I piloti da caccia di ogni nazione sono stati senza dubbio combattenti coraggiosi e tiratori precisi, ma non tutti possedevano doti di pilotaggio fuori dal comune. Al tempo stesso, piloti eccezionali hanno talvolta trascorso l’intera carriera senza mai ingaggiare un duello aereo. Giulio Reiner riuscì invece a eccellere in entrambi i campi: valoroso cacciatore con 10 vittorie confermate e al contempo collaudatore di rara competenza tecnica.
Nacque a Como il 12 aprile 1915. Studente diligente e sportivo appassionato, si avvicinò prestissimo al volo: già prima del diploma, nel 1935, aveva conseguito il brevetto premilitare presso l’Aero Club della sua città. Entrato volontario nella Regia Aeronautica come ufficiale di complemento, al termine dell’addestramento fu destinato alla 199ª Squadriglia bombardamento marittimo, equipaggiata con idrovolanti Savoia-Marchetti S.55. La vocazione per la carriera militare lo spinse tuttavia a rinunciare al grado di sottotenente per accedere all’Accademia Aeronautica, dove fu ammesso al corso “Rex”. Ne uscì nel luglio 1939 con un piazzamento di rilievo – nono su 303 allievi – riottenendo il grado di sottotenente, questa volta in servizio permanente effettivo.
L’assegnazione alla 73ª Squadriglia del 9° Gruppo, inquadrato nel prestigioso 4° Stormo, gli permise di affinare le proprie capacità sotto la guida di piloti esperti. Tra questi spiccava il tenente Vittorio Pezzè, considerato dai colleghi un maestro di volo. Promosso tenente, alla fine di giugno 1940 raggiunse con il reparto la Sicilia per le prime operazioni belliche su Fiat CR.42. In luglio il gruppo si trasferì in Africa settentrionale; durante una crociera serale su Tobruk Reiner conseguì le prime due vittorie.
Il 12 ottobre 1940 partecipò a un combattimento destinato a restare nella memoria del reparto. In volo al fianco del comandante di gruppo, il maggiore Ernesto Botto, avvistò tre Blenheim diretti verso la base di El Adem. Botto – che aveva perso la gamba destra in un duello aereo in Spagna esattamente tre anni prima, meritandosi la medaglia d’oro e il leggendario soprannome di “Gamba di ferro” – guidò l’attacco con Reiner come gregario. Il combattimento si prolungò mentre i bimotori britannici viravano verso il mare aperto. Il primo cadde sotto i colpi di Botto; gli altri due, incalzati da Reiner, accostarono verso terra. Il giovane tenente riuscì ad abbatterli entrambi in rapida successione, vedendoli incendiarsi al suolo. Atterrò fuori campo a carburante quasi esaurito, quando era ormai buio.
In onore del comandante, sulle derive dei CR.42 del 9° Gruppo campeggiava, entro un triangolo bianco rovesciato, la gamba di un’armatura medievale.
All’inizio del 1941 il reparto rientrò in Italia per la transizione sui Macchi C.200. Le spiccate qualità di pilotaggio valsero a Reiner la selezione per il Centro Sperimentale di Guidonia, dove si collaudavano prototipi e si perfezionavano le innovazioni operative. Vi rimase oltre un anno, dedicandosi in particolare al sistema di catapultamento del Reggiane Re.2000 dalle navi della Regia Marina. In una circostanza dovette trasferire un Re.2001 a Genova per prove sull’ex transatlantico Roma, in fase di conversione nella portaerei Aquila: con notevole perizia atterrò direttamente su un molo del porto.
Il 21 agosto 1941, presso Lonate Pozzolo, Reiner scrisse una pagina importante della storia aeronautica italiana. Ai comandi di uno dei primi Macchi C.202 di serie, durante un volo di valutazione delle prestazioni raggiunse in picchiata la velocità di 1.087,27 km/h, risultando tra i primissimi piloti al mondo – se non il primo in assoluto – a superare la soglia dei mille chilometri orari.
Nel luglio 1942 tornò al fronte assumendo il comando della 73ª Squadriglia, già schierata in Africa. Nel giro di due mesi abbatté sette velivoli nemici: quattro Spitfire, un P-40, un Boston e un Wellington. Promosso capitano nel 1943, partecipò ai combattimenti per la difesa della Sicilia; il 13 luglio colse la sua decima e ultima vittoria individuale abbattendo un P-38. Al palmarès si aggiungevano sei probabili e tre aerei distrutti al suolo.
Dopo l’armistizio seguì le sorti del 4° Stormo nell’Aeronautica Cobelligerante, operando nei Balcani. La sua preparazione tecnica gli valse in seguito incarichi delicati, prevalentemente legati al collaudo e alla valutazione dei velivoli. Fu promosso maggiore per meriti di guerra e decorato con la medaglia d’argento al valor militare e la Croce di Ferro tedesca di II classe. Altre due proposte di medaglia d’argento andarono purtroppo disperse nel caos seguito all’8 settembre, sorte comune a molti piloti in quei mesi convulsi.
Rimase in Aeronautica fino al 1949, congedandosi con il grado di maggiore. Tornato a Como, lavorò come ingegnere senza mai abbandonare la passione per il volo, che coltivò presso l’Aero Club locale. Si spense nella sua città natale il 6 settembre 2002.
Informazioni aggiuntive
- Data di Nascita: 12 Aprile 1915
- Data morte: 6 Settembre 2002
- Vittorie: 10
- Forza aerea: Regia Aeronautica
- Bibliografia – Riferimenti:
- Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
- Wikipedia
