In tutta la Regia Aeronautica lo conoscevano come “Banana”. Il soprannome, che Ennio Tarantola portava con orgoglio, derivava dal suo primo mestiere: vendere banane da un carretto in piazza Cavour, nel cuore della sua Como. Da quel lavoro modesto sarebbe arrivato a diventare uno degli assi più decorati dell’aviazione italiana, con undici vittorie aeree conquistate in tre conflitti diversi – la guerra civile spagnola, la Seconda guerra mondiale e, infine, la breve stagione dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana. Uomo semplice e alla mano, rimase sempre fedele alla filosofia che amava ripetere: “Appena staccate le ruote da terra il grado non contava più niente, contava solo chi era più bravo”.
Origini e vocazione al volo
Ennio Tarantola nacque a Como il 19 gennaio 1915. La passione per il volo si manifestò prestissimo: a diciassette anni frequentò una scuola di volo per alianti, conseguendo la licenza. Deciso a trasformare quella passione in una professione, entrò nella Regia Aeronautica e frequentò la Scuola Militare di Volo di Milano-Malpensa, dove ottenne il brevetto di pilota militare.
Con il grado di sergente pilota fu assegnato alla 151ª Squadriglia del 6° Stormo, basata a Campoformido, e successivamente alla Scuola Caccia. Aveva appena 110 ore di volo all’attivo quando, nel 1936, si offrì volontario per la Spagna.
Guerra Civile Spagnola
Tarantola raggiunse la penisola iberica aggregandosi all’Aviazione Legionaria italiana. Fu inquadrato nella celebre squadriglia “Cucaracha” del XVI Gruppo Caccia Terrestri, dove volò sul biplano Fiat CR.32. Con la tipica autoironia che lo avrebbe sempre contraddistinto, fece dipingere sulla coda del suo velivolo la scritta “Pivello”.
Il 20 gennaio 1938 ottenne la sua prima vittoria aerea, abbattendo un Polikarpov I-15 delle forze repubblicane. Durante i mesi trascorsi in Spagna accumulò quattrocento ore di volo, un’esperienza che lo trasformò da novellino in pilota consumato. Rientrò in Italia nell’ottobre 1938 con due medaglie d’argento al valor militare sul petto.
In patria riprese servizio nella 155ª Squadriglia del 3° Gruppo, 6° Stormo Caccia Terrestre, sempre equipaggiata con i Fiat CR.32.
Seconda guerra mondiale
Allo scoppio del conflitto, nel giugno 1940, il reparto di Tarantola fu trasferito in Sardegna, sull’aeroporto di Monserrato. I lunghi voli di ricognizione marittima che gli furono affidati gli causarono problemi di salute.
Al rientro in servizio attivo venne destinato a un impiego del tutto diverso: lo Junkers Ju 87, il celebre Stuka che gli italiani chiamavano “Picchiatello”. Per i reparti di bombardamento in picchiata erano stati selezionati piloti esperti provenienti dalla caccia, e Tarantola fu tra questi. Per circa otto mesi, dal marzo all’ottobre 1941, operò nelle squadriglie 209ª e 239ª agli ordini del capitano Giuseppe Cenni, valoroso asso della guerra di Spagna.
Il 29 giugno 1941 Tarantola centrò con una bomba il cacciatorpediniere australiano HMAS Waterhen, in navigazione tra Alessandria e Tobruk. La nave, già danneggiata da precedenti attacchi tedeschi, affondò. Ma il giorno seguente il suo Ju 87 fu abbattuto e Tarantola precipitò in mare, dove rimase diciotto ore aggrappato al battellino di salvataggio prima di essere recuperato da un idrovolante Cant Z.501 Gabbiano.
Quell’esperienza lo convinse a chiedere il ritorno alla sua vecchia specialità.
La 151ª Squadriglia e il sodalizio con Niclot Doglio
Il 4 novembre 1941 Tarantola fu assunto in forza alla 151ª Squadriglia del 20° Gruppo, comandata dal capitano Furio Niclot Doglio. Il reparto operava dall’aeroporto di Martuba, in Libia, equipaggiato con i caccia Fiat G.50.
Il 19 novembre la base avanzata di Sidi Rezegh, dove la squadriglia si era temporaneamente trasferita, fu attaccata da bombardieri Bristol Blenheim. Diciotto G.50 furono distrutti al suolo. Tarantola riuscì a salvare il proprio velivolo con un’azione temeraria: decollò sotto il bombardamento e raggiunse Martuba.
Su quel G.50 scampato alla distruzione, il 5 dicembre 1941 abbatté il suo primo aereo della Seconda guerra mondiale, un Curtiss P-40. Fu l’inizio della sua nuova carriera di cacciatore.
Nei giorni successivi il reparto ripiegò prima su Agedabia, poi rientrò in Italia a Reggio Calabria per essere riequipaggiato con i nuovi Macchi C.202 Folgore. All’inizio del 1942 la 151ª Squadriglia fu assegnata al ricostituito 51° Stormo.
Malta: la stagione più intensa
Nel giugno 1942 il 51° Stormo fu trasferito all’aeroporto di Ponte Olivo, presso Gela, in Sicilia, per partecipare all’offensiva contro Malta. Tarantola volava sul Macchi C.202 matricola 151-2, riconoscibile per la vistosa scritta “Dài, Banana!” dipinta sul cofano motore.
Nei cieli dell’isola si formò una delle coppie più affiatate della caccia italiana. Tarantola, nel ruolo di gregario, e Niclot Doglio, come leader, sfruttarono al massimo le potenzialità della formazione a due, proteggendosi a vicenda e coordinando gli attacchi con precisione letale.
Il 1° luglio Tarantola rivendicò il suo primo Spitfire, seguito da un secondo il 4 luglio. Il 7 luglio, in collaborazione con il suo comandante, abbatté lo Spitfire del sergente David Ferraby del 185 Squadron. Due giorni dopo, durante una scorta a bombardieri Ju 88 su Luqa, entrambi furono colti da malore a ottomila metri di quota per un malfunzionamento dell’impianto dell’ossigeno: precipitarono per migliaia di metri prima di riprendere conoscenza e riguadagnare il controllo dei velivoli.
Il 10 luglio parteciparono alla grande battaglia aerea a sud di Rabat, ottenendo un’altra vittoria condivisa. Il 23 luglio Tarantola abbatté il suo quinto aereo nemico – uno Spitfire precipitato nella baia di St. Thomas – diventando ufficiosamente un “asso”.
Nel solo mese di luglio 1942, sotto le raffiche delle mitragliatrici della coppia Niclot-Tarantola caddero undici Spitfire: sei abbattuti dal comandante, tre dal gregario, due in collaborazione.
La morte di Niclot
Il 27 luglio 1942 Tarantola visse il giorno più tragico della sua carriera. Durante una scorta ai Ju 88 nei pressi di Gozo, la sezione di quattro MC.202 fu attaccata simultaneamente da quattordici Spitfire. Nel caos del combattimento, Niclot Doglio fu colpito dai cannoncini dell’asso canadese George Beurling e precipitò in fiamme nel canale tra Malta e Gozo.
Tarantola, ferito a un braccio, riuscì a rientrare alla base. La perdita del comandante lo colpì profondamente. Per tutta la vita avrebbe conservato un ricordo pieno di affetto e ammirazione per l’uomo che lo aveva voluto come gregario.
Ultimi combattimenti su Malta
Le operazioni contro Malta proseguirono nei mesi successivi. In ottobre Tarantola abbatté altri due Spitfire. Il 14 ottobre, durante una scorta a bombardieri Ju 88 diretti sull’aeroporto di Hal Far, la formazione italo-tedesca fu intercettata da diciannove caccia nemici. Tarantola riuscì ad abbattere uno Spitfire, ma il suo Macchi fu gravemente danneggiato. Memore delle diciotto ore trascorse in mare l’anno precedente, questa volta ritardò il lancio con il paracadute finché non si trovò sulla verticale della Sicilia. Atterrò illeso, ma riportò gravi ustioni alle gambe che lo tennero lontano dai voli per lungo tempo.
Nel dicembre 1942 la squadriglia si trasferì a Ciampino per ricevere i nuovi Macchi C.205 Veltro.
Sardegna e ultime vittorie
Nel maggio 1943 la 151ª Squadriglia tornò in prima linea, questa volta all’aeroporto di Capoterra, presso Cagliari, per contrastare le incursioni dell’aviazione americana sulla Sardegna.
Il 20 giugno 1943 Tarantola abbatté un P-40 e il 30 luglio un P-38 Lightning. Il 2 agosto visse una giornata epica: cinque missioni di guerra segnate sul libretto di volo. Durante i combattimenti al largo di Capo Pula, contro formazioni di P-40 del 325th Fighter Group e P-38 del 14th Fighter Group, gli furono accreditati altri due P-38. Colpì inoltre un idrovolante Catalina ammarato, rendendolo inutilizzabile.
In quello stesso scontro cadde il suo amico maresciallo Pietro Bianchi, asso con cinque vittorie, al quale sarebbe stata conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
L’8 settembre 1943, provato nel fisico e nello spirito, Tarantola abbandonò il reparto e tornò a casa.
Aeronautica Nazionale Repubblicana
Nel 1944 decise di arruolarsi nell’Aeronautica Nazionale Repubblicana, entrando nella Squadriglia complementare “Montefusco-Bonet” con il compito di contrastare i bombardamenti alleati sulle città italiane.
Il 25 aprile 1944 decollò a bordo di un Fiat G.55 Centauro insieme ad altri otto piloti per intercettare una formazione di centodiciassette B-24 Liberator scortati da quarantacinque P-47 Thunderbolt del 325th Fighter Group, diretti a colpire lo stabilimento Fiat Avio di Torino. I caccia italiani attaccarono i bombardieri ma furono subito intercettati dalla scorta. Il G.55 di Tarantola fu colpito pesantemente e il pilota dovette lanciarsi, riportando ancora una volta gravi ustioni alle gambe.
Le ferite richiesero una lunga convalescenza e posero fine alla sua vicenda bellica.
Bilancio
Al termine del conflitto Ennio Tarantola aveva al suo attivo undici vittorie aeree individuali – una in Spagna e dieci nella Seconda guerra mondiale – più quattro in collaborazione con altri piloti. A queste si aggiungeva il contributo all’affondamento del cacciatorpediniere Waterhen.
I velivoli abbattuti comprendevano: un Polikarpov I-15, due Curtiss P-40, cinque Supermarine Spitfire, tre Lockheed P-38 Lightning.
Dopoguerra
Dopo la guerra Tarantola entrò nella neocostituita Aeronautica Militare Italiana. Servì dapprima come istruttore di volo, poi ebbe l’onore di entrare nella Pattuglia Acrobatica Nazionale come solista. Nel corso della sua carriera postbellica volò su Fiat G.46, Fiat G.59 e de Havilland Vampire.
Fu congedato nel novembre 1960 e si stabilì a Cesenatico, dove trascorse il resto della vita. Morì il 30 luglio 2001, all’età di ottantasei anni.
Informazioni aggiuntive
- Data di Nascita: 19 Gennaio 1915
- Data morte: 30 Luglio 2001
- Vittorie: 11
- Forza aerea: Regia Aeronautica
- Bibliografia – Riferimenti:
- Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
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