La Implacable fu la capoclasse delle ultime due portaerei di squadra corazzate completate dalla Royal Navy durante la guerra, e l’ultima delle due a entrare in servizio, nell’agosto 1944. Nei mesi successivi i suoi aerei attaccarono il naviglio tedesco lungo la costa norvegese; trasferita nel Pacifico con la British Pacific Fleet, partecipò all’attacco contro Truk e alle incursioni sulle isole giapponesi fino al 10 agosto 1945. Dopo la guerra riportò a casa migliaia di prigionieri alleati, servì come ammiraglia della Home Fleet e come nave scuola, e fu demolita a partire dal 1955.
Il progetto e la costruzione
Il progetto della classe Implacable derivava da quello della Indomitable: stessa impostazione con due hangar sovrapposti e ponte di volo corazzato, ma uno scafo più lungo di circa otto metri e un apparato motore con un quarto asse, che portava la potenza a 148.000 cavalli e la velocità di progetto a 32,5 nodi. Per contenere i pesi in alto e salvaguardare la stabilità, entrambi gli hangar furono fatti alti soltanto 4,3 metri. La misura bastava per gli aerei britannici dell’epoca ma non per stivare il Corsair americano, e infatti nel Pacifico il caccia della Implacable fu il Seafire, mentre altre portaerei britanniche ricevevano i Corsair.
La nave fu impostata il 21 febbraio 1939 nei cantieri Fairfield di Govan, sul Clyde, e varata il 10 dicembre 1942 dalla regina Elisabetta, consorte di Giorgio VI. Entrò in servizio il 28 agosto 1944, più di cinque anni dopo l’impostazione.
Caratteristiche tecniche
La Implacable dislocava 32.110 tonnellate a pieno carico, con una lunghezza di 233,6 metri, 29,2 di larghezza e 8,9 di immersione. Otto caldaie Admiralty a tre corpi cilindrici alimentavano quattro gruppi di turbine Parsons a ingranaggi, uno per asse; alle prove in mare la nave raggiunse 31,9 nodi sviluppando 151.200 cavalli. Con circa 4.700 tonnellate di nafta l’autonomia era di 6.720 miglia a 20 nodi.
La protezione ricalcava quella delle unità precedenti: cintura da 114 mm, ponte di volo da 76 mm sopra l’hangar superiore, pareti degli hangar da 38 mm. L’armamento antiaereo comprendeva sedici cannoni da 114 mm in otto torri binate, i pom-pom da 40 mm in cinque impianti ottupli e uno quadruplo, e una sessantina di mitragliere Oerlikon da 20 mm. Nel 1945, in vista del Pacifico, una parte delle Oerlikon fu sostituita da Bofors da 40 mm: il proiettile da 20 mm non aveva abbastanza energia per distruggere un aereo kamikaze prima che arrivasse sulla nave, quello da 40 mm colpiva più forte e più lontano.
Gli hangar potevano ospitare 48 aerei; con il parcheggio sul ponte di volo la dotazione arrivò a 81. A fine guerra l’equipaggio, compreso il personale dei gruppi di volo, contava circa 2.300 uomini.

Le operazioni lungo la costa norvegese
La nave completò l’addestramento in settembre con a bordo i Fairey Firefly e i Fairey Barracuda, e il 16 ottobre 1944 lasciò Scapa Flow con il compito di localizzare la corazzata Tirpitz. Il 18 ottobre i suoi ricognitori la trovarono all’ancora presso l’isola di Håkøya, vicino a Tromsø. La portaerei non disponeva di caccia sufficienti per scortare un attacco contro un bersaglio così difeso, e il compito di colpire la corazzata restò ai bombardieri pesanti della RAF, che la affondarono il 12 novembre.
Nei giorni seguenti, nell’operazione Athletic, gli aerei della Implacable affondarono sei navi e danneggiarono un sommergibile tedesco, perdendo un Barracuda. Fu l’ultimo attacco con siluri lanciati da aerei condotto dalla Royal Navy durante la guerra. In novembre, dopo l’imbarco dei Seafire, la portaerei fornì la copertura aerea a operazioni di posa di mine lungo la costa.
Il 27 novembre 1944, nell’operazione Provident, i Seafire e i Firefly attaccarono un convoglio a sud di Sandnessjøen, nel Nordland, affondando due navi e danneggiandone altre sei. Una delle due era la Rigel, un trasporto tedesco che la pattuglia aveva identificato come nave truppe. A bordo c’erano 2.838 persone: 2.248 prigionieri di guerra sovietici, polacchi e serbi, 95 disertori tedeschi, 8 prigionieri norvegesi, 455 soldati tedeschi e l’equipaggio. Il comandante portò la nave a incagliarsi sull’isola di Rosøya, dove il relitto rimase fino al 1969. I morti furono 2.571, i sopravvissuti 267.
Il 6 dicembre, nell’operazione Urbane, i Firefly contribuirono ad affondare un dragamine tedesco. Il 15 dicembre la nave entrò in cantiere a Rosyth per i lavori in vista del trasferimento nel Pacifico.
Il trasferimento nel Pacifico
I lavori si conclusero il 10 marzo 1945. Il nuovo gruppo di volo comprendeva quarantotto Seafire, dodici Firefly e ventuno Grumman Avenger, questi ultimi impiegati come bombardieri. La portaerei partì il 16 marzo e il 25 marzo arrivò a Port Said. Durante il transito nel canale di Suez una raffica di vento la spinse fuori dal canale e la nave si incagliò, ma fu liberata dopo cinque ore senza danni. Raggiunse Sydney l’8 maggio e la base avanzata di Manus, nelle isole dell’Ammiragliato, il 29 maggio.
L’attacco a Truk
La prima azione nel Pacifico ebbe soprattutto uno scopo addestrativo: dare esperienza di combattimento alle navi appena arrivate prima di unirle alla flotta principale. Fra il 14 e il 17 giugno 1945, nell’operazione Inmate, la Implacable e la sua scorta attaccarono Truk, nelle isole Caroline, una grande base giapponese che l’avanzata americana aveva ormai scavalcato e isolato. In due giorni di attacchi i suoi aerei effettuarono 113 sortite, perdendo un Seafire per azione nemica.
Gli attacchi al Giappone
Il 6 luglio la portaerei lasciò Manus per raggiungere la flotta principale al largo del Giappone. Il 17 e il 18 luglio i suoi aerei attaccarono obiettivi nella zona di Tokyo, ostacolati dal maltempo, che il primo giorno permise soltanto ai Firefly di individuare i bersagli. Il 24 e il 25 luglio colpirono la zona di Osaka e il Mare Interno, contribuendo a danneggiare gravemente la portaerei di scorta Kaiyō; il 28 e il 30 luglio, presso Maizuru, contribuirono ad affondare la nave scorta Okinawa.
Il 9 agosto i Seafire effettuarono 94 sortite e i Firefly 14 contro obiettivi nel nord di Honshu e a Hokkaido, perdendo due Seafire; il giorno seguente gli attacchi affondarono due navi da guerra e numerosi piccoli mercantili. Il 12 agosto la Implacable rientrò a Manus con il grosso della flotta britannica, mentre una piccola parte, con la Indefatigable, restò al largo del Giappone fino alla resa.
Il rimpatrio dei prigionieri
Il 24 agosto la nave arrivò a Sydney, dove gli hangar furono attrezzati per il trasporto di prigionieri e truppe. Il 25 settembre imbarcò a Manila oltre duemila prigionieri britannici, americani e canadesi: sbarcò gli americani a Pearl Harbor il 5 ottobre e proseguì per Vancouver con gli altri. Seguirono altri viaggi fra Hong Kong, Manila e Balikpapan, l’ultimo dei quali riportò in Australia 2.126 uomini della 7ª Divisione australiana. La nave rientrò a Sydney il 17 novembre.
Nel gennaio del 1946 divenne la nave di bandiera del viceammiraglio Philip Vian. Durante un periodo di lavori a Sydney, il 29 aprile 1946, sedici Avenger furono gettati in mare al largo della costa. Erano aerei ricevuti dagli Stati Uniti in base agli accordi Lend-Lease, che a guerra finita andavano restituiti o pagati, e la Gran Bretagna non aveva i fondi per acquistarli. La Implacable arrivò a Devonport il 3 giugno 1946, dove Vian ammainò la sua insegna.

Il dopoguerra e la demolizione
Dall’agosto 1946 fu impiegata come nave per l’addestramento all’appontaggio della Home Fleet. Il 7 novembre, durante l’ormeggio a Devonport, urtò senza gravi danni la portaerei leggera Vengeance. Nel febbraio 1947 fece parte della squadra che accompagnò la corazzata Vanguard, adattata a yacht reale per il viaggio di Giorgio VI in Sudafrica, e il 7 febbraio ospitò a bordo il re e la famiglia reale.
Nell’estate del 1948, durante una dimostrazione per gli allievi dello Staff College della Royal Navy, il capitano di corvetta Eric Brown vi compì il primo appontaggio di un Gloster Meteor, caccia a reazione nato per operare da terra. Fra settembre e novembre del 1949 imbarcò i Sea Vampire per le prove di impiego dei caccia a reazione dalle portaerei.
Il 13 settembre 1950 fu posta in riserva. Nel gennaio 1952 tornò in servizio come nave di bandiera della squadra addestrativa della Home Fleet, mentre una modernizzazione, studiata fra il 1951 e il 1952, fu abbandonata per i costi e i tempi. Nel giugno 1953 partecipò alla rivista navale per l’incoronazione di Elisabetta II, e nell’autunno dello stesso anno trasportò truppe nei Caraibi durante la crisi della Guiana britannica. Il 19 agosto 1954 la portaerei leggera Theseus la sostituì come nave di bandiera e il 1º settembre la Implacable fu radiata. Venduta il 27 ottobre 1955 alla Thos. W. Ward, fu demolita a Inverkeithing a partire dal mese successivo.
Informazioni aggiuntive
- Nazione: UK
- Tipo nave: Portaerei
- Classe: Implacable
- Cantiere:
Fairfield Shipbuilding and Engineering Company, Govan
- Data impostazione: 21/02/1939
- Data Varo: 10/12/1942
- Data entrata in servizio: 28/08/1944
- Lunghezza m.: 233,6
- Larghezza m.: 29,2
- Immersione m.: 8,9
- Dislocamento t.: 32.110 (a pieno carico)
- Apparato motore:
8 caldaie Admiralty a tre corpi cilindrici, 4 gruppi di turbine a ingranaggi Parsons, 4 assi
- Potenza cav.: 148.000
- Velocità nodi: 32,5
- Autonomia miglia: 6.720 a 20 nodi
- Armamento:
- 16 cannoni da 114/45 mm (otto impianti binati)
- 44 cannoni pom-pom da 40 mm (cinque impianti ottupli e uno quadruplo)
- 61 mitragliere Oerlikon da 20 mm (21 binate e 19 singole)
- 81 aerei
- Corazzatura:
- cintura: 114 mm
- ponte di volo: 76 mm
- pareti degli hangar: 38 mm
- paratie di estremità degli hangar: 51 mm
- Equipaggio: circa 2.300 (1945)
- Bibliografia – Riferimenti:
- Jane’s Fighting Ships of World War II, Crescent Books ISBN: 0517679639
- Wikipedia
- Armoured Aircraft Carriers
- Naval Encyclopedia
