Giuseppe “Bepi” Biron fu uno degli aviatori italiani dalla carriera più lunga e avventurosa del Novecento. Combatté in Etiopia, in Spagna, in Russia e nella difesa dell’Italia, accumulando otto vittorie aeree confermate e numerose altre in collaborazione. Aderì all’Aeronautica Nazionale Repubblicana, perse un occhio in un attentato partigiano, fu allontanato dall’aviazione nel dopoguerra e vi rientrò per diventare uno dei più stimati istruttori di volo strumentale dell’Aeronautica Militare, volando fino ai caccia supersonici F-104. È ricordato anche come l’inventore dello stemma del 22° Gruppo, ancora oggi in uso.
Le origini e la vocazione al volo
Giuseppe Biron nacque a Legnago, in provincia di Verona, il 13 ottobre 1914. Il padre Ferruccio gestiva un negozio di abbigliamento. Allo scoppio della Prima guerra mondiale la famiglia si trasferì sul Lago Maggiore, tornando poi definitivamente a Treviso al termine del conflitto. Qui il giovane Bepi frequentò le scuole elementari “Edmondo De Amicis”, il collegio “San Pio X” e infine l’istituto commerciale “Riccati”.
Durante l’ultimo anno di studi, nonostante le resistenze familiari, abbandonò la scuola per partecipare a un concorso per sottufficiali piloti indetto dalla Regia Aeronautica nel 1931. Per ottenere il consenso dei genitori promise che avrebbe completato gli studi una volta entrato in aeronautica, proseguendo la carriera come ufficiale – una promessa che avrebbe mantenuto.
L’addestramento e l’incidente di Trieste
Dopo un periodo iniziale a Parma, Biron fu inviato alla scuola di pilotaggio civile della CNA sull’aeroporto del Littorio, a Roma. Il 12 aprile 1933 effettuò il primo volo su un biplano Fiat AS.1, passando poi ai Breda Ba.25 e completando l’addestramento avanzato sui Caproni Ca.100 a San Vito dei Normanni. Il 7 settembre 1933, a diciannove anni e con il grado di sergente pilota, divenne ufficialmente pilota militare della Regia Aeronautica.
Fu assegnato alla 96ª Squadriglia del IX Gruppo, 4° Stormo, basato sull’aeroporto di Merna presso Gorizia. Dopo l’abilitazione sul Fiat CR.20 biposto, prese a volare sui CR.20 Asso, dimostrandosi un pilota acrobatico di notevole talento. Forse troppo esuberante.
Il 15 aprile 1935, durante un volo con un collega che voleva salutare la fidanzata a Trieste, Biron rimase in attesa sul golfo. Non sapendo come ingannare il tempo, decise di passare in mezzo ai due piloni di Piazza Unità d’Italia al termine di una lunga picchiata. Il biplano colpì uno dei piloni, perdendo parte dell’ala inferiore sinistra, che precipitò sulla piazza sotto gli occhi del prefetto che osservava esterrefatto dalla finestra del suo ufficio. Con ogni trucco di cui era a conoscenza, Biron riuscì comunque a riportare il velivolo danneggiato all’aeroporto di Merna.
Il generale Francesco Pricolo, comandante della 2ª Squadra aerea, dispose che fosse rimosso dal grado, gli fosse ritirato il brevetto, pagasse i danni e venisse immediatamente congedato. Solo l’intercessione del comandante dello Stormo, Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, salvò il giovane pilota dalla radiazione: fu trasferito al 3° Stormo di Bresso, Milano.
La guerra d’Etiopia
Appena arrivato alla nuova destinazione, Biron si offrì volontario per l’Africa orientale, dove la guerra con l’Etiopia era ormai imminente. Nell’ottobre 1935 fu trasferito a Capua presso la neocostituita 108ª Squadriglia Ricognizione Strategica, equipaggiata con gli IMAM Ro.37bis Lince. Il 20 novembre 1935 arrivò in Somalia, all’aeroporto di Gorrahei, da dove la squadriglia operò in appoggio alle forze del generale Rodolfo Graziani che avanzavano su Giggiga e Harrar.
Debilitato dalla malaria, continuò comunque a prestare servizio fino al termine delle ostilità, distinguendosi particolarmente l’8 aprile 1936 quando, a cinquanta chilometri dalle linee italiane, il motore del suo ricognitore si guastò. Anziché tentare di rientrare rischiando di danneggiare irreparabilmente il velivolo, atterrò sul posto, rimase a guardia dell’apparecchio e attese con serenità i soccorsi. Il giorno successivo, riparato il motore, rientrò alla base. Per questa e altre azioni ricevette la medaglia di bronzo al valor militare.
Il 7 dicembre 1936 si imbarcò a Mogadiscio, arrivando a Napoli il 21 dicembre in condizioni così precarie da essere immediatamente ricoverato in ospedale. Fu dimesso solo alla vigilia di Natale.
La guerra civile spagnola
Nel febbraio 1937, ripreso servizio, fu assegnato prima alla 155ª Squadriglia del 6° Stormo a Gorizia, poi alla 150ª Squadriglia di Campoformido, dotata di caccia Fiat CR.32 agli ordini di Adriano Mantelli. Nel novembre 1937, dopo aver fatto domanda come volontario per la Spagna, fu trasferito a Rimini-Miramare e promosso maresciallo.
Nell’aprile 1938 fece parte della pattuglia acrobatica nazionale che si esibì durante la visita di Adolf Hitler in Italia, volando sull’addestratore Caproni Ca.113. In luglio il generale Pricolo – lo stesso che tre anni prima aveva ordinato il suo congedo – effettuò una visita ispettiva a Rimini-Miramare. Mentre passava in rassegna il personale, Biron uscì dai ranghi esclamando: “Eccellenza, voglio andare in Spagna!”. Pricolo si informò su chi fosse quel pilota, poi disse: “Biron, quello di Trieste? Andrai in Spagna”.
Nel settembre 1938, sotto il falso nome di “José Birosi” e con il grado spagnolo di alferez, arrivò via mare a Cadice e fu trasferito a Siviglia per prestare servizio nella 33ª Squadriglia del VI Gruppo, basata a Puig Moreno. Poco dopo fu spostato alla 24ª Squadriglia del XVI Gruppo “Cucaracha” a Caspe, dove divenne gregario di fiducia del comandante, il tenente colonnello Arrigo Tessari.
Il 4 novembre 1938 colse i primi successi personali, abbattendo due Polikarpov I-15 Chato. Al termine delle ostilità rientrò in patria sul piroscafo Duilio, decorato con due medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare.
Il fronte russo e lo stemma del 22° Gruppo
Al rientro dalla Spagna fu assegnato alla 369ª Squadriglia del 54° Stormo, basata a Treviso. Lo Stormo fu riequipaggiato prima con i nuovi Fiat CR.42 Falco, poi con i monoplani Macchi C.200 Saetta. Nel novembre 1939, mantenendo fede alla promessa fatta ai genitori, fu ammesso al XIII Corso d’integrazione per sottufficiali presso l’Accademia Aeronautica di Caserta. Il biennio di formazione terminò nell’aprile 1941: con il grado di sottotenente fu inviato al 22° Gruppo Autonomo Caccia Terrestre di Tirana, in Albania.
Il 9 agosto 1941 le tre squadriglie del Gruppo – la 359ª, la 362ª e la 369ª, con cinquantuno MC.200 – decollarono da Tirana alla volta dell’Unione Sovietica. Il viaggio fu compiuto in formazione con tappe a Belgrado, Bucarest e Tudora, raggiungendo l’aeroporto di Krivoj Rog. Al seguito dell’avanzata delle truppe dell’Asse il Gruppo si trasferì poi a Zaporož’e e infine a Stalino.
Durante una sosta a Tirana, prima della partenza per l’Ucraina, Biron – memore del distintivo della “Cucaracha” spagnola, uno scarafaggio che suonava il sassofono facendone uscire piccoli aerei “rossi” – disegnò il nuovo emblema del 22° Gruppo: uno spaventapasseri che fuma la pipa, da cui escono stelline rosse che simboleggiano i caccia sovietici abbattuti. Il distintivo, inserito in un triangolo bianco rovesciato, fu adottato come stemma ufficiale del reparto. Sopravvissuto alla guerra, ha adornato le fusoliere dei Macchi C.200, poi dei jet a reazione, e infine degli F-104 Starfighter, rimanendo in uso fino ai giorni nostri.
Sul fronte russo il 22° Gruppo affrontò condizioni ambientali terribili: l’inverno era particolarmente rigido e i C.200 avevano l’abitacolo aperto. Nonostante le difficoltà, Biron si distinse per le sue doti di cacciatore. Nel periodo febbraio-marzo 1942 collaborò all’abbattimento di numerosi I-16 e MiG-1. I diari storici del 22° Gruppo non riportano mai i singoli abbattitori, ma gli vengono attribuiti almeno un MiG-3 abbattuto con certezza, un MiG-3 e un I-16 probabili, oltre a vittorie in collaborazione tra cui un bombardiere Tupolev SB.
Nell’aprile 1942 il 22° Gruppo fu sostituito dal 21° e iniziò il rientro in patria. Il 30 aprile Biron sbarcò all’aeroporto di Venezia-San Nicolò e andò direttamente a Treviso a sposare la fidanzata Tina. Per le attività sul fronte orientale ricevette una terza medaglia d’argento al valor militare e la Croce di Ferro tedesca di II classe.
La difesa dell’Italia
Al rientro dalla licenza matrimoniale riprese servizio presso il 22° Gruppo, ora dislocato a Ciampino e dotato dei nuovi caccia Reggiane Re.2001. Dall’autunno 1942 il Gruppo compì attacchi contro convogli britannici nel Mediterraneo centrale, oltre a bombardamenti in picchiata su obiettivi a Bona (Algeria) e Malta. Per queste operazioni fu promosso tenente (con decorrenza 13 novembre 1942) e decorato con una quarta medaglia d’argento.
Nei primi mesi del 1943 il 22° Gruppo si trasferì a Napoli-Capodichino per intercettare i bombardieri alleati di ritorno dalle incursioni sul territorio italiano. In questa fase, pilotando un Macchi C.202 Folgore, Biron si aggiudicò l’abbattimento di un bombardiere Boeing B-17 Flying Fortress e di tre caccia Lockheed P-38 Lightning, oltre a un P-38 probabile. Le quattro vittorie individuali furono ottenute in soli sei combattimenti tra il 21 e il 28 agosto 1943, e gli valsero una quinta medaglia d’argento.
L’8 settembre 1943, mentre era in volo di ricognizione, avvistò l’imponente flotta alleata diretta verso Salerno. Rientrato alla base per riferire dell’avvistamento, fu informato della proclamazione dell’armistizio. Nei giorni seguenti, in assenza di ordini, i velivoli efficienti furono incendiati per non farli cadere nelle mani dei tedeschi. In uniforme, Biron risalì l’intera penisola raggiungendo la propria abitazione a Treviso.
L’Aeronautica Nazionale Repubblicana
Il 24 settembre si presentò all’aeroporto di Treviso, mettendosi a disposizione del colonnello Borgogno. In novembre fu trasferito a Gorizia per effettuare voli di trasferimento in Germania degli aerei italiani catturati dai tedeschi. Trovando tale attività disonorevole, si rifiutò di eseguire gli ordini, rispondendo duramente all’ufficiale tedesco che lo minacciava e chiedendo di tornare a combattere.
Il 27 dicembre 1943 entrò nella Squadriglia complementare d’allarme “Montefusco-Bonet”, costituita a Venaria Reale e dotata di Fiat G.55 Centauro. Il 29 marzo 1944 ebbe l’esordio in combattimento, durante il quale il capitano Giovanni Bonet perse la vita, abbattuto da un P-47 Thunderbolt. In giugno la Squadriglia fu incorporata nel 1° Gruppo Caccia dell’ANR.
Il 20 luglio 1944, durante un combattimento contro velivoli americani, il suo caccia fu gravemente colpito nei cieli di Oderzo. Si lanciò con il paracadute ma impattò contro i piani di coda, atterrando con gravi ferite interne. Rientrò in servizio il 26 agosto. In seguito il 1° Gruppo si trasferì in Germania per l’addestramento sui Messerschmitt Bf.109 delle versioni più recenti. Biron fu selezionato per l’addestramento al caccia a razzo Me.163 Komet, effettuando numerosi voli su alianti tra cui l’Habicht 6m, ma il programma fu sospeso per il precipitare degli eventi bellici.
L’attentato e la fine della guerra
La sera del 17 febbraio 1945, mentre si trovava in licenza a Treviso, Biron fu vittima di un attentato partigiano sul ponte di Bassano del Grappa. Sua moglie rimase illesa, ma lui perse l’occhio destro a causa dell’esplosione ravvicinata dell’ordigno.
Il 29 aprile il comandante del 1° Gruppo, Maggiore Adriano Visconti, si arrese ai rappresentanti del CLN. Biron fu rilasciato in agosto e tornò a casa, dove era appena nato il primo figlio, Giulio.
Il dopoguerra: dai processi ai jet supersonici
Allontanato dall’Aeronautica per collaborazionismo, Biron lavorò come custode presso il mercato ortofrutticolo di Treviso, poi come viaggiatore di commercio per la ditta Palmolive. Il 23 marzo 1947 fu prosciolto dall’accusa, ma rientrò in servizio attivo solo nel 1950, assegnato al radar della guida-caccia di Treviso.
A causa della perdita dell’occhio destro non avrebbe più potuto volare, ma grazie all’intervento del generale Aldo Remondino la situazione fu sbloccata: inizialmente dichiarato idoneo al volo con presenza di un altro pilota a bordo, la limitazione fu poi cancellata.
Assegnato al 51° Stormo a Istrana, Biron divenne uno dei più stimati istruttori di volo strumentale su velivolo Lockheed T-33, abilitando intere generazioni di piloti. Conseguì successivamente le abilitazioni su Fiat G.59, de Havilland Vampire, Republic F-84G e F-84F Thunderstreak, North American F-86K e infine sui Lockheed F-104G e Aeritalia F-104S Starfighter. Il 28 ottobre 1970, ormai colonnello, effettuò un volo a Mach 2,3 a una quota di 18.000 metri su F-104S.
Il 9 settembre 1971 compì il suo ultimo volo, andando in congedo per raggiunti limiti di età con il grado di generale di brigata aerea. Aveva accumulato circa 7.000 ore di volo totali, dai biplani di tela ai jet supersonici.
Giuseppe Biron si spense a Treviso il 23 febbraio 2011, all’età di novantasei anni. Rimane una figura leggendaria nella storia del 22° Gruppo, di cui creò lo stemma ancora oggi in uso.
Vittorie accreditate
Gli sono attribuite 8 vittorie aeree individuali confermate:
- 2 Polikarpov I-15 (Spagna)
- 1 Mikoyan-Gurevich MiG-3 (Russia)
- 1 Boeing B-17 (Italia)
- 3 Lockheed P-38 (Italia)
- 1 MiG-3 probabile (Russia)
- 1 Polikarpov I-16 probabile (Russia)
- 1 P-38 probabile (Italia)
A queste si aggiungono numerose vittorie in collaborazione, tra cui un bombardiere Tupolev SB sul fronte russo.
Informazioni aggiuntive
- Data di Nascita: 13 Ottobre 1914
- Data morte: 23 Febbraio 2011
- Vittorie: 8
- Forza aerea: Regia Aeronautica
- Bibliografia – Riferimenti:
- Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
- Wikipedia
