Walter Omiccioli e suo fratello maggiore Enzo costituiscono l’unica coppia di fratelli entrambi assi della caccia italiana. Enzo, maresciallo di terza classe, cadde in combattimento in Africa Orientale nel 1941 con cinque vittorie all’attivo e fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare. Walter, il minore, avrebbe combattuto nei cieli di Malta, del Mediterraneo e della Tunisia, totalizzando nove abbattimenti individuali prima di cadere prigioniero e riuscire a evadere. Noto in tutta l’aeronautica con i soprannomi “Ciulìn” e “Tigre 18” – quest’ultimo era il suo nominativo radio – era il classico antieroe: un’irrefrenabile esuberanza unita a una generosa dose di autoironia lo resero popolarissimo tra colleghi e comandanti.
Le origini e l’arruolamento
Walter Adriano Corrado Omiccioli nacque a Fano il 12 marzo 1920. Si arruolò giovanissimo nella Regia Aeronautica e, dopo aver frequentato la Scuola di volo di Ghedi, fu assegnato con il grado di sergente pilota alla 98ª Squadriglia del 7° Gruppo, 54° Stormo. Il 7° Gruppo era stato da poco trasformato da reparto d’assalto a caccia e disponeva di una dotazione mista di biplani Fiat CR.42 e monoplani Macchi MC.200.
Malta 1941: le prime vittorie
Omiccioli entrò in combattimento nei cieli di Malta nell’estate del 1941. Il 30 giugno ottenne la sua prima vittoria abbattendo un Hawker Hurricane in collaborazione con il comandante di squadriglia, il capitano Saverio Gostini. Meno di un mese dopo arrivarono le prime vittorie individuali: il 25 luglio distrusse un secondo Hurricane e il giorno seguente, durante una missione di scorta a mezzi d’assalto della Regia Marina, ne abbatté un terzo.
Nei tre mesi successivi continuò a mietere successi, abbattendo altri tre Hurricane nel periodo agosto-ottobre. Il 14 ottobre 1941 partecipò a un’audace azione di mitragliamento sugli aeroporti maltesi, nel corso della quale furono distrutti o danneggiati numerosi velivoli nemici al suolo. Per questa missione, condotta a bassissima quota sotto il fuoco intenso della contraerea che colpì tre dei partecipanti, ricevette una medaglia di bronzo al valor militare.
Il Blenheim su Reggio Calabria
Nel giugno 1942 il reparto fu rischierato in Italia. Il 4 dicembre 1942 Omiccioli visse uno degli episodi più spettacolari della sua carriera. Durante una crociera di protezione avvistò una formazione di cinque Bristol Blenheim che stava compiendo un’incursione sulla costa calabrese. Nonostante l’inferiorità numerica, attaccò con decisione insieme ad altri due caccia italiani. Uno dei bombardieri fu abbattuto e costretto ad ammarare nello specchio d’acqua davanti al porto di Reggio Calabria. L’episodio, avvenuto in vista di una folla di osservatori, fu citato nel Bollettino di guerra n. 551 e ottenne ampio risalto sulla stampa nazionale.
Incidenti e scorte convogli
La primavera del 1942 fu segnata da due gravi incidenti. Il 30 marzo, durante una missione di scorta convogli condotta in pessime condizioni meteorologiche, perse la vita il capitano Gostini. Omiccioli, al limite dell’autonomia del carburante, fu costretto a un rovinoso atterraggio d’emergenza nei pressi di Ribera, sulla costa meridionale della Sicilia. Due giovani del posto lo estrassero ferito e privo di sensi dall’abitacolo del suo MC.200; un medico gli prestò le prime cure e il pilota fu riportato alla base di Castelvetrano.
Un mese dopo era già di nuovo in volo. Durante una successiva missione di scorta convogli nei pressi dell’isola di Cefalonia – il reparto si era nel frattempo trasferito ad Araxos, in Grecia – un’avaria lo costrinse a tentare un atterraggio di fortuna nell’entroterra. Rimase ferito ancora una volta.
Nel giugno dello stesso anno partecipò alla grande battaglia aeronavale di mezzo giugno, l’operazione che vide la Regia Aeronautica e la Luftwaffe impegnate contro i convogli britannici diretti a Malta.
La Tunisia e la prigionia
All’inizio del 1943 il 54° Stormo ricevette i nuovi Macchi C.202 Folgore e fu destinato alla campagna di Tunisia. I diari operativi di quel periodo andarono completamente distrutti, ma le ricostruzioni successive attribuiscono a Omiccioli altri due abbattimenti individuali, che portarono il suo totale a nove vittorie aeree.
Questa cifra è confermata nella motivazione con cui fu promosso “aiutante di battaglia”, il più alto grado raggiungibile dai sottufficiali, conferito esclusivamente in periodo di guerra.
L’11 maggio 1943, al termine della campagna tunisina, Omiccioli cadde prigioniero degli Alleati. Fu internato nel campo di Souk el Khemis, ma dopo una serie di peripezie – che meriterebbero un racconto a parte – riuscì a evadere e a rientrare in patria.
Il dopoguerra
Dopo la guerra Omiccioli continuò a servire nell’Aeronautica Militare Italiana, portandovi insieme alle capacità professionali quella carica di buon umore che lo aveva sempre contraddistinto. Terminò la carriera nella Squadriglia traino-bersagli, ai comandi dei jet Lockheed T-33 Shooting Star. Fu congedato nel marzo 1973 per raggiunti limiti d’età, con la promozione a tenente a titolo onorifico.
Morì a Treviso il 30 gennaio 2009.
Vittorie accreditate
- 7 Hawker Hurricane
- 1 Bristol Blenheim
- 1 velivolo non identificato (Tunisia)
Totale: 9 vittorie individuali, più una in collaborazione e la partecipazione alla distruzione di circa quaranta velivoli in azioni collettive.
Informazioni aggiuntive
- Data di Nascita: 12 Marzo 1920
- Data morte: 30 Gennaio 2009
- Vittorie: 9
- Forza aerea: Regia Aeronautica
- Bibliografia – Riferimenti:
- Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
- Wikipedia
