Il Nashorn non era un carro armato e non pretendeva di esserlo. Era il cannone controcarro da 88 millimetri a canna lunga montato su un telaio di ripiego, dentro una casamatta aperta in alto e protetta da dieci millimetri di acciaio: quanto basta per fermare una scheggia, niente di più. Poteva distruggere qualunque carro alleato a duemila metri e poteva essere messo fuori uso da una mitragliatrice pesante. Ne furono costruiti 494 fra il 1943 e il 1945.
Il telaio Frankenstein
Nel 1942 la Germania aveva un problema che si sarebbe ripetuto per tutta la guerra: possedeva un cannone controcarro eccellente e non aveva un veicolo su cui montarlo. La soluzione fino a quel momento erano stati i Marder, cioè scafi di carri superati con un pezzo in casamatta aperta, ma quegli scafi erano piccoli e l’88 lungo era un’arma di tutt’altra taglia.
La Alkett di Berlino risolse il problema con un telaio nuovo che non aveva niente di nuovo: il Geschützwagen III/IV, cioè un veicolo assemblato con pezzi di due carri già in produzione. Dal Panzer III venivano le ruote motrici anteriori, la trasmissione e il gruppo di sterzo; dal Panzer IV le sospensioni con otto rulli per lato accoppiati su balestre, i cingoli da centootto maglie, la ruota di rinvio posteriore e i quattro rulli di ritorno. Lo scafo risultante aveva grosso modo la lunghezza di un Panzer IV e la larghezza di un Panzer III.
La ragione di un ibrido simile è di fabbrica, non di ingegneria: due linee di produzione già mature fornivano i componenti senza che nessuno dovesse fermarsi a impostarne una terza. Il motore fu spostato verso il centro dello scafo per liberare tutta la parte posteriore, dove andava sistemato il vano di combattimento con il pezzo. Lo stesso telaio, con un allestimento diverso, portava l’obice semovente Hummel, e le due produzioni si sarebbero contese le stesse officine.
Sulla cronologia dello sviluppo le fonti fanno un po’ di confusione. Wikipedia colloca il progetto Alkett nel febbraio 1942, l’approvazione di Hitler in ottobre e l’avvio della produzione all’inizio del 1943; Tank Encyclopedia parla di una direttiva di Hitler del giugno 1942 e di un prototipo in acciaio dolce presentato in ottobre, ma data la riunione che autorizzò il progetto al luglio 1943, il che non può essere corretto visto che i primi mezzi furono consegnati ai reparti nel febbraio di quell’anno. La sequenza attendibile è quella del 1942.

Dieci millimetri e il cielo aperto
La protezione era quello che il peso consentiva, e il peso era già impegnato altrove. Lo scafo aveva 30 millimetri di corazza davanti, venti sui fianchi e sul retro, dieci sul cielo e sul fondo. La casamatta che ospitava il pezzo aveva dieci millimetri su tutti i lati, scudo del cannone compreso, ed era aperta in alto. Il progetto originale prevedeva cinquanta millimetri sullo scafo e venti sulla casamatta, ma furono ridotti per contenere il peso complessivo entro le 24 tonnellate.
Conviene essere precisi su cosa significhino quei dieci millimetri, perché è la caratteristica che determina tutto il resto. Fermano le schegge di una granata scoppiata a distanza e i proiettili delle armi leggere. Non fermano una mitragliatrice pesante da 12,7 mm, non fermano nessun proiettile controcarro di qualunque calibro, e soprattutto non c’è nulla sopra la testa dell’equipaggio: una granata d’artiglieria a scoppio aereo, un mortaio, una raffica sparata da un aereo in picchiata arrivano dentro senza incontrare ostacoli. Un Nashorn colpito non veniva perforato, veniva svuotato.
L’equipaggio era di cinque uomini e ne pagava le conseguenze in modo diseguale. Il pilota e il marconista sedevano davanti, nello scafo, al coperto. Il capocarro, il puntatore e il servente lavoravano nel vano posteriore, all’aperto, esposti al tiro e al tempo atmosferico per tutta la durata della missione.
Il resto della macchina era ordinario e affidabile quanto lo erano i suoi componenti di origine: motore Maybach HL 120 TRM, velocità massima di 40 chilometri orari su strada, indicata da alcune fonti in 42, e fra i 15 e i 28 fuori strada, con un’autonomia di 260 chilometri su strada e 130 in campagna. Il mezzo era lungo 8,44 metri con il cannone, largo 2,95 e alto quasi tre, anche se qui le fonti divergono e Wikipedia scende a 2,65 metri. Anche la capacità dei serbatoi è incerta, indicata in 600 litri oppure in 470. L’unico difetto meccanico ricorrente, mai risolto del tutto, era il surriscaldamento del motore.
Il cannone e i quaranta colpi
L’arma era l’8,8 cm Pak 43/1 L/71, la versione per affusto semovente del pezzo che avrebbe poi equipaggiato lo Jagdpanther e l’Elefant, con otturatore a cuneo scorrevole orizzontale. Il brandeggio era di trenta gradi complessivi e l’alzo andava da meno cinque a più venti gradi, con qualche fonte che indica trentacinque.
Le prestazioni erano quelle che rendevano il mezzo temibile. La perforante ordinaria Pzgr. 39, dieci chili a mille metri al secondo, perforava 182 millimetri di corazza a cinquecento metri su piastra inclinata a trenta gradi, 167 a mille metri e ancora 139 a duemila. Vale la pena confrontare quest’ultimo numero con la corazza dei mezzi che il Nashorn incontrava: significa poter distruggere un T-34 o uno Sherman da una distanza alla quale quei carri non lo raggiungevano nemmeno. Esisteva anche una perforante a nucleo di tungsteno, la Pzgr. 40, che arrivava a 226 millimetri a cinquecento metri ma perdeva più rapidamente con la distanza e comunque scarseggiava, e una granata a carica cava che perforava novanta millimetri a qualunque distanza. La granata esplosiva aveva una gittata massima di 17.500 metri.
Il limite stava dietro il cannone. A bordo c’era posto per quaranta colpi, sedici in due rastrelliere laterali e ventiquattro appoggiati sul pavimento del vano di combattimento. È una dotazione che in combattimento si esaurisce in fretta, tanto che ai reparti equipaggiati con il Nashorn venivano assegnati semicingolati Maultier con il compito di seguirli e rifornirli in continuazione. L’autonomia di fuoco del mezzo, in pratica, dipendeva da un camion.
Per il puntamento i primi cinquanta esemplari ebbero un cannocchiale Zieleinrichtung 43 SVo a tre ingrandimenti, sostituito nella produzione successiva dallo Zieleinrichtung 37 con periscopio. La canna, lunga e sbilanciata in avanti, viaggiava appoggiata a un supporto di riposo: nei primi mezzi bisognava scendere per liberarlo, nei successivi si sganciava dall’interno tirando un cavo, il che fa una certa differenza quando ci si trova sotto il fuoco nemico.
Da Hornisse a Nashorn
Il mezzo nacque con il nome di Hornisse, calabrone. Alla fine del 1943 Hitler ordinò di cambiarlo in Nashorn, rinoceronte, e una parte delle fonti colloca il provvedimento nel 1944. La designazione ufficiale restò comunque la formula burocratica completa: 8,8 cm PaK 43/1 auf Fahrgestell Panzerkampfwagen III und IV (Sf.), Sd.Kfz. 164.
La produzione
Ne furono costruiti 494, con numeri di telaio dal 310001 al 310494: 345 nel 1943, 133 nel 1944, appena 16 nel 1945.
Il piano iniziale prevedeva 420 mezzi dalla Alkett e 150 dalla Stahlindustrie entro il marzo 1944, e non fu rispettato per due ragioni diverse. La Stahlindustrie finì per costruire Hummel invece di Nashorn, perché l’artiglieria semovente aveva la precedenza; la Alkett fu bombardata nel novembre 1943. All’inizio del 1944 la produzione fu deliberatamente ridotta da quarantacinque a venti mezzi al mese, sempre per lasciare capacità all’Hummel. Alla costruzione parteciparono anche le Deutsche Eisenwerke di Teplitz-Schönau e Duisburg.
Metodo di impiego
I Nashorn non finirono nelle divisioni corazzate ma in battaglioni cacciacarri pesanti indipendenti, gli schwere Panzerjäger-Abteilungen, ciascuno su 45 mezzi divisi in tre compagnie da quattordici più tre di comando, con plotoni da quattro veicoli. Questi battaglioni venivano assegnati di volta in volta ai corpi d’armata che avevano bisogno di un tappo controcarro, e poi ripresi.
Il documento più eloquente su come si dovessero usare è un foglio di direttive diramato dalla 3ª Armata, che prescriveva cinque cose: impiegare il reparto a livello di battaglione o almeno di compagnia senza spezzettarlo, ingaggiare i mezzi nemici a distanze superiori al chilometro, sparare da posizioni accuratamente mascherate, non usare mai il Nashorn come arma d’assalto al modo dello Sturmgeschütz III, e chiedere consiglio ai comandanti dei Nashorn prima di decidere come impiegarli. Un’istruzione del genere si scrive quando i comandi locali stanno facendo sistematicamente il contrario, ed è la prova documentale migliore che abbiamo su come questi mezzi venissero effettivamente adoperati.
Impiego operativo
Il debutto avvenne sul fronte orientale nell’estate del 1943. Il 560° battaglione, che aveva ricevuto i primi sei mezzi in febbraio, non fu pronto in tempo per Kursk a causa di guasti meccanici; al 31 ottobre 1943 aveva trentanove veicoli e ne funzionavano otto. Il 655°, che veniva dal battaglione controcarri “Stalingrad”, combatté invece attorno a Orel.
È a proposito di quei combattimenti che circolano le cifre più alte, e vanno maneggiate con cautela. Alla compagnia 521 del 655° viene attribuita in poche settimane la distruzione di quattrocentotrenta T-34, diciannove KV-1, un KV-2 e altri mezzi minori contro la perdita di due Nashorn: sono rivendicazioni che la stessa Tank Encyclopedia definisce con ogni probabilità superiori alla realtà. Più credibile, e più istruttiva, è l’azione del 3 luglio 1943, in cui la stessa compagnia dichiarò dodici KV-1 e quattro T-34 distrutti perdendo un solo mezzo, operando come prescritto: da posizioni mascherate e a distanza.
Il 519° battaglione difese Vitebsk fra il dicembre 1943 e il febbraio 1944, e in quel periodo rivendicò 290 carri sovietici distrutti contro sei mezzi perduti, quattro dei quali fatti saltare dai loro equipaggi. In quel reparto serviva il tenente Albert Ernst, che i suoi soprannominarono la tigre di Vitebsk: gli si attribuiscono otto T-34 distrutti in un solo giorno del dicembre 1943 e altri quattordici poco dopo con ventuno colpi sparati, per poi ricevere la Croce di Cavaliere. Le date però ballano anche qui: la fonte principale indica il 19 dicembre e il 7 febbraio 1944 per la decorazione, altre ricostruzioni parlano del 23 dicembre e del 22 gennaio.
In Italia operò il 525°, arrivato alla fine del 1943. A Cassino, nel gennaio 1944, perse quattro mezzi distrutti e tre danneggiati poi riparati, e rivendicò uno Sherman colpito a oltre 2.800 metri. Combatté poi ad Anzio e a Pontecorvo, dove perse altri tre mezzi e ne ebbe uno catturato dai canadesi. Il terreno italiano, chiuso e verticale, era il peggiore possibile per un’arma che dava il meglio in pianura aperta.
Sul fronte occidentale i Nashorn furono pochi. L’episodio più citato è del marzo 1945, quando un mezzo del 93° battaglione distrusse presso Niehl, alla periferia di Colonia, un T26E3 Pershing americano a cinquecento metri: una delle rarissime perdite di quel carro in Europa. Due episodi minori meritano una riga. Nel maggio 1944 un Nashorn del battaglione 88 distrusse un IS-2 sovietico catturato che i tedeschi stessi stavano rimorchiando verso le retrovie. Alla fine di gennaio 1945 alcuni mezzi dello stesso reparto ricevettero apparati sperimentali per la visione notturna, di cui non si conosce né il numero né l’efficacia.
Dall’estate del 1944 i battaglioni cominciarono a essere ritirati uno dopo l’altro per essere riequipaggiati con Jagdpanther, Jagdpanzer IV e Sturmgeschütz III, cioè con mezzi chiusi e corazzati. Alla fine del 1944 i Nashorn ancora efficienti erano fra i 130 e i 165 secondo le fonti, quasi tutti a est.

Valutazione
I due numeri che descrivono meglio il Nashorn sono 139 e 10: i millimetri che il suo cannone perforava a duemila metri e i millimetri che lo proteggevano. Era una macchina progettata per un solo modo di combattere, cioè sparare per primo da lontano e da posizione coperta, e in quel ruolo funzionava. Fuori da lì non aveva margine di errore: una sagoma alta quasi tre metri è difficile da mascherare, quaranta colpi finiscono presto, e qualunque cosa lo raggiungesse lo metteva fuori uso.
Sulle distanze conviene essere precisi, perché il mezzo si porta dietro una fama che le fonti stesse ridimensionano. Circola la notizia di un T-34 distrutto a 4.200 metri, riportata come episodio isolato; nello stesso testo si legge che il Nashorn raramente ingaggiava oltre i duemila metri e che colpire oltre i tremila era l’eccezione e non la regola, anche perché il cannocchiale si disallineava con gli scossoni della marcia e a quelle distanze un errore di puntamento minimo basta a mancare il bersaglio.
Esemplari superstiti
Ne restano tre. Uno è in Russia, al parco Patriot di Mosca, dove è confluita la collezione di Kubinka. Uno appartiene alla collezione dell’esercito degli Stati Uniti. Il terzo, telaio 310163, è in mano privata nei Paesi Bassi: gravemente danneggiato da un incendio nel 2019, è stato rimesso in condizione di marcia con motore e organi di sterzo sostituiti.
Principali Varianti del Nashorn:
- Hornisse: la denominazione originale, usata dal 1943 fino all’ordine di Hitler che la sostituì con Nashorn. Non corrisponde a una variante costruttiva: è lo stesso veicolo con un nome diverso.
- Produzione iniziale: due fari anteriori Bosch, silenziatore posteriore, coppia di ruote di scorta sistemata sul davanti, parafanghi posteriori, supporto di riposo del cannone da liberare dall’esterno, ruote motrici del tipo Panzer III Ausf. E. I primi cinquanta esemplari avevano il cannocchiale Zieleinrichtung 43 SVo a tre ingrandimenti.
- Produzione tardiva: un solo faro sul lato sinistro, scarichi laterali al posto del silenziatore posteriore, ruote di scorta spostate sul retro dello scafo, parafanghi posteriori soppressi, supporto di riposo sganciabile dall’interno con un cavo, ruote motrici del tipo Panzer III Ausf. H o J e cannocchiale Zieleinrichtung 37.
- Esemplari con visore notturno: alcuni mezzi dello schwere Panzerjäger-Abteilung 88 ricevettero alla fine del gennaio 1945 apparati sperimentali per la visione notturna. Numero e risultati non sono documentati.
- Rinforzi applicati in reparto: piastre di corazza aggiuntive montate dagli equipaggi sulla casamatta, senza alcuna uniformità e senza approvazione ufficiale.
Informazioni aggiuntive
- Nome e tipo: 8,8 cm PaK 43/1 auf Fahrgestell Panzerkampfwagen III und IV (Sf.) Nashorn (Sd.Kfz. 164)
- Anno: 1943
- Produzione: 494
- Motore:
Maybach HL 120 TRM, 12 cilindri a V a benzina raffreddato ad acqua
- Potenza motore (hp): 265
- Lunghezza m.: 8,44
- Larghezza m.: 2,95
- Altezza m.: 2,94
- Peso t.: 24
- Velocità su strada Km/h: 40
- Autonomia Km.: 260
- Armamento:
1 cannone da 8,8 cm Pak 43/1 L/71 con 40 colpi; 1 mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm con 600 colpi
- Corazzatura max mm.: 30
- Equipaggio: 5
- Bibliografia – Riferimenti:
- Bruno Benvenuti, Fulvio Miglia: Guida ai carri armati ISBN 8804177799
- Miller, David. Illustrated Directory of Tanks and Fighting Vehicles: From World War I to the Present Day. Zenith Press. ISBN 0-7603-0892-6
- Wikipedia
- Tank Encyclopedia
