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La guerra aerea sul mare In evidenza

Il convoglio PQ 17 Il convoglio PQ 17

Gli attacchi dei bombardieri tedeschi contro la flotta inglese e il traffico marittimo dei rifornimenti degli alleati rimasero sin dall’inizio pregiudicati dal fatto che l’aviazione tedesca non era riuscita ancora, nel quadro di una preparazione troppo affrettata, ad addestrare singole squadre alla lotta sul mare. Ciò era previsto soltanto nella fase 1940-1942 del piano; prima del 1942 infatti non era prevista una guerra, come Hitler aveva ripetutamente assicurato ai comandanti in capo dell’aviazione e della marina.

Una proficua collaborazione tattica tra l’aviazione e la marina poté essere realizzata nel corso di ben poche operazioni aeronavali, nonostante la buona volontà e i molteplici tentativi. L’aviazione poté soddisfare solo raramente le esigenze della marina che chiedeva un più completo appoggio aereo. Questo perché le crescenti esigenze di tutti fronti terrestri durante la prosecuzione della guerra superavano da sole le forze dell’aviazione stessa.

Gli idrovolanti in un primo tempo preferiti dall’aviazione della marina si rivelarono (a prescindere dal raggio d’azione) inferiori per caratteristiche e capacità di volo agli aerei terrestri con carrello retrattile. La sostituzione degli idrovolanti con Ju 88 e altri tipi di aerei terrestri nei gruppi dell’aviazione costiera ebbe peraltro spesso come conseguenza l’impiego di questi gruppi sui fronti terrestri, per cui venivano completamente sottratti alla condotta della guerra sul mare.

Gli attacchi contro bersagli mobili e maneggevoli richiedono, per essere efficaci, una notevole misura di addestramento ed esperienza. La tattica d’attacco dovette subire frequenti mutamenti per adattarsi alla capacità di ripresa dell’avversario. Il metodo adottato dall’aviazione, basato sul principio dei punti di forza e consistente nell’impiego occasionale di stormi da bombardamento terrestre contro obbiettivi navali, non poté perciò assicurare successi decisivi. La speranza, alimentata ad arte, di mettere fuori combattimento la flotta inglese con bombardamenti dell’aviazione, non fu coronata da successo. Soltanto nelle acque in prossimità delle coste, dove l’aviazione aveva il dominio dell’aria (come intorno a Creta), gli attacchi decisi contro la flotta avversaria ebbero successo. D’altra parte la Germania non possedeva portaerei pronte ad entrare in azione, in grado di trasferire la base aerea in mare aperto.

Anche l’impiego delle mine aeree e dei siluri aerei soffrì per la mancanza di un comando unitario. In particolare, lo sviluppo del siluro aereo, affidato all’Istituto sperimentale per siluri della marina, per molto tempo non registrò risultati utilizzabili. Solo a partire dal 1942 (se si prescinde da pochi aviatori della marina) cominciarono ad essere impiegati gli aerosiluranti. In quell’epoca peraltro, potevano considerarsi già tramontati i tempi dell’aereo provvisto di siluri che sorvola, lento e scarsamente manovrabile, il mare.

Le gravi perdite subite dal convoglio PQ 17 ebbero la loro origine soprattutto nella errata valutazione della situazione da parte dell’ammiragliato inglese, che sciolse il convoglio in un momento critico, togliendogli in tal modo la migliore protezione che aveva. Le perdite ridotte registrate dal successivo PQ 18 si spiegano tra l’altro con l’atteggiamento di Göring, che voleva a tutti i costi assicurarsi un successo di prestigio con l’affondamento di una portaerei inglese. In seguito, le condizioni atmosferiche dovute all’inverno polare e le forti misure difensive approntate dall’aviazione della marina inglese nella scorta dei convogli non consentirono più la realizzazione di successi degni di nota dell’aviazione tedesca contro i convogli in navigazione nell’oceano Artico.

Ultima modifica Martedì, 22 Marzo 2016 23:19

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  • Teatro: Oceano Atlantico

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