Jagdtiger

di redazione
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Jagdtiger

Lo Jagdtiger fu il veicolo corazzato più pesante entrato in servizio nella Seconda Guerra Mondiale. Costruito su uno scafo di Tiger II allungato, portava un cannone da 128 millimetri capace di distruggere qualunque mezzo alleato ben oltre le distanze alle quali poteva essere colpito, dentro una casamatta con 250 millimetri di corazza frontale. Ne uscirono dalle fabbriche poco più di settanta esemplari fra il 1944 e il 1945, e la maggior parte di essi fu perduta senza che il nemico dovesse sparare un colpo.

Un veicolo per un cannone

Nel 1942 l’esercito tedesco chiese un semovente d’assalto pesante armato con un pezzo da 12,8 cm. Il calibro non era casuale: derivava da un cannone contraerei e, nella versione a canna lunga sviluppata per il carro sperimentale Maus, era l’arma più potente su cui la Germania potesse mettere le mani. Restava da trovare qualcosa che la portasse in giro.

Il 2 febbraio 1943 l’ufficio armamenti fissò per iscritto il concetto: cacciacarri con il 12,8 cm su scafo di Tiger II modificato. La Henschel presentò due progetti concorrenti il 12 aprile 1943 e fu scelto il primo; il 5 maggio il mezzo ricevette la designazione provvisoria di 12,8 cm Panzerjäger e il peso previsto fu fissato in settantacinque tonnellate, cifra che dice già molto su che tipo di macchina sarebbe uscita. Un modello in legno in scala reale fu ispezionato il 28 settembre e mostrato a Hitler il 20 ottobre 1943.

La produzione fu affidata al Nibelungenwerk di Sankt Valentin, in Austria, e non alla Henschel di Kassel, per una ragione molto concreta: i carriponte del Nibelungenwerk sollevavano sessanta tonnellate, e senza una gru capace di alzare lo scafo corazzato non si costruisce niente. È lo stesso genere di vincolo industriale che aveva determinato le dimensioni dello Jagdpanzer 38 Hetzer, dove il limite era una gru da tredici tonnellate: all’estremo opposto della scala, la logica di fabbrica è la stessa.

Le due sospensioni

Nel febbraio 1944 furono consegnati due prototipi che differivano per il treno di rotolamento: il telaio 305001 con sospensione Porsche e il 305002 con quella Henschel a nove barre di torsione per lato e ruote da 800 millimetri, uguale a quella del Tiger II.

Sulla carta la soluzione Porsche vinceva su ogni voce. Il Typ 168 montava quattro carrelli esterni per lato, ciascuno con una barra di torsione longitudinale da 1.075 millimetri, e prometteva un terzo di tempo di lavorazione in meno, milleduecento chili risparmiati, circa quattrocentocinquanta ore di manodopera in meno per esemplare e un metro cubo di spazio guadagnato dentro lo scafo, perché le barre stavano fuori invece che attraversare il fondo.

Il difetto stava in un numero solo: l’escursione delle ruote era di 91 millimetri contro i 170 della soluzione Henschel. Una sospensione che si muove poco è una sospensione dura, e su un mezzo di settanta tonnellate una sospensione dura non assorbe gli urti ma li trasmette, scaricandoli sui perni dei carrelli. Alle prove del maggio 1944 il veicolo entrava in oscillazioni verticali insopportabili già fra i 14 e i 15 chilometri orari su strada dura. Il 6 febbraio 1945, durante una prova dell’impianto di filtrazione dell’aria Dräger al poligono di Haustenbeck, a un esemplare si staccò un carrello del lato sinistro.

Il giudizio più netto è quello di Kurt Arnoldt, che dirigeva le prove e che gli inglesi interrogarono a guerra finita: la sospensione era debole, le molle troppo dure, e le ruote tendevano a staccarsi fuori strada. La soluzione fu abbandonata dopo undici esemplari, i telai dal 305001 al 305012 escluso il 305002; tutti gli altri Jagdtiger ebbero la sospensione Henschel.

Il pezzo da 128

L’arma era il 12,8 cm Pak 44 L/55, poi ridesignato Pak 80, costruito dalla Krupp negli stabilimenti di Breslavia ed Essen. Il primo pezzo fu pronto a metà agosto 1944 e ne furono prodotti circa centosessanta. La canna era lunga poco più di sette metri e pesava da sola 2,2 tonnellate; con culla e affusto l’insieme arrivava a sei tonnellate e mezzo. Non aveva freno di bocca.

Le prestazioni erano quelle che ci si aspetta da un calibro simile. La Panzergranate 43, con velocità iniziale di circa 1.000 metri al secondo, perforava attorno ai 245 millimetri a mille metri su piastra inclinata a trenta gradi e circa 210 a duemila metri. Va detto che le fonti non concordano su quale perforante fosse effettivamente in dotazione, se la Pz.Gr. 39 o la Pz.Gr. 43, e che un rapporto d’intelligence britannico del 1944 usa i dati della seconda per entrambe: i numeri qui riportati vanno presi con questa avvertenza. In ogni caso non esisteva mezzo corazzato alleato che potesse sopravvivere a un colpo del genere, e la distanza utile in tiro diretto arrivava a quattromila metri con il proiettile perforante e a ottomila con quello esplosivo.

Il prezzo di tutto questo si paga dentro il veicolo, ed è la parte che spiega come funzionava davvero lo Jagdtiger. Un colpo intero da 128 millimetri è troppo pesante e troppo ingombrante perché un uomo lo maneggi in uno spazio chiuso, quindi la munizione era in due pezzi separati: prima si carica il proiettile, poi il bossolo con la carica di lancio. Da qui discende tutto il resto. Servivano due serventi invece di uno, il che porta l’equipaggio a sei uomini. La cadenza di tiro scendeva a tre colpi al minuto. E soprattutto, nonostante le settanta tonnellate di mezzo, a bordo ci stavano soltanto quaranta colpi, perché ogni colpo occupa due posti nelle rastrelliere.

Il brandeggio era di dieci gradi per parte, ridotto rispetto ai quindici inizialmente previsti, e l’alzo andava da meno sette a più quindici gradi. La canna sporgeva quasi cinque metri davanti allo scafo, uno sbalzo che in marcia avrebbe sollecitato i supporti oltre misura: per questo il mezzo aveva un sostegno di riposo sul glacis anteriore e un secondo appoggio interno alla casamatta, da liberare prima di poter aprire il fuoco.

La macchina

La corazza era di acciaio laminato omogeneo. La fronte della casamatta misurava 250 millimetri inclinati di quindici gradi, il glacis dello scafo 150 a cinquanta gradi, ereditato dal Tiger II, la parte bassa della prua 100 millimetri. I fianchi erano di 80 millimetri, il cielo della casamatta 40 e il fondo fra 25 e 40. Nel 1945 non esisteva cannone alleato in grado di perforare quella fronte, e infatti nessun Jagdtiger risulta essere stato distrutto da un colpo arrivato davanti.

Il mezzo era lungo 10,65 metri con il cannone, largo 3,63 e alto circa 2,9, e pesava in ordine di combattimento fra le 72 e le 73,5 tonnellate, a seconda della sospensione e della fonte, con Wikipedia che indica 71,7. Il motore era il Maybach HL 230 P30, lo stesso del Panther e del Tiger II, accreditato di 600 o 700 cavalli secondo le fonti, abbinato a un cambio Maybach OLVAR a otto rapporti.

Qui sta il problema che condiziona tutta la vita operativa del mezzo. Con quel motore su quel peso il rapporto era di circa otto cavalli per tonnellata, meno della metà di quanto avesse un carro medio dell’epoca. La velocità massima su strada era di 34-38 chilometri orari, l’autonomia di 120 chilometri su strada e 80 fuori strada. Un sedici cilindri a X da 800 cavalli fu proposto dalla Simmering-Pauker e non fu mai montato. Un veicolo del genere non consuma soltanto molto: sollecita in modo continuo trasmissione, riduttori finali e sospensioni, componenti che erano già al limite sul Tiger II e che qui dovevano muovere dieci tonnellate in più.

I sei uomini erano disposti su due livelli. Nello scafo, davanti, il pilota a sinistra e il marconista a destra, quest’ultimo con la mitragliatrice MG 34 di scafo e 1.500 colpi. Nella casamatta, il puntatore a sinistra e il capocarro a destra, i due serventi dietro. Il capocarro disponeva di un portello girevole con periscopio e di una predisposizione per il telemetro stereoscopico, il puntatore di un cannocchiale a dieci ingrandimenti: strumenti adeguati a un mezzo pensato per sparare da lontano, che però non compensavano l’assenza di una torretta e il conseguente campo di osservazione limitato.

La produzione

La produzione di serie cominciò nell’estate del 1944 e non raggiunse mai i ritmi previsti: il piano approvato in ottobre parlava di centocinquanta esemplari, la media reale restò attorno alla ventina al mese nei mesi migliori e molto sotto negli altri. Il 25 febbraio 1945 Hitler ordinò misure straordinarie per accelerare, e nello stesso periodo fu autorizzata una versione armata con il più disponibile 8,8 cm Pak 43, che non entrò mai in servizio per mancanza di tempo.

Sul totale i conti non tornano del tutto. La cifra ufficiale è di 74 esemplari, telai dal 305001 al 305075, raggiunta entro la fine di febbraio 1945; i registri di fabbrica pubblicati da Winninger nel 2013 elencano però numeri di serie successivi, con consegne in marzo e aprile difficili da confermare, e Wikipedia indica una forbice fra 70 e 88. La cifra prudente è circa settantacinque.

I due battaglioni

Solo due reparti impiegarono lo Jagdtiger. Il primo fu lo schwere Panzerjäger-Abteilung 653, che veniva dall’Elefant e che quindi conosceva già i problemi dei mezzi molto pesanti; ricevette sedici veicoli entro la fine di novembre 1944. Il secondo fu il 512°, costituito a Paderborn l’11 febbraio 1945 con i resti di altri due battaglioni carri.

L’esordio nelle Ardenne non ci fu. Al 653° erano assegnati quattordici Jagdtiger per l’offensiva di dicembre; per i ritardi ferroviari ne arrivarono sei alla zona di raccolta di Blankenheim, e nessuno prese parte ai combattimenti. Il 23 dicembre il reparto fu ritirato per essere spostato sull’offensiva d’Alsazia, e all’inizio di gennaio i mezzi efficienti erano sei, ridotti a due il 9 gennaio, fermi al deposito riparazioni di Boppard che non disponeva di gru adeguate a sollevarli.

L’azione più documentata è quella di Auenheim, il 17 gennaio 1945, ed è documentata fino al conteggio delle munizioni. Due Jagdtiger appoggiarono un attacco della fanteria contro una linea di bunker americani, sparando da circa mille metri: una cupola corazzata fu distrutta con due colpi e uno Sherman fu messo fuori uso con un colpo esplosivo. In tutto l’ingaggio furono sparati 56 colpi, quarantasei esplosivi e dieci perforanti, senza perdite per fuoco nemico.

Il resto della storia del 653° si legge nelle cifre di efficienza, che oscillano in modo violento. Il 15 marzo 1945 il battaglione aveva 38 mezzi efficienti su 41, il suo massimo. Una settimana dopo, il 22 marzo, ne aveva due su 33. Non ci fu in mezzo nessuna battaglia campale: ci furono marce, guasti e l’impossibilità di riparare o recuperare veicoli di quel peso mentre il fronte arretrava.

Il 512° combatté nell’ultimo mese e mezzo di guerra nella zona di Remagen e della Ruhr. La 1ª compagnia rivendicò sedici carri distrutti a sud di Unna; la 2ª, comandata dal tenente Otto Carius, entrò in azione l’11 aprile e si arrese quattro giorni dopo con sette mezzi; la 3ª si arrese a Iserlohn il 16 aprile. Il 653° depose le armi il 5 maggio presso Amstetten, in Austria, dove americani e sovietici si stavano incontrando.

JagdTiger ardenne

Valutazione

Il bilancio più utile è quello che scrisse Otto Carius sui dieci Jagdtiger della sua compagnia: un carro americano distrutto, uno Jagdtiger perso in combattimento, uno perso per fuoco amico e otto perduti per avaria meccanica o distrutti dai loro stessi equipaggi. Non è un giudizio, è un conteggio, e coincide con il dato generale secondo cui circa il venti per cento dei mezzi andò perduto in azione mentre la maggior parte fu fatta saltare dagli equipaggi perché ferma per guasto o senza carburante.

Dall’altra parte ci sono i numeri di quello che il mezzo faceva quando funzionava. Il 9 aprile 1945 la 1ª compagnia del 512° dichiarò undici carri e oltre trenta bersagli leggeri distrutti a distanze superiori ai quattromila metri, perdendo un mezzo per attacco di cacciabombardieri. Ad Auenheim due veicoli avevano tenuto un settore sparando cinquantasei colpi senza subire perdite. Il cannone e la corazza facevano quello per cui erano stati costruiti; il problema era portarli sul posto e riportarli indietro con otto cavalli per tonnellata e senza mezzi di recupero adeguati, in un momento in cui il cielo era dell’avversario.

Esemplari superstiti

Ne restano tre, ed è il 305004 del museo dei carri di Bovington ad avere la storia più ricostruita, perché è l’unico sopravvissuto con sospensione Porsche. Uscì dal Nibelungenwerk nel luglio 1944 e nell’inverno 1944-45 si trovava al poligono Henschel di Haustenbeck, dove veniva usato per collaudare l’impianto di filtrazione dell’aria. Un fotografo del XIX Corpo americano lo riprese nei boschi circostanti il 6 aprile 1945. Per portarlo via servì un rimorchio stradale Culemeyer a ventiquattro ruote, omologato per sessanta tonnellate e caricato con settanta: una fotografia dello scalo di Nienburg lo documenta nel convoglio il 5 gennaio 1946. Passò poi dalla School of Tank Technology di Chertsey e arrivò a Bovington nel 1952. Conserva ancora gran parte dello Zimmerit originale; nei ripitturaggi successivi il numero di prova è stato ridipinto come 263 invece del corretto 253.

Gli altri due hanno sospensione Henschel: il 305020, catturato dagli americani nel marzo 1945 presso Neustadt an der Weinstraße e oggi a Fort Benning, in Georgia, e il 305083, preso dai sovietici ad Amstetten il 5 maggio 1945 e conservato a Kubinka.

Principali Varianti dello Jagdtiger:

  • Jagdtiger con sospensione Porsche (Typ 168): undici esemplari, telai 305001 e 305003-305012, con quattro carrelli esterni per lato e barre di torsione longitudinali, cingoli da 640 mm. Più leggeri e più rapidi da costruire, ma con un’escursione delle ruote di soli 91 mm che li rendeva durissimi e faceva cedere i perni dei carrelli. Soluzione abbandonata dopo le prove del maggio 1944.
  • Jagdtiger con sospensione Henschel: la versione di serie, con nove barre di torsione e ruote da 800 mm per lato e cingoli da 800 mm, uguale nell’impostazione a quella del Tiger II. Escursione di 170 mm e novantacinque maglie di cingolo per lato.
  • 8,8 cm Pak 43 Jagdtiger: versione armata con il pezzo da 88 mm L/71, autorizzata il 25 febbraio 1945 per far fronte alla scarsità dei cannoni da 128. Nessun esemplare risulta completato né entrato in servizio.
  • 12,8 cm L/66: ipotesi di riarmamento con una canna più lunga, citata dalle fonti ma di esistenza e datazione non confermate.

Informazioni aggiuntive

  • Nome e tipo: Panzerjäger Tiger Ausf. B Jagdtiger (Sd.Kfz. 186)
  • Anno: 1944 
  • Produzione: circa 75 
  • Motore: 

    Maybach HL 230 P30, 12 cilindri a V a benzina raffreddato ad acqua

  • Potenza motore (hp): 700 
  • Lunghezza m.: 10,65  
  • Larghezza m.: 3,63 
  • Altezza m.: 2,95  
  • Peso t.: 73,5 
  • Velocità su strada Km/h: 38
  • Autonomia Km.: 120 
  • Armamento: 

    1 cannone da 12,8 cm Pak 44 L/55 con 40 colpi; 1 mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm con 1.500 colpi

  • Corazzatura max mm.: 250 
  • Equipaggio: 6  

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