Adriano Visconti

di redazione
0 letture totali
Adriano Visconti

Adriano Visconti fu uno dei comandanti più carismatici dell’aviazione italiana durante la Seconda guerra mondiale. Pilota abile e coraggioso, combatté in Africa settentrionale, su Malta, in Tunisia e nella difesa dell’Italia, accumulando dieci vittorie aeree documentate. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì all’Aeronautica Nazionale Repubblicana, diventandone il simbolo più rappresentativo come comandante del 1° Gruppo Caccia “Asso di bastoni”. Il 29 aprile 1945, poche ore dopo aver negoziato un’onorevole resa per il suo reparto, fu ucciso insieme al suo aiutante di campo in circostanze mai completamente chiarite.

Le origini

Adriano Visconti di Lampugnano nacque a Tripoli, in Libia, l’11 novembre 1915, figlio di Galeazzo Visconti di Lampugnano e Cecilia Dall’Aglio, emigrati nella colonia italiana in seguito alla conquista del 1911. La famiglia, di nobili origini seppure decaduta, era rimasta in Libia in cerca di fortuna. Il giovane Adriano crebbe in un ambiente animato da acceso patriottismo, un sentimento che avrebbe caratterizzato tutte le sue scelte future.

Insieme alla sorella Valentina, frequentò le scuole locali fino all’istituto tecnico “Guglielmo Marconi”. Già da ragazzo manifestava uno spirito ardimentoso e carismatico, organizzando spesso manifestazioni di carattere patriottico insieme ai coetanei della comunità italiana. Visitava frequentemente il vicino aeroporto di Castel Benito, dove nacque la passione per il volo.

L’Accademia Aeronautica

Terminate le scuole superiori nel 1934, Visconti presentò domanda per l’ammissione alla Regia Accademia Aeronautica di Caserta come allievo ufficiale pilota. Vi entrò il 21 ottobre 1936 come componente del corso “Rex B”, classificandosi 87° su 478 candidati che avevano superato le prove attitudinali e le visite mediche.

I suoi insegnanti annotarono nelle note caratteristiche: “carattere franco e leale. Esuberante. Corretto. Si applica proficuamente allo studio”. Vivace al punto da meritarsi qualche richiamo, ma anche di indole generosa e intransigente, lasciava già intravedere la tempra di un combattente coraggioso e poco incline al compromesso.

Completato il triennio in Accademia e i cicli di addestramento su Breda Ba.25 e IMAM Ro.41, il 23 febbraio 1939 ottenne la qualifica di pilota militare.

Pilota d’assalto in Africa

Nel settembre 1939 il sottotenente Visconti fu assegnato alla 159ª Squadriglia del 12° Gruppo, 50° Stormo d’Assalto, di stanza a Berka (Bengasi) e poi a Tobruk. Il reparto era specializzato nell’attacco al suolo, una specialità che pur tra polemiche dottrinali si andava affermando in Italia. Visconti avrebbe preferito la caccia, ma scelse l’assalto anche per poter tornare in Africa e riavvicinarsi alla famiglia.

Il 10 giugno 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia, iniziò per Visconti un intenso ciclo operativo sui Breda Ba.65, velivoli potentemente armati ma di insufficienti qualità operative. Il giovane pilota si distinse immediatamente per coraggio e determinazione negli attacchi contro i capisaldi e le forze corazzate britanniche nel deserto.

Il 16 giugno fu temporaneamente trasferito alla 23ª Squadriglia del 2° Gruppo Aviazione Presidio Coloniale, a Menastir, per motivi disciplinari. Vi rimase poco: durante una missione a bordo di un Ca.309 Ghibli, fu attaccato da tre Gloster Gladiator dello Squadron 33 della RAF. Si difese coraggiosamente e riuscì a salvare l’equipaggio, guadagnandosi una medaglia di bronzo “sul campo” e il ritorno al suo reparto.

Con la 159ª Squadriglia partecipò alle operazioni contro le forze britanniche nella Marmarica e durante la battaglia di Sidi Barrani (9-12 dicembre 1940), compiendo ripetute azioni di mitragliamento e spezzonamento a volo radente contro mezzi corazzati nemici, spesso rientrando alla base con il velivolo colpito dalla contraerea. Per queste azioni ricevette due medaglie d’argento al valor militare.

La caccia e Malta

Nel gennaio 1941, con lo scioglimento del 50° Stormo, il tenente Visconti fu trasferito alla 76ª Squadriglia del 7° Gruppo, 54° Stormo. La specialità questa volta era la caccia e il velivolo il Macchi C.200 Saetta. Su questo aereo effettuò numerose azioni su Malta e si specializzò nelle missioni di ricognizione fotografica, una delle attività più rischiose del Mediterraneo.

Su alcuni MC.200 era stata montata una macchina fotografica planimetrica che consentiva di risparmiare, per questo tipo di missione, i trimotori S.79 e Cant. Z.1007 fino ad allora utilizzati, spesso vittime della caccia maltese. All’inizio del 1942 per le ricognizioni fotografiche furono modificati i più veloci Macchi C.202 Folgore, e a Visconti fu spesso affidato uno dei pochissimi esemplari assegnati allo Stormo.

La prima vittoria aerea giunse il 16 giugno 1942, durante la battaglia di Mezzo giugno: a bordo di un MC.202 abbatté un Bristol Blenheim. Due Spitfire furono poi abbattuti il 13 agosto durante la battaglia di Mezzo Agosto. In quella giornata, scortando un ricognitore fotografico che operava su unità navali nemiche, attaccò da solo quattro caccia avversari: ne abbatté due in fiamme e costrinse gli altri alla fuga, permettendo al ricognitore di completare la missione. L’azione gli valse una medaglia d’argento “sul campo”.

La Tunisia

All’inizio del 1943 il 54° Stormo fu richiamato a Caselle per riequipaggiarsi in previsione del trasferimento in Tunisia. Visconti, promosso capitano il 18 marzo 1943 e nominato comandante della 76ª Squadriglia, prese parte alla campagna tunisina in numerosi combattimenti contro forze nemiche sempre superiori per numero.

Memorabile lo scontro dell’8 aprile 1943: insieme ai gregari Laiolo e Marconcini, Visconti avvistò in favorevoli condizioni di quota e luce una pattuglia di tre Spitfire. Ordinò per radio: “Ad ognuno il suo!” e i tre piloti italiani conclusero lo scontro con una vittoria a testa.

Il 29 aprile 1943 si svolse l’ultimo grande scontro aereo prima della caduta della Tunisia: dodici MC.202 del 7° Gruppo guidati da Visconti attaccarono una formazione di sessanta tra Spitfire e P-40. L’asso italiano abbatté uno Spitfire, mentre altri quattro furono accreditati ad altri piloti dello Stormo. Un altro Spitfire cadde il 6 maggio.

Quando le truppe angloamericane entrarono a Tunisi il 7 maggio, fu deciso il rientro in patria dei pochi aerei italiani ancora efficienti. Su ognuno di essi, oltre al pilota estratto a sorte, salì anche un passeggero. Visconti decollò per ultimo all’alba dell’11 maggio, trasportando l’amico capitano Fioroni. Fu uno dei pochi piloti a evitare la prigionia, raggiungendo avventurosamente la Sicilia.

La 310ª Squadriglia e l’armistizio

Nel luglio 1943 a Visconti fu affidato il comando di un reparto di nuova costituzione, la 310ª Squadriglia caccia aerofotografica, destinata a veloci ricognizioni armate e dipendente direttamente dallo Stato Maggiore. L’unità era equipaggiata con MC.205V Veltro appositamente modificati, con l’eliminazione della radio di bordo e l’installazione di una fotocamera nella parte bassa della fusoliera.

A metà luglio quattro di questi Veltro arrivarono a Guidonia. I piloti del reparto parteciparono anche alla difesa aerea di Roma, fino al 25 agosto quando tre velivoli e tre piloti, fra cui il comandante, furono dislocati a Decimomannu per ricognizioni sulle coste algerine e tunisine.

La sera dell’8 settembre 1943 l’annuncio dell’armistizio colse di sorpresa gli uomini di Visconti in Sardegna. Come tantissimi altri comandanti italiani, il capitano cercò inutilmente di mettersi in contatto con i superiori. Rimasto senza ordini, decise di rientrare a Guidonia con tutto il personale.

A disposizione c’erano però solo tre caccia monoposto per dodici persone. Anziché abbandonare i nove specialisti in Sardegna – dove sarebbero stati certamente catturati dai tedeschi – Visconti fece svuotare le fusoliere dei ricognitori da tutto quanto non strettamente necessario al volo. Otto degli specialisti (uno volle rimanere per tentare di salvare le preziose macchine fotografiche) presero posto all’interno dei tre C.205 e il 9 settembre i velivoli, con undici persone trasportate, raggiunsero indenni Guidonia tra lo stupore generale.

L’Aeronautica Nazionale Repubblicana

Dopo la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana, il 12 ottobre 1943 il tenente colonnello Ernesto Botto (detto “Gamba di Ferro”) lanciò alla radio un appello a tutti gli aviatori, invitandoli a rientrare nei ranghi per continuare a combattere. Tra i primi ad aderire vi fu Adriano Visconti, con motivazioni simili alla maggior parte dei suoi commilitoni: proteggere le città italiane dai bombardamenti alleati, rispettare la memoria dei caduti e difendere l’onore dell’Italia.

La prima formazione della neonata aviazione della RSI a tornare a combattere fu il 1° Gruppo Caccia. Visconti, nominato comandante della 1ª Squadriglia “Asso di bastoni”, dimostrò una personalità carismatica e trascinatrice, raccogliendo intorno a sé numerosi aviatori ai quali trasmise il suo entusiasmo e spirito combattivo.

Il 3 gennaio 1944, da Mirafiori (Torino), Visconti decollò con la sua squadriglia e ottenne, dopo aspro combattimento, la prima vittoria dell’ANR: quattro aerei nemici abbattuti. Il 1° marzo abbatté personalmente un P-38, il primo di quattro successi ottenuti con l’ANR. Seguirono un P-47 l’11 marzo, un P-38 il 25 aprile e un altro P-38 il 30 maggio 1944.

Il 15 aprile 1944 fu promosso maggiore per meriti di guerra e assunse definitivamente il comando del 1° Gruppo Caccia (che già guidava ad interim dalla fine di febbraio, dopo la caduta in combattimento del precedente comandante).

La crisi con i tedeschi

Nell’estate 1944 si consumò una grave crisi: i tedeschi, che miravano a incorporare gli italiani nella Luftwaffe, circondarono gli aeroporti dell’ANR. Visconti e molti ufficiali si opposero nettamente. Il 25 agosto 1944 il personale italiano distrusse i propri velivoli piuttosto che sottostare alla richiesta tedesca (Operazione Phoenix). L’attività di volo fu paralizzata per diversi mesi.

Dopo i necessari chiarimenti, un contingente di piloti e personale fu mandato in Germania per addestrarsi sui Messerschmitt Bf 109. Tra i selezionati per il programma del caccia a razzo Me.163 Komet vi era anche Giuseppe Biron, che nel 1° Gruppo aveva servito sotto Visconti.

Gli ultimi combattimenti

Rientrato in Italia a metà gennaio 1945, il 1° Gruppo Caccia fu schierato tra Lonate Pozzolo, Malpensa, Gallarate e Cardano al Campo, equipaggiato con Messerschmitt Bf 109 G-10 e G-14.

Il 14 marzo 1945 Visconti guidò diciassette Messerschmitt all’intercettazione di una formazione di B-25 Mitchell scortati da P-47 Thunderbolt sul lago di Garda. Nel combattimento attaccò frontalmente un Thunderbolt rivendicandone l’abbattimento, ma fu colpito a sua volta e ferito al volto dalle schegge del parabrezza. Costretto a lanciarsi, atterrò con il paracadute nei pressi di Costa (Gargnano). I resti del suo Bf 109 furono ritrovati e identificati nel 2019 presso Tignale.

La resa e la morte

Alla fine di aprile 1945 la situazione militare era ormai disperata. Consapevoli della prossima cessazione delle ostilità, Visconti e i suoi ufficiali decisero di attendere in armi l’arrivo degli Alleati e di arrendersi a loro, ritenendo le formazioni partigiane prive dello status di forze combattenti.

Il 28 aprile Visconti firmò a Gallarate la resa del 1° Gruppo Caccia, controfirmata da rappresentanti della Regia Aeronautica, del CLN e da quattro capi partigiani. L’accordo garantiva la libertà ai sottufficiali e agli avieri, e l’incolumità personale di tutti gli ufficiali, nonché l’impegno di consegnarli alle autorità militari italiane o alleate come prigionieri di guerra.

La mattina del 29 aprile, dopo un toccante discorso ai suoi uomini, il 1° Gruppo fu ufficialmente sciolto. Circa seicento tra sottufficiali e truppa furono lasciati andare. Visconti e gli ufficiali – cinquantotto più due ausiliarie – furono condotti a Milano, nella caserma del reggimento “Savoia Cavalleria” in via Vincenzo Monti, allora occupata dalle brigate garibaldine “Redi” e “Rocco”.

Non appena i prigionieri furono sistemati in uno stanzone, furono costretti a deporre le armi nonostante gli accordi. Verso le 13:00 un partigiano chiamò per nome il maggiore Visconti, ordinandogli di seguirlo. Il sottotenente Valerio Stefanini, aiutante maggiore, ritenne suo dovere accompagnare il comandante, credendo si trattasse di un interrogatorio.

Poco dopo si udirono raffiche di mitra. Secondo testimonianze, Visconti e Stefanini furono colpiti alle spalle mentre attraversavano il cortile della caserma. Stefanini, tentando di proteggere il comandante facendogli scudo con il proprio corpo, morì sul colpo. Visconti, gravemente ferito, fu finito con due colpi di pistola alla nuca. Le sue ultime parole sarebbero state: “Mirate al petto, vigliacchi!”

Le vere cause dell’uccisione, perpetrata in spregio delle clausole di resa appena sottoscritte, non sono mai state completamente chiarite. Gli altri prigionieri furono salvati da ulteriori violenze solo dall’arrivo di truppe britanniche, ufficiali del Regio Esercito e Carabinieri.

Sepoltura e memoria

I corpi di Visconti e Stefanini furono inizialmente sepolti nel cortile della caserma. L’8 maggio furono prelevati dal cappellano don Botto e inumati nel Campo XV del cimitero di Musocco, in una tomba fatta erigere dai superstiti del 1° Gruppo. Nel 1957 le salme furono traslate nel Campo X, accanto agli altri caduti della RSI.

Una fotografia di Adriano Visconti come asso dell’aviazione italiana è esposta allo Smithsonian National Air and Space Museum di Washington, su segnalazione dell’Ufficio Storico dell’USAF, e al museo di Ellis Island a New York. Compare anche come personaggio nel film d’animazione giapponese Porco Rosso (1992) di Hayao Miyazaki, insieme a Francesco Baracca e Arturo Ferrarin.

Vittorie accreditate

Per anni fu diffuso il dato di 26 vittorie, privo però di qualsiasi fondamento documentale. Le ricerche di Giovanni Massimello e Giuseppe Pesce, che hanno rinvenuto il libretto di volo originale di Visconti, hanno accertato 10 vittorie individuali:

Regia Aeronautica:

  • 16 giugno 1942: 1 Bristol Blenheim (MC.202)
  • 13 agosto 1942: 2 Supermarine Spitfire V (MC.202)
  • 8 aprile 1943: 1 Curtiss P-40 (MC.202)
  • 29 aprile 1943: 1 Supermarine Spitfire V (MC.202)
  • 6 maggio 1943: 1 Supermarine Spitfire V (MC.202)

Aeronautica Nazionale Repubblicana:

  • 1 marzo 1944: 1 Lockheed P-38 (MC.205)
  • 11 marzo 1944: 1 Republic P-47 (MC.205)
  • 25 aprile 1944: 1 Lockheed P-38 (MC.205)
  • 30 maggio 1944: 1 Lockheed P-38 (MC.205)

Informazioni aggiuntive

  • Data di Nascita: 11 Novembre 1915 
  • Data morte: 29 Aprile 1945  
  • Vittorie: 8  
  • Forza aerea: Regia Aeronautica 
  • Bibliografia – Riferimenti:
    • Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
    • Wikipedia
    • Adriano Visconti

Lascia un commento