Franco Lucchini

di redazione
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Franco Lucchini nacque a Roma alla vigilia di Natale del 1914. Nel 1935 frequentò il corso per ufficiale pilota di complemento nella Regia Aeronautica e l’anno successivo conseguì il brevetto di pilota militare con il grado di sottotenente. Nel 1937 partì volontario per la Spagna dove, sotto il nome di copertura “Lunigiano”, si fece le ossa come combattente nel celebre reparto dell’”Asso di bastoni” (XXIII Gruppo). Nell’Aviazione Legionaria ottenne la sua prima vittoria individuale, oltre a due in collaborazione, volando sui biplani Fiat CR.32.

Fu abbattuto due volte in scontri con la caccia repubblicana, salvandosi in entrambe le occasioni con il paracadute. La prima volta, il 15 marzo 1938 su Alcaniz, riuscì a sfuggire alla cattura e a raggiungere le linee nazionaliste. La seconda volta, il 22 luglio 1938, venne fatto prigioniero e rinchiuso nel carcere di Valencia. Liberato dopo oltre sei mesi di dura prigionia, rientrò in Italia dove ottenne il passaggio in servizio permanente effettivo e la promozione a tenente. Inquadrato nel 4° Stormo – tradizionalmente il reparto d’élite della caccia italiana insieme al 1° Stormo – all’inizio del Secondo conflitto mondiale venne trasferito in Africa settentrionale, sul campo T2 nei pressi di Tobruk. Fu assegnato alla 90ª Squadriglia del 10° Gruppo, agli ordini del capitano Maggini.

Il primo combattimento risale al 14 giugno 1940 e coincise con la prima vittoria dello Stormo: un Gloster Gladiator assegnato in collaborazione a Maggini, al tenente Guiducci – fraterno amico di Lucchini sin dai tempi della Spagna – al sergente Ceoletta e allo stesso Lucchini. Il 21 giugno un quadrimotore Sunderland dello Squadron 230, impegnato in ricognizione armata, venne intercettato all’alba da una coppia di piloti del 2° Stormo, i tenenti Piccolomini e Savoia, che lo mitragliarono a lungo. L’idrovolante fu poi inseguito dal sergente Steppi dell’84ª Squadriglia, al quale subentrò infine Lucchini che insistette nell’attacco costringendo il Sunderland a un ammaraggio forzato nel porto di Bardia, dove il pilota inglese sopravvissuto venne catturato. Fu questa la prima vittoria individuale attribuibile a Lucchini. Al termine del primo ciclo africano il pilota aveva al suo attivo altri due velivoli abbattuti individualmente (un Gladiator e un Hurricane).

Nei primi mesi del 1941 il 4° Stormo ricevette i Macchi C.200 e si trasferì in Sicilia per partecipare all’offensiva su Malta. La campagna fu aspra e difficile, e Lucchini dimostrò nuovamente le sue doti di ottimo tiratore e di leader determinato. Nel periodo giugno-settembre, ormai promosso capitano, aggiunse 4 Hurricane al suo palmarès. Particolarmente efficace la missione del 4 settembre, quando guidò insieme al tenente colonnello Romagnoli, al maggiore Beccaria e al capitano Festa una formazione di MC.200 che impegnò con successo gli Hurricane maltesi. Sul suo libretto di volo spiccano anche 7 rischiose missioni fotografiche. La campagna si concluse per Lucchini il 27 settembre con un grave incidente: costretto a un atterraggio forzato sull’isola di Ustica per un errore di rotta della formazione, ne uscì con gravi ferite al volto e a un braccio che lo costrinsero a un periodo di convalescenza.

Nell’autunno del 1941 il 4° Stormo ricevette finalmente il Macchi C.202, un caccia competitivo e atteso da tutti i piloti italiani. Su questo velivolo Lucchini colse le sue più brillanti vittorie. Il 1° dicembre 1941 gli venne affidato il comando dell’84ª Squadriglia. Prima di ripartire per il fronte si sposò, il 23 marzo 1942, con Luisa Milleri; al matrimonio assistettero, in rappresentanza del reparto, i colleghi Giannella (futuro asso con 12 vittorie) e Valignani. Ai primi di aprile era nuovamente in Sicilia per azioni di scorta bombardieri su Malta, durante le quali abbatté 2 Spitfire, il 5 e il 15 maggio. Lo Stormo venne quindi trasferito in Africa settentrionale per prendere parte all’offensiva estiva.

Quello fu per Lucchini il periodo più intenso e vittorioso. Tra il 4 giugno e il 3 settembre 1942 abbatté individualmente 9 aerei (4 Curtiss P-40, 2 Spitfire, 2 Hurricane e 1 Boston), oltre a numerosi altri in collaborazione. Particolarmente memorabile il combattimento del 4 giugno, quando Lucchini insieme ad altri quattro MC.202 del 10° Gruppo attaccò una formazione di 30 caccia nemici tra P-40 e Hurricane: gli inglesi persero 4 Hurricane e 2 P-40, uno dei quali abbattuto da Lucchini. Altro grande scontro avvenne il 10 luglio, quando 10 Macchi 202 dell’84ª Squadriglia attaccarono una formazione di 15 P-40; la battaglia aerea si concluse quando gli aerei italiani si ritirarono avendo esaurito le munizioni, rivendicando l’abbattimento di 8 aerei di cui uno distrutto da Lucchini.

Il 7 luglio il suo aereo venne colpito ma il pilota si salvò con un atterraggio d’emergenza a Qotafiya. Il 20 ottobre il radar tedesco Freya installato in zona tardò a rilevare una grande formazione di velivoli nemici: 13 caccia italiani decollarono per intercettare 24 bimotori tra Douglas Boston e Lockheed Hudson, scortati da 30 P-40 e 20 Spitfire. Al termine dello scontro il 4° Stormo rivendicò l’abbattimento di 24 aerei nemici; Lucchini danneggiò gravemente un Hudson ma il suo aereo venne colpito e fu costretto a un atterraggio di emergenza, cogliendo comunque la sua penultima vittoria individuale (un P-40).
Il 24 fu nuovamente abbattuto e questa volta gravemente ferito. Rientrò in patria su una nave-ospedale per un periodo di cure. Anche lo Stormo venne fatto rimpatriare dopo pochi giorni, chiudendo la campagna africana.

Nella primavera del 1943 Lucchini e il 4° Stormo tornarono in linea. In giugno fu nominato comandante del 10° Gruppo, schierato in Sicilia nei campi della piana di Catania. L’invasione alleata dell’isola era ormai alle porte e gli ultimi combattimenti furono frenetici. Il 5 luglio Lucchini decollò alle 10.25 alla testa dei Macchi del suo reparto per contrastare l’incursione di una formazione di B-17 americani del 99th Bomb Group diretti a bombardare Gerbini. Nello scontro – in cui cadde anche un altro asso del 4° Stormo, il sottotenente Leonardo Ferrulli – Lucchini colse la sua ultima vittoria, uno Spitfire della scorta, ma venne raggiunto dal fuoco incrociato dei quadrimotori e precipitò senza controllo sotto gli occhi di uno dei gregari, il tenente Bertolaso. La sua salma fu recuperata due giorni dopo, tra i rottami dell’aereo, pochi chilometri a est del campo.

Si chiuse così la vita di un pilota definito unanimemente uno dei migliori aviatori italiani di tutti i tempi. Amleto Monterumici, suo fedele gregario in molte missioni, ricordava la ferrea determinazione con cui affrontava il nemico, senza lasciarsi intimidire da sfavorevoli sproporzioni di forze: “Voleva combattere sempre e cercava coraggiosamente ogni occasione di scontro”. Dotato di straordinaria acutezza visiva, riusciva a scorgere e ad attaccare in anticipo gli avversari. Se a terra era serio e silenzioso, addirittura timido, in aria si trasformava diventando un combattente aggressivo al limite della temerarietà.

Citato due volte nel Bollettino di guerra – fatto rarissimo – il 5 settembre 1941 e il 6 luglio 1943, Lucchini fu decorato nel corso della carriera di 5 medaglie d’argento e 1 di bronzo al valor militare, di tre croci di guerra e della Croce di Ferro tedesca di II classe. Per la sua eroica ultima azione – la 262ª nel corso del conflitto – oltre che per l’intera carriera di pilota e di comandante, fu insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Informazioni aggiuntive

  • Data di Nascita: 24 Dicembre 1914 
  • Data morte: 5 Luglio 1943  
  • Vittorie: 21  
  • Forza aerea: Regia Aeronautica 
  • Bibliografia – Riferimenti:
    • Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della seconda guerra mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
    • Wikipedia

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