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L'incrociatore leggero italiano Bari L'incrociatore leggero italiano Bari

Il 12 febbraio 1913 i cantieri Schinchau di Danzica iniziarono i lavori per la costruzione dell'incrociatore Muravyov-Amursky per conto della marina imperiale russa, la nave venne varata l'11 aprile dell'anno successivo ma il 5 agosto del 1914 con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale questa e la sua gemella Admiral Bevelskoy vennero requisite dalla Marina tedesca e ribattezzate rispettivamente Pillau e Elbing.

Entrato in servizio nella marina tedesca il 14 dicembre 1914, l'incrociatore leggero Pillau nel corso della Prima Guerra Mondiale venne impiegato sie nel Mar del Nord che nel Baltico, tra le varie operazioni cui la nave partecipò e da segnalare in particolare la battaglia dello Jutland.

In seguito agli accordi di pace a conclusione della Grande Guerra l'incrociatore venne ceduto all'Italia dove venne rinominato Bari e incorporato nella regia Marina che lo incorporò come esploratore sottoponendolo a grandi lavori di modifica nei cantieri di Taranto tra il 1921 e il 1923.

Il Bari entrò in servizio nella Regia Marina il 21 gennaio 1924 e venne impiegato come nave scuola fini al 1934.

Trasferito a La Spezia il Bari venne nuovamente sottoposto a grandi lavori di ammodernamento e modifica che, tra le altre cose, eliminarono le caldaie a carbone e i relativi depositi per poi essere impiegato in Africa Orientale sino al maggio 1938 quando rientrò in Italia per nuove modifiche. A Taranto infatti venne migliorato l'armamento difensivo anti aereo e vennero eliminati i due tubi lanciasiluri da 500mm.

Al momento dell'entrata in guerra dell'Italia il Badi si trovava nella base tarantina e insieme all'incrociatore leggero Taranto costituiva il Gruppo di Incrociatori destinato alla difesa dello Jonio e del Basso Adriatico. Partecipò alla campagna di Grecia svolgendo operazioni di posa di mine e bombardamento costiero e posa di mine in Adriatico e nel Mar Egeo. Nel magio del 1941 partecipò all'occupazione delle isole di Corfù, Cefalonia, Santa Maura, Iataca e Zante a seguito della caduta della Grecia.

Nel novembre del 1942 prese parte alle operazioni per l'occupazione della Corsica dove le truppe italiane non incontrarono resistenza attiva da parte dell'esercito francese.

Il 28 giugno 1943 il Bari si trovava a Livorno dove erano in corso dei lavori per trasformarlo in incrociatore antiaereo, un pesante bombardamento alleato danneggiò le infrastrutture portuali e molte delle navi ormeggiate, tra queste anche il Bari che fu colpito da alcune bombe e affondò nei bassi fondali del canale industriale proprio per evitarne la perdita completa, i danni subiti vennero comunque giudicati irreparabili.

L'8 settembre 1943 erano in corso dei lavori per il recupero della nave che vennero sospesi e il relitto venne sabotato per impedirne il recupero da parte tedesca, le forze tedesche successivamente lo demolirono parzialmente nel corso del 1944.

Radiato ufficialmente dai quadri della Marina nel 1947, il Bari venne riportato a galla il 13 gennaio 1948 per essere avviato alla demolizione.

Ultima modifica Lunedì, 22 Gennaio 2018 17:54

Informazioni aggiuntive

  • Nazione: Italia
  • Pubblicità:
  • Tipo nave: Incrociatore
  • Classe: Pillau
  • Cantiere:

    Schichau Werke, Danzica

  • Data impostazione: 12 febbraio 1913
  • Data Varo: 11 aprile 1914
  • Data entrata in servizio: Nella Regia Marina dal 21 gennaio 1924
  • Lunghezza m.: 135.30
  • Larghezza m.: 13.6
  • Immersione m.: 5.98
  • Dislocamento t.: 5272
  • Apparato motore:

    10 caldaie Yarrow, 2 turbine a vapore, 2 eliche

  • Potenza cav.: 31.000
  • Velocità nodi: 27.5
  • Autonomia miglia: 4.300
  • Armamento:

    Dal 1941: 8 cannoni 150/45, 3 cannoni 76/40, 6 mitragliere 20/65, 6 mitragliere 20/65, 6 mitragliere da 13.2

    Dal 1942: 8 cannoni 150/45, 19 mitragliere 20/65

  • Equipaggio: 413

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Alberto da Giussano

Incrociatore leggero, primo della classe condottieri che porta quindi il suo nome, molto veloce ma quasi privo di corazzatura, in particolare le difese subacquee erano quasi assenti e la protezione dei motori era insufficiente.
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