Jagdpanzer IV

di redazione
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Jagdpanzer IV

Lo Jagdpanzer IV nacque per dare alle divisioni corazzate tedesche un cannone controcarro capace di stare in prima linea senza che i serventi fossero esposti al fuoco nemico. Entrò in servizio all’inizio del 1944, costruito sullo scafo del Panzer IV, e sotto questo nome stanno in realtà tre veicoli diversi: il modello originale con il pezzo da 7,5 cm L/48 e due versioni successive con il cannone lungo L/70, il Panzer IV/70(V) e il Panzer IV/70(A). Messi insieme fanno circa duemila mezzi.

Un cacciacarri per le divisioni corazzate

Nel settembre 1942 il Waffenamt, l’ufficio armamenti dell’esercito, chiese un mezzo nuovo con la sigla Sturmgeschütz neuer Art, semoventi di nuovo tipo. La richiesta veniva da un problema che i reparti in Russia segnalavano da mesi. I cacciacarri disponibili erano i Marder, cioè scafi di carri superati sui quali era stato montato un buon cannone controcarro dentro una casamatta aperta in alto e sul retro. Come armi funzionavano, ma erano alti, con una corazza sottile che fermava a stento le schegge, e i serventi lavoravano all’aperto, esposti al tiro delle mitragliatrici e all’inverno russo. Un mezzo così può sparare da lontano e da fermo, non può accompagnare la fanteria né incassare un colpo.

Quello che si voleva era il contrario: un veicolo basso, completamente chiuso, con una corazza frontale inclinata capace di reggere i cannoni controcarro dell’epoca, armato con lo stesso pezzo che equipaggiava lo Sturmgeschütz III. All’inizio si pensò a uno scafo appositamente progettato, poi prevalse il buonsenso industriale: fermare le linee per introdurre un telaio nuovo, nel 1943, non era una cosa che la Germania potesse permettersi. Si adottò lo scafo del Panzer IV, che era già in produzione da anni e di cui esistevano ricambi ovunque.

Il modello in legno fu completato nel maggio 1943 dalla Vomag di Plauen. Sulla data in cui venne presentato a Hitler le fonti divergono in modo vistoso: Tank Encyclopedia la colloca al 2 ottobre 1942, History of War al 20 ottobre 1943, e la seconda si accorda meglio con il resto della cronologia. I primi due prototipi in acciaio dolce furono messi in cantiere nel settembre 1943 e il secondo fu pronto nel gennaio 1944, quando la produzione di serie era ormai avviata.

Il progetto ebbe però un oppositore di peso. Heinz Guderian, ispettore generale delle truppe corazzate, era contrario: ogni scafo di Panzer IV trasformato in cacciacarri era un carro armato in meno, e per quel compito lo Sturmgeschütz III bastava già. Albert Speer la pensava allo stesso modo. Hitler no, e la produzione partì lo stesso, con un compromesso che dice molto su come funzionavano queste decisioni: a costruirlo sarebbe stata una ditta sola, la Vomag, così che le altre linee di Panzer IV restassero intatte. La Vomag continuò per parte del 1944 a costruire in parallelo anche i carri, e passò al solo Jagdpanzer IV a partire da maggio.

La macchina

Sotto la cintura lo Jagdpanzer IV è un Panzer IV: stesso scafo, stesse sospensioni a balestra, stesso motore, stessa trasmissione. Tutto il lavoro di progetto sta sopra, in una sovrastruttura interamente nuova, saldata e con le piastre inclinate, che sostituisce lo scafo superiore e la torretta.

Il frontale della sovrastruttura era di 60 millimetri inclinati a 50 gradi, portati a 80 dal maggio 1944; i fianchi 40 millimetri a 30 gradi, il retro 30, il cielo 20. Lo scafo sotto teneva 60 millimetri a 45 gradi sulla prua alta e 50 a 55 gradi su quella bassa, 30 sui fianchi, 20 dietro e 10 sul fondo. L’inclinazione conta due volte: allunga il percorso che il proiettile deve fare dentro l’acciaio, e quindi a parità di peso protegge di più, e aumenta le probabilità che un colpo che arriva di striscio se ne vada per la sua strada invece di penetrare. Su un mezzo che deve stare fermo davanti a un attacco corazzato è la caratteristica che decide se torna a casa.

L’altra caratteristica che si nota subito è l’altezza: 1,86 metri, contro i 2,68 del Panzer IV da cui deriva. Sono ottanta centimetri, cioè la differenza fra un mezzo che per nascondersi ha bisogno di uno scavo e uno che si sistema dietro una siepe, un muretto o una piega del terreno. Il bersaglio che offre a chi lo cerca col binocolo è di conseguenza piccolo, e in difesa è un vantaggio che vale più di parecchi millimetri di corazza.

Il motore era il Maybach HL 120 TRM da 265 cavalli, lo stesso del Panzer IV, che su un peso in ordine di combattimento di 24 tonnellate dava 40 chilometri orari su strada e fra i 15 e i 18 fuori strada, con un’autonomia di 210 chilometri su strada e circa 120 in campagna. L’equipaggio era di quattro uomini: pilota, capocarro, puntatore e servente. Il marconista in quanto tale sparisce, perché con la sovrastruttura chiusa non c’era più la postazione anteriore separata, e la radio finì sotto la responsabilità del capocarro.

Dentro, la disposizione era quella di tutti i semoventi in casamatta. Il pilota sedeva davanti a sinistra, dietro di lui il puntatore, che aveva il cannocchiale di puntamento; a destra dell’arma stava il servente, con le munizioni sistemate lungo le pareti e sul fondo; il capocarro si teneva dietro, con un portello sul cielo e un periscopio girevole. Il pezzo era racchiuso in un mantelletto fuso di forma arrotondata, che i tedeschi chiamavano Saukopf, testa di maiale: una superficie curva non ha punti in cui il proiettile arrivi perpendicolarmente, e devia i colpi meglio di una piastra piana di pari spessore.

Jagdpanzer IV
Foto Banznerfahrer – Own work, CC BY-SA 3.0

Il cannone e i venti gradi

L’armamento principale era un 7,5 cm Pak 39 L/48 con 79 colpi, cioè lo stesso pezzo dello Sturmgeschütz III e delle ultime versioni del Panzer IV, un’arma matura che alle distanze d’ingaggio consuete se la vedeva bene con i T-34 e con gli Sherman. Come armamento secondario una mitragliatrice da 7,92 mm con 1.200 colpi; qui le fonti non concordano, perché History of War ne indica due, e la spiegazione probabile è che i primi esemplari avessero due feritoie sulla piastra frontale, poi ridotte a una.

Il limite vero del mezzo, e vale per tutti i cacciacarri senza torretta, era il brandeggio di 20 gradi complessivi, dieci per parte. Finché il bersaglio resta dentro quel settore il puntatore lavora con i suoi volantini e il veicolo non si muove. Appena esce, per rimetterlo in mira bisogna girare tutto il mezzo, e girare un cingolato di ventiquattro tonnellate significa accendere il motore se era spento, far stridere i cingoli e alzare polvere: esattamente le tre cose che un mezzo in agguato non vuole fare. Contro un attacco che arriva da dove lo si aspettava lo Jagdpanzer IV era temibile; contro qualcosa che spuntava di fianco era in ritardo.

C’è poi la storia del freno di bocca, Il pezzo ne aveva uno, e sul terreno asciutto ogni colpo sollevava una nuvola di polvere che restava sospesa davanti al mezzo, denunciando la posizione a chiunque guardasse in quella direzione. Gli equipaggi cominciarono a toglierlo di propria iniziativa, il che scaricava però tutto il rinculo sui cilindri di recupero, che dovettero essere irrobustiti. Da maggio 1944 le canne vennero prodotte direttamente senza la filettatura per montarlo.

Sui fianchi erano applicate piastre supplementari da 5 millimetri, le Schürzen, che non servivano contro i cannoni ma contro i fucili controcarro sovietici, molto diffusi nella fanteria e capaci di infastidire un mezzo di fianco. Fino al settembre 1944 lo scafo veniva rivestito di Zimmerit, la pasta antimagnetica che impediva alla fanteria di attaccare mine magnetiche; poi il rivestimento fu abbandonato, quando ci si accorse che il pericolo era teorico e che la pasta costava tempo di lavorazione.

La produzione e le tre versioni

La produzione della versione L/48 corse da gennaio a novembre 1944 e la sua curva mensile racconta la parabola dell’industria tedesca in quell’anno meglio di qualunque riassunto: 30 mezzi in gennaio, 45 in febbraio, 75 in marzo, 106 in aprile, 90 in maggio, 120 in giugno, 125 in luglio, 92 in agosto, poi il crollo a 19 in settembre, quando i bombardamenti alleati colpirono gli stabilimenti di Plauen, 46 in ottobre e 2 in novembre. Sul totale le fonti oscillano fra 750 e 784: la cifra prudente è circa 770.

Nel frattempo era maturata l’idea di montarci un cannone più potente. Il 7,5 cm Pak 42 L/70 era il pezzo del Panther, con una canna più lunga di quasi un metro e mezzo e una velocità iniziale nettamente superiore, e su uno scafo da ventiquattro tonnellate significava avere la potenza di fuoco di un carro pesante al prezzo di un carro medio. La Vomag cominciò a costruire questa versione, il Panzer IV/70(V), dall’agosto 1944, e ne uscirono fra i 930 e i 940 esemplari fino alla primavera del 1945.

C’è una ragione in più dietro questo passaggio, e non riguarda soltanto la potenza di fuoco. Nell’autunno del 1944 la produzione di carri armati non teneva il passo delle perdite, e un mezzo che montava il cannone del Panther e usciva da una linea di Panzer IV era il modo più rapido per mettere in campo qualcosa che potesse battersi con i carri sovietici e americani. Il Panzer IV/70 fu insomma anche un ripiego, e in diverse divisioni venne assegnato ai reparti carri veri e propri al posto dei Panzer IV che non arrivavano.

Poiché la sola Vomag non bastava, la produzione fu estesa alla Alkett di Berlino, che però non poteva permettersi la sovrastruttura ribassata: fabbricò il Panzer IV/70(A) montando la casamatta su uno scafo di Panzer IV non modificato, il che alzò la sagoma di una quarantina di centimetri e fece perdere al mezzo proprio la caratteristica per cui era stato pensato. Ne furono costruiti 278 fra l’agosto 1944 e il marzo 1945. Sommando le tre versioni si arriva a circa duemila veicoli.

L’anatra di Guderian

Il cannone lungo portò con sé un problema di equilibrio. Una canna di quel peso sporgente a sbalzo, sommata agli 80 millimetri di piastra frontale, spostò il baricentro decisamente in avanti, e il mezzo diventò pesante di muso. Le conseguenze si videro subito sulle sospensioni: le ruote anteriori, che erano gommate, si consumavano molto più in fretta delle altre, e sui mezzi di produzione più tarda si montarono sulle prime coppie ruote con cerchione d’acciaio, prive di gomma. Sul terreno molle il muso affondava e il veicolo beccheggiava, cosa che nel fango dell’Europa orientale non era un dettaglio.

Gli equipaggi lo chiamarono Guderian-Ente, l’anatra di Guderian, con un doppio senso che vale la pena di spiegare: l’andatura a naso basso ricordava quella di un’anatra, e il nome dell’ispettore generale ricordava a tutti chi si era opposto al progetto e su quali argomenti.

Impiego operativo

Gli Jagdpanzer IV finirono nelle sezioni controcarro, i Panzerjäger-Abteilungen, delle divisioni corazzate dell’esercito e delle Waffen SS, dove sostituirono i Marder. Il loro impiego naturale era difensivo: appostarsi su una direttrice nota, lasciare avvicinare i carri avversari e aprire il fuoco da fermi.

Il debutto in occidente fu in Normandia, nel giugno 1944. La 2ª, la 116ª e la 12ª SS Panzerdivision ne avevano 21 ciascuna, la Panzer Lehr e la 17ª Panzergrenadier 31. Il bocage normanno, fatto di campi piccoli chiusi da terrapieni e siepi, era il terreno ideale per un mezzo basso che spara da fermo su distanze brevi: a Tilly-sur-Seulles e sulla Quota 112 gli Jagdpanzer IV distrussero diversi Cromwell britannici. In Italia furono impiegati dalla divisione Hermann Göring.

La maggior parte della produzione andò però a est, dove il mezzo equipaggiò fra le altre la 4ª e la 5ª Panzerdivision. I combattimenti in Polonia dell’ottobre 1944 costarono 55 mezzi, e altri furono consumati nei tentativi di sbloccare Budapest fra il dicembre 1944 e il febbraio 1945.

Nelle Ardenne le divisioni impegnate ne schierarono 92, ed è nell’offensiva di dicembre che il limite del mezzo si vide meglio. Un cacciacarri senza torretta è uno strumento difensivo, e mandarlo all’attacco in un’azione mobile significa usarlo per quello che non è; alla fine di dicembre, su 56 veicoli ancora presenti nei reparti, ne funzionavano 28. Nei mesi finali la scarsità di carri portò a impiegarli sempre più spesso come surrogati di Panzer nei contrattacchi, con risultati prevedibilmente scarsi.

Esemplari superstiti

Se ne conservano alcuni. Il Panzermuseum di Munster, in Germania, ne ha due, fra cui uno dei prototipi originali; il museo dei mezzi corazzati di Saumur, in Francia, e quello di Thun, in Svizzera, ne espongono uno ciascuno. Un altro si trova al museo della Gloria di Yambol, in Bulgaria, e un esemplare è segnalato in Siria, dove diversi mezzi tedeschi finirono nel dopoguerra attraverso il mercato delle eccedenze.

Principali Varianti dello Jagdpanzer IV:

  • Jagdpanzer IV (Sd.Kfz. 162): la versione originale, armata con il 7,5 cm Pak 39 L/48 e 79 colpi, prodotta dalla Vomag da gennaio a novembre 1944. Fra i 750 e i 784 esemplari a seconda delle fonti. Dal maggio 1944 la corazza frontale della sovrastruttura passò da 60 a 80 millimetri.
  • Panzer IV/70(V) (Sd.Kfz. 162/1): versione Vomag con il 7,5 cm Pak 42 L/70, lo stesso cannone del Panther, prodotta dall’agosto 1944 alla primavera del 1945 in 930-940 esemplari. Peso salito a circa 25,8 tonnellate, dotazione di 55-60 colpi, velocità ridotta a 35 km/h. È la versione con le ruote anteriori a cerchione d’acciaio.
  • Panzer IV/70(A): versione Alkett con lo stesso cannone L/70 ma su scafo di Panzer IV non modificato, con la casamatta sopraelevata e una sagoma più alta di circa quaranta centimetri. 278 esemplari fra agosto 1944 e marzo 1945.
  • Esemplari con Zimmerit: i mezzi usciti di fabbrica fino al settembre 1944 portavano il rivestimento antimagnetico sulle superfici verticali; dopo quella data fu abbandonato.
  • Esemplari senza freno di bocca: dal maggio 1944 le canne vennero prodotte prive di filettatura, recependo la pratica dei reparti che lo smontavano perché sollevava polvere e tradiva la posizione.

Informazioni aggiuntive

  • Nome e tipo: Jagdpanzer IV (Sd.Kfz. 162)
  • Anno: 1944 
  • Produzione: circa 770 
  • Motore: 

    Maybach HL 120 TRM, 12 cilindri a V a benzina raffreddato ad acqua

  • Potenza motore (hp): 265 
  • Lunghezza m.: 6,85  
  • Larghezza m.: 3,17 
  • Altezza m.: 1,86  
  • Peso t.: 24 
  • Velocità su strada Km/h: 40
  • Autonomia Km.: 210 
  • Armamento: 

    1 cannone da 7,5 cm Pak 39 L/48 con 79 colpi; 1 mitragliatrice MG 42 da 7,92 mm con 1.200 colpi

  • Corazzatura max mm.: 80 
  • Equipaggio: 4  
  • Bibliografia – Riferimenti 
    • Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
    • Miller, David. Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6
    • Wikipedia
    • Tank Encyclopedia
    • History of War

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