
La famiglia Solaroli, marchesi di Briona, vantava una lunga tradizione militare. Dal bisnonno Paolo, veterano delle guerre risorgimentali, il medagliere familiare si era arricchito nel tempo di ben 9 decorazioni al valor militare, tra cui 3 medaglie d’oro. Per il giovane Giorgio, nato a Torino il 17 luglio 1918 da Carlo e Elena Ceriana Mayneri, indossare l’uniforme non fu quindi una scelta ma quasi un destino. A differenza del compagno di reparto Bordoni Bisleri, che viveva la guerra come una competizione sportiva, Solaroli la intese come dovere verso le proprie origini.
Terminato il liceo, presentò domanda all’Accademia Aeronautica di Caserta dove fu ammesso al corso “Sparviero”, entrando in servizio permanente effettivo il 1° ottobre 1939. Sarebbe diventato il primo asso della Regia Aeronautica proveniente dai corsi regolari dell’Accademia. Dopo il brevetto di pilota militare, conseguito nel luglio 1940, completò l’addestramento alla caccia presso la scuola di Castiglione del Lago.
La sua prima assegnazione operativa fu la 95ª Squadriglia del 18° Gruppo, 3° Stormo. Con questa unità, inquadrata nel Corpo Aereo Italiano, raggiunse il Belgio nell’autunno del 1940 per prendere parte alle operazioni contro l’Inghilterra. Rientrato in patria e promosso tenente nel febbraio 1941, passò al 23° Gruppo che operava dalla Sicilia contro Malta.
Fu in questo teatro che Solaroli ricevette il primo incarico di comando: la 377ª Squadriglia autonoma, nata nel luglio 1941 sotto la guida del capitano Pietro Calistri per valutare in condizioni operative il caccia Reggiane Re.2000. Il velivolo non mantenne le promesse, ma permise a Solaroli di sperimentare un impiego insolito: tre incursioni notturne contro gli aeroporti maltesi di Mikabba e Hal Far, condotte tra il 15 novembre e il 1° dicembre 1941. Nel diario che tenne durante la guerra, il pilota annotò riflessioni lucide su queste missioni, evidenziando quanto i cacciatori italiani fossero impreparati al volo con i soli strumenti di bordo.
Sul finire del 1941 Solaroli tornò alla 74ª Squadriglia. Il reparto si spostò a Torino-Mirafiori per ricevere prima i Fiat G.50, poi – da maggio 1942 – i più moderni Macchi C.202. Il 15 maggio il 3° Stormo venne ricostituito agli ordini del colonnello Tito Falconi; meno di due mesi dopo, l’8 luglio, era già in Africa settentrionale. Il 23° Gruppo si installò progressivamente a Castelbenito, Derna e infine ad Abu Haggag, a novanta chilometri dal fronte di El Alamein.
Il 4 settembre 1942 rimane la giornata più intensa della carriera di Solaroli. In pattuglia con il capitano Tugnoli e il sergente maggiore Mantelli, a quattromila metri di quota avvistò bombardieri Boston scortati da numerosi P-40. Lanciandosi all’attacco, abbatté due caccia nemici in rapida successione. Ma mentre puntava un terzo avversario, le raffiche del sergente Stebbing dello Squadron 260 colpirono il suo Macchi, provocando un principio d’incendio e ferendolo alla testa e a un piede. Anziché lanciarsi, Solaroli tentò di raggiungere le linee amiche e riuscì a posare l’aereo in territorio italiano. Solo a terra scoprì, grazie a tre bersaglieri accorsi con cautela, di essere atterrato in un campo minato.
Dopo un mese di convalescenza riprese a volare. Il 20 ottobre conseguì un’altra vittoria insieme al sergente Mandolesi, e il 27 un’altra ancora con il capitano Pinna. Promosso capitano per merito di guerra, il 3 dicembre 1942 assunse il comando della 95ª Squadriglia del 18° Gruppo. Nei mesi seguenti il reparto seguì la ritirata delle forze dell’Asse attraverso Tauorga, Medenine, Gabes e El Hamma. In questo periodo Solaroli incrementò il proprio palmarès con 2 Spitfire, 1 P-38 e 1 B-26, l’ultimo dei quali abbattuto il 23 marzo 1943.
A fine marzo lo Stormo rientrò in Italia, sostando a Milano-Bresso per il riequipaggiamento. L’ultima fase della guerra vide Solaroli impegnato da Cerveteri nella difesa della capitale. Ai suoi quattro P-38 abbattuti tra luglio e settembre si aggiunse l’ultima vittoria il 3 settembre, pochi giorni prima dell’armistizio. Il bilancio finale ammontava a 11 successi individuali e 1 in collaborazione.
L’8 settembre 1943 chiuse la carriera militare di Solaroli. Undici giorni dopo sposò Laura Floriani Salviati, con la quale avrebbe avuto quattro figli. Nel dopoguerra si dedicò all’azienda agricola di famiglia e ricoprì a lungo la presidenza dell’Aero Club di Torino. Nel 1988 diede alle stampe “Ricordi di un pilota da caccia”, testimonianza preziosa di quegli anni. Si spense il 14 dicembre 1996, lasciando un medagliere che comprendeva 2 medaglie d’argento al valor militare, 1 di bronzo e la Croce di Ferro tedesca di II classe.
Informazioni aggiuntive
- Data di Nascita: 17 Luglio 1918
- Data morte: 14 Dicembre 1996
- Vittorie: 11
- Forza aerea: Regia Aeronautica
- Bibliografia – Riferimenti:
- Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
- Wikipedia
