Panzer 38(t)

di redazione
4 letture totali
Tank LT vz. 38

Il Panzerkampfwagen 38(t), noto come Panzer 38(t), fu un carro armato leggero che l’esercito cecoslovacco non impiegò mai. Progettato e costruito a Praga dalla ČKD con il nome LT vz. 38, fu ordinato nel luglio 1938 e nessun esemplare era ancora stato consegnato quando, nel marzo 1939, la Germania occupò il paese e si trovò a gestire fabbriche e carri. I tedeschi lo adottarono senza esitare, perché era migliore dei loro Panzer I e Panzer II e reggeva il confronto con i primi Panzer III. Ne costruirono 1.414, e sullo stesso scafo altri cinquemila mezzi: la carriera del telaio durò tre anni più di quella del carro.

Sviluppo

La Cecoslovacchia nata dal crollo dell’impero austroungarico aveva ereditato due industrie belliche di prim’ordine, la Škoda di Pilsen e la ČKD, Českomoravská Kolben-Daněk, di Praga. Le due si erano divise la produzione dell’LT vz. 35, il carro leggero adottato nel 1936, che si era però rivelato complesso e problematico: sterzo e cambio tendevano a bloccarsi al freddo, e lo scafo largamente rivettato riempiva l’abitacolo di schegge metalliche quando veniva colpito.

Già dal 1935 la ČKD lavorava a un sostituto, e la sua scelta tecnica fu di rinunciare alle ruote piccole e complicate dell’LT vz. 35 per adottare quattro grandi ruote portanti per lato su balestre: una soluzione elementare, robusta, economica e facile da riparare. Il progetto, battezzato TNH, ebbe successo all’estero prima ancora che in patria: cinquanta esemplari vennero venduti all’Iran come TNHP, ventiquattro al Perù come LTP, ventiquattro alla Svizzera come LTH, altri alla Lituania come LTL.

Il concorso del 1937

Nell’autunno del 1937 le forze armate cecoslovacche indissero un concorso per un carro nuovo, al quale parteciparono Škoda, ČKD e Tatra. La ČKD presentò due progetti, il V-8-H, che si rivelò meccanicamente pieno di guai, e la versione TNHPS derivata dai suoi carri da esportazione; la Tatra si limitò a un progetto sulla carta, per quanto originale al punto da essere brevettato. Vinse il TNHPS della ČKD, che il 1º luglio 1938 fu omologato come LT vz. 38, Lehký tank vzor 38, con un ordine per 150 esemplari.

Otto giorni, due giudizi opposti

La sorte del carro si decise in poco più di una settimana, e in due modi che non potrebbero essere più diversi.

Il 15 marzo 1939 i tedeschi entrarono a Praga. Con il paese ottennero le fabbriche, e con le fabbriche oltre duecento LT vz. 35 e i circa 150 LT vz. 38, non tutti finiti. Il 23 marzo, otto giorni dopo, un LT vz. 38 spedito dalla ČKD arrivava alla scuola di tiro di Lulworth, in Inghilterra, per le prove del Royal Armoured Corps: la casa sperava ancora di venderlo ai britannici. Il rapporto inglese fu netto. Il mitragliere di scafo non riusciva ad appoggiarsi allo schienale perché l’apparato radio gli stava contro la spalla sinistra; le vibrazioni in marcia rendevano impossibile puntare il pezzo; perfino a 8 km/h la precisione era pessima. I britannici rinunciarono all’acquisto e restituirono il carro.

I tedeschi, che nel frattempo se ne erano trovati in mano una fabbrica intera, ne costruirono 1.414 e ci ricavarono sopra altri cinquemila mezzi. Due eserciti guardarono lo stesso carro nello stesso mese e ne trassero conclusioni opposte, e avevano ragione entrambi: erano i termini di paragone a essere diversi. I britannici lo confrontavano con i propri carri, i tedeschi con il Panzer I.

La produzione tedesca

L’ufficio armamenti tedesco era riluttante ad adottare materiale straniero, ma la capacità industriale nazionale non bastava e il carro era troppo buono per lasciarlo perdere. La ČKD fu ribattezzata Böhmisch-Mährische Maschinenfabrik, BMM, e ricevette l’ordine di continuare a costruire. Un particolare merita di essere segnalato: per quei carri i tedeschi pagarono la ČKD.

Il mezzo entrò in servizio tedesco con la denominazione LTM 38, cambiata il 16 gennaio 1940 in Panzerkampfwagen 38(t), dove la t sta per tschechisch, ceco. Le modifiche tedesche furono poche e mirate: un quarto uomo di equipaggio, radio e ottiche tedesche, una cupola rivista per il capocarro, l’interfono, sedili regolabili per il pilota e appoggi più saldi per capocarro e servente.

Un panzer 38 (T) della 7. Panzer-Division

Caratteristiche tecniche

Salvo diversa indicazione, i dati si riferiscono alla Ausf. G, la versione più prodotta e l’ultima completata come carro.

Armamento

L’arma principale era il cannone 3,7 cm KwK 38(t) con canna lunga 47,8 calibri, cioè lo Škoda A7, un pezzo rapido e preciso derivato da un cannone anticarro dello stesso calibro. Nella torretta, a destra dell’arma, c’era una mitragliatrice da 7,92 mm MG 37(t) su supporto a sfera, che poteva essere puntata indipendentemente dal cannone oppure accoppiata a esso come una normale coassiale: una soluzione insolita e comoda. Una seconda MG 37(t) era nello scafo, e poteva essere sparata anche dal pilota con un grilletto sulla leva di sterzo sinistra. La dotazione era di 2.550 colpi per le mitragliatrici e di 72 per il cannone: il progetto ceco ne prevedeva 90, ma i tedeschi ne sacrificarono diciotto per far posto al servente.

La corazza rivettata

La protezione partiva da 25 mm sul frontale e 15 sui fianchi. Dalla Ausf. E, nel novembre 1940, il frontale fu portato a 50 mm imbullonando una seconda piastra da 25 sopra la prima, e i fianchi a 30 con un’aggiunta da 15; la Ausf. G ottenne infine gli stessi 50 mm con una piastra unica. Sono spessori rispettabili per un carro leggero e superiori a quelli dei Panzer III e IV coevi.

Il problema non era lo spessore, era il modo in cui le piastre stavano insieme. Come l’LT vz. 35 da cui derivava, il 38(t) aveva uno scafo rivettato, e quando un proietto perforava la corazza i rivetti e i frammenti delle piastre partivano verso l’interno trasformandosi in schegge. Chi lo ha raccontato meglio è Otto Carius, che sarebbe diventato uno dei più noti assi dei Tiger e che l’8 luglio 1941 era su un 38(t) quando un anticarro sovietico da 47 mm lo colpì. Nelle sue memorie racconta che il colpo passò la piastra accanto al posto del marconista, che il marconista perse il braccio sinistro, e che gli equipaggi maledicevano il “fragile e inelastico acciaio ceco” che a quel cannone dava così poco filo da torcere. Il punto che Carius sottolinea è quello che conta: i frammenti della loro stessa corazza e i bulloni di assemblaggio fecero più danni delle schegge del proietto.

Il difetto era noto e non fu mai corretto. Quando la Svezia ottenne la licenza di costruire il carro, i suoi tecnici giudicarono la rivettatura un problema serio: rinunciarono a intervenire solo perché ridisegnare i piani per una struttura saldata avrebbe ritardato la produzione di quasi un anno.

Apparato motore e mobilità

Il propulsore era un Praga EPA, sei cilindri in linea a benzina raffreddato ad acqua di 7,75 litri, che erogava 123 hp, con cambio Praga-Wilson a cinque marce avanti e una indietro. Il motore era posteriore e trasmetteva alle ruote motrici anteriori attraverso un albero di trasmissione che correva lungo lo scafo. Con 220 litri di carburante l’autonomia era di 250 km su strada e 160 fuoristrada, e la velocità massima di 42 km/h su strada e 15 fuoristrada.

È qui che il 38(t) dava il meglio, ed è la ragione per cui i tedeschi lo tennero. Gli equipaggi ne apprezzavano soprattutto una qualità che le schede tecniche non registrano: motore, cambio, sterzo, sospensioni, ruote e cingoli erano perfettamente accordati fra loro. Era affidabile in modo quasi anomalo per l’epoca e semplicissimo da riparare. In un caso documentato un reggimento fu equipaggiato con carri portati direttamente dalla fabbrica su strada in due giorni e mezzo, invece della settimana prevista, senza un solo guasto.

Equipaggio e torretta

Il progetto ceco prevedeva tre uomini; i tedeschi ne aggiunsero un quarto. Il pilota sedeva nella parte anteriore destra dello scafo, il marconista alla sua sinistra, con la radio a portata e la mitragliatrice di scafo davanti. In torretta stavano il capocarro e il servente aggiunto dai tedeschi.

Anche con quattro uomini, però, il capocarro doveva puntare e sparare il cannone oltre a comandare il carro. È esattamente il limite che il Panzer III non aveva: là la torretta a tre uomini lasciava il capocarro libero di osservare e coordinare, ed era il vantaggio tattico decisivo dei carri tedeschi sui sovietici. Il 38(t), che sotto quasi ogni altro profilo era un carro migliore, quel vantaggio non ce l’aveva.

Produzione

Furono costruiti 1.414 Panzer 38(t), cioè 1.411 di serie più tre prototipi, fra il maggio 1939 e il giugno 1942, tutti dalla BMM di Praga. La prima serie fu il completamento dell’ordine cecoslovacco; le versioni B, C e D furono invece un unico ordine tedesco da 325 mezzi, articolato in tre serie quasi identiche fra loro.

VersionePeriodo di produzioneEsemplari
Ausf. Amaggio-novembre 1939150
Ausf. Bgennaio-maggio 1940110
Ausf. Cmaggio-agosto 1940110
Ausf. Dsettembre-novembre 1940105
Ausf. Enovembre 1940-maggio 1941275
Ausf. Fmaggio-ottobre 1941250
Ausf. Smaggio-dicembre 194190
Ausf. Gottobre 1941-giugno 1942321

Della Ausf. G furono costruiti 500 telai ma solo 321 completati come carri armati: gli altri 179 scafi andarono ai semoventi, e in quella cifra c’è tutta la storia della fase successiva. La produzione del carro cessò nel giugno 1942 per una ragione precisa e non discutibile: la torretta era troppo piccola per accogliere un cannone capace di battere il T-34. Da quel momento la BMM continuò a costruire lo stesso scafo, ma per altro. Sommando i derivati, dal Marder III all’Hetzer al Grille, gli esemplari usciti dalla piattaforma superano i 6.300: più di quattro mezzi per ogni carro.

Impiego operativo

Polonia, Norvegia, Francia

In Polonia, nel settembre 1939, combatterono 59 Ausf. A nel Panzer-Abteilung 67 della 3. leichte Division, gli unici disponibili. Quindici parteciparono all’occupazione della Danimarca e della Norvegia nell’aprile 1940. Nella campagna di Francia il 38(t) equipaggiava la 7. e la 8. Panzer-Division, e siccome la settima era quella di Rommel, buona parte della corsa alla Manica che rese celebre la Divisione fantasma fu fatta su carri cecoslovacchi. Contro i carri leggeri se la cavava bene ed era meglio armato dei Panzer I e II; contro le corazze dei carri medi e pesanti francesi non poteva nulla, ma quello valeva per quasi tutti i mezzi tedeschi.

Il fronte orientale

All’avvio dell’operazione Barbarossa, nel giugno 1941, i Panzer 38(t) schierati erano 754, circa un quarto dei carri tedeschi, distribuiti fra la 7., 8., 12., 19. e 20. Panzer-Division. In luglio salirono a 763, il massimo mai raggiunto. Contro i T-26 e i BT il 37 mm bastava; contro il T-34 no, e la corazza rivettata faceva il resto. Nell’aprile 1942 ne restavano 522.

Il carro fu progressivamente ritirato dalla prima linea a favore di Panzer III, Panzer IV e Sturmgeschütz III, e riciclato nella ricognizione, nei reparti antipartigiani e sui treni blindati. Nell’estate del 1943 ne restavano pochissimi: l’8. Panzer-Division, che ne era stata una delle prime utilizzatrici, il 1º luglio ne aveva tre. L’inventario si assestò attorno ai 200-250 mezzi fino all’autunno del 1944, ma il marzo 1943 fu l’ultimo mese in cui se ne persero in numero significativo e dopo il dicembre di quell’anno non se ne perse più nessuno, il che dice da solo quanto fossero ormai lontani dal fronte. Quindici contrastarono lo sbarco in Normandia e 229 rimasero in compiti di occupazione fino alla metà del 1944. A molti fu tolta la torretta, che finì murata nelle postazioni del Vallo Atlantico e in Italia.

Gli altri utilizzatori

Il 38(t) fu ceduto in numeri consistenti agli alleati della Germania: circa 102 all’Ungheria, che li chiamò T-38 e ne schierò 92 nella 1ª Divisione corazzata da campagna; 50 alla Romania, che nel 1943 ne aveva bisogno per rimpiazzare i propri R-2 perduti e li impiegò nel Kuban e in Crimea fino al 1944; dieci alla Bulgaria, dove erano noti semplicemente come Praga. Qualche esemplare catturato finì nell’Armata Rossa, riarmato con mitragliatrici sovietiche DTM.

Il caso più singolare è quello della Slovacchia, lo stato satellite nato dallo smembramento della Cecoslovacchia. L’esercito slovacco ordinò dieci carri nel 1940 e li impiegò in Barbarossa, perdendone due; ne ordinò altri ventisette, e ne ricevette altri trentasette quando i tedeschi cominciarono a ritirarli dalla prima linea. Nell’agosto del 1944, durante l’insurrezione nazionale slovacca, tredici di quei carri furono impiegati dagli insorti contro i tedeschi. Dopo la guerra la Cecoslovacchia ricostituita li riutilizzò come carri da addestramento fino al 1950.

Alla Svezia, che nel 1940 si era vista sequestrare i 90 Ausf. S già costruiti per lei, i tedeschi concessero per compenso la licenza di produzione. Ne nacque lo Stridsvagn m/41, costruito dalla Scania-Vabis in due serie per 220 esemplari complessivi, consegnati fra il dicembre 1942 e il marzo 1944, cioè tre anni oltre i piani. Alla fine degli anni Cinquanta quei 220 mezzi furono trasformati in trasporti truppe corazzati Pansarbandvagn 301 e le torrette impiegate per la difesa delle basi aeree.

Il Perù, cinquant’anni dopo

La carriera più lunga della famiglia però non fu europea. Una missione peruviana girò l’Europa nel 1935 e scelse il ceco LTP: ventiquattro esemplari, consegnati fra il 1938 e il 1939 e designati Tanque 38. Nel 1941, nella guerra contro l’Ecuador, il battaglione carri peruviano fu la punta di lancia dell’attacco attraverso il fiume Zarumilla e ad Arenillas, aiutato dal fatto che gli ecuadoriani non avevano pezzi anticarro moderni e trainavano l’artiglieria con i cavalli. I superstiti furono poi impiegati in operazioni di controguerriglia contro Sendero Luminoso. Sulla data del ritiro definitivo le fonti divergono, fra i primi anni Settanta e il 1988: in ogni caso un carro leggero cecoslovacco disegnato nel 1937 ha combattuto una guerriglia sudamericana mezzo secolo dopo.

Valutazione

Il 38(t) era un ottimo carro che aveva però due limiti strutturali, e nessuno dei due era rimediabile. Il primo era la rivettatura, che trasformava la corazza del carro in una pioggia schegge contro il suo stesso equipaggio in caso di attacco, e che non fu corretta perché correggerla costava un anno di produzione. Il secondo era la torretta, troppo piccola per un cannone più grosso: il 38(t) finì la guerra con lo stesso 37 mm con cui l’aveva cominciata, e nel giugno 1942 la produzione si fermò per questo. È lo stesso vincolo del Panzer III, e la stessa ragione per cui il Panzer IV, che era più grosso e aveva margine, gli sopravvisse di tre anni.

Ne uscì il paradosso che definisce questo mezzo. Lo scafo che non poteva portare un cannone più grosso in torretta ne portò di enormi senza torretta: il 7,5 cm PaK 40 del Marder III, il 15 cm del Grille, il 7,5 cm PaK 39 dell’Hetzer. Il carro fu costruito in 1.414 esemplari, il suo telaio in oltre 6.300, e il solo Hetzer vale quasi il doppio del carro da cui discende. La ČKD aveva progettato un carro leggero e ne era uscita una piattaforma, che è una cosa diversa e, a conti fatti, più utile.

Principali Varianti del Panzer 38(t):

Versioni da carro armato

  • TNHP, LTP, LTH, LTL: versioni d’esportazione precedenti all’occupazione, rispettivamente per Iran (50 ordinati nel 1935, primo cliente), Perù (24), Svizzera (24, consegnati disarmati e con torretta modificata) e Lituania (21 ordinati, mai consegnati per l’annessione sovietica e girati alla Slovacchia come LT vz. 40).
  • Panzer 38(t) Ausf. A: 150 esemplari fra maggio e novembre 1939, cioè il completamento dell’ordine cecoslovacco. Praticamente identici all’LT vz. 38, salvo ottiche e radio tedesche, il quarto uomo e la sistemazione interna rivista.
  • Panzer 38(t) Ausf. B, C e D: 325 esemplari complessivi, ordinati insieme e prodotti fra il gennaio e il novembre 1940 in tre serie quasi identiche (110, 110 e 105). Le differenze sono minime e riguardano le sistemazioni esterne, la cupola del capocarro, le ottiche, il proiettore Notek e il passaggio da una costruzione tutta rivettata a una in parte saldata. La Ausf. D introdusse la piastra frontale dritta, che semplificava la produzione ed eliminava alcuni punti deboli.
  • Panzer 38(t) Ausf. E ed F: 525 esemplari complessivi (275 e 250) fra il novembre 1940 e l’ottobre 1941. È il primo cambiamento sostanziale: la corazza frontale sale a 50 mm imbullonando una seconda piastra da 25 mm sopra quella esistente, e i fianchi salgono a 30 mm con un’aggiunta da 15. Le piastre supplementari imposero nuove feritoie di osservazione sul frontale.
  • Panzer 38(t) Ausf. S: i 90 esemplari ordinati dalla Svezia e sequestrati dalla Germania, costruiti nel 1941 e intermedi come progetto fra la Ausf. D e la Ausf. E.
  • Panzer 38(t) Ausf. G: ultima versione completata come carro, 321 esemplari fra l’ottobre 1941 e il giugno 1942 su 500 telai costruiti; gli altri 179 andarono ai semoventi. Otteneva i 50 mm frontali con una piastra unica invece di due imbullonate.
  • Panzer 38(t) neuer Art: versione modernizzata del 1942, con corazza saldata al posto della rivettata e torretta rivista, studiata come carro da ricognizione. Respinta, e la produzione dei telai fu dirottata sui derivati.
  • Panzerbefehlswagen 38(t): versione carro comando, con apparati radio supplementari e antenna a telaio sopra la parte posteriore dello scafo. La mitragliatrice di scafo fu eliminata per far posto agli apparati.

Derivati tedeschi

  • Marder III: cacciacarri in tre versioni distinte. La prima (Sd.Kfz. 139) montava il cannone da campagna sovietico da 7,62 cm di preda bellica, le successive (Sd.Kfz. 138, Ausf. H e Ausf. M) il tedesco 7,5 cm PaK 40, tutte in casamatta aperta. Ne furono costruiti circa 1.500 fra il 1942 e il 1944, e sulla Ausf. M il motore fu spostato al centro per liberare la poppa.
  • Jagdpanzer 38(t) Hetzer: cacciacarri con il 7,5 cm PaK 39 in casamatta chiusa su scafo derivato dal 38(t), il derivato più prodotto in assoluto con circa 2.800 esemplari fra il 1944 e il 1945.
  • Grille (Sd.Kfz. 138/1): semovente d’artiglieria con l’obice pesante da 15 cm sIG 33 in casamatta aperta, costruito in circa 370 esemplari sui telai Ausf. H, K e M.
  • Flakpanzer 38(t): contraereo semovente con un pezzo da 2 cm FlaK 38 in sovrastruttura apribile, circa 140 esemplari costruiti fra il novembre 1943 e il febbraio 1944.
  • Aufklärungspanzer 38(t) (Sd.Kfz. 140/1): carro da ricognizione con la torretta aperta da 2 cm KwK 38 ripresa dall’autoblindo Sd.Kfz. 222, 70 esemplari costruiti fra il febbraio e il marzo 1944. Ne furono realizzati anche due con un 7,5 cm da appoggio ravvicinato in sovrastruttura.
  • Munitionspanzer 38(t): portamunizioni disarmato, realizzato in più versioni per rifornire i semoventi.
  • Bergepanzer 38(t): carro da recupero derivato dallo scafo dell’Hetzer.
  • Panzer 38(d): sviluppo tardivo con scafo ingrandito e motore Tatra da 210-220 cavalli, base di diversi progetti e mai entrato in produzione.

Derivati stranieri

  • Stridsvagn m/41: versione svedese costruita su licenza dalla Scania-Vabis come compenso per i carri sequestrati, in due serie da 116 e 104 esemplari. La seconda portava la corazza frontale a 50 mm e il peso a 11 tonnellate, e adottava un motore Scania-Vabis da 160 cavalli con lo scafo allungato di 65 mm.
  • Stormartillerivagn m/43: semovente d’assalto svedese su scafo m/41, 36 esemplari.
  • Pansarbandvagn 301: trasporto truppe corazzato ricavato dalla conversione dei 220 Stridsvagn m/41 alla fine degli anni Cinquanta.
  • TACAM T-38: cacciacarri romeno ricavato dallo scafo del 38(t).
  • G-13: designazione svizzera degli Hetzer costruiti nel dopoguerra e venduti dalla Cecoslovacchia.

Esemplari superstiti

Il pezzo con la storia più circostanziata è il carro 313 del Museo dell’Insurrezione Nazionale Slovacca di Banská Bystrica, di cui resta il solo scafo. Fu il terzo carro del primo ordine slovacco, combatté sul fronte orientale, e per il chilometraggio accumulato venne poi relegato all’addestramento. Nell’agosto del 1944 tornò in linea con gli insorti slovacchi contro i tedeschi, e fu abbandonato quando il motore cedette. Nello stesso museo è esposto anche un LT-38 completo in mimetica slovacca.

Altri esemplari sono conservati in vari musei europei, e uno degli LTP peruviani è stato riportato in patria: nel 2012 è tornato in Repubblica Ceca dopo settantaquattro anni.

Informazioni aggiuntive

  • Nome e tipo: Panzerkampfwagen 38(t) Ausf. G
  • Anno: 1941 
  • Produzione: 1.414 
  • Motore: 

    Praga EPA, 6 cilindri in linea a benzina raffreddato ad acqua

  • Potenza motore (hp): 123 
  • Lunghezza m.: 4,61  
  • Larghezza m.: 2,14 
  • Altezza m.: 2,25  
  • Peso t.: 9,85 
  • Velocità su strada Km/h: 42
  • Autonomia Km.: 250 
  • Armamento: 

    1 cannone da 3,7 cm KwK 38(t) L/47,8 con 72 colpi; 2 mitragliatrici MG 37(t) da 7,92 mm con 2.550 colpi

  • Corazzatura max mm.: 50 
  • Equipaggio: 4  
  • Bibliografia – Riferimenti 
    • Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
    • Miller, David. Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6
    • Otto Carius, Tigers in the Mud. Stackpole Books, 2003. ISBN 0-8117-2911-7
    • Wikipedia
    • Tank Encyclopedia
    • Wehrmacht History

Lascia un commento