Il Giuseppe Garibaldi fu un incrociatore leggero della Regia Marina e successivamente della Marina Militare italiana, seconda e ultima unità della classe Duca degli Abruzzi, alla cui scheda si rimanda per le caratteristiche tecniche e la descrizione della classe. La nave fu impostata il 28 dicembre 1933 al cantiere navale San Marco di Trieste dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, varata il 21 aprile 1936 e consegnata alla Regia Marina il 20 dicembre 1937. La bandiera di combattimento fu consegnata il 13 giugno 1938 dalla città di Palermo e dalla Federazione Nazionale Volontari Garibaldini.
L’occupazione dell’Albania e l’entrata in guerra
La prima operazione bellica cui prese parte il Garibaldi fu, nell’aprile 1939, l’occupazione dell’Albania, in forza alla squadra navale dell’ammiraglio Arturo Riccardi insieme al gemello Duca degli Abruzzi e ad altre unità. Come per le navi sorelle, la resistenza albanese fu minima e l’azione si risolse in alcune salve sparate su Durazzo e Santi Quaranta.
All’entrata dell’Italia in guerra, il 10 giugno 1940, il Garibaldi era inquadrato nell’VIII Divisione Incrociatori dell’ammiraglio Antonio Legnani, con insegna sul gemello Duca degli Abruzzi, nell’ambito della I Squadra di base a Taranto.
1940
Il 9 luglio 1940 il Garibaldi prese parte alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro in mare aperto tra la Regia Marina e la Royal Navy. Nel cannoneggiamento a distanza con gli incrociatori della Force A britannica dell’ammiraglio Tovey, schegge di proiettili sparati dal Garibaldi raggiunsero l’incrociatore HMS Neptune, danneggiandone la catapulta e l’idrovolante imbarcato in modo irreparabile. Lo scontro fu interrotto alle 15:31 dall’intervento delle navi da battaglia.
Tra il 29 agosto e il 5 settembre 1940 partecipò all’azione di contrasto all’operazione Hats britannica, la prima sortita della I Squadra completa con le nuove corazzate Vittorio Veneto e Littorio: nessun contatto fu stabilito con il nemico, e una burrasca costrinse al rientro le unità italiane. Il 29 settembre prese parte a una sortita per intercettare il convoglio britannico MB 5 diretto a Malta: anche in questa occasione le forze navali italiane non riuscirono a stabilire il contatto.
Nella notte dell’11-12 novembre 1940, il Garibaldi era ormeggiato nel Mar Piccolo quando aerosiluranti britannici decollati da una portaerei danneggiarono gravemente le corazzate Conte di Cavour, Duilio e Littorio nel porto di Taranto. La nave rimase indenne. Nelle settimane successive l’VIII Divisione pattugliò il Canale d’Otranto ed effettuò bombardamenti sulle postazioni greche sul fronte albanese.
1941

Trasferita a Brindisi il 1° marzo 1941, la sera del 26 marzo il Garibaldi salpò insieme al gemello Duca degli Abruzzi e alla XVI Squadriglia cacciatorpediniere (Nicoloso da Recco e Emanuele Pessagno) per partecipare alla sortita conclusasi con la battaglia di Capo Matapan. Come per il gemello, i due incrociatori furono destinati inizialmente a un’incursione a nord di Creta, poi riassegnati all’azione principale nelle acque di Gaudo dove arrivarono troppo tardi per prendere parte allo scontro. Dopo il siluramento della Vittorio Veneto furono distaccati a nord del gruppo principale, rientrando indenni a Brindisi il pomeriggio del 29 marzo.
Il 28 luglio 1941, mentre navigava al largo delle coste siciliane nei pressi dell’isola di Marettimo in squadra con l’incrociatore Raimondo Montecuccoli e due cacciatorpediniere, il Garibaldi fu silurato dal sommergibile britannico HMS Upholder. Il battello lanciò quattro siluri: tre furono evitati grazie all’avvistamento tempestivo di una vedetta del cacciatorpediniere Bersagliere, ma uno centrò la nave a proravia delle torri prodiere. Pur imbarcando circa 700 tonnellate d’acqua, il Garibaldi rimase a galla, raggiunse Palermo e fu trasferito a Napoli per lavori di riparazione durati quattro mesi.
Rientrato in servizio, il 20 novembre si trovò coinvolto in una missione di scorta a convogli diretti a Bengasi, nel corso della quale il Duca degli Abruzzi fu silurato da un aerosilurante britannico. Il Garibaldi e due cacciatorpediniere furono distaccati per scortare il gemello danneggiato, subendo ripetuti attacchi aerei da parte di velivoli di Malta senza ulteriori perdite.
1942
Tra il 3 e il 5 gennaio 1942 il Garibaldi partecipò all’operazione M.43, volta a far giungere contemporaneamente tre convogli in Libia sotto protezione della flotta; l’operazione fu portata a termine senza perdite. In marzo scortò a distanza, insieme all’Eugenio di Savoia, tre convogli diretti a Tripoli.
A metà giugno il Garibaldi fu coinvolto negli eventi della battaglia di mezzo giugno: il 14 giugno le unità dell’VIII Divisione — composta per l’occasione dal Garibaldi e dall’Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, nave di bandiera dell’ammiraglio Raffaele de Courten — salparono da Taranto con la I Squadra per intercettare un grosso convoglio britannico da Alessandria diretto a Malta. Non fu registrato alcun contatto con le navi nemiche, ma la presenza in mare delle forze italiane convinse i britannici ad annullare la missione.
Il 2 luglio il Garibaldi, con il Duca degli Abruzzi, il Duca d’Aosta e quattro cacciatorpediniere, fu dislocato a Navarino, in Grecia, per la protezione del traffico nel Mediterraneo orientale. Per i quattro mesi successivi la formazione sorvegliò i convogli in Cirenaica senza mai ingaggiare scontri con unità di superficie britanniche.
1943 e l’armistizio
Il 31 gennaio 1943, mentre si trovava a Messina, la nave fu raggiunta da schegge di bomba durante un attacco aereo sul porto, con vittime a bordo. Tra il 3 e il 5 maggio fu trasferita a Genova per sfuggire ai crescenti bombardamenti alleati.
All’inizio di agosto 1943 l’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, comandante dell’VIII Divisione, ricevette l’ordine di bombardare Palermo, caduta da pochi giorni in mano agli Alleati. La sera del 6 agosto il Garibaldi e il Duca d’Aosta lasciarono Genova per La Maddalena; la sera del 7 la divisione partì per l’azione, ma il Garibaldi aveva problemi all’apparato motore che ne limitavano la velocità a 28 nodi. Dopo l’avvistamento di navi non identificate in rotta verso la divisione, Fioravanzo giudicò la situazione sfavorevole e rinunciò alla missione, rientrando a La Spezia la sera dell’8 agosto.
Il pomeriggio del 9 agosto i due incrociatori lasciarono La Spezia diretti a Genova, scortati dai cacciatorpediniere Mitragliere, Carabiniere e Vincenzo Gioberti. A sud di Punta Mesco, tra Monterosso e Levanto, la formazione fu attaccata dal sommergibile britannico HMS Simoom, che lanciò sei siluri: due colpirono a poppa il Gioberti, che spezzato in due affondò rapidamente. La formazione proseguì verso Genova senza ulteriori danni.
All’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 la nave si trovava a Genova, da dove partì la stessa sera insieme al Duca d’Aosta, al Duca degli Abruzzi e alla torpediniera Libra per ricongiungersi al gruppo navale proveniente da La Spezia guidato dall’ammiraglio Bergamini. Durante il trasferimento la corazzata Roma, nave ammiraglia di Bergamini, fu colpita e affondata al largo dell’Asinara da una bomba planante sganciata da un Dornier Do 217 della Luftwaffe. Il comando passò all’ammiraglio Romeo Oliva; il gruppo raggiunse Malta l’11 settembre.
La cobelligeranza

Durante la cobelligeranza il Garibaldi fu schierato nell’Atlantico centrale, dove prese parte, insieme al Duca degli Abruzzi e al Duca d’Aosta, ad azioni di pattugliamento contro le navi corsare tedesche, raggiungendo Freetown il 18 marzo 1944. Il ciclo operativo fu breve: il 23 marzo fu richiamato in patria, rientrando a Taranto il 3 aprile dopo una sosta a Gibilterra dove fu imbarcato un radar britannico. Al rientro fu impiegato come trasporto veloce per truppe italiane in Sardegna e forze anglo-statunitensi in Egitto, Marocco e Malta. Dal giugno 1940 al settembre 1943 il Garibaldi aveva preso parte a 51 missioni di guerra per un totale di circa 24.000 miglia; alla fine del conflitto le miglia percorse erano salite a quasi 50.000.
Il dopoguerra: da incrociatore leggero a nave lanciamissili
In applicazione del trattato di pace del 1947, il Garibaldi fu tra le unità concesse alla Marina Militare italiana, insieme al gemello Duca degli Abruzzi, al Cadorna e al Montecuccoli. Tra il 1947 e il 1948 fu sottoposto a lavori di ammodernamento: furono effettuate lievi modifiche alla sovrastruttura, installati i radar americano S.O. 8 sull’albero di trinchetto e parabolico SK 42 su quello di maestra, e aggiunti altri due cannoni da 100/47 mm in posizione lanciasiluri.
Nell’estate del 1953 un elicottero Bell 47 effettuò a bordo, al largo di Gaeta, una serie di prove di appontaggio e decollo: i risultati positivi convinsero la Marina Militare dell’utilità di unità navali dotate di elicotteri antisommergibile, una scelta motivata anche dalla crescente presenza di battelli della flotta sovietica nel Mediterraneo.
Nel dicembre 1954 il Garibaldi fu inviato all’Arsenale della Spezia per un’operazione di trasformazione radicale. Tra il 1954 e il 1957 fu ridotto allo scafo nudo — con la rimozione di tutta l’artiglieria, i sensori e le sovrastrutture originarie — e tra il 1957 e il 1961 fu completamente ricostruito come incrociatore lanciamissili. Diventò così il primo incrociatore lanciamissili a entrare in servizio in una marina militare europea e la prima grande unità di superficie al mondo predisposta al lancio di missili balistici, prevedendo l’imbarco di missili Polaris; ragioni politiche impedirono tuttavia l’acquisizione di tali armamenti e i pozzi di lancio restarono inutilizzati. Il Garibaldi ricoprì il ruolo di nave ammiraglia della flotta fino al 1971, quando fu posto in disarmo per tagli al bilancio della Marina. Fu radiato dal servizio nel 1975 e avviato alla demolizione nel 1978.
Informazioni aggiuntive
- Nazione: Italia
- Tipo nave: Incrociatore
- Classe: Condottieri Duca degli Abruzzi
- Cantiere:
Cantieri Riuniti dell’Adriatico
- Data impostazione: 28/12/1933
- Data Varo: 21/04/1936
- Data entrata in servizio: 20/12/1937
- Lunghezza m.: 186.9
- Larghezza m.: 18.9
- Immersione m.: 6.8
- Dislocamento t.: 11.761
- Apparato motore:
8 caldaie Yarrow/Regia Marina, 2 gruppi turboriduttori Belluzzo/Parsons, 2 eliche
- Potenza cav.: 100.000
- Velocità nodi: 34
- Autonomia miglia: 4.125
- Armamento:
10 × 152/55 mm Ansaldo 1934 (2 installazioni binate + 2 trinate), 8 × 100/47 mm, 8 × Breda 37/54 mm, 12 × 13,2/75,7 mm Breda 1931, 6 tubi lanciasiluri da 533, 4 idrovolanti 4 × IMAM Ro.43
- Corazzatura:
cintura: 100mm, orizzontale 40mm, verticale: 70mm, artiglierie: 135mm, torre comando: 140mm
- Equipaggio: 640
- Bibliografia – Riferimenti:
- Jane’s Fighting Ships of World War II, Crescent Books ISBN: 0517679639
- Wikipedia
- Naval History and Heritage Command
