Lo Sturmgeschütz III, abbreviato in StuG III, fu un semovente tedesco costruito sullo scafo del Panzer III sostituendone la torretta con una sovrastruttura fissa corazzata che alloggiava un cannone più potente. Concepito nel 1936 come artiglieria d’assalto per il supporto ravvicinato alla fanteria, finì per diventare il più efficace cacciacarri tedesco della guerra quando, di fronte ai carri sovietici, ricevette un cannone a canna lunga. La rinuncia alla torretta lo rendeva più basso, più economico e più rapido da costruire di un carro armato vero e proprio: con circa 10.000 esemplari fu il veicolo da combattimento interamente cingolato più prodotto dalla Germania e, in assoluto, il secondo mezzo corazzato tedesco per numero dopo il semicingolato Sd.Kfz. 251.
Sviluppo
Origine del progetto
L’idea nasceva da una lezione della Prima Guerra Mondiale: nelle offensive la fanteria non disponeva di un mezzo capace di battere con il tiro diretto bunker, casematte e fortificazioni leggere, mentre l’artiglieria era troppo pesante e lenta per seguire le truppe in avanzata. Il padre della Sturmartillerie, l’artiglieria d’assalto, è considerato il generale Erich von Manstein, che nel 1935 sottopose la proposta al generale Ludwig Beck: reparti di artiglieria d’assalto destinati al supporto diretto delle divisioni di fanteria, distinti dalle unità corazzate.
Il 15 giugno 1936 la Daimler-Benz ricevette l’ordine di sviluppare un mezzo corazzato di supporto armato con un pezzo da 7,5 cm. La sovrastruttura a casamatta, fissa e completamente integrata, consentiva un brandeggio limitato a circa 20 gradi e proteggeva l’equipaggio anche dall’alto; l’altezza non doveva superare quella di un soldato medio. Daimler-Benz adottò scafo e rotabili del Panzer III, e affidò la costruzione dei prototipi alla Alkett, che ne produsse cinque nel 1937, in acciaio dolce e armati con il cannone corto StuK 37 L/24.
Restava aperta la questione di quale arma dovesse impiegarlo. La Panzerwaffe, cioè le truppe corazzate, non aveva risorse da dedicarvi, né le aveva la fanteria, così si convenne di assegnarlo all’artiglieria, con una propria dottrina e propri equipaggi. I reparti vennero organizzati in battaglioni, più tardi ribattezzati brigate a scopo di disinformazione.
Dal cannone corto al cannone lungo
Le prime versioni, dalla Ausf. A alla Ausf. E, montavano il pezzo corto StuK 37 L/24, un’arma a bassa velocità simile a quella dei primi Panzer IV: i suoi proietti a parete sottile e forte carica esplosiva erano efficaci contro bersagli leggeri e fortificazioni, ma penetravano male le corazze. L’incontro con i carri sovietici T-34 e KV-1, a partire dal 1941, rese evidente il limite. Nella primavera del 1942 lo StuG ricevette il cannone ad alta velocità StuK 40 L/43, montato sulla Ausf. F, e nell’autunno dello stesso anno il leggermente più lungo StuK 40 L/48. Furono questi pezzi a trasformarlo da mezzo di supporto alla fanteria in cacciacarri.
Proprio perché gli StuG armati di cannone venivano impiegati sempre più nel ruolo anticarro, nel 1942 fu derivata una versione con un vero obice da 10,5 cm, lo StuH 42, destinata a recuperare la capacità di appoggio alla fanteria che il tipo stava abbandonando.

Caratteristiche tecniche
Salvo diversa indicazione, i dati si riferiscono alla Ausf. G, la versione di gran lunga più diffusa.
Configurazione a casamatta
La scelta progettuale di fondo era la rinuncia alla torretta: il cannone era installato in una sovrastruttura fissa con un brandeggio di circa 20 gradi, per cui per puntare bersagli laterali occorreva orientare l’intero scafo. Questa soluzione aveva tre vantaggi concreti. Riduceva il costo, tanto che una Ausf. G veniva a costare 82.500 Reichsmark contro i 103.163 di un Panzer III Ausf. M. Abbassava la sagoma, con un’altezza di appena 2,16 metri che rendeva il mezzo facile da nascondere e da mimetizzare. E permetteva, a parità di peso, una corazza frontale più spessa. Lo svantaggio era altrettanto netto: senza torretta lo StuG non poteva ingaggiare rapidamente un bersaglio fuori dal proprio settore frontale, un limite grave in attacco e in caso di accerchiamento, ed è la ragione per cui dava il meglio in difensiva e nell’imboscata.
Corazzatura
La corazza frontale fu portata da 50 a 80 mm con le versioni a canna lunga, dapprima aggiungendo una piastra da 30 mm su quella da 50, poi, dal maggio 1943, con una piastra unica. Dallo stesso periodo furono adottate le Schürzen, gonne corazzate laterali pensate contro i fucili anticarro sovietici e utili anche contro i proietti a carica cava. Il mascherino del cannone passò dal tipo squadrato Kastenblende al successivo Topfblende fuso, soprannominato Saukopf, testa di maiale, per la forma arrotondata, più efficace nel deviare i colpi.
Armamento
L’arma principale della Ausf. G era il cannone da 7,5 cm StuK 40 L/48, con una dotazione di 54 colpi. Con il proietto perforante PzGr 39, contro piastra inclinata di 30 gradi rispetto alla verticale, penetrava circa 96 mm a 500 metri, 85 mm a 1.000 metri, 74 mm a 1.500 metri e 64 mm a 2.000 metri, valori sufficienti a battere i carri sovietici alle distanze di combattimento usuali. Per la difesa ravvicinata, che era il punto debole del mezzo, dalla Ausf. G fu installata in fabbrica una mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm con scudo per il servente, la prima volta per uno StuG; dal 1944 si aggiunse una seconda MG 34 coassiale.
Apparato motore e mobilità
Il propulsore era il Maybach HL 120 TRM, un dodici cilindri a V a benzina da 300 PS, pari a circa 296 hp, abbinato a un cambio a sei marce e a sospensioni a barre di torsione: lo stesso propulsore del Panzer III e del Panzer IV, il che semplificava non poco la logistica. La velocità massima su strada era di 40 km/h. I serbatoi contenevano tra 300 e 320 litri, per un’autonomia di circa 155 km su strada e 75 km fuoristrada. Il peso in ordine di combattimento era di 23,9 tonnellate.
Equipaggio e affidabilità
L’equipaggio era di quattro uomini: pilota, capocarro, cannoniere e servente. Sul piano meccanico il punto critico erano i riduttori finali, delicati e soggetti a guasti: l’inaffidabilità dei comandi finali fu segnalata in particolare dagli equipaggi impegnati in Italia, dove il mezzo era per il resto molto apprezzato.
Produzione
La produzione partì lenta e accelerò solo a guerra inoltrata. Lo stabilimento iniziale fu la Alkett, affiancata dal febbraio 1943 dalla MIAG. La svolta quantitativa arrivò con la Ausf. G: di fronte alla penuria di carri, Heinz Guderian, inizialmente contrario al progetto StuG, dovette autorizzare una produzione mensile di un centinaio di esemplari come surrogato dei carri armati. La maggiore economia di costruzione fece sì che, nelle fasi finali del conflitto, si producessero più StuG che carri.
I numeri di produzione divergono tra le fonti. Per il solo StuG III si va da circa 9.200 a oltre 10.000 esemplari a seconda dei conteggi; aggiungendo gli StuH 42 si superano gli 11.000 mezzi complessivi. La tabella seguente riporta le cifre per versione secondo Panzer Tracts.
| Versione | Periodo di produzione | Cannone | Esemplari |
|---|---|---|---|
| Prototipi | 1937 | StuK 37 L/24 | 5 |
| Ausf. A | gennaio-maggio 1940 | StuK 37 L/24 | 36 |
| Ausf. B | giugno 1940-maggio 1941 | StuK 37 L/24 | 300 |
| Ausf. C | aprile 1941 | StuK 37 L/24 | 50 |
| Ausf. D | maggio-settembre 1941 | StuK 37 L/24 | 150 |
| Ausf. E | settembre 1941-febbraio 1942 | StuK 37 L/24 | 284 |
| Ausf. F | marzo-settembre 1942 | StuK 40 L/43 | 366 |
| Ausf. F/8 | settembre-dicembre 1942 | StuK 40 L/48 | circa 250 |
| Ausf. G | dicembre 1942-aprile 1945 | StuK 40 L/48 | circa 8.400 |
| StuH 42 | marzo 1943-1945 | obice da 10,5 cm L/28 | circa 1.300 |
Impiego operativo
Dalla Francia a Barbarossa
Lo StuG entrò in combattimento nel maggio 1940 durante la campagna di Francia, con poche batterie di artiglieria d’assalto, una delle quali aggregata al reggimento Grossdeutschland. Pur senza la spettacolarità delle divisioni corazzate, si rivelò un valido mezzo di supporto alla fanteria, utile a eliminare i punti d’appoggio che avrebbero potuto rallentare lo sfondamento. Durante l’operazione Barbarossa, nel 1941, l’incontro con i T-34 e i KV-1 mostrò però l’inadeguatezza del cannone corto contro le corazze sovietiche.
La svolta cacciacarri
Con il cannone lungo, dal 1942, lo StuG divenne il principale distruttore di carri della Wehrmacht. Mezzo economico e dalla sagoma bassa, era particolarmente efficace in difesa, quando poteva attendere il nemico in posizione defilata e colpirlo a distanza. Questo ne fece progressivamente uno strumento anticarro, al punto che molti esemplari vennero trasferiti dalle batterie d’artiglieria ai reparti corazzati. Secondo una stima spesso citata, ma di difficile verifica, entro la primavera del 1944 i mezzi della serie avevano messo fuori combattimento circa 20.000 carri nemici. In Italia lo StuG fu impiegato con efficacia nelle battaglie difensive, come quelle lungo la Linea Gotica.

L’impiego finlandese
Tra il 1943 e il 1944 l’esercito finlandese ricevette 59 StuG III Ausf. G, trenta nel primo anno e ventinove nel secondo. Il primo lotto si distinse contro l’Armata Rossa, distruggendo almeno 87 carri nemici a fronte della perdita di soli otto StuG, alcuni dei quali fatti saltare dai propri equipaggi per evitarne la cattura. In Finlandia il mezzo prese il soprannome di Sturmi e rimase il principale veicolo da combattimento dell’esercito fino ai primi anni Sessanta.
Altri utilizzatori
Lo StuG III fu esportato in diversi paesi alleati della Germania, tra cui Romania, con un centinaio di esemplari, Ungheria, Bulgaria, Italia, Spagna e la Croazia degli ustascia. Numerosi mezzi catturati restarono in servizio nel dopoguerra: l’Esercito Popolare Jugoslavo li impiegò fino agli anni Cinquanta, mentre la Siria ne schierò un buon numero, ricevuti dall’Unione Sovietica e da altri paesi, fino alla Guerra dei Sei Giorni del 1967 e, in qualche caso, alla Guerra del Kippur del 1973.
Principali Varianti dello StuG III:
- Ausf. A: prima versione di serie, armata con il cannone corto StuK 37 L/24 su scafo Panzer III modificato e corazza frontale portata a 50 mm. Ne furono prodotti 36 esemplari, impiegati per la prima volta in Francia nel 1940.
- Ausf. B: cingoli più larghi e cambio semplificato a sei marce al posto del complicato cambio a dieci rapporti della Ausf. A. Fu la prima versione prodotta in quantità apprezzabile, 300 esemplari.
- Ausf. C: eliminata la feritoia di puntamento frontale del cannoniere, che costituiva una trappola per i proietti, sostituita da un periscopio sul tetto. Prodotta in 50 esemplari.
- Ausf. D: sostanzialmente una prosecuzione di contratto della Ausf. C, con l’aggiunta dell’interfono di bordo. Ne furono costruiti 150 esemplari.
- Ausf. E: cassoni corazzati aggiunti ai lati della sovrastruttura per l’apparato radio, con spazio anche per qualche colpo in più e una mitragliatrice. Fu l’ultima versione armata con il cannone corto, 284 esemplari.
- Ausf. F: primo riarmo con il cannone lungo StuK 40 L/43, integrato da un estrattore dei fumi per consentire il tiro continuato e dalla corazza frontale portata a 80 mm. Con i suoi 366 esemplari segna il passaggio del tipo al ruolo di cacciacarri.
- Ausf. F/8: scafo migliorato, derivato dall’ottava versione dello scafo del Panzer III, con cannone L/48 ormai standard. Ne furono prodotti circa 250, anche se alcune fonti indicano una cifra superiore.
- Ausf. G: versione definitiva e di gran lunga più diffusa, con circa 8.400 esemplari. Presentava sovrastruttura allargata, cupola per il capocarro, mitragliatrice in casamatta, gonne corazzate laterali e, in molti esemplari, il mascherino fuso Saukopf. Fu prodotta da Alkett e MIAG fino al 1945.
- StuH 42: variante armata con un obice da 10,5 cm L/28 al posto del cannone, concepita per restituire allo StuG la capacità di appoggio alla fanteria. Ne furono costruiti circa 1.300 esemplari, in gran parte su scafo Ausf. G.
- StuG III (Flamm): dieci esemplari convertiti al ruolo lanciafiamme nel 1943, sostituendo il cannone con un proiettore. Non risultano impieghi in combattimento e furono riportati allo standard Ausf. G.
- Sturm-Infanteriegeschütz 33B: versione con l’obice pesante da 15 cm sIG 33 montato in una sovrastruttura alta e squadrata, destinata al combattimento urbano. Ne furono costruiti 24 esemplari, dodici dei quali impiegati e perduti a Stalingrado.
Esemplari superstiti
Lo StuG III è uno dei mezzi corazzati tedeschi meglio rappresentati nelle collezioni museali, grazie all’elevato numero prodotto e alla lunga vita operativa nel dopoguerra. Tra gli esemplari conservati figurano quelli del Tank Museum di Bovington nel Regno Unito e del Musée des Blindés di Saumur in Francia, mentre diversi Sturmi finlandesi sono esposti al Tank Museum di Parola.
Informazioni aggiuntive
- Nome e tipo: Sturmgeschütz III Ausf. G
- Anno: 1942
- Produzione: 11.300
- Motore:
Maybach HL 120 TRM, V12 a benzina
- Potenza motore (hp): 296
- Lunghezza m.: 5,56
- Larghezza m.: 2,95
- Altezza m.: 2,16
- Peso t.: 23,9
- Velocità su strada Km/h: 40
- Autonomia Km.: 155
- Armamento:
1 cannone da 7,5 cm StuK 40 L/48 con 54 colpi; 1-2 mitragliatrici MG 34 da 7,92 mm
- Corazzatura max mm.: 80
- Equipaggio: 4
- Bibliografia – Riferimenti:
- Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
- Miller, David. Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6
- Wikipedia
- Tank Encyclopedia
- History of War
