Il Pompeo Magno fu un incrociatore leggero della Regia Marina appartenente alla classe Capitani Romani, settima unità in ordine di varo. Costruito dai Cantieri Navali Riuniti di Ancona, fu impostato il 3 settembre 1939, varato il 24 agosto 1941, completato il 4 giugno 1943 ed entrato in servizio il 24 giugno 1943: assieme all’Attilio Regolo e allo Scipione Africano fu una delle sole tre unità della classe a entrare in servizio attivo prima dell’armistizio. Per le caratteristiche tecniche della classe si rimanda alla scheda capoclasse.
Il nome e il motto
La nave era intitolata a Pompeo Magno (Gnaeus Pompeius Magnus, 106 a.C. – 48 a.C.), generale e uomo politico romano. Prima alleato poi avversario di Giulio Cesare, Pompeo fu a lungo il principale referente del partito senatoriale e il più potente militare di Roma prima che le guerre civili ridisegnassero il mondo repubblicano. Sconfitto a Farsalo nel 48 a.C., fu assassinato in Egitto dove aveva cercato rifugio. Il motto della nave, Virtute duce, comite fortuna — «la virtù come guida, la fortuna come compagna» — era tratto dalle Epistulae ad familiares di Cicerone a Lucio Munazio Planco.
Il servizio nella Regia Marina

Assegnato alla base di Taranto, il Pompeo Magno svolse alcune missioni di posa di mine nel periodo che intercorse tra l’entrata in servizio e l’armistizio, senza partecipare ad azioni di superficie degne di nota. La sua attività prebellica fu dunque simile a quella dell’Attilio Regolo, che aveva trovato nella posa di campi minati l’impiego più consono alle caratteristiche della classe: velocità elevata, autonomia sufficiente, piccolo profilo.
Alcune fonti attribuiscono al Pompeo Magno uno scontro notturno con cinque motosiluranti alleate nello Stretto di Messina nella notte tra il 12 e il 13 luglio 1943, nel quale avrebbe intercettato le unità nemiche con il radar EC3/ter «Gufo» e ne avrebbe affondate due, danneggiandone gravemente una terza. La gran parte delle fonti, tuttavia, attribuisce allo Scipione Africano il solo scontro documentato con certezza, quello della notte tra il 16 e il 17 luglio, nel quadro dell’Operazione Scilla. Non essendo stato possibile consultare i giornali di bordo di entrambe le unità, non si può escludere che le fonti abbiano attribuito a due navi diverse un unico episodio.
L’armistizio e la tensione a Taranto
All’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Pompeo Magno si trovava a Taranto insieme allo Scipione Africano e al Luigi Cadorna, inquadrati nel Gruppo Incrociatori Leggeri agli ordini del contrammiraglio Giovanni Galati, a sua volta subordinato all’ammiraglio di squadra Bruto Brivonesi, comandante del Dipartimento Militare Marittimo dello Ionio. Le due corazzate Duilio e Andrea Doria completavano le forze da battaglia presenti in porto, sotto il comando diretto dell’ammiraglio Alberto Da Zara.
La mattina del 9 settembre giunse l’ordine di muovere per Malta. La reazione non fu uniforme: tra gli ufficiali della base si tenne una riunione nella quale molti propendevano per l’autoaffondamento. Il contrammiraglio Galati si rifiutò esplicitamente di obbedire, dichiarando l’intenzione di salpare verso nord, o di cercare uno scontro finale, o di affondare le navi. Brivonesi, dopo aver tentato inutilmente di convincerlo a rispettare gli ordini del re, lo fece mettere agli arresti in fortezza insieme al capitano di vascello Baslini e al tenente di vascello Adorni, che avevano assunto la stessa posizione. Non si trattava di un caso isolato: tensioni simili — seppur con esiti diversi — si registrarono in quasi tutti i porti italiani in quei giorni; a Taranto, però, la catena di comando regge e alla fine prevale l’obbedienza agli ordini.
Tra le 16:00 e le 17:00 del 9 settembre la formazione guidata da Da Zara — le due corazzate, il Cadorna, il Pompeo Magno e il cacciatorpediniere Nicoloso da Recco — lasciò la base. Verso le 19:00 quattro cacciabombardieri tedeschi attaccarono in picchiata la Duilio, sganciando bombe cadute a pochi metri dalla nave senza causare danni; le navi risposero con il fuoco contraereo. Alle 9:30 del giorno successivo un cacciatorpediniere britannico si mise di prora alla formazione, raggiunto nel pomeriggio da otto motosiluranti che scortarono le unità italiane fino a Malta, dove giunsero alle 17:50 ormeggiandosi al largo di Madliena Tower. Qui il gruppo di Da Zara si ricongiunse con quello proveniente da La Spezia, guidato dopo il tragico affondamento della Roma dall’ammiraglio Bergamini.

La cobelligeranza e il dopoguerra
Il 4 ottobre 1943 il Pompeo Magno salpò da Malta con numerose altre unità per rientrare in Italia. Inquadrato nell’VIII Divisione Incrociatori a Taranto e poi, dal 2 febbraio 1944, nelle dipendenze della VII Divisione, svolse durante la cobelligeranza alcune missioni di trasporto senza partecipare ad azioni di combattimento rilevanti.
Il trattato di pace avrebbe dovuto assegnare il Pompeo Magno alla Francia, insieme all’Attilio Regolo e allo Scipione Africano. Nel luglio 1948 i governi italiano e francese modificarono tuttavia gli accordi: i francesi ritennero — erroneamente — che il Pompeo Magno soffrisse delle deformazioni dello scafo che affliggevano in realtà l’Attilio Regolo, silurato nel 1942 e riparato con la prua del Caio Mario. L’equivoco risultò fortunato per la Marina Militare italiana, che tenne la nave e la destinò a una ricostruzione completa.
I lavori si svolsero tra il 1953 e il 1955 presso i Cantieri del Tirreno di Genova. Lo scafo, ridotto all’essenziale, fu completamente ricostruito come cacciatorpediniere conduttore, con lo stesso criterio adottato per il gemello Giulio Germanico: l’armamento originale da 135 mm fu rimpiazzato con sei cannoni americani da 127/38 mm in grado di svolgere anche funzioni contraeree. La nave entrò in servizio nella Marina Militare il 1° luglio 1955 con il nome di San Giorgio (distintivo ottico D 562). Dal 1963 al 1965 fu sottoposta a ulteriori modifiche per il ruolo di nave scuola, che svolse per gli allievi dell’Accademia Navale di Livorno con crociere addestrative in Europa, Nord America e Asia. Fu posta in disarmo il 1° febbraio 1980 e radiata in seguito.
Informazioni aggiuntive
- Nazione: Italia
- Tipo nave: Incrociatore
- Classe: Capitani Romani
- Cantiere:
CNR, Ancona
- Data impostazione: 03/09/1939
- Data Varo: 24/08/1943
- Data entrata in servizio: 04/06/1943
- Lunghezza m.: 142.2
- Larghezza m.: 14.4
- Immersione m.: 4.9
- Dislocamento t.: 5.035
- Apparato motore:
4 caldaie Thornycroft, 4 turbine Parsons, 2 assi
- Potenza cav.: 110.000
- Velocità nodi: 40
- Autonomia miglia: 4.352
- Armamento:
- 8 cannoni da 135/45 (4 installazioni binate)
- 8 cannoni Breda 37/54 (affusti singoli)
- 8 mitragliere da 20/70<(4 installazioni binate)
- 8 tubi lanciasiluri da 533 mm (2 installazioni quadruple)
- Corazzatura:
- Torrette: 6-20 mm
- Barbette: 15 mm
- Equipaggio: 418
- Bibliografia – Riferimenti:
- Jane’s Fighting Ships of World War II, Crescent Books ISBN: 0517679639
- Wikipedia
- Si vis pacem para bellum
