Inigo Campioni nacque a Viareggio il 14 novembre 1878 e costruì una lunga carriera navale che attraversò quattro guerre. Entrato nell’Accademia Navale di Livorno nel 1893, si diplomò nel 1896 come guardiamarina. Partecipò alla guerra italo-turca del 1911-1912 a bordo dell’incrociatore corazzato Amalfi. Durante la Prima guerra mondiale servì sulle corazzate Conte di Cavour e Andrea Doria, quindi comandò il cacciatorpediniere Ardito con il quale scortò numerosi convogli e partecipò nel settembre 1917 a un combattimento in Alto Adriatico che gli valse la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Negli anni tra le due guerre ricoprì incarichi di crescente responsabilità, compreso quello di addetto navale a Parigi e il comando della corazzata Duilio e dell’incrociatore pesante Trento. Promosso ammiraglio di squadra nel 1936, divenne sottocapo di Stato Maggiore della Marina nel 1938. Il 15 agosto 1939 assunse il comando della 1ª Squadra Navale, la principale forza da battaglia italiana, con la corazzata Giulio Cesare come nave ammiraglia. Comandò la flotta nei primi sei mesi della seconda guerra mondiale durante le battaglie di Punta Stilo, Taranto e Capo Teulada. Contestato per un approccio considerato eccessivamente prudente, l’8 dicembre 1940 fu sostituito dall’ammiraglio Angelo Iachino. Nel luglio 1941 fu nominato governatore del Dodecaneso. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 rifiutò di collaborare con i tedeschi e organizzò la difesa di Rodi, firmando la resa l’11 settembre sotto minaccia di bombardamento. Imprigionato dai tedeschi e poi consegnato alla Repubblica Sociale Italiana, fu processato nel cosiddetto Processo degli ammiragli e condannato a morte per alto tradimento. Fucilato a Parma il 24 maggio 1944, fu decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare nel novembre 1947.
Formazione e guerra italo-turca (1878-1914)
Inigo Campioni nacque a Viareggio, in provincia di Lucca, il 14 novembre 1878. Entrò nell’Accademia Navale di Livorno nel 1893, intraprendendo una carriera militare che sarebbe durata oltre mezzo secolo. Si diplomò tre anni dopo, nel 1896, con il grado di guardiamarina.
Nel 1898 fu promosso sottotenente di vascello e nel 1905 raggiunse il grado di tenente di vascello. Durante questi primi anni di servizio acquisì esperienza pratica imbarcandosi su varie unità della Regia Marina e perfezionando le sue competenze nella navigazione e nelle operazioni navali.
Nel 1911-1912 partecipò alla guerra italo-turca, il conflitto per la conquista della Libia ottomana. Servì come ufficiale a bordo dell’incrociatore corazzato Amalfi, partecipando alle operazioni navali nel Mediterraneo orientale contro la flotta turca e alle azioni di supporto alle truppe sbarcate sulle coste libiche.
La Prima guerra mondiale (1914-1918)
Quando scoppiò la Prima guerra mondiale nel 1914, Campioni si trovava già in servizio attivo. L’Italia entrò nel conflitto a fianco degli Alleati nel maggio 1915. Nei primi anni di guerra Campioni servì a bordo delle corazzate Conte di Cavour e Andrea Doria, le navi da battaglia più moderne della flotta, impiegate per il controllo dell’Adriatico e per operazioni contro la marina austro-ungarica.
Promosso capitano di corvetta nel 1916, ricevette il comando del cacciatorpediniere Ardito. Sotto il suo comando questa unità scortò numerosi convogli in Adriatico, garantendo la protezione delle rotte marittime vitali per il rifornimento delle truppe e il commercio.
Nel settembre 1917 l’Ardito partecipò a un combattimento navale in Alto Adriatico contro unità austro-ungariche. Campioni si distinse in questa azione per il valore dimostrato e ricevette la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, primo riconoscimento importante della sua carriera. Nel dicembre 1918, poco dopo la conclusione del conflitto, fu insignito anche della Croce al merito di guerra.
Gli anni tra le due guerre (1919-1939)
Dopo la Prima guerra mondiale Campioni fu promosso capitano di fregata nel 1919. La sua carriera proseguì con una serie di incarichi di crescente responsabilità che testimoniavano la fiducia riposta in lui dai superiori.
Dal 16 agosto 1924 al 22 ottobre 1925 comandò l’esploratore Tigre, un’unità leggera e veloce impiegata per missioni di ricognizione. Nel 1926 ricevette la promozione a capitano di vascello. Prestò poi servizio come addetto navale all’Ambasciata d’Italia a Parigi, incarico diplomatico di prestigio che gli permise di osservare direttamente la marina francese e di stabilire contatti con gli ambienti navali francesi.
Durante questo periodo lavorò anche ai programmi di progettazione navale presso il laboratorio armamenti della Spezia, contribuendo allo sviluppo tecnico della flotta. Dal 3 aprile al 24 ottobre 1929 assunse il comando della corazzata Duilio, una delle navi da battaglia della flotta che sarebbe stata successivamente sottoposta a un ammodernamento radicale.
Dopo aver lasciato il Duilio, servì come capo di Stato Maggiore della 1ª Squadra Navale dal 25 ottobre 1929 al 9 maggio 1930, imbarcato sull’incrociatore pesante Trieste. Questo incarico gli fornì esperienza diretta nella gestione operativa della principale formazione da battaglia della marina.
Dal 10 maggio 1930 al 16 maggio 1931 servì come comandante dell’incrociatore pesante Trento, una delle unità più moderne e potenti della flotta con un dislocamento di oltre 10.000 tonnellate e un armamento di otto cannoni da 203 mm.
Campioni raggiunse il grado di ammiraglio nel 1932 con la promozione a contrammiraglio, e fu ulteriormente promosso ad ammiraglio di divisione nel 1934. Servì come capo di Gabinetto Segreteria della Marina prima di comandare la V Divisione Navale dal 21 settembre 1935 al 21 settembre 1936, durante la guerra d’Etiopia. In questo periodo la marina ebbe il compito cruciale di garantire i rifornimenti e i trasporti delle truppe verso l’Africa Orientale.
Nel 1936 fu promosso ammiraglio di squadra e nel 1938 divenne sottocapo di Stato Maggiore della Marina, una posizione di massima responsabilità ai vertici della marina. Considerato uno degli ufficiali più promettenti della Regia Marina, il 15 agosto 1939 assunse il comando della 1ª Squadra Navale, la principale forza da battaglia italiana, con la corazzata Giulio Cesare come nave ammiraglia. Nello stesso anno fu nominato Senatore del Regno d’Italia.

Il comando della flotta (1940)
Quando l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale con l’invasione della Francia il 10 giugno 1940, Campioni era ancora al comando della flotta da battaglia. Rimase in questa posizione per i primi sei mesi cruciali della campagna del Mediterraneo, guidando le operazioni navali italiane contro la Royal Navy britannica.
Il 9 luglio 1940 comandò la flotta nella battaglia di Punta Stilo (chiamata dagli inglesi battaglia di Calabria), il primo scontro di superficie tra navi capitali italiane e britanniche. La battaglia si svolse nelle acque a sud della Calabria tra una formazione italiana composta da due corazzate, sedici incrociatori e numerosi cacciatorpediniere contro una squadra britannica con una corazzata, una portaerei, cinque incrociatori leggeri e cacciatorpediniere di scorta.
Durante lo scontro la corazzata Giulio Cesare, nave ammiraglia di Campioni, fu colpita da un proietto da 381 mm sparato dalla corazzata britannica HMS Warspite a una distanza di circa 24 chilometri, uno dei tiri più lunghi mai andati a segno nella storia navale. Il colpo causò danni e vittime. Campioni ordinò il ripiegamento della flotta sotto copertura di cortine fumogene. Fu pesantemente criticato per aver gestito con eccessiva prudenza una forza superiore e per non aver sfruttato il vantaggio numerico.
A sua parziale discolpa va riportato che Campioni era ben cosciente dell’inferiorità tattica della marina italiana, non dotata di portaerei e con scarsissima coordinazione con l’Aeronautica Militare. Durante la battaglia di Punta Stilo l’aviazione italiana bombardò per errore le stesse unità italiane, aggravando la confusione.
Nel settembre 1940 Campioni guidò la flotta durante l’operazione Hats, un convoglio britannico diretto a Malta. Nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1940 si verificò il disastro della Notte di Taranto, quando aerosiluranti britannici attaccarono la base navale mettendo fuori combattimento tre delle sei navi da battaglia italiane. Prima dell’attacco Campioni aveva chiesto che le reti parasiluri non fossero poste troppo vicino alle navi per agevolare l’uscita rapida delle unità, ma la scarsità di reti rese questa protezione insufficiente. Il fatto fu parzialmente addebitato all’ammiraglio.
Il 27 novembre 1940 la flotta fu impegnata nella battaglia di Capo Teulada (chiamata dagli inglesi battaglia di Capo Spartivento), combattuta nelle acque a sud della Sardegna. Ancora una volta Campioni fu criticato per non aver intercettato i convogli britannici e per aver gestito con eccessiva cautela una forza superiore.
L’8 dicembre 1940 Campioni fu sollevato dal comando della Squadra Navale, sostituito dall’ammiraglio Angelo Iachino. Il 9 dicembre tornò all’incarico di sottocapo di Stato Maggiore della Marina. Ricevette tuttavia il riconoscimento di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia per i risultati ottenuti dal giugno 1940 al luglio 1941.
Governatore del Dodecaneso (1941-1943)
Il 15 luglio 1941 Campioni fu nominato governatore delle isole italiane dell’Egeo (o Dodecaneso italiano) e comandante di tutte le forze armate dell’Asse operanti in quell’area. Nel novembre 1941 raggiunse l’età del pensionamento e fu trasferito nell’ausiliaria della marina, anche se rimase in servizio attivo come governatore e comandante nell’Egeo.
Campioni si trovava al suo quartier generale sull’isola di Rodi quando fu annunciato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati l’8 settembre 1943. Da quel momento rifiutò categoricamente di collaborare con le potenze dell’Asse e organizzò la resistenza armata italiana alla conquista tedesca delle isole dell’Egeo che seguì immediatamente l’armistizio.
L’11 settembre 1943, con le forze tedesche in avanzata e la Luftwaffe che minacciava di bombardare la città di Rodi, Campioni firmò la resa della guarnigione italiana di Rodi alle forze tedesche. I tedeschi lo catturarono immediatamente.
Prigionia, processo e fucilazione (1943-1944)
I tedeschi rinchiusero Campioni in un campo di prigionia a Schokken (oggi Skoki) in Polonia. Nel gennaio 1944 lo trasportarono nella parte settentrionale dell’Italia amministrata dalla Repubblica Sociale Italiana, il regime fantoccio guidato da Benito Mussolini, che prese in custodia Campioni e lo imprigionò a Verona.
Campioni rifiutò ripetutamente le offerte di collaborare con la Repubblica Sociale Italiana. Basava la sua decisione sulla convinzione che il governo della Repubblica Sociale fosse illegale e che il governo legittimo dell’Italia rimanesse il Regno d’Italia, che controllava la parte meridionale del paese e si era schierato con gli Alleati.
A causa della posizione di Campioni, un tribunale militare della Repubblica Sociale Italiana tenne un processo farsa a Parma il 22 maggio 1944, che divenne noto come il Processo degli ammiragli. Campioni e il contrammiraglio Luigi Mascherpa furono accusati di alto tradimento per i presunti crimini di aver obbedito al governo Badoglio, che la Repubblica Sociale considerava “traditore” nonostante fosse stato nominato da re Vittorio Emanuele III dopo la caduta del governo Mussolini il 25 luglio 1943, e per aver organizzato una difesa armata del Dodecaneso italiano contro l’invasione tedesca.
Il tribunale era fortemente influenzato da Mussolini, che voleva puntare il dito contro la Regia Marina come principale responsabile della disfatta dell’Italia fascista. Dopo deliberazioni brevissime, il tribunale condannò Campioni e Mascherpa a morte mediante fucilazione. L’accusa fu derubricata da alto tradimento a “lesione degli interessi dello Stato”, permettendo ai due ammiragli di affrontare la morte più onorevole di essere fucilati al petto anziché alla schiena.
La Repubblica Sociale Italiana offrì a Campioni la grazia a condizione che riconoscesse il regime come governo legittimo dell’Italia, ma Campioni rifiutò categoricamente. Prima di morire dichiarò che “bisogna saper offrire in qualunque momento la vita al proprio Paese, perché nulla vi è di più alto e più sacro della Patria”.
Campioni e Mascherpa furono giustiziati da un plotone di esecuzione composto da giovani di 17 e 18 anni nella piazza della città di Parma il 24 maggio 1944. La Repubblica Italiana gli conferì post mortem la Medaglia d’Oro al Valor Militare nel novembre 1947. Il suo corpo riposa nel cimitero monumentale di Assisi.
Informazioni aggiuntive
- Data di nascita: 14 Novembre 1878
- Data morte: 24 Maggio 1944
- Nazione: Italia
- Tipo: Ammiraglio
- Forza armata: Marina
- Grado: Ammiraglio di Squadra
- Bibliografia – Riferimenti:
