priest il Wespe era un bersaglio più piccolo, ma per lo stesso motivo portava meno munizioni, tanto che gli servì un portamunizioni dedicato per non restare a secco. Restava però il semovente d’artiglieria leggera più prodotto della Germania, e uno dei pochi ripieghi che meritarono di durare fino alla fine.
Principali Varianti del Wespe:
Trattandosi di una conversione su uno scafo esistente e con un ruolo già specializzato, il Wespe non ebbe varianti d’armamento. L’unica versione degna di nota nacque da un suo limite.
- Munitions-Selbstfahrlafette auf Fahrgestell Panzerkampfwagen II: versione portamunizioni, priva dell’obice e attrezzata con rastrelliere e vani per 90 proietti da 105 mm, oltre ad attrezzi e materiali per il supporto logistico delle batterie. Serviva a compensare la scarsa dotazione dei Wespe, che a bordo ne portavano trenta. Ne furono costruiti 159 esemplari sugli ultimi scafi Panzer II disponibili, con un equipaggio di tre uomini. Il progetto manteneva la predisposizione per l’obice, così che le officine da campo potessero trasformare un portamunizioni in un Wespe per sostituire i mezzi fuori uso.
Una curiosità riguarda il nome. Wespe era un soprannome suggestivo e non una designazione ufficiale, e come accadde nello stesso periodo all’Hummel il suo uso fu formalmente abbandonato dopo il febbraio 1944. Nei documenti il mezzo cambiò denominazione più volte, da leichte Feldhaubitze 18/2 (Sf) auf Geschützwagen II del luglio 1943 fino a le.F.H. 18/2 auf Fgst. Pz.Kpfw. II (Sf) (Sd.Kfz. 124) dell’ottobre 1944. Il nome che gli era stato tolto è però l’unico con cui lo conosciamo ancora.
Esemplari superstiti
Diversi Wespe sono conservati nei musei europei. Fra questi il Deutsches Panzermuseum di Münster e l’Auto und Technik Museum di Sinsheim in Germania, il Musée des Blindés di Saumur e il Musée Mémorial de la Bataille de Normandie di Bayeux in Francia, e il museo di Kubinka in Russia.
Informazioni aggiuntive
- Nome e tipo: Sd.Kfz.124 Wespe
- Anno: 1943
- Produzione: 676
- Motore:
Maybach HL 62 TR, 6 cilindri a benzina
- Potenza motore (hp): 138
- Lunghezza m.: 4.81
- Larghezza m.: 2.28
- Altezza m.: 2,30
- Peso t.: 11
- Velocità su strada Km/h: 40
- Autonomia Km.: 220
- Armamento:
1 obice da 10,5 cm leFH 18/2 L/28 con 30 colpi; 1 mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm
- Corazzatura max mm.: 30
- Equipaggio: 5
- Bibliografia – Riferimenti:
- Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
- Miller, David Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6.
- Achtung Panzer.
