Il Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi fu un incrociatore leggero della Regia Marina e successivamente della Marina Militare italiana, capoclasse del tipo Duca degli Abruzzi, quinta e ultima evoluzione della classe Condottieri. Costruito nei cantieri OTO di La Spezia, fu impostato nel 1933, varato il 21 aprile 1936 e completato nel 1937. Il primo comandante fu il capitano di vascello Salvatore Toscano.
Il nome
La nave fu intitolata a Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, primo duca degli Abruzzi (Madrid, 29 gennaio 1873 – Villaggio Duca degli Abruzzi, Somalia, 18 marzo 1933), ammiraglio, esploratore e alpinista. Figura tra le più straordinarie del suo tempo, si distinse in imprese geografiche di primissimo piano: la prima ascensione del Monte Sant’Elia in Alaska nel 1897, la spedizione al Polo Nord del 1899-1900 che stabilì il nuovo record di latitudine più elevata mai raggiunta, e la spedizione al K2 del 1909, che con la scalata del Bride Peak aprì la strada all’esplorazione alpinistica del Karakorum. Nella prima guerra mondiale comandò le forze navali nell’alto Adriatico. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla colonizzazione agricola della Somalia, dove fondò il villaggio che porta ancora oggi il suo nome. La costruzione dell’incrociatore fu avviata proprio nell’anno della sua morte.
Caratteristiche della classe
Le unità del tipo Duca degli Abruzzi rappresentano il punto di arrivo di un processo di progressivo miglioramento che, attraverso le cinque generazioni della classe Condottieri, aveva portato a sacrificare in parte la velocità — il punto di forza delle prime serie — in favore di una corazzatura più robusta e di un armamento più potente. Il risultato furono navi considerate tra le migliori nella loro categoria al momento della costruzione.
La protezione verticale era costituita da tre paratie: la prima di 30 mm in acciaio al nichelcromo, la seconda — la principale — di 100 mm in acciaio cementato poggiante su un cuscino di legno con funzione ammortizzante, e una terza di 12 mm come paraschegge. La protezione orizzontale era formata da una paratia di 40 mm nel ponte di batteria e di spessore variabile fra 20 e 90 mm nel ponte di coperta; corazze curve di 100 mm proteggevano i pozzi delle torri principali.
La propulsione era affidata a 2 turbine a vapore tipo Belluzzo/Parsons, alimentate da 8 caldaie a tubi d’acqua tipo Yarrow/Regia Marina a nafta, per una potenza complessiva di 100.000 CV. La velocità massima era di 35 nodi, con un’autonomia di 4.125 miglia a 13 nodi e di circa 1.900 miglia alla velocità di 31 nodi. La lunghezza fuori tutto era di 187,0 m.
L’armamento principale era costituito da dieci cannoni 152/55 mm Ansaldo Mod. 1934 a culla singola e caricamento semiautomatico, disposti in quattro torri: una trinata e una binata nella sovrastruttura di prua, una trinata e una binata a poppavia del secondo fumaiolo. L’armamento antiaereo principale comprendeva otto cannoni 100/47 mm OTO in quattro complessi scudati, efficaci anche in ruolo antinave ma rivelatisi insufficienti alla difesa contraerea con l’aumentare della velocità dei velivoli e la diffusione degli attacchi in picchiata. L’armamento antiaereo leggero era inizialmente formato da 12 mitragliere Breda Mod. 31 da 13,2 mm e 8 mitragliere pesanti Breda 37/54 mm in 4 impianti binati, queste ultime particolarmente efficaci contro gli aerosiluranti; nel corso della guerra le mitragliere da 13,2 mm furono sostituite con le Breda 20/65 Mod. 1935, arma giudicata eccellente per facilità d’uso e varietà di munizioni. L’armamento silurante comprendeva 6 tubi lanciasiluri in 2 complessi tripli, rimossi nel 1945. Completavano il quadro 2 lanciabombe di profondità.
La sovrastruttura presentava due fumaioli ravvicinati e due catapulte, una per lato, per l’imbarco di fino a quattro idrovolanti IMAM Ro.43, biplani biposto a galleggiante centrale capaci di circa 300 km/h, con le ali ripiegabili per il ricovero a bordo.

L’occupazione dell’Albania
Il Duca degli Abruzzi prese parte alla sua prima operazione bellica nell’aprile 1939, in occasione dell’occupazione dell’Albania. La Regia Marina schierò davanti alle coste albanesi una squadra navale al comando dell’ammiraglio Arturo Riccardi, composta — oltre che dal Duca degli Abruzzi — dagli incrociatori leggeri Garibaldi e Bande Nere, da due corazzate classe Cavour, quattro incrociatori pesanti della classe Zara, 13 cacciatorpediniere, 14 torpediniere e varie motonavi con a bordo circa 11.300 uomini, 130 carri armati e materiali. L’opposizione albanese fu minima e le navi italiane si limitarono ad alcune salve sparate su Durazzo e Santi Quaranta. Re Zog fu costretto all’esilio e il territorio albanese passò rapidamente sotto il controllo italiano.
L’attività bellica
Allo scoppio della seconda guerra mondiale il Duca degli Abruzzi era inquadrato nella VIII Divisione Incrociatori nell’ambito della I Squadra da battaglia, con base a Taranto, come nave insegna dell’ammiraglio Legnani.
Il 9 luglio 1940 partecipò alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro in mare aperto tra la Regia Marina e la Royal Navy. Tra il 29 agosto e il 5 settembre 1940 prese parte a un’azione di contrasto all’operazione Hats britannica, nel corso della quale fu impiegata per la prima volta la I Squadra al completo, con le due nuovissime corazzate classe Littorio Vittorio Veneto e Littorio. La forza italiana poteva contare su 4 navi da battaglia, 10 incrociatori e 31 cacciatorpediniere, ma il nemico non fu rintracciato; una violenta burrasca costrinse al rientro le navi italiane, con i cacciatorpediniere impossibilitati a reggere il mare.
Nel marzo 1941 partecipò alla battaglia di Capo Matapan, conclusasi in modo disastroso per la Regia Marina con la perdita di tre incrociatori pesanti della classe Zara e due cacciatorpediniere. Il Duca degli Abruzzi vi prese parte insieme al gemello Garibaldi, scortati da due cacciatorpediniere della XVI Squadriglia (Da Recco e Pessagno). Inizialmente destinati a un’incursione a nord di Creta insieme alla I Divisione, i due incrociatori furono riassegnati all’azione principale nelle acque di Gaudo, dove giunsero tuttavia troppo tardi per partecipare allo scontro. Dopo il siluramento della corazzata Veneto furono distaccati a nord del gruppo principale per intercettare eventuali attacchi di unità siluranti da quella direzione, compito che svolsero fino all’alba, quando le navi ripresero la formazione compatta per una migliore difesa aerea.
Alla fine di settembre 1941 prese parte al contrasto all’operazione Halberd, con la quale gli Inglesi cercavano di portare a Malta un convoglio di nove mercantili scortati da una portaerei, tre corazzate e numerosi incrociatori e cacciatorpediniere della Forza H da Gibilterra. Anche in questa occasione la squadra italiana non riuscì a stabilire il contatto; nonostante una corazzata britannica fosse stata colpita da un siluro lanciato da un aerosilurante italiano a sud della Sardegna e un mercantile fosse stato autoaffondato dopo essere stato silurato, il convoglio raggiunse Malta.
Il 21 novembre 1941, durante una missione di scorta a un convoglio diretto in Libia, il Duca degli Abruzzi fu raggiunto da un siluro sganciato in un attacco notturno da un aerosilurante britannico, riportando danni non gravi; il convoglio scortato fu fatto rientrare a Taranto.
Successivamente, dopo la conquista tedesca della Grecia e di Creta, la nave fu dislocata a Navarino, in Grecia, insieme al gemello Garibaldi e al Duca d’Aosta, per proteggere il traffico mercantile nel Mediterraneo orientale da eventuali attacchi di unità di superficie britanniche operanti dal porto di Haifa.
Rientrata in Italia alla fine del 1942, fu sottoposta a Genova a lavori di grande manutenzione, nel corso dei quali fu installato un radar DE.TE. (Funkmesser-Modell 21, Fu.Mo. 21/39) di fabbricazione tedesca. Al termine dei lavori fu aggregata alla Forza navi da battaglia.
L’armistizio
All’atto dell’armistizio dell’8 settembre 1943 la nave si trovava a Genova, da dove partì insieme al gemello Garibaldi, al Duca d’Aosta e alla torpediniera Libra, per ricongiungersi al gruppo navale proveniente da La Spezia guidato dall’ammiraglio Bergamini e consegnarsi agli Alleati a Malta. Nel corso del trasferimento, nel pomeriggio del 9 settembre, la corazzata Roma, nave ammiraglia di Bergamini, fu centrata da una bomba Fritz X sganciata da un Dornier Do 217 della Luftwaffe e affondò al largo dell’Asinara. Il comando della flotta passò all’ammiraglio Oliva, sull’Eugenio di Savoia. Le unità raggiunsero Malta l’11 settembre 1943.
Durante la cobelligeranza il Duca degli Abruzzi fu schierato in Atlantico, partecipando ad azioni di pattugliamento a fianco degli Alleati.
Il dopoguerra nella Marina Militare
In applicazione del trattato di pace, il Duca degli Abruzzi fu tra gli incrociatori concessi alla nascente Marina Militare italiana, insieme al gemello Garibaldi, al Cadorna e al Montecuccoli. La nave acquistò in quegli anni la denominazione di “l’incrociatore degli esuli”: a bordo di essa partì per l’esilio ad Alessandria d’Egitto il re Vittorio Emanuele III, con il titolo di conte di Pollenzo, dopo aver firmato a Napoli l’atto di abdicazione a favore del figlio Umberto II; successivamente la nave trasportò verso il Portogallo la regina Maria José del Belgio.
Tra il 1951 e il 1953 il Duca degli Abruzzi fu sottoposto a radicali lavori di ammodernamento: fu ricostruito il blocco della sovrastruttura di prua, fu installato un albero a tripode con radar di scoperta aeronavale parabolico britannico tipo SK 42 — poi sostituito dal radar AN/SPS-6 — e l’armamento antiaereo secondario fu portato a 24 cannoni da 40/56 mm in quattro impianti quadrupli e quattro binati; due caldaie furono rimosse, con conseguente riduzione della velocità massima a 28 nodi.
Il 26 ottobre 1954 la nave presenziò al ritorno di Trieste all’Italia, entrando nel porto giuliano insieme ai cacciatorpediniere Granatiere, Artigliere e Grecale, accolti da folle festanti. Nel 1956, con la messa in disarmo della corazzata Andrea Doria, il Duca degli Abruzzi assunse il ruolo di sede del Comando in capo della squadra navale. Fu messo in disarmo il 30 aprile 1961, cedendo il ruolo di nave ammiraglia al gemello Garibaldi, rientrato in squadra dopo i lavori di trasformazione in incrociatore lanciamissili. La bandiera di combattimento dell’unità è conservata presso il Sacrario delle Bandiere del Vittoriano a Roma.
Informazioni aggiuntive
- Nazione: Italia
- Tipo nave: Incrociatore
- Classe: Condottieri Duca degli Abruzzi
- Cantiere:
OTO, La Spezia
- Data impostazione: 28/12/1933
- Data Varo: 21/04/1936
- Data entrata in servizio: 01/12/1937
- Lunghezza m.: 186.9
- Larghezza m.: 18.9
- Immersione m.: 6.8
- Dislocamento t.: 11.761
- Apparato motore:
8 caldaie Yarrow/Regia Marina, 2 gruppi turboriduttori Belluzzo/Parsons, 2 eliche
- Potenza cav.: 100.000
- Velocità nodi: 34
- Autonomia miglia: 4.125
- Armamento:
10 × 152/55 mm Ansaldo 1934 (2 installazioni binate + 2 trinate), 8 × 100/47 mm, 8 × Breda 37/54 mm, 12 × 13,2/75,7 mm Breda 1931, 6 tubi lanciasiluri da 533, 4 idrovolanti 4 × IMAM Ro.43
- Corazzatura:
cintura: 100mm, orizzontale 40mm, verticale: 70mm, artiglierie: 135mm, torre comando: 140mm
- Equipaggio: 640
- Bibliografia – Riferimenti:
- Jane’s Fighting Ships of World War II, Crescent Books ISBN: 0517679639
- Wikipedia
- Naval Encyclopedia
