Il Panzerkampfwagen I, noto come Panzer I e identificato dalla sigla Sd.Kfz. 101, fu il primo carro armato tedesco costruito in serie. Armato di due sole mitragliatrici e protetto da 13 mm di acciaio, non poteva battere nessun mezzo corazzato, e i tedeschi lo scoprirono già nel 1936, in Spagna, tre anni prima di entrare in guerra. Lo impiegarono ugualmente: nel settembre 1939, in Polonia, era il carro più numeroso della Wehrmacht e costituiva circa il quaranta per cento dei mezzi schierati, e nel giugno 1941 ce n’erano ancora oltre trecento sul fronte orientale. Non perché fosse buono, ma perché non c’era altro.
Sviluppo
Trattori che non erano trattori
Il trattato di Versailles vietava alla Germania di progettare, costruire e schierare carri armati, e prevedeva fino a sei mesi di carcere per chi lo avesse fatto. La Reichswehr aggirò il divieto per vie parallele: uno stato maggiore clandestino, la cooperazione riservata con l’Unione Sovietica e con la Svezia, e soprattutto le denominazioni di copertura. Già dal 1926 Krupp, Rheinmetall e Daimler-Benz lavoravano a mezzi corazzati chiamati Großtraktor, grande trattore, e dal 1930 a un Leichttraktor, trattore leggero.
Il progetto da cui nascerà il Panzer I seguì la stessa logica. Nel 1930 l’ufficio armamenti chiese alla Krupp un mezzo che riprendesse le sospensioni di un trattore cingolato leggero acquistato dalla britannica Vickers-Armstrong, e in effetti il Panzer I deve molto al Carden Loyd inglese, da cui riprese buona parte di cingoli e treno di rotolamento. Il progetto fu battezzato Kleintraktor, piccolo trattore, poi Krupp-Traktor e infine Landwirtschaftlicher Schlepper, trattore agricolo, abbreviato in La.S. Il nome vero, Panzerkampfwagen I Ausf. A, arrivò solo nel 1938, quando ormai il riarmo tedesco non era più un segreto per nessuno.
Un ripiego conteso
Sul se costruirlo, i vertici si divisero. Guderian, con il generale Oswald Lutz, voleva dotare in fretta l’esercito di un mezzo qualunque, un tappabuchi da usare in attesa dei Panzer III e Panzer IV che sarebbero arrivati anni dopo. Il generale Ludwig Beck era contrario per il motivo opposto: ogni risorsa spesa in un carro provvisorio era una risorsa sottratta ai carri veri. Prevalse Guderian, e l’ufficio Wa. Prüf. 6 approvò un mezzo che, sulla carta, non rispettava nessuno dei requisiti tedeschi per un carro, perché non aveva alcuna capacità anticarro.
Nel 1933 la Krupp ricevette il primo contratto per 135 mezzi. Secondo una pratica tipica dell’ufficio progetti tedesco, il lavoro fu poi spezzettato fra più aziende: Krupp e Daimler-Benz dovevano fornire scafo e torretta, mentre Rheinmetall-Borsig, MAN e Henschel solo lo scafo. Dalle valutazioni uscirono vincitori lo scafo della Krupp e la torretta e sovrastruttura della Daimler-Benz. La prima serie, 150 mezzi costruiti nel 1934, uscì di fabbrica senza torretta e fu usata per addestrare gli equipaggi; poi si passò alla versione da combattimento.
Il mito del carro da addestramento
Il Panzer I è quasi sempre presentato come un carro nato per addestrare, finito in guerra per necessità. La formula è comoda e ha il pregio di spiegare in una riga perché un mezzo tanto debole sia stato costruito in millecinquecento esemplari, ma non tutte le fonti la accettano.
Chi la contesta porta tre argomenti concreti. Il primo è che un carro da addestramento c’era già, ed era il Fahrschulwagen I, ricavato dallo stesso scafo togliendo la sovrastruttura: se il Panzer I fosse nato per quello, non ci sarebbe stato bisogno di una versione dedicata. Il secondo è l’armamento: due mitragliatrici non servono a chi impara a guidare. Il terzo è il più stringente, ed è di natura economica: il Panzer I era corazzato con acciaio al nichel, un materiale caro che nessuno spreca su un mezzo destinato al cortile della caserma. Secondo questa lettura il Panzer I fu fin dall’origine un carro da combattimento, ma da combattimento provvisorio, in attesa di Panzer III e IV.
Le due tesi, a ben vedere, si toccano. La stessa fonte che parla di carro da addestramento precisa che il La.S. doveva servire non solo a formare gli equipaggi ma anche a preparare l’industria tedesca alla produzione di massa di carri armati, che nel 1933 era un’impresa tutt’altro che scontata. Le due funzioni convissero, e a conti fatti il mezzo le assolse entrambe meglio di quanto assolse quella per cui fu davvero mandato al fronte.

Caratteristiche tecniche
Salvo diversa indicazione, i dati si riferiscono alla Ausf. A, la versione più prodotta.
Armamento
In torretta, brandeggiabile a 360 gradi, erano installate due mitragliatrici MG 13 da 7,92 mm, con alzo da meno 10 a più 20 gradi e ottica di puntamento T.Z.F.2. La dotazione era di 2.250 colpi perforanti a nucleo d’acciaio in 25 caricatori, con altri 61 caricatori stivati a bordo. Il dettaglio che dice tutto è come si sparava: le due armi erano azionate dal solo capocarro tramite cavi collegati ai grilletti, quella di sinistra con un’impugnatura sul meccanismo di elevazione, quella di destra con una sul brandeggio, e potevano essere scollegate e sparate a mano se serviva mirare meglio.
Le mitragliatrici erano note fin dall’inizio come inutili contro qualunque corazza, anche la più sottile. Non era una svista: nella dottrina fra le due guerre un mezzo del genere serviva a spazzare la fanteria e i bersagli scoperti, non a combattere altri carri. Il problema è che nel frattempo gli altri carri erano arrivati.
Corazzatura
La protezione era in acciaio omogeneo indurito, con durezza Brinell 530, saldato. Il frontale di scafo e sovrastruttura arrivava a 13 mm, il mascherino delle mitragliatrici a 15, e i fianchi toccavano il massimo di 14,5 mm sotto il portello del pilota: il Panzer I era dunque, curiosamente, un po’ più protetto di lato che di muso. Cielo, fondo e poppa stavano fra 8 e 13 mm. Bastava a fermare le armi portatili e i proietti a nucleo d’acciaio dei fucili, e nient’altro. Il Panzer I fu progettato prima che la guerra di Spagna dimostrasse che a un carro serve una corazza capace di fermare i proietti perforanti, e non solo le schegge.
Apparato motore
Il propulsore della Ausf. A era il Krupp M 305, quattro cilindri a benzina raffreddato ad aria, che erogava 60 PS, pari a circa 59 hp, a 2.500 giri, con cambio a cinque marce sincronizzate sulle prime quattro. Aveva due difetti seri. Il primo era il rumore: all’avviamento faceva un fracasso tale che il manuale del carro proibiva espressamente di partire a spinta, perché la pratica era diventata un modo per svegliare l’intero plotone. Il secondo, ben più grave, era il surriscaldamento, che si manifestò puntualmente in Spagna e in Cina e che sarebbe stato risolto solo sulla Ausf. B, adottando un Maybach NL 38 TR raffreddato ad acqua da 100 cavalli.
La velocità massima era di circa 37 km/h, ma in marcia reale si viaggiava sui 20 km/h su strada e sui 12 fuoristrada. L’autonomia era di circa 140 km su strada e 93 fuoristrada.
Il difetto del treno di rotolamento
Per lato c’erano una ruota motrice anteriore, quattro ruote portanti, tre rulli reggicingolo e una ruota di rinvio. La prima ruota portante era singola, la seconda e la terza accoppiate su balestra, la quarta montata su una culla collegata alla ruota di rinvio. Ed è qui il problema: la ruota di rinvio toccava terra ed era in parte solidale con l’ultima ruota portante, il che comprometteva pesantemente lo sterzo. Ad alta velocità il carro tendeva inoltre a beccheggiare in modo violento. La Ausf. B rimediò allungando lo scafo di 40 cm per far posto al motore più grosso, aggiungendo una quinta ruota portante e sollevando la ruota di rinvio da terra.
Equipaggio e comunicazioni
L’equipaggio era di due uomini. Il pilota sedeva nello scafo, a sinistra; il capocarro stava in torretta e doveva insieme osservare il campo di battaglia, dare gli ordini al pilota, azionare la radio e sparare con le due mitragliatrici. I due comunicavano fra loro tramite un tubo acustico. Non è difficile immaginare cosa significasse in combattimento.
La radio era una FuG 2 e aveva una caratteristica decisiva: riceveva soltanto. Un Panzer I poteva ascoltare gli ordini ma non rispondere, e non poteva parlare con gli altri carri. È da questa mancanza che nacque il carro comando, il kleiner Panzerbefehlswagen, e vale la pena notare che quella limitazione non fu comunque un ostacolo alla dottrina tedesca: bastava che l’ufficiale, dal suo semicingolato radio, parlasse al carro comando, e questo trasmettesse ai capiplotone. Contro un esercito francese che nel 1940 comunicava ancora con le bandierine, era abbastanza.
Produzione
La produzione dei carri armati Panzer I si articolò in quattro versioni per un totale di 1.659 esemplari, ai quali vanno aggiunti 184 carri comando, 445 carri scuola e 147 scafi convertibili a corazza indurita, predisposti per essere completati con sovrastruttura e torretta se fosse servito. La Ausf. A da sola costituì oltre due terzi dei carri.
| Versione | Periodo di produzione | Esemplari |
|---|---|---|
| Ausf. A | fine 1934-inizio 1936 | 1.190 |
| Ausf. B | agosto 1936-estate 1937 | 399 |
| Ausf. C | 1942 | 40 |
| Ausf. F | 1942 | 30 |
Alla costruzione parteciparono Krupp, Daimler-Benz, MAN, Henschel, Rheinmetall-Borsig e la Grusonwerk, e c’è un aspetto di questa vicenda che conta più del mezzo. Per quasi tutte quelle aziende era la prima produzione di massa di veicoli militari, un’impresa industriale che nel 1934 nessuno in Germania aveva mai affrontato. L’esperienza che MAN e Henschel accumularono costruendo un carro da cinque tonnellate armato di mitragliatrici è la stessa che dieci anni dopo avrebbe prodotto il Panther e il Tiger. Il costo unitario di una Ausf. B, senza armamento, era di 38.000 Reichsmark.
Impiego operativo
Spagna, 1936: la lezione
Il Panzer I vide il fuoco per la prima volta in Spagna, e il modo in cui ci arrivò è già indicativo. Il 15 ottobre 1936 sbarcavano nella penisola i primi 50 T-26 sovietici destinati ai repubblicani; la Kriegsmarine sorvegliava lo scarico, e pochi giorni dopo la Germania rispondeva spedendo 41 Panzer I. Furono inquadrati nella Gruppe Thoma, comandata dal tenente colonnello Wilhelm Ritter von Thoma, parte delle forze terrestri della Legione Condor a fianco dei nazionalisti di Franco.
Lo scontro arrivò il 30 ottobre, e fu immediato e brutale. I Panzer I in avanzata furono ingaggiati dal battaglione Commune de Paris, equipaggiato con autoblindo sovietiche BA-6: il loro cannone da 45 mm perforava il Panzer I oltre i 500 metri. Nei combattimenti alla Ciudad Universitaria, sul fronte di Madrid, in novembre, i nazionalisti persero più di quindici Panzer I. La matematica era spietata: il Panzer I poteva mettere fuori uso un T-26 solo sotto i 150 metri e con pallottole perforanti, cioè a una distanza a cui il T-26 lo aveva già distrutto da un pezzo.
La reazione tedesca è il dettaglio che fotografa la situazione meglio di qualunque analisi: von Thoma arrivò a offrire 500 pesetas per ogni T-26 catturato, e a ogni compagnia di Panzer I fu assegnato un T-26 di preda bellica più alcuni pezzi anticarro tedeschi da 37 mm, perché almeno un cannone ci fosse. Gli spagnoli li chiamavano negrillos.
Si tentò di armarli. L’8 agosto 1937 Franco in persona fece sapere che serviva un Panzer I con un cannone da 20 mm, e la scelta cadde sul Breda Model 1935 italiano, che perforava 40 mm a 250 metri, più che sufficienti contro un T-26. Il montaggio impose di aprire la torretta in alto e prolungarla con un supplemento verticale. Quattro mezzi furono completati alla fabbrica d’armi di Siviglia, poi l’ordine fu annullato perché nel frattempo di T-26 catturati ce n’erano abbastanza. Von Thoma, per parte sua, era contrario: la feritoia scoperta che permetteva al capocarro di mirare era un punto debole pericoloso. Furono studiati anche montaggi da 37 e 45 mm, senza esito, e due mezzi furono convertiti in lanciafiamme, con una gittata di trenta metri che li rendeva praticamente inutili.
Non tutto fu negativo. Il Panzer I si dimostrò più robusto e affidabile del T-26 nelle condizioni spagnole, anche grazie alla manutenzione accurata di meccanici tedeschi e spagnoli, e in due occasioni mostrò cosa sapeva fare se usato bene. A Brunete, il 18 luglio 1937, von Thoma convinse il generale Varela a concentrare i Panzer I invece di distribuirli fra la fanteria, e l’attacco riuscì finché il caldo e la stanchezza non lo fermarono. Nella offensiva di Catalogna, il 3 gennaio 1939, i Panzer I massicciamente concentrati sfondarono il fronte nella provincia di Lleida, aprendo la strada alla caduta di Barcellona. Il problema è che nella maggior parte dei casi non furono usati così, ma come nidi di mitragliatrici mobili spinti dentro paesi difesi.
In tutto la Germania fornì alla Spagna 122 mezzi: 96 Ausf. A, 21 Ausf. B, 4 carri comando e un carro scuola senza torretta. Il reparto in cui erano inquadrati, l’Agrupación de Carros de Combate, prese parte a 904 combattimenti.
Cina
Nel settembre 1936 quindici Panzer I Ausf. A furono venduti alla Cina nazionalista per 1,03 milioni di Reichsmark, nel quadro della cooperazione fra Berlino e il governo di Chiang Kai-shek. Arrivarono in condizioni pessime, per un imballaggio inadeguato: supporti delle mitragliatrici, freni e ottiche arrugginiti, manuali e cassette attrezzi perduti, impianto elettrico danneggiato dall’umidità. Nelle risaie cinesi il Panzer I passava a malapena e sugli argini non passava affatto. Non parteciparono alla difesa di Shanghai; combatterono a Nanchino, dove tutti e quindici furono catturati dai giapponesi e spediti in patria per essere studiati.
Polonia
Il primo settembre 1939 parteciparono all’invasione della Polonia 973 Panzer I, circa il quaranta per cento dei carri tedeschi schierati, con altri 260 in riserva. La campagna, che la memoria comune ricorda come una passeggiata, fu costosa: dei circa 820 carri messi fuori uso, 320 erano Panzer I, ed era il mezzo più vulnerabile alle armi anticarro polacche, comprese le tankette e i pochi 7TP. Fu allora che si cominciò a imbullonare corazza supplementare sul frontale.
Norvegia e Francia
Nell’aprile 1940 ventinove Panzer I del Panzer-Abteilung 40 sbarcarono in Danimarca e poi in Norvegia, dove non trovarono carri avversari e non ne persero nessuno in combattimento, pagando però un prezzo al terreno. Nel maggio, per l’attacco a occidente, ne furono impiegati fra 523 e 554 a seconda delle fonti, e ne andarono completamente perduti 182. I carri francesi R 35, Hotchkiss H35 e FCM 36, per quanto male armati, erano tutti meglio protetti; contro il Char B1 bis e il Somua S35 non c’era partita. Che il Panzer I fosse quasi disarmato contò però meno del previsto, perché quasi mai un Panzer I si trovò da solo contro un carro: erano gruppi di Panzer I sostenuti da Panzer II, Panzer III e Panzer IV, con l’artiglieria, i pezzi anticarro e la Luftwaffe che facevano il lavoro vero.
Nord Africa e Balcani
Nel marzo 1941 venticinque Panzer I Ausf. A sbarcarono in Libia con il Panzer-Regiment 5 dell’Afrikakorps, seguiti da altrettanti rimpiazzi. Furono tutti convertiti nella versione Tropen, con raffreddamento migliorato e filtri dell’aria supplementari: senza, il motore raffreddato ad aria avrebbe reso l’abitacolo invivibile. Non furono impiegati in prima linea, perché lo stato maggiore dell’Afrikakorps sapeva già dalla Francia che non erano in grado di affrontare i carri britannici, e finirono in riserva e in compiti di polizia, ultimi nella coda per il carburante.
Nei Balcani, nell’aprile 1941, ne operarono appena diciotto, nei Panzer-Regiment 31 e 33. Lì il Panzer I trovò finalmente un mestiere adatto: contro i partigiani, in Jugoslavia e in Grecia, una corazza a prova di pallottola e due mitragliatrici bastavano.
Il fronte orientale
All’avvio dell’operazione Barbarossa, nel giugno 1941, erano disponibili 337 Panzer I distribuiti fra diciassette divisioni corazzate. Nel solo primo mese ne andarono perduti 172. Non era una sorpresa per nessuno: la Spagna aveva dimostrato cinque anni prima che il Panzer I non era all’altezza nemmeno del più modesto mezzo corazzato sovietico, e in Russia perfino le autoblindo BA-10 lo distruggevano senza difficoltà. I superstiti finirono a rimorchiare autocarri impantanati nel fango autunnale, che era l’unico contributo utile che potessero ancora dare. Dal 1941 il Panzer I fu ufficialmente tolto dai reparti di prima linea.
Vent’anni in Spagna
La carriera più lunga il Panzer I la fece nel paese dove aveva fallito. Alla fine della guerra civile la Spagna ne aveva ancora 84 operativi, il che significa che in tre anni ne aveva persi definitivamente solo 38. Nel 1942 i Panzer I e i carri veloci italiani CV 33 e CV 35 equipaggiavano tutti e cinque i reggimenti carri spagnoli, e nel 1945 la Divisione corazzata Brunete ne schierava ancora 93. Esclusa dalle organizzazioni internazionali dopo il conflitto per il suo appoggio a Roma e Berlino, la Spagna dovette tenersi quello che aveva: i Panzer I restarono in linea fino alla metà degli anni Cinquanta, quando arrivarono i carri americani, e alcuni proseguirono ancora come mezzi da addestramento. Vent’anni di servizio, per un carro giudicato obsoleto nel 1936.
Valutazione
Il giudizio tecnico sul Panzer I è privo di ambiguità: due mitragliatrici e tredici millimetri di corazza non fanno un carro armato, e la Germania lo sapeva dal 30 ottobre 1936, quando le autoblindo sovietiche del battaglione Commune de Paris ne fecero strage alle porte di Madrid. Il fatto rilevante non è che fosse inadeguato, ma che sia stato mandato in Polonia, in Francia e in Russia sapendolo. La ragione è banale e non ha niente di eroico: i Panzer III e IV non erano pronti e non sarebbero bastati comunque, e un carro debole era meglio di nessun carro.
Il suo contributo reale sta altrove, e in due cose. La prima è industriale: costruire millecinquecento Panzer I insegnò a sei aziende tedesche a produrre carri armati in serie, competenza che non esisteva nel 1933 e senza la quale non ci sarebbero stati né il Panther né il Tiger. La seconda è umana: sui Panzer I si formarono, con anni di manovre ed esercitazioni, gli equipaggi che nel 1939 salirono sui Panzer III e IV, ed è a quell’addestramento più che ai mezzi che si devono le vittorie iniziali. Lo scafo, infine, sopravvisse al carro: dalla Ausf. B nacque il primo cacciacarri cingolato tedesco, il Panzerjäger I, e le torrette dei mezzi radiati finirono murate nei bunker del Vallo Atlantico, dove almeno servivano a qualcosa.
Principali Varianti del Panzer I:
- Panzer I Ausf. A: prima versione da combattimento e la più prodotta, con 1.190 esemplari costruiti fra la fine del 1934 e l’inizio del 1936 in tre serie. Motore Krupp M 305 raffreddato ad aria da 60 cavalli, quattro ruote portanti per lato, corazza di 13 mm. Soffriva di surriscaldamento, di beccheggio alle alte velocità e di uno sterzo compromesso dalla ruota di rinvio che toccava terra.
- Panzer I Ausf. B: 399 esemplari costruiti fra l’agosto 1936 e l’estate del 1937, nati per correggere i difetti della Ausf. A. Il motore ad aria fu sostituito dal Maybach NL 38 TR raffreddato ad acqua da 100 cavalli, che essendo più grosso impose di allungare lo scafo di 40 cm: ne approfittarono le sospensioni, con una quinta ruota portante e la ruota di rinvio finalmente sollevata da terra. Il peso salì di 0,4 tonnellate.
- Panzer I Ausf. C: 40 esemplari, più sei prototipi. Del Panzer I aveva soltanto il nome: progettato da Krauss-Maffei e Daimler-Benz nel 1939 come carro leggero da ricognizione, aveva scafo e torretta interamente nuovi, sospensioni a barre di torsione, cinque ruote intercalate, 30 mm di corazza, cioè più del doppio della Ausf. A, e un fucile anticarro semiautomatico Mauser EW 141 con tamburo da 50 colpi. Due andarono alla 1. Panzer-Division nel 1943, gli altri trentotto al LVIII Panzer-Korps di riserva durante lo sbarco in Normandia.
- Panzer I Ausf. F: 30 esemplari, e anche questo di comune con la Ausf. A ha solo la sigla. Concepito come carro d’appoggio alla fanteria, aveva una corazza massima di 80 mm, più di un Panzer IV, e pesava fra 18 e 21 tonnellate, quattro volte il Panzer I originale, pur restando armato con due sole mitragliatrici, ora MG 34. Per reggere il peso montava un Maybach HL 45 da 150 cavalli, che gli consentiva 25 km/h, e cinque ruote sovrapposte per lato. Un secondo ordine per cento esemplari fu annullato. Otto andarono alla 1. Panzer-Division nel 1943 e combatterono a Kursk.
- kleiner Panzerbefehlswagen (Sd.Kfz. 265): la variante più diffusa, con 184 esemplari su scafo Ausf. A e Ausf. B, nata perché la radio del Panzer I riceveva soltanto. La torretta fu sostituita da una sovrastruttura fissa allargata, con posto per tre uomini, due apparati radio e una sola mitragliatrice per difesa. Ogni compagnia ne ricevette almeno uno. Si rivelò tanto utile da restare in servizio fino alla fine del 1942, assegnato anche ai reggimenti d’artiglieria come osservatorio corazzato, e almeno un esemplare fu convertito in ambulanza.
- Fahrschulwagen I: versione scuola guida, ricavata semplicemente rimuovendo la sovrastruttura. Ne furono allestiti 445, e restarono in servizio fino alla fine della guerra, tanto che quasi ogni pilota di carri tedesco ci passò almeno una volta. Ne esistettero versioni alimentate a gas di legna, per la penuria di carburante, e una con torretta di Panzer III per l’addestramento in torretta a tre uomini.
- Munitionsschlepper I: trasporto munizioni ottenuto togliendo la torretta e sostituendola con un portello a due ante. Oltre 51 conversioni durante la campagna di Polonia del 1939, quando si constatò che rifornire i reparti con autocarri scoperti era impraticabile sotto il fuoco.
- Flakpanzer I: nel marzo 1941 il battaglione trasporto munizioni 610 fu convertito in reparto contraereo, e per rendere semoventi alcuni dei suoi pezzi da 2 cm li montò sui Munitionsschlepper I che si trovava in carico, con una FlaK 38 su sovrastruttura modificata.
- Brückenleger I: carro gettaponte, con un ponte lungo 11 metri portante fino a 12 tonnellate. Si rivelò inefficace, perché il ponte era troppo leggero per servire e insieme troppo pesante per lo scafo.
- Panzer I Breda: conversione spagnola con il cannone italiano Breda da 20 mm in torretta modificata e aperta in alto, quattro esemplari costruiti a Siviglia nel 1937. Uno fu colpito nella battaglia dell’Ebro, a un altro si guastò l’arma, un terzo prese fuoco.
- Panzer I Lanzallamas: altra conversione spagnola, con un lanciafiamme Flammenwerfer 35 al posto dell’armamento. La gittata utile di trenta metri rendeva il mezzo impraticabile e il progetto fu abbandonato dopo due esemplari.
- Panzerjäger I: primo cacciacarri cingolato della Wehrmacht, ricavato dallo scafo della Ausf. B sostituendo la torretta con il cannone anticarro cecoslovacco da 4,7 cm dietro uno scudo fisso.
Esemplari superstiti
Ne sopravvivono più di quanti ci si aspetterebbe, e la ragione è che il Panzer I fu tolto dal fronte presto e passò gli ultimi anni nelle scuole carri. Esemplari della Ausf. A sono conservati al Forsvarsmuseet di Oslo, al museo dei carri Arsenalen di Strängnäs in Svezia e al Panzermuseum di Münster, questi ultimi due in condizioni di marcia, oltre che al Museo de los Medios Acorazados di El Goloso, presso Madrid, e negli Stati Uniti. Della Ausf. B ne restano al Royal Tank Museum di Amman, a Kubinka e a Chernogolovka in Russia, a Fort Gregg-Adams negli Stati Uniti e all’Australian Armour and Artillery Museum di Cairns.
Il pezzo con la storia più documentata è però il carro comando del Tank Museum di Bovington. Sbarcò a Tripoli il 10 marzo 1941, servì nel Panzer-Regiment 5 della 5. leichte Division e prese parte all’avanzata su Agedabia e Mechili e all’assedio di Tobruk. Catturato in Nord Africa, fu portato in Gran Bretagna, provato a Farnborough e descritto in un rapporto della School of Tank Technology completato nel 1943. È l’unico kleiner Panzerbefehlswagen noto con corazza supplementare imbullonata su scafo e sovrastruttura, aggiunta dopo l’esperienza polacca del 1939, e porta ancora i fori dei colpi che lo hanno fermato.
Sopravvivono infine numerose torrette di Panzer I murate nei bunker del Vallo Atlantico e del Westwall, tre in Norvegia, una in Danimarca, due in Grecia e una in Francia, oltre a esemplari in vari musei europei.
Informazioni aggiuntive
- Nome e tipo: Panzerkampfwagen I Ausf. A (Sd.Kfz. 101)
- Anno: 1934
- Produzione: 1.659
- Motore:
Krupp M 305, 4 cilindri a benzina raffreddato ad aria
- Potenza motore (hp): 59
- Lunghezza m.: 4,02
- Larghezza m.: 2,06
- Altezza m.: 1,72
- Peso t.: 5,4
- Velocità su strada Km/h: 37
- Autonomia Km.: 140
- Armamento:
2 mitragliatrici MG 13 da 7,92 mm con 2.250 colpi
- Corazzatura max mm.: 13
- Equipaggio: 2
- Bibliografia – Riferimenti:
- Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
- Miller, David. Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6
- The Tank Museum, Bovington
- Wikipedia
- Tank Encyclopedia
