Luigi Gorrini

di redazione
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Luigi Gorrini

Luigi Gorrini è stato il più grande asso italiano sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale e l’unico pilota da caccia vivente decorato con la medaglia d’oro al valor militare. La sua carriera, iniziata sui biplani CR.42 durante la battaglia d’Inghilterra e conclusa ai comandi dei moderni Macchi C.205 Veltro nei cieli dell’Italia settentrionale, abbraccia tutti i principali teatri operativi in cui combatté la Regia Aeronautica: la Manica, l’Africa settentrionale, la Grecia, la Tunisia e infine la difesa della madrepatria. Gli sono accreditate diciannove vittorie confermate – quindici con la Regia Aeronautica e quattro con l’Aeronautica Nazionale Repubblicana – anche se lui stesso ne rivendicava ventiquattro. Con quattordici abbattimenti ottenuti sul Veltro, Gorrini rimane il principale asso su questo caccia.

Origini e arruolamento

Luigi Gorrini nacque ad Alseno, in provincia di Piacenza, il 12 luglio 1917. Si arruolò nella Regia Aeronautica nel 1937, a vent’anni, e frequentò la Scuola di Specializzazione di Castiglione del Lago. Volò per la prima volta su un Fiat CR.32 il 5 maggio 1939. Chiese e ottenne l’assegnazione al 3° Stormo Caccia Terrestre: il 17 giugno 1939 fu integrato nell’85ª Squadriglia “Ocio che te copo” del 18° Gruppo, basato a Torino-Mirafiori. Con questa unità avrebbe combattuto fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, un caso piuttosto raro di fedeltà a un singolo reparto.

Il suo primo volo sul biplano Fiat CR.42 Falco risale all’8 novembre 1939, dall’aeroporto di Mondovì. In quel periodo ebbe come istruttore Giuseppe Ruzzin, veterano della guerra civile spagnola.

Battaglia d’Inghilterra

Con l’ingresso dell’Italia in guerra, il 10 giugno 1940, la squadriglia di Gorrini fu schierata prima a Novi Ligure, poi ad Albenga. Nell’autunno del 1940 l’85ª Squadriglia fu assegnata al Corpo Aereo Italiano, costituito per partecipare alla fase finale della battaglia d’Inghilterra. Basata all’aeroporto di Ursel, in Belgio – nome in codice “Saturn” – partecipò ai combattimenti sulla Manica.

L’11 novembre 1940 Gorrini prese parte al grande scontro aereo su Harwich. Il 23 novembre, durante una missione offensiva su Margate-Folkestone con ventinove CR.42 guidati dal Maggiore Ferruccio Vosilla, la formazione italiana fu intercettata dagli Spitfire del 603 Squadron. In quel combattimento Gorrini fu salvato dal Maresciallo Felice Sozzi, che attaccò uno Spitfire che lo stava inseguendo, venendo a sua volta gravemente ferito.

Le condizioni operative in Belgio erano proibitive: meteo avverso, carenza di addestramento al volo strumentale, inferiorità tecnica dei biplani italiani rispetto agli Hurricane e Spitfire britannici. Il 10 gennaio 1941 il 18° Gruppo rientrò in Italia.

Africa settentrionale: prime vittorie

Luigi Gorrini con i gradi da sergente

Nel gennaio 1941 Gorrini raggiunse la Libia con il suo reparto. Il CR.42, come ricordava lui stesso, era “una macchina già superata, un biplano di tela, senza corazze, con apparecchi radio e impianti d’ossigeno malfunzionanti”. Eppure fu proprio con questo biplano che ottenne le sue prime vittorie.

Il 16 aprile 1941, durante un volo di protezione su Derna, in Cirenaica, intercettò due Bristol Beaufighter diretti ad attaccare il campo di Ftheja, base della sua squadriglia. Aprì il fuoco da settecento-ottocento metri, colpendo l’ala destra del velivolo di testa. Serrò rapidamente la distanza e, da duecentocinquanta metri, centrò il bimotore britannico con due raffiche successive. Il Beaufighter precipitò a sud del campo. Gli fu accreditato un abbattimento e un danneggiamento; aveva sparato 1.100 colpi.

Il 29 maggio, in volo di protezione su Bengasi, avvistò due bombardieri Bristol Blenheim. Dopo una picchiata di tremila metri attaccò il velivolo di testa, colpendolo ripetutamente nonostante il fuoco difensivo. Il Blenheim precipitò nelle acque del porto. Inseguì il secondo bimotore scaricandogli addosso tutte le munizioni rimanenti, ma quello riuscì a sfuggire. Per questa azione ricevette la medaglia di bronzo al valor militare.

Grecia e ritorno in Africa

Il 29 agosto 1941 il 18° Gruppo rientrò in Italia per l’addestramento sui nuovi caccia monoplani, il Fiat G.50 Freccia e il Macchi C.200 Saetta. Il 10 dicembre, equipaggiato con gli MC.200, il reparto si trasferì prima a Lecce-Galatina e poi ad Araxos, in Grecia.

Durante l’inverno 1941-42 Gorrini compì missioni di scorta convogli tra Italia e Grecia. Il 17 dicembre 1941, nei pressi di Argostoli, sull’isola di Cefalonia, intercettò due Blenheim completamente dipinti di nero. Attaccò il capopattuglia colpendolo ripetutamente, poi mitragliò il secondo. I due bimotori scomparvero tra le nuvole; gli fu accreditato un probabile e un danneggiato. Il 25 aprile 1942 rientrò in Italia.

Nel luglio 1942 tornò in Africa, raggiungendo la base avanzata di Abu Haggag. In ottobre, quando il 4° Stormo fu ritirato dalla prima linea, i suoi Macchi C.202 Folgore furono ceduti al 3° Stormo. Gorrini poté finalmente disporre di un caccia competitivo.

Tunisia

Il 2 gennaio 1943, con l’intero 3° Stormo equipaggiato di MC.202, decollò per affrontare formazioni di bombardieri Douglas Boston e B-25 Mitchell scortati da Spitfire e P-40. Nella battaglia che ne seguì abbatté un Curtiss P-40E Kittyhawk a ovest di Sirte, poi danneggiò uno Spitfire che inseguiva un altro Macchi. Sparò 880 colpi; il suo aereo rientrò con dodici fori nella fusoliera.

Il 11 gennaio abbatté uno Spitfire dello squadrone dell’asso britannico Neville Duke, danneggiandone un altro. Il 26 febbraio, durante una missione su Kébili, intercettò quattro velivoli nemici e abbatté un Hurricane Mk.IID armato con cannoni Vickers da 40 mm. In quell’occasione diede prova di cavalleria: tornò indietro a bassa quota e lasciò cadere la sua borraccia d’acqua al pilota nemico lanciatosi con il paracadute nel deserto.

Alla fine di febbraio fu ricoverato all’ospedale di Sfax per una fastidiosa infezione agli occhi. Rientrò in Italia alla fine di marzo.

Difesa dell’Italia

Nei primi mesi del 1943 Gorrini fu impiegato come pilota traghettatore per trasferire i caccia francesi Dewoitine D.520, preda di guerra, dagli aeroporti francesi all’Italia, dove erano destinati alla difesa del territorio nazionale.

All’inizio dell’estate ricevette uno dei tre Macchi C.205V Veltro assegnati al 3° Stormo – gli altri due andarono a Franco Bordoni Bisleri e al Maresciallo Guido Fibbia. Fu l’inizio della sua stagione più intensa.

Il 19 luglio 1943, giorno del primo bombardamento di Roma, decollò da Cerveteri con altri trentasette piloti del 3° Stormo per intercettare i novecentotrenta velivoli americani dell’operazione Crosspoint. Al largo di Ostia attaccò una formazione di B-17 Flying Fortress, abbattendone uno che precipitò nella zona tra Sezze e Littoria. Nel corso della stessa missione distrusse anche un P-38 Lightning e ne danneggiò un altro.

Il giorno seguente si ripeté: un altro P-38 cadde sotto i colpi dei suoi cannoncini Mauser da 20 mm.

Il 13 agosto, durante il secondo grande bombardamento di Roma, decollò dalla pista di Palidoro per intercettare i quattrocentonove velivoli della Dodicesima Air Force. A ventimila piedi, al traverso di Anzio, attaccò un B-24 Liberator rimasto isolato dalla formazione. Dopo diversi passaggi il quadrimotore precipitò in mare tra Nettuno e Littoria. Ma durante la seconda sortita contro la terza ondata di bombardieri fu attaccato dai caccia di scorta e dovette lanciarsi con il paracadute da duemila metri, atterrando illeso nella zona di Sezze.

Il 26 agosto abbatté uno Spitfire. Il giorno seguente, durante l’intercettazione di bombardieri su Cerveteri, distrusse due B-24. Uno dei cannoncini Mauser, surriscaldato, esplose danneggiando un’ala del suo Veltro. Rimasto senza carburante sul Volturno, planò come un aliante fino alla base tedesca di Pratica di Mare.

Il 29 agosto, nel cielo di Terni, abbatté due P-38 e ne danneggiò altri due. Il 30 agosto distrusse un B-17 su Frascati. Quello stesso giorno fu citato nel Bollettino di guerra: “Nei combattimenti aerei del 27 e 29 si è distinto il sergente maggiore Luigi Gorrini da Alseno (Piacenza) del 3° Stormo caccia, il quale ha abbattuto due quadrimotori e un caccia bimotore”.

Il 31 agosto sostenne il suo ultimo combattimento sotto le insegne della Regia Aeronautica. Decollato da Palidoro, si scontrò a 8.500 metri, nel cielo di Napoli, con gli Spitfire di scorta a una formazione di bombardieri americani. Abbatté uno Spitfire e danneggiò un P-38, ma il suo Veltro fu gravemente colpito. L’atterraggio di fortuna si trasformò in un cappottamento; Gorrini rimase intrappolato nell’abitacolo, privo di sensi, fino al salvataggio da parte di aviatori della Luftwaffe. Gravemente ferito, fu ricoverato in ospedale con fratture multiple. L’armistizio dell’8 settembre lo colse ingessato dal collo in giù.

Al momento dell’armistizio aveva sostenuto 132 combattimenti, conseguito 15 vittorie confermate e 9 probabili, era stato ferito due volte, si era lanciato con il paracadute una volta ed era stato citato più volte sul Bollettino di guerra.

Aeronautica Nazionale Repubblicana

Dopo la convalescenza, Gorrini decise di rispondere all’appello del tenente colonnello Ernesto Botto “Gamba di ferro”, che chiamava a raccolta i piloti per continuare a combattere contro gli anglo-americani. Il 23 dicembre 1943 si arruolò nell’Aeronautica Nazionale Repubblicana, assegnato alla 1ª Squadriglia “Asso di bastoni” del 1° Gruppo, comandato dal capitano Adriano Visconti e basato a Lagnasco, presso Cuneo.

Il 30 gennaio 1944, durante l’intercettazione di bombardieri della 15th Air Force su Grado, abbatté un P-47 Thunderbolt del 325th Fighter Group. Il giorno seguente fece precipitare un P-38 da ricognizione nella laguna di Comacchio. L’11 marzo abbatté un B-17. Il 6 aprile, a nord di Zara, distrusse un secondo P-47, ma fu a sua volta abbattuto e dovette lanciarsi con il paracadute.

Il 24 maggio 1944 conseguì la sua ultima vittoria. Decollato con il tenente Vittorio Satta per intercettare una formazione di B-24 tra Parma e Fidenza, attaccò i due bombardieri di coda nel cielo di Colorno. Al primo passaggio incendiò il suo Liberator, ma due P-47 di scorta piombarono su Satta e lo abbatterono prima che Gorrini potesse intervenire.

Il 15 giugno 1944 sostenne il suo ultimo combattimento aereo. Decollato in ritardo su un allarme dato troppo tardi, fu sorpreso da quattro P-47 nei pressi di Fogliano, nel Reggiano. Il suo Veltro fu colpito e Gorrini dovette lanciarsi. Ritardò l’apertura del paracadute per timore di essere mitragliato in discesa, ma l’imbracatura troppo lenta gli provocò un violento contraccolpo che lo fece svenire. Fu soccorso dal Maggiore Visconti in persona, che lo accompagnò in ospedale. Riportò gravi lesioni alla schiena che lo avrebbero tormentato per il resto della vita.

Non volò più durante la guerra.

Dopoguerra

Le ultime settimane del conflitto furono travagliate. Una notte, mentre era in convalescenza a casa, fu prelevato dai partigiani ma riuscì a fuggire e a rientrare al reparto. Dopo il 25 aprile 1945 fu internato nel campo di Bresso, presso Milano, per circa venti giorni. Rilasciato, fu nuovamente arrestato e trasferito a San Vittore, dove rimase fino alla vigilia di Natale, quando la sua posizione fu riesaminata e fu lasciato in libertà.

Nel 1953 l’Aeronautica Militare lo richiamò in servizio. Nonostante l’iniziale opposizione del Comando Alleato, riuscì a rientrare nei ranghi, ma fu mantenuto nel grado di sottufficiale. Prestò servizio come istruttore e pilotò anche i jet T-33 Shooting Star nella Squadriglia traino-bersagli del 50° Stormo. Fu promosso tenente solo al momento del congedo, nel 1979.

Nel 1958 gli fu conferita la medaglia d’oro al valor militare “a vivente”, caso rarissimo nella storia delle forze armate italiane. È l’unico pilota dell’ANR ad aver ricevuto la massima onorificenza militare italiana nel dopoguerra, per le azioni compiute prima dell’armistizio.

Nel 2011 fu realizzato il documentario Il cacciatore del cielo, diretto da Claudio Costa, sulla sua esperienza bellica.

Luigi Gorrini morì ad Alseno l’8 novembre 2014, all’età di novantasette anni. Lui stesso sintetizzava così la sua carriera: “212 combattimenti, 24 vittorie aeree individuali, 5 lanci con il paracadute”.

Vittorie accreditate

Le vittorie confermate sono 19 (15 con la Regia Aeronautica, 4 con l’ANR). Secondo altre fonti e secondo lo stesso Gorrini, il totale sarebbe di 24.

  • 1 Bristol Beaufighter
  • 1 Bristol Blenheim
  • 1 Curtiss P-40
  • 3 Supermarine Spitfire
  • 5 Lockheed P-38 Lightning
  • 2 Republic P-47 Thunderbolt
  • 3 Boeing B-17 Flying Fortress
  • 3 Consolidated B-24 Liberator

A queste si aggiungono 9 velivoli danneggiati e numerosi probabili.

Informazioni aggiuntive

  • Data di Nascita: 12 Luglio 1917 
  • Data morte: 8 Novembre 2014  
  • Vittorie: 19  
  • Forza aerea: Regia Aeronautica 
  • Bibliografia – Riferimenti:
    • Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
    • Wikipedia

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