Il Marder III fu il più prodotto dei tre cacciacarri della serie Marder, con 1.736 esemplari costruiti fra il 1942 e il 1944 sullo scafo del carro cecoslovacco Panzer 38(t). Sotto quel nome convivono in realtà tre mezzi distinti, e il nome stesso è in buona parte una convenzione posteriore: i tedeschi lo adottarono solo nel novembre 1943 e lo usarono di rado, preferendo una successione di denominazioni burocratiche che nel giro di due anni cambiarono sette volte. Furono l’ultimo e più riuscito dei ripieghi anticarro tedeschi, e il secondo semovente controcarro per numero dopo lo Sturmgeschütz III.
Sviluppo
Il Panzer 38(t) era classificato come carro leggero ma nella pratica svolgeva gli stessi compiti del medio Panzer III, e il conto lo presentò il 1941. Al 22 giugno di quell’anno ne erano in carico 772; entro dicembre ne furono distrutti 796. Non c’è modo più eloquente di dire che la sua carriera era finita. Lo scafo però non aveva colpe: fra tutti i carri leggeri disponibili alla Germania e nei territori occupati, quello della BMM di Praga era il più promettente, per dimensioni e per capacità delle sospensioni.
Il 22 dicembre 1941 l’ispettorato della motorizzazione ordinò all’ufficio armamenti di ricavarne un cacciacarri, due giorni dopo aver avviato un programma identico sullo scafo del Panzer II da cui sarebbe nato il Marder II. Il requisito era brutale nella sua semplicità: serviva subito, quindi le modifiche allo scafo dovevano essere minime. Alla BMM fu chiesto anche il prototipo.
Il cannone sovietico
L’arma arrivò dal nemico. Durante l’operazione Barbarossa i tedeschi catturarono grandi quantità di cannoni da campagna sovietici 76,2 mm M1936, noti come F-22, e ne apprezzarono subito le qualità anticarro. La Rheinmetall-Borsig li adattò aggiungendo un freno di bocca, tagliando in due lo scudo e risaldandone la metà superiore alla inferiore, spostando a sinistra il volantino di elevazione e soprattutto rialesando la camera a 7,5 cm, così da usare le munizioni tedesche del PaK 40. Ribattezzato 7,62 cm PaK 36(r), dove la r sta per russo, fu il pezzo del primo Marder III.
Sd.Kfz. 139: il ripiego del ripiego
Alla BMM fu imposto di non toccare il telaio, e la piattaforma della torretta fu conservata, privata del solo tetto. Sopra vi fu imbullonato un supporto a croce ancorato alla piastra frontale e ai fianchi, e il cannone privato di ruote e code fu montato lì dietro uno scudo ingrandito, ricavato da sei piastre sovrapposte a quello originale del pezzo. Il vano di combattimento restava in parte sopra il motore, aperto in alto e sul retro.
Le piastre dello scudo furono unite con i rivetti, e la ragione è la stessa che tornerà per tutta la storia di questo scafo: la BMM non aveva ancora la tecnologia capace di saldare la corazza. Il difetto che sul Panzer 38(t) uccideva gli equipaggi con i frammenti della propria protezione si trasferì di peso sul cacciacarri.
Il contratto numero 219/326/42H per 120 mezzi fu firmato il 6 marzo 1942, con consegne scaglionate fino a maggio. La BMM tenne quasi il passo a marzo con 33 mezzi, ma ad aprile ne uscirono 35 invece dei 70 previsti, e il collo di bottiglia non era lo scafo: erano i cannoni a non arrivare. Il mezzo pesava 10,8 tonnellate, quasi una in meno del corrispondente sul Panzer II, e l’asse del pezzo era venti centimetri più basso, il che migliorava la stabilità nel tiro. Era anche meglio pensato del fratello: si accedeva al motore con meno difficoltà, e pilota e marconista avevano i propri portelli invece di dover strisciare attraverso il vano di combattimento.
I rapporti dal fronte, dall’estate 1942, dicono due cose. La prima è che il proiettile perforante passava senza esitazioni il frontale di un KV-1 a 350 metri, e quello non era il limite. La seconda è tutto il resto: la sagoma altissima faceva del mezzo un bersaglio eccellente, la corazza a prova di pallottola non proteggeva da nulla, a certi angoli di brandeggio il pezzo e lo scudo coprivano le rastrelliere delle munizioni, e il freno di bocca sollevava una nuvola di polvere a ogni colpo che rivelava la posizione. Sulla meccanica invece le lamentele furono poche, a differenza del Marder II: il mezzo era mobile, dotato di ottime sospensioni e silenzioso.

Ausf. H: dalla scudatura alla casamatta
Il 7,62 cm era una mezza misura, e i tedeschi lo sapevano: la produzione dell’F-22 era finita prima della guerra e di nuove prede non ne sarebbero arrivate. Già a marzo 1942 si pose il problema di riarmare il mezzo. L’8 marzo Hitler propose di montarvi il 7,5 cm StuK 40 L/43, che aveva organi di rinculo più compatti: nacque così il 7,5 cm Stu.Kan. auf Pz.Kpfw.38(t), scafo BMM e cannone Alkett, con uno scudo molto più protettivo. Non entrò mai in produzione, perché si rivelò più semplice usare il PaK 40, di poco più potente.
Il 7 maggio 1942, nella riunione in cui dichiarò obsoleto il Panzer 38(t), Hitler sollevò anche la questione di un cacciacarri con il PaK 40. I calcoli dissero che si poteva fare, e il prototipo superò le prove a Milovice entro giugno. Il 4 giugno arrivò la decisione definitiva: ordine per il secondo lotto di cacciacarri e carri armati fuori produzione. È la data esatta in cui il Panzer 38(t) cessò di essere un carro.
La differenza rispetto al Sd.Kfz. 139 non è nel cannone ma nella forma. Al posto dello scudo mobile comparve una casamatta a ferro di cavallo, aperta sul retro e in parte sui lati e in alto, che proteggeva solo dalle armi portatili. Il vano di combattimento fu portato al centro dello scafo, così che l’equipaggio stesse più in basso, anche se con il motore ancora a poppa lo spazio bastava a due uomini in piedi. Le munizioni salirono a 38 colpi e l’asse del pezzo scese a 1,96 metri. L’altezza però restò la stessa, 2,5 metri.
Ausf. M: il motore davanti
La versione definitiva nacque da una buona idea altrui. La conversione del Panzer II nel semovente d’artiglieria Wespe aveva dato ottimi risultati, e nel febbraio 1943 la BMM ricevette l’ordine di applicarne la logica al 38(t). Il mezzo si chiamò Motor vorn, motore avanti, e la denominazione descrive esattamente la trovata: motore e raffreddamento spostati in avanti, cabina di guida ridotta al minimo e separata, marconista eliminato, e a poppa un vano di combattimento vero, abbassato fino al pavimento dove prima stava il motore, chiuso sul retro e con posto per tre uomini.
Il guadagno non fu solo di spazio. Sui due modelli precedenti il capocarro faceva anche il cannoniere, come sul Panzer 38(t) da cui derivavano; sull’Ausf. M il marconista si trasferì a poppa e divenne il servente, e per la prima volta il capocarro di un cacciacarri tedesco ebbe un mestiere solo. È la stessa lezione della torretta a tre uomini del Panzer III, imparata due anni dopo e su un mezzo senza torretta.
Il prezzo lo pagarono i meccanici e i serventi. Per raggiungere il motore bisognava smontare nell’ordine le piastre frontali della casamatta, il cannone e il suo supporto. La corazza fu assottigliata per contenere il peso, che salì comunque a undici tonnellate. Le munizioni scesero a 27 colpi. La mitragliatrice di scafo fu eliminata: al suo posto l’equipaggio si portava dietro una MG 34 o una MG 42 da montare su un supporto sopra la corazza.
Nel novembre 1943 la BMM imparò finalmente a saldare: da quel momento cabina di guida e scafo dell’Ausf. M furono saldati. La casamatta restò rivettata fino all’ultimo esemplare.
Caratteristiche tecniche
Salvo diversa indicazione, i dati si riferiscono all’Ausf. M, la versione più prodotta.
Armamento
L’arma era il 7,5 cm PaK 40/3 con canna lunga 46 calibri, versione per montaggio semovente del miglior pezzo anticarro tedesco del momento, lo stesso del Marder I e del Marder II. Con il proietto perforante PzGr 39, contro piastra inclinata di 30 gradi rispetto alla verticale, penetrava circa 91 mm a 500 metri, 81 mm a 1.000 metri e 71 mm a 1.500 metri: abbastanza per battere il T-34 a qualunque distanza di combattimento realistica, che era l’unica cosa che si chiedeva a questo mezzo. La dotazione era di 27 colpi, e su un semovente che in un’imboscata ne sparava una decina al minuto era poco: le fonti riportano il rammarico degli equipaggi negli scontri prolungati, aggravato dal fatto che un portamunizioni adeguato non c’era mai.
Corazzatura
La protezione frontale era di circa 15 mm e i fianchi di 10-15: valori scelti deliberatamente, perché sull’Ausf. M la corazza fu assottigliata per compensare il peso della nuova architettura. Il vano restava aperto in alto, chiuso sul retro solo fino alla vita degli uomini. Erano spessori che fermavano le armi portatili e le schegge, e nient’altro: contro l’artiglieria a tiro indiretto, i cacciabombardieri o la fanteria a distanza ravvicinata il Marder III non aveva difese. Su un telo di tenuta si poteva stendere una copertura di tela contro le intemperie, che in combattimento non serviva a niente e toglieva pure la visuale.
Apparato motore e mobilità
Il propulsore cambiò tre volte in un anno, ed è una storia che dice molto sull’industria tedesca del 1943. Si partì dal Praga AC da 150 cavalli, già adottato sugli ultimi Sd.Kfz. 139; da luglio 1943 fu montato il Praga Ausf. IV da 180, che si rivelò poco affidabile; da novembre 1943 lo sostituì il Praga Typ NS da 160 PS, pari a circa 158 hp, meno potente del precedente ma solido. Si era scelta l’affidabilità sulla potenza, che per un mezzo destinato a sparare e sparire era la scelta giusta. La velocità massima su strada era di circa 42 km/h e l’autonomia di circa 190 km.
Sul piano meccanico il Marder III ereditava le qualità dello scafo ceco e i suoi limiti. Le lamentele ricorrenti riguardavano l’attacco delle balestre, che con il baricentro alto lavorava oltre misura e cedeva spesso, e i ricambi che non arrivavano; la trasmissione che ogni tanto si guastava; l’aderenza mediocre e la pressione al suolo elevata, che bastava un attimo di disattenzione del pilota per piantare il mezzo nel fango. Sull’Ausf. M si aggiunsero i reclami del pilota, chiuso in una cabina con una visuale pessima e in cui, quando pioveva, entrava l’acqua.
Il fermo di marcia
Un dettaglio apparentemente minore merita una riga, perché racconta come si combatteva davvero. Il cannone era pesante e in trasferimento andava bloccato su un fermo di marcia, per non danneggiarlo e per non perderne la calibrazione. La regola d’impiego imponeva di cambiare posizione dopo ogni sparatoria, per non farsi trovare dal tiro di risposta. Il problema è che per farlo bisognava alzare o abbassare il fermo, e per alzare o abbassare il fermo un uomo doveva scendere dal mezzo e farlo a mano. Sul Sd.Kfz. 139 il fermo era un semplice tubo d’acciaio che si guastava spesso, e fu poi sostituito da uno triangolare rinforzato.
Produzione
Tutti i Marder III uscirono dalla BMM di Praga. Complessivamente furono 1.736 fra costruiti e convertiti, il che ne fa il secondo semovente anticarro tedesco per numero dopo lo Sturmgeschütz III. Nel solo 1943 ne uscirono 634, con un massimo di 141 in ottobre; la produzione scese a 75 in dicembre e si assestò fra 60 e 70 al mese, fino agli ultimi 46 del maggio 1944, quando la BMM passò al Jagdpanzer 38(t) Hetzer.
| Versione | Cannone | Periodo | Esemplari |
|---|---|---|---|
| Sd.Kfz. 139 | 7,62 cm PaK 36(r) | aprile-novembre 1942 | 344 |
| Sd.Kfz. 138 Ausf. H | 7,5 cm PaK 40/3 | novembre 1942-maggio 1943 | 275 |
| Sd.Kfz. 138 Ausf. H (conversioni) | 7,5 cm PaK 40/3 | 1943 | 175 |
| Sd.Kfz. 138 Ausf. M | 7,5 cm PaK 40/3 | maggio 1943-maggio 1944 | 942 |
Un mezzo senza nome
La denominazione con cui conosciamo questo mezzo è quasi un’invenzione della letteratura. Il primo modello cambiò nome cinque volte nel solo 1942, e il secondo fu ribattezzato sette volte nella sua breve carriera. Il nome Marder III comparve solo nel novembre 1943 e fu usato molto di rado. Peggio: la classificazione tedesca non distingueva fra Ausf. H e Ausf. M, e quegli indici, che oggi tutti usano, nei documenti non esistono. È la stessa vicenda del Wespe e dell’Hummel, i cui nomi furono ufficialmente abbandonati nel febbraio 1944: la Wehrmacht dava nomi evocativi ai propri mezzi e poi se ne pentiva.

Impiego operativo
Nord Africa
Quasi un terzo dei Sd.Kfz. 139 andò in Africa a sostegno dell’Afrikakorps. Nel marzo 1942 un esemplare fu provato con i filtri per la sabbia e da lì tutti i mezzi destinati al teatro li ricevettero; il numero inviato oscilla, secondo le fonti, fra 39 e 117. I primi sei arrivarono nel maggio 1942 e rinforzarono i battaglioni anticarro della 15. e della 21. Panzer-Division.
La loro storia africana è una parabola breve. A fine ottobre 1942 il 33° battaglione anticarro della 15. Panzer-Division ne aveva sedici; dopo l’attacco britannico a El Alamein ne restava uno. Il 39° battaglione della 21. Panzer-Division ne aveva diciotto, tutti operativi ancora a fine ottobre; il 4 novembre, nella ritirata, li aveva persi tutti, e a dicembre la divisione ne contava due, nessuno dei quali in grado di combattere. Ricostituito nel marzo 1943 con nove Sd.Kfz. 139 e una compagnia di Ausf. H, il 39° combatté in Tunisia fino alla resa dell’Asse.
Il giudizio degli avversari vale più di qualunque valutazione tecnica: quando gli inglesi si trovarono davanti questo mezzo, credettero che montasse l’88. Sul piano meccanico l’Africa fu però il peggior teatro possibile, e nonostante i filtri i motori soffrirono e si guastarono di continuo.
Il fronte orientale
Il grosso andò a est, e i primi mesi furono i migliori, perché fino all’agosto 1942 il Marder III era spesso l’unico mezzo di una divisione capace di distruggere un carro pesante sovietico a grande distanza. Il 37° battaglione anticarro della 1. Panzer-Division ricevette sei mezzi nel maggio 1942 e in settembre gli erano accreditati 99 carri sovietici distrutti. Il 38° battaglione della 2. Panzer-Division, con nove mezzi, rivendicò quattordici T-34 senza perdite, e l’11 agosto 1942, dei venti carri distrutti dall’intera divisione, quasi tutti furono opera dei Marder.
Poi la finestra si chiuse. I Panzer IV a canna lunga arrivarono nell’agosto 1942 e soprattutto lo Sturmgeschütz III cominciò a uscire in massa: 197 esemplari nel marzo 1943, 260 in maggio, con 80 mm di corazza frontale e una sagoma bassa. A confronto un mezzo alto, scoperto e protetto da quindici millimetri era una scelta difficile da difendere. Le SS ebbero i loro Marder III perché considerate truppe d’élite, e il 2° battaglione anticarro della Das Reich li portò a Kursk dopo aver scoperto, nel febbraio 1943 vicino a Kharkov, che il gelo faceva congelare l’acqua di condensa sul fondo dei serbatoi e teneva fermi i mezzi; entro l’estate il battaglione era talmente logorato da essere sciolto.
Il Sd.Kfz. 139 si consumò per primo: al 30 giugno 1943 ne restavano 94, di cui 8 in riparazione, e a fine anno 38. L’Ausf. M durò molto di più, ma cambiò padrone: fu assegnato in prevalenza alle divisioni di fanteria, perché quelle corazzate erano ormai sature di mezzi di questa classe. Ed è lì che nacque il problema peggiore, cioè l’impiego sbagliato: la fanteria tendeva a usare i semoventi come carri armati, e con quella sagoma e quella corazza il risultato era prevedibile. Al 30 dicembre 1944 erano in servizio 277 mezzi più 62 in riparazione; al 15 marzo 1945 ne restavano 118 più 51.
Gli slovacchi, contro i tedeschi
Nel giugno 1944 l’esercito della Slovacchia, stato satellite della Germania, ricevette diciotto Marder III Ausf. H. Due mesi dopo scoppiò l’insurrezione nazionale slovacca, e quattro di quei mezzi finirono a sparare contro chi li aveva forniti.
Due furono impiegati dalla brigata partigiana Čapajev: uno andò distrutto fra Vranov nad Topľou e Prešov, l’altro nei combattimenti presso Hermanovce nad Topľou, dove il capocarro Rajták fu ferito da un colpo d’arma da fuoco e il mezzo abbandonato. Gli altri due combatterono con l’esercito insorto nella gola di Strečno, ed ebbero un ruolo di rilievo: quello comandato dal soldato semplice Matej Buc distrusse tre carri tedeschi e due pezzi anticarro. Il 3 settembre, durante l’assalto tedesco, Buc e il servente Štefan Kováč furono colpiti e uccisi mentre stavano nel vano scoperto; il pilota František Smolnický sopravvisse e portò via il mezzo dal campo di battaglia. Fu riparato e rimandato in linea, ma l’8 e il 9 settembre entrambi i Marder furono distrutti, uno presso Vrútky e l’altro presso Priekopa.
Principali Varianti del Marder III:
- Sd.Kfz. 139: prima versione, 344 esemplari fra l’aprile e il novembre 1942, armata con il cannone da campagna sovietico da 7,62 cm PaK 36(r) di preda bellica dietro uno scudo mobile ingrandito e rivettato. I primi lotti su scafo Panzer 38(t) Ausf. G con motore Praga EPA da 125 cavalli, gli ultimi su scafo Ausf. H con il più potente Praga AC da 150. Dal febbraio 1943 una trentina di esemplari furono ricavati convertendo carri rientrati dal fronte. Ne restano due al mondo.
- Sd.Kfz. 138 Ausf. H: 275 esemplari costruiti fra il novembre 1942 e il maggio 1943, più 175 ricavati nel 1943 dalla conversione di Panzer 38(t) rigenerati. Adottava il 7,5 cm PaK 40/3 tedesco in una casamatta a ferro di cavallo al posto dello scudo, con il vano di combattimento portato al centro dello scafo e il motore ancora a poppa. Munizionamento di 38 colpi.
- Sd.Kfz. 138 Ausf. M: versione definitiva e più prodotta, 942 esemplari fra il maggio 1943 e il maggio 1944, costruita su un telaio progettato apposta, il Geschützwagen 38(t) Ausf. M. Motore spostato al centro, marconista eliminato, vano di combattimento a poppa e abbassato, chiuso sul retro, con posto per capocarro, cannoniere e servente. Munizionamento ridotto a 27 colpi e mitragliatrice di scafo eliminata.
- Versione carro comando: introdotta nell’estate del 1943 sull’Ausf. M, con apparati radio supplementari installati a scapito del munizionamento.
- 7,5 cm Stu.Kan. auf Pz.Kpfw. 38(t): prototipo del marzo 1942, proposto da Hitler, con il cannone d’assalto StuK 40 L/43 e uno scudo assai più protettivo. Scafo BMM e cannone Alkett. Non entrò in produzione, perché il PaK 40 si rivelò più semplice da adottare e di poco più potente.
Esemplari superstiti
Ne restano pochissimi, in tutto meno di dieci su oltre 1.700 costruiti. Dei 344 Sd.Kfz. 139 sopravvivono due esemplari, uno negli Stati Uniti e uno al Musée des Blindés di Saumur, in Francia. Dei 450 Ausf. H, fra costruiti e convertiti, ne restano due: uno all’Auto und Technik Museum di Sinsheim, in Germania, e uno a Trieste. Dei 942 Ausf. M, i più numerosi, sopravvivono quattro mezzi.
Informazioni aggiuntive
- Nome e tipo: Panzerjäger 38(t) Ausf. M (Sd.Kfz. 138)
- Anno: 1943
- Produzione: 1.736
- Motore:
Praga Typ NS, 6 cilindri in linea a benzina raffreddato ad acqua
- Potenza motore (hp): 158
- Lunghezza m.: 4,65
- Larghezza m.: 2,35
- Altezza m.: 2,48
- Peso t.: 11
- Velocità su strada Km/h: 42
- Autonomia Km.: 190
- Armamento:
1 cannone da 7,5 cm PaK 40/3 L/46 con 27 colpi; 1 mitragliatrice MG 34 o MG 42
- Corazzatura max mm.: 15
- Equipaggio: 4
- Bibliografia – Riferimenti:
- Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
- Miller, David. Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6
- Jentz, Thomas L.; Doyle, Hilary Louis. Panzer Tracts No. 23 – Panzer Production from 1933 to 1945. Panzer Tracts, 2011. ISBN 978-0-9771643-6-3
- Wikipedia
- Tank Encyclopedia
- Tank Archives
