Warsailors

di redazione
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Warsailors.com

Odd Conrad Holm trascorse sedici mesi nei campi di lavoro francesi in Marocco e Algeria tra il 1940 e il 1942. Come molti marinai mercantili norvegesi, al ritorno in patria dopo la guerra non trovò celebrazioni ad attenderlo: i festeggiamenti erano finiti mesi prima, riservati ai soldati. Decenni dopo, sua figlia Siri avrebbe trasformato quella storia dimenticata nel più completo archivio online dedicato alla marina mercantile norvegese nella Seconda Guerra Mondiale.

Warsailors.com nacque come progetto personale, incentrato sulle lettere e i documenti del padre di Siri Lawson. Nel febbraio 2001, sommersa da email di ricercatori e discendenti di marinai che chiedevano informazioni sulle navi norvegesi, Siri decise di ampliare il sito creando un database sistematico. A quel tempo non esisteva nulla di simile su internet. L’11 novembre 2011, Re Harald V di Norvegia insignì Siri Lawson dell’Ordine al Merito Reale Norvegese (Cavaliere di Prima Classe) per il suo contributo alla ricerca storica.

Il contesto storico spiega l’importanza del progetto. Alla vigilia della guerra la Norvegia possedeva la quarta flotta mercantile del mondo, con circa 1.100 navi e oltre 30.000 marinai, il 7% del tonnellaggio mondiale. Le petroliere norvegesi erano particolarmente cruciali: fino all’ingresso in guerra degli Stati Uniti, la Norvegia forniva quasi metà del petrolio consegnato alla Gran Bretagna. Quando la Germania invase il paese il 9 aprile 1940, l’85% della flotta si trovava in acque neutrali o alleate. Il governo norvegese in esilio requisì queste navi creando Nortraship, che con circa 1.000 unità divenne la più grande compagnia di navigazione del mondo. Il prezzo fu altissimo: oltre 700 navi affondate e circa 3.700 marinai morti.

Il database principale del sito elenca alfabeticamente le navi della flotta Nortraship, quelle requisite dal governo in esilio che operarono con gli Alleati. Per ogni unità sono disponibili dati tecnici, storia operativa, destino finale e spesso liste degli equipaggi. Una sezione separata, la “Homefleet”, documenta le navi rimaste in Norvegia sotto controllo tedesco: traghetti, piroscafi costieri, cargo che mantennero in funzione la vita quotidiana del paese occupato, i cui equipaggi si trovarono nella difficile posizione di navigare per il nemico rischiando di essere affondati dai propri alleati.

La sezione dedicata ai convogli copre le principali rotte atlantiche: i convogli HX e SC dal Nord America alla Gran Bretagna, gli ON e ONS in direzione opposta, i convogli artici verso l’Unione Sovietica, le rotte verso Malta e il Mediterraneo. Per molti convogli sono disponibili le liste complete delle navi partecipanti e delle scorte.

Una caratteristica distintiva del sito sono le immagini digitalizzate delle “posisjonslister” (liste di posizione) di Nortraship, provenienti dagli Archivi Nazionali norvegesi. Questi documenti permettono di ricostruire dove si trovava una nave in un dato momento della guerra, informazione preziosa per i discendenti dei marinai.

Il Krigsseilerregisteret, il registro ufficiale norvegese dei marinai di guerra gestito dagli Archivi Nazionali, cita esplicitamente Warsailors.com tra le proprie fonti primarie, riconoscimento significativo per un progetto nato come iniziativa personale.

Il sito mantiene la struttura originale degli anni 2000, con pagine HTML statiche e una grafica essenziale ma funzionale. Siri Lawson, originaria di Hegra in Norvegia e residente negli Stati Uniti, ha ricevuto supporto tecnico dal figlio Konrad. Il sito è disponibile in inglese e norvegese.

La storia dei “krigsseilere” (marinai di guerra) norvegesi rimase a lungo un capitolo trascurato della storia nazionale. Come racconta la pagina dedicata a Odd Conrad Holm: quando finalmente poterono tornare a casa, molti non avevano visto le famiglie dalla fine degli anni Trenta, e i loro sacrifici furono a malapena riconosciuti. Le medaglie arrivarono decenni dopo, “troppo poco, troppo tardi”. Warsailors.com ha contribuito a restituire memoria a quella generazione dimenticata.

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