L’Etna fu un incrociatore leggero della Regia Marina, capoclasse dell’omonima classe composta da due unità. La sua storia è inseparabile da quella del gemello Vesuvio e da quella, assai singolare, della marina militare thailandese. Costruito presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico (CRDA) di Trieste, fu impostato il 23 settembre 1939 e varato il 28 maggio 1942. Non entrò mai in servizio.
Il nome
La nave prese il nome dall’Etna, il grande vulcano attivo della Sicilia orientale, alto oltre 3.300 metri e il più alto d’Europa. La tradizione di assegnare nomi di vulcani italiani alle navi da guerra della Regia Marina ha radici ottocentesche — già nell’Ottocento navigò un incrociatore protetto chiamato Etna — e il gemello Vesuvio conferma la coerenza tematica della classe.
Origine della classe: le navi thailandesi
Per capire la storia dell’Etna occorre tornare al 1935, quando il governo del Regno del Siam — che dal 1939 avrebbe assunto il nome di Thailandia — approvò un ambizioso piano di ammodernamento della propria marina militare. La cantieristica militare italiana era in quegli anni attivamente presente sui mercati esteri e la CRDA di Trieste si era già vista attribuire due commesse dal governo di Bangkok: nel 1935 nove piccole torpediniere della classe Trad (versione ridotta delle italiane classe Spica) e nel 1937 due posamine classe Bangrachan. Soddisfatta di questi prodotti, la Thailandia firmò nel 1938 un terzo contratto con la CRDA per la fornitura di due incrociatori leggeri da circa 6.000 tonnellate: il capoclasse Taksin e il gemello Naresuan, i cui nomi onorano due dei più celebri re guerrieri della storia siamese.
La costruzione ebbe inizio tra agosto e settembre 1939 — poche settimane dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale — nei cantieri di Trieste. Secondo il progetto originario, i due incrociatori avrebbero avuto una lunghezza fuori tutto di 153,8 metri, una larghezza di 14,5 metri e un pescaggio a pieno carico di 5,95 metri; il dislocamento standard si sarebbe aggirato sulle 5.900 tonnellate (6.533 a pieno carico). La propulsione era affidata a due turbine a vapore Parsons alimentate da tre caldaie Yarrow a nafta, per una potenza complessiva di circa 40.000 CV e una velocità massima prevista di 28 nodi.
L’armamento originario comprendeva sei cannoni Bofors da 152/53 mm in tre torri binate — una a prua e due sovrapposte a poppa — completati da sei cannoni da 76/40 mm per la difesa contraerea, quattro impianti binati di mitragliere Breda da 13,2 mm, due impianti tripli di tubi lanciasiluri da 533 mm e una catapulta per due idrovolanti. La protezione verticale prevedeva una cintura corazzata di 60 mm, quella orizzontale un ponte tra i 35 e i 20 mm; le torri erano protette da 20 mm e la torre di comando da 60 mm.
La requisizione italiana e la trasformazione in incrociatore antiaereo
L’entrata dell’Italia in guerra nel giugno 1940 non produsse alcuna decisione immediata sul destino delle due navi in costruzione a Trieste per conto della Thailandia. Il governo fascista — forse nella convinzione di una guerra breve — non procedette alla loro requisizione, e i lavori continuarono a ritmo ridotto sotto il controllo del committente originale. La svolta giunse nel dicembre 1941, quando anche la Thailandia entrò nel conflitto schierandosi con il Giappone: solo allora Roma iniziò concretamente a valutare l’acquisizione delle due unità.
Il Naresuan (futuro Vesuvio) era già stato varato il 6 agosto 1941; il Taksin (futuro Etna) fu varato il 28 maggio 1942 e quindi messo in attesa come il gemello. La requisizione formale avvenne il 6 agosto 1942 — con un ritardo che gli storici navali tendono a considerare difficilmente giustificabile, considerate le crescenti difficoltà dei convogli verso il Nord Africa.
Acquisite le due unità, la Regia Marina decise di trasformarle radicalmente rispetto al progetto originale, convertendole in incrociatori antiaerei adatti alla scorta dei convogli e, al tempo stesso, in trasporti veloci per truppe e materiali. Lo scafo e l’apparato motore rimasero invariati, ma tutto l’armamento fu rimpiazzato: l’armamento principale divenne sei cannoni OTO/Ansaldo da 135/45 mm in tre torri binate (sempre una a prua e due sovrapposte a poppa), capaci di tiro sia antinave sia antiaereo grazie a un’elevazione adeguata. La difesa contraerea leggera avrebbe dovuto essere affidata a sei cannoni da 65/64 mm in impianti singoli — un modello ancora in fase di sviluppo che, significativamente, non giunse mai a maturazione — più sei impianti binati di mitragliere Breda da 20/65 mm. Vennero soppressi i tubi lanciasiluri, la catapulta e le sistemazioni aeronautiche. Gli spazi interni furono riorganizzati per ricavare quattro stive di carico capaci di ospitare fino a 1.000 soldati o 500 tonnellate di materiali, servite da due piccole gru.
Il progetto risultante era, come osservano le fonti tecniche dell’epoca, qualcosa di ibrido: non un incrociatore nel senso tradizionale, non un puro trasporto truppe, ma un tentativo — tardivo, va detto — di creare un’unità polivalente di cui la Regia Marina avrebbe avuto grande bisogno già nel 1941.
La sospensione, la cattura e la fine
I lavori di trasformazione procedettero molto lentamente, tra ripensamenti progettuali continui e la difficile situazione bellica generale. Nel giugno 1943 si decise di sospenderli: le due unità erano completate solo al 60-65%. All’armistizio dell’8 settembre 1943 i due scafi si trovavano ancora a Trieste in tale stato, e il 10 settembre caddero in mano ai tedeschi con l’occupazione della città. Nessuno sforzo fu compiuto per completarle. Nel maggio 1945, alla resa delle forze tedesche, entrambe le unità furono autoaffondate a Trieste. I relitti furono recuperati e demoliti nel 1948.
Informazioni aggiuntive
- Nazione: Italia
- Tipo nave: Incrociatore
- Classe: Etna
- Cantiere:
Cantieri Riuniti dell’Adriatico
- Data impostazione: 22/09/1939
- Data Varo: 28/05/1942
- Data entrata in servizio: --
- Lunghezza m.: 153,8
- Larghezza m.: 14,4
- Immersione m.: 5,2
- Dislocamento t.: 6.533
- Apparato motore:
2 gruppi turboriduttori, 3 caldaie
- Potenza cav.: 45.000
- Velocità nodi: 30
- Armamento:
- 6 cannoni da 135/45 mm (tre torri binate)
- 10 cannoni da 65/64 mm (impianti singoli)
- 12 mitragliere da 20/65 mm (sei impianti binati)
- Corazzatura:
- cintura: 60 mm
- ponte: 35 – 20 mm
- torrette: 20 mm
- torre di comando: 60 mm
- Equipaggio: 580
- Bibliografia – Riferimenti:
- Jane’s Fighting Ships of World War II, Crescent Books ISBN: 0517679639
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