Fernando Malvezzi

di redazione
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Fernando Malvezzi appartiene a quella ristretta cerchia di aviatori italiani capaci di distinguersi in due specialità profondamente diverse: il bombardamento in picchiata e la caccia. Come lui, solo Tarantola e Seganti riuscirono nell’impresa di eccellere prima come “tuffatori” e poi come cacciatori.

Nato a Noceto, in provincia di Parma, il 22 ottobre 1912, Malvezzi rivelò fin da giovane un temperamento irrequieto, più incline all’attività fisica che agli studi. Abbandonati i corsi universitari di medicina, rispose a un bando per ufficiali piloti di complemento e nel dicembre 1935 conseguì il brevetto di pilota militare. La prima assegnazione fu all’85ª Squadriglia del 3° Stormo, ma ben presto passò alla 116ª Squadriglia da osservazione aerea, con la quale prese parte alla campagna d’Etiopia.

Tornato in Italia, la passione per il volo lo spinse a cercare il passaggio in servizio permanente effettivo. Frequentò il corso d’integrazione presso la Scuola di Guerra Aerea di Firenze e, una volta completato, fu destinato alla scuola di Foligno come istruttore. Rientrò quindi all’85ª Squadriglia, dove venne selezionato per una nuova specialità: i “bombardieri a tuffo”, ribattezzati in Italia con il soprannome di “picchiatelli”.

L’addestramento si svolse a Graz, presso la scuola della Luftwaffe dedicata allo Junkers Ju 87 Stuka. Terminato il corso, i primi velivoli – nelle versioni B-2 e R-2 – e i primi equipaggi confluirono nel 96° Gruppo autonomo bombardamento a tuffo. Malvezzi assunse il comando interinale della 236ª Squadriglia e il 2 settembre 1940 ricevette il battesimo del fuoco contro obiettivi navali e terrestri a Malta.

Il reparto operò successivamente sul fronte greco e poi in Africa settentrionale. Il 10 gennaio 1941, durante un attacco con bombe SD 500 contro un convoglio britannico, la sezione guidata da Malvezzi centrò l’incrociatore leggero HMS Southampton. L’azione fu riportata nel Bollettino di guerra del giorno seguente, che citava i tre capi equipaggio: il tenente Malvezzi, il sergente maggiore Mazzei e il sergente Crespi. Colpita da almeno due ordigni, la nave sviluppò un incendio incontrollabile che costrinse l’equipaggio ad abbandonarla; i britannici la affondarono poi con un siluro.

In aprile Malvezzi partecipò a un intenso ciclo di attacchi contro il porto di Tobruk. L’11 aprile la contraerea colpì il motore del suo Stuka, costringendolo a un atterraggio di emergenza nel corso del quale riportò ferite leggere. Due giorni dopo volò per l’ultima volta come “tuffatore”: sul libretto di volo annotò un “attacco in picchiata contro navi in navigazione davanti a Tobruk. Nave colpita”.

Rientrato in Italia per un periodo di riposo, Malvezzi chiese e ottenne di passare alla caccia. Il 28 luglio 1941 raggiunse la 96ª Squadriglia del 9° Gruppo, 4° Stormo, impegnata in quel periodo nella transizione sul Macchi C.202. Il nuovo velivolo lo entusiasmò: nelle sue parole era “padrone del cielo fino ai 7000 metri; poi lo Spit era superiore”. All’inizio dell’autunno il 9° Gruppo inaugurò l’impiego bellico del Folgore: il 30 settembre il tenente Frigerio abbatté un Hurricane al largo della Sicilia, segnando la prima vittoria del reparto sul nuovo caccia.

Malvezzi non tardò a dimostrare le proprie qualità anche in questo ruolo. Il 22 novembre 1941 abbatté due Hurricane nei cieli di Malta. Il giorno successivo il reparto si trasferì in Libia per un breve ma intenso ciclo operativo: già il 26 novembre Malvezzi ottenne un P-40, seguito da un altro a Bir el Gobi il 1° dicembre. A fine anno il gruppo rientrò in patria per riequipaggiarsi.

Nell’aprile 1942 tornò in Sicilia per la campagna di Malta e in maggio raggiunse nuovamente l’Africa, schierandosi a Fuka. Il colonnello François, nuovo comandante del 4° Stormo, trasformò il reparto in una macchina da guerra efficiente, sfruttando l’eccellente coordinamento con l’impianto di radiolocalizzazione tedesco Freya installato a El Daba. Promosso capitano, Malvezzi assunse il comando della 97ª Squadriglia. Nel periodo dall’8 giugno al 20 ottobre 1942 abbatté 4 P-40, 1 Maryland e 1 Spitfire, portando il totale a 10 vittorie individuali, tutte conseguite su Macchi C.202 e per la maggior parte – otto – in Africa settentrionale.

L’ultimo combattimento gli costò caro: colpito al motore, fu costretto ad atterrare in emergenza sulla spiaggia presso El Alamein, riportando ferite al viso. Rimpatriato in convalescenza, tornò al reparto ai primi di dicembre. Un mese dopo il 4° Stormo lasciò definitivamente l’Africa. Il successivo impiego fu la difesa della Sicilia, con il reparto schierato in Calabria a Castrovillari. Qui Malvezzi fu colpito dalla malaria e dovette farsi ricoverare a Salsomaggiore. L’armistizio dell’8 settembre lo sorprese durante la degenza.

Decise di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e nell’Aeronautica Nazionale Repubblicana gli fu affidato il comando del III Gruppo caccia. Il reparto tuttavia non fece in tempo a entrare in combattimento: l’addestramento sui Messerschmitt Bf 109 si concluse quando la guerra era ormai alla fine. Il 25 aprile 1945 Malvezzi e i suoi uomini furono sorpresi nella scuola elementare di Desio e rimasero circondati dai partigiani per due giorni. Riuscirono infine a trasferirsi a Bergamo, sede del Comando dell’ANR, dove Malvezzi ottenne un salvacondotto per tutti i piloti e gli avieri e sciolse il reparto.

Nel dopoguerra avviò una fortunata attività di autotrasporti senza mai abbandonare la passione per il volo, continuando a volare sul suo Siai Marchetti 260 presso l’Aero Club di Parma. Uomo dal carattere deciso e impetuoso – in netto contrasto con il compagno di reparto Emanuele Annoni, descritto come calmo e autorevole – Malvezzi si spense il 20 aprile 2003. Il suo palmarès comprende 3 medaglie d’argento al valor militare, 1 di bronzo e la Croce di Ferro tedesca di II classe.

Fernando Malvezzi durante il giuramento a Fossano

Informazioni aggiuntive

  • Data di Nascita: 22 Ottobre 1912 
  • Data morte: 20 Aprile 2003  
  • Vittorie: 10  
  • Forza aerea: Regia Aeronautica 
  • Bibliografia – Riferimenti:
    • Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della seconda guerra mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
    • Wikipedia

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