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Corazziere

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Entrato in servizio il 4 marzo 1939, il Corazziere era un cacciatorpediniere della classe Soldati (I serie), intensamente impiegato nel corso della Seconda Guerra Mondiale venne auto affondato dal suo equipaggio a Genova, il 9 settembre 1943.

Già nella notte precedente la dichiarazione di guerra effettuò la sua prima missione bellica, osando mine al largo di Lampedusa.

Il 9 luglio 1940 partecipò alla Battaglia di Punta Stilo, durante le operazioni di ripiegamento lanciò tre siluri contro le corazzate britanniche, senza riuscire a colpirle.

Nel 1941 venne sottoposto a lavori di aggiornamento nel corso dei quali il cannone illuminante venne sostituito da un quindo pezzo da 120mm.

L'8 febbraio 1941 partecipò insieme a un consistente gruppo di cacciatorpediniere e incrociatori e alle corazzate Vittorio Veneto, Giulio Cesare e Andrea Doria, al tentativo di intercettazione della squadra britannica diretta verso Genova. La missione non ebbe successo e la formazione britannica riuscì a bombardare indisturbata il capoluogo ligure.

Nei mesi successi venne impiegato in compiti di scorta diretta e indiretta per i convogli di rifornimenti diretti in Libia, posò mine al largo di Malta e partecipò ad alcuni tentativi di intercettazione del traffico navale nemico.

Nel dicembre del 1941 partecipò alla inconcludente Prima Battaglia della Sirte, dopo la fine della battaglia entrò in collisione con il Granatiere e nello scontro entrambi i cacciatorpediniere ebbero diversi morti a bordo e danni gravissimi. Il Corazziere riuscì fortunosamente a raggiungere la Grecia, riparando nella baia di Orgolsoli. I danni erano erano gravissimi e parte dell'equipaggio era stato sbarcato, dopo aver atteso inutilmente soccorsi dall'Italia i trenta uomini rimasti a bordo costruirono un muro di cemento armato e riparano la parte di prua che era stata danneggiata e riuscendo a rientrare in Italia per riparazioni più consistenti.

I lavori si protrassero fino all'8 maggio 1942 quando il Corazziere rientrò finalmente in servizio al comando del Capitano di Fregata Antonio Monaco. Nel corso dei lavori oltre alle riparazioni venne installato un ecogoniometro e altre due mitragliatrici da 20mm antiaeree.

Partecipò alla Battaglia di Mezzo Giugno facendo scorta alle corazzate Vittorio Veneto e Littorio.

Il 15 febbraio 1943 mentre si trovava ormeggiata nel porto di Napoli, la nave venne colpita in un bombardamento aereo alleato subendo danni gravissimi. L'equipaggio venne quasi completamente sbarcato e il cacciatorpediniere fu successivamente trasferito a Genova per lavori di riparazione.

L'armistizio avvenne mentre la nave si trovava in bacino di carenaggio per le riparazioni, i membri dell'equipaggio rimasti decisero di aprire le valvole di sentina per auto affondare la nave, per non farla cadere in mani tedesca. Molti dei marinai che parteciparono a questa azione vennero uccisi dalle truppe germaniche mentre si davano alla fuga.

La nave venne comunque rimessa a galla, parzialmente demolita dai tedeschi non rientrò mai in servizio.

La sua fine è incerta: secondo alcune fonti venne nuovamente auto affondata (questa volta ad opera dei tedeschi) nell'aprile del '45, secondo altre fonti invece sarebbe affondata in seguito ai danni subito nel corso di un bombardamento alleato, il 4 settembre 1944. In ogni caso il relitto venne rimesso a galla e demolito nel 1953.

Ultima modifica Sabato, 31 Agosto 2019 16:30

Informazioni aggiuntive

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Cacciatorpediniere della classe Soldati, venne impiegato dalla Regia Marina nel corso della Seconda Guerra Mondiale e quindi dalla Marina Militare italiana nel dopoguerra.

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