Emanuele Filiberto Duca d’Aosta

di redazione
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Emanuele Filiberto Duca d'Aosta - Incrociatore leggero

L’Emanuele Filiberto Duca d’Aosta fu un incrociatore leggero della Regia Marina, capoclasse del quarto gruppo della classe Condottieri. Costruito nei cantieri OTO di Livorno, entrò in servizio nel 1935 e percorse una carriera lunga e operosa che lo vide impegnato in tutte le principali operazioni navali nel Mediterraneo durante la Seconda Guerra Mondiale, per poi spingersi fino all’Atlantico meridionale nel periodo della cobelligeranza. Fu una nave fortunata: nel corso dell’intero conflitto non subì mai danni in combattimento, né da attacchi aerei, né da siluri. Ceduto all’Unione Sovietica nel 1949 come riparazione di guerra, prestò servizio nella Flotta del Mar Nero con il nome di Kerč’.

La classe Duca d’Aosta

Il percorso che portò alla classe Duca d’Aosta fu lungo e non privo di errori. I primi Condottieri, i Di Giussano del 1930, erano nati per contrastare i grandi cacciatorpediniere francesi ed erano navi velocissime ma prive di qualsiasi protezione degna di questo nome: lo spessore della cintura corazzata non raggiungeva in millimetri neppure la velocità in nodi, il che la dice lunga sulla fragilità di questi incrociatori. I successivi Cadorna non migliorarono granché la situazione, e furono i Montecuccoli a segnare la prima vera svolta, con un aumento significativo del dislocamento e della protezione. Con il tipo Duca d’Aosta si compì un ulteriore passo avanti: rispetto ai Montecuccoli il peso della corazzatura crebbe del 29%, raggiungendo le 1.700 tonnellate, pari a circa il 22% del dislocamento standard. Lo spessore della cintura laterale aumentò di 10 mm, quello della protezione interna alla paratia longitudinale di 5 mm e quello esterno di 10 mm. Non si trattava ancora della protezione di un incrociatore pesante, ma la differenza con le “scatole di latta” dei primi gruppi era ormai abissale.

L’apparato motore era costituito da due gruppi turboriduttori Belluzzo/Parsons alimentati da sei caldaie Yarrow a nafta, per una potenza massima di 100.000 CV. In sede di prove — condotte secondo la consueta prassi italiana a dislocamento leggero e con macchinari forzati — il Duca d’Aosta raggiunse i 37,35 nodi e la gemella Eugenio di Savoia i 37,33. Valori eccellenti sulla carta, anche se in condizioni operative reali, a pieno carico, la velocità era naturalmente inferiore. L’autonomia era di 3.900 miglia a 14 nodi.

L’armamento principale comprendeva otto cannoni da 152/53 mm in quattro torri binate sopraelevate, due a prora e due a poppa. L’armamento antiaereo era affidato a sei cannoni da 100/47 mm OTO in tre impianti binati — che con l’evolversi della guerra si rivelarono insufficienti contro le nuove tattiche di attacco aereo — otto mitragliere pesanti Breda da 37/54 mm e otto mitragliere da 13,2 mm. Sei tubi lanciasiluri in due complessi tripli completavano la dotazione offensiva. Una catapulta brandeggiabile a centro nave serviva due idrovolanti da ricognizione IMAM Ro.43.

La classe comprendeva due unità: l’Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, costruito dai cantieri OTO di Livorno, e l’Eugenio di Savoia, costruito dall’Ansaldo di Genova.

Costruzione e periodo prebellico

Il varo del Duca d'Aosta

La nave fu intitolata a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, Maresciallo d’Italia, che durante la Prima Guerra Mondiale aveva comandato la Terza Armata senza mai subire sconfitte, guadagnandosi l’appellativo di “Duca Invitto”. Il motto dell’unità era Victoria nobis vita.

L’incrociatore fu impostato il 29 ottobre 1932, varato nel 1934 e completato nel 1935. Tra i primi comandanti vi fu il capitano di vascello Alberto Da Zara, che ne assunse il comando l’11 luglio 1935. La nave fu assegnata alla VII Divisione Incrociatori.

Nel 1938 il Duca d’Aosta e la gemella Eugenio di Savoia intrapresero una crociera di circumnavigazione del globo, salpando da Napoli il 5 novembre. Il peggioramento della situazione internazionale costrinse ad abbreviare il programma: la seconda parte del viaggio, che avrebbe dovuto toccare Stati Uniti, Giappone, Indie Orientali e India, fu cancellata. Dopo aver visitato porti in Brasile, Argentina, Cile e nei Caraibi, le due navi rientrarono a La Spezia il 3 marzo 1939.

La Seconda Guerra Mondiale

All’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, il Duca d’Aosta era inquadrato nella VII Divisione Incrociatori della II Squadra, insieme al Montecuccoli, al Muzio Attendolo e alla gemella Eugenio di Savoia, nave insegna dell’ammiraglio Sansonetti. Al comando dell’unità era il capitano di vascello Francesco Rogadeo.

Il 9 luglio 1940 la nave prese parte alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro nel conflitto tra la Regia Marina e la Royal Navy. Nei mesi successivi fu impiegata nella scorta ai convogli per il Nordafrica e nella posa di campi minati, attività che divennero il suo compito prevalente per gran parte della guerra.

Nel 1941 il Duca d’Aosta passò alla VIII Divisione e intensificò le operazioni di minamento nelle acque di Capo Bon, Tripoli e nel Canale di Sicilia. Nell’agosto 1941, dopo la caduta della Grecia e di Creta, fu dislocato a Navarino insieme agli incrociatori Garibaldi e Duca degli Abruzzi e ai cacciatorpediniere Alpino, Bersagliere, Corazziere e Mitragliere, per proteggere il traffico nel Mediterraneo orientale da possibili incursioni di unità di superficie britanniche operanti da Haifa.

Il 17 dicembre 1941 partecipò alla scorta del convoglio M42, formato dalle motonavi Monginevro, Napoli e Vettor Pisani e dalla nave da carico tedesca Ankara. L’operazione culminò nella prima battaglia della Sirte: il Duca d’Aosta faceva parte della forza di copertura ravvicinata con la corazzata Duilio e la VII Divisione al completo, e l’ammiraglio De Courten aveva posto la propria insegna proprio su questa unità.

Nel giugno 1942 fu impegnato nella battaglia di mezzo giugno, nell’ambito delle operazioni britanniche Harpoon e Vigorous per rifornire Malta. Inquadrato nella VIII Divisione insieme al Garibaldi, salpò da Taranto con la I Squadra. In quell’occasione la formazione italiana era preceduta dal cacciatorpediniere Legionario, primo incrociatore della Regia Marina ad essere equipaggiato con un radar, il modello tedesco Fu.Mo 21/39. Il 13 giugno, durante la navigazione a sud della Sardegna insieme al Montecuccoli, il Duca d’Aosta sfuggì a un attacco del sommergibile britannico HMS Unison.

Nell’agosto 1943 l’ammiraglio Fioravanzo, che aveva assunto il comando della VIII Divisione il 14 marzo, ricevette l’ordine di bombardare Palermo, ormai in mano alleata. La divisione, formata dal Duca d’Aosta e dal Garibaldi, lasciò Genova la sera del 6 agosto diretta a La Maddalena e la sera successiva prese il mare verso l’obiettivo. Le condizioni erano però tutt’altro che favorevoli: il Garibaldi aveva problemi all’apparato motore e non poteva superare i 28 nodi, e nessuno dei due incrociatori disponeva di radar. Quando la ricognizione aerea segnalò navi sconosciute in rotta verso la divisione, Fioravanzo prese la decisione — ragionevole — di rinunciare alla missione piuttosto che rischiare i due incrociatori e 1.500 uomini di equipaggio in uno scontro al buio e in condizioni di inferiorità.

Il 9 agosto i due incrociatori lasciarono La Spezia alla volta di Genova scortati dai cacciatorpediniere Mitragliere, Carabiniere e Gioberti. A sud di Punta Mesco, tra Monterosso e Levanto, la formazione cadde in un agguato del sommergibile britannico HMS Simoon: due dei sei siluri lanciati colpirono a poppa il Gioberti, che si spezzò in due e affondò rapidamente. Il Carabiniere contrattaccò con bombe di profondità danneggiando i tubi lanciasiluri poppieri del battello nemico, e la formazione proseguì per Genova.

Duca dAosta livrea

L’armistizio e la cobelligeranza

All’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Duca d’Aosta si trovava a Genova, da dove partì con il Garibaldi, il Duca degli Abruzzi e la torpediniera Libra per ricongiungersi alla flotta dell’ammiraglio Bergamini e consegnarsi agli Alleati a Malta. Nel pomeriggio del 9 settembre, al largo dell’Asinara, la corazzata Roma — nave ammiraglia di Bergamini — fu colpita da una bomba planante Fritz X sganciata da un Dornier Do 217 della Luftwaffe e affondò. Il Duca d’Aosta aprì il fuoco con tutte le armi antiaeree non appena fu chiaro che gli aerei tedeschi non erano in ricognizione ma in missione d’attacco.

Nella prima parte del conflitto l’unità aveva compiuto 24 missioni di guerra per un totale di 31.330 miglia.

Dopo brevi lavori di manutenzione all’Arsenale di Taranto, nell’ottobre 1943 il Duca d’Aosta fu inviato nell’Atlantico centrale insieme al Garibaldi e al Duca degli Abruzzi per operazioni di pattugliamento contro le navi corsare tedesche, operando dalla base britannica di Freetown. Tra il novembre 1943 e il febbraio 1944 la nave compì sette missioni. È di questo periodo un episodio singolare: in vista di Montevideo, dopo sei mesi ininterrotti di navigazione senza che all’equipaggio fosse mai concessa una licenza a terra, una parte consistente dei marinai si ribellò chiedendo di poter sbarcare. I rivoltosi furono arrestati e giudicati dalla giustizia militare, che fu tuttavia clemente tenendo conto del lunghissimo servizio ininterrotto, confermato in sede processuale dallo stesso comandante della nave.

Nel corso della guerra l’armamento fu progressivamente aggiornato: i tubi lanciasiluri, la catapulta e gli idrovolanti furono rimossi nel 1943, le mitragliere da 13,2 mm sostituite con impianti binati da 20 mm, e fu installato un radar tedesco FuMo 39 seguito nel 1944 da un radar britannico Type 286.

Dopo il rientro in Italia nell’aprile 1944 la nave fu impiegata esclusivamente in missioni di trasporto. Dal settembre 1943 alla fine della guerra compì 55 missioni per un totale di 61.542 miglia.

Il dopoguerra

In applicazione del trattato di pace del 1947 il Duca d’Aosta fu ceduto all’Unione Sovietica come riparazione di guerra, insieme ad altre unità della Regia Marina tra cui la corazzata Giulio Cesare. Prima della consegna l’incrociatore fu sottoposto a lavori di ripristino presso l’Arsenale di La Spezia. Contrassegnato con la sigla Z 15, fu consegnato alla Marina Sovietica nel porto di Odessa il 2 marzo 1949.

Ribattezzato Kerč’, fu assegnato alla Flotta del Mar Nero al comando del capitano di primo rango Semën Michailovič Lobov, ufficiale che durante la guerra aveva comandato cacciatorpediniere in Estremo Oriente e che avrebbe raggiunto nel 1970 il grado di ammiraglio di flotta. L’ex incrociatore italiano fu declassato a nave scuola nel febbraio 1956 e radiato verso la fine degli anni cinquanta.

Informazioni aggiuntive

  • Nazione:  Italia 
  • Tipo nave:  Incrociatore 
  • Classe Condottieri 
  • Cantiere:

    OTO Livorno

  • Data impostazione:   29/10/1932 
  • Data Varo: 22/04/1934 
  • Data entrata in servizio: 17/03/1935 
  • Lunghezza m.:  186.9 
  • Larghezza m.: 17.5 
  • Immersione m.:   6.5 
  • Dislocamento t.:  10.540  
  • Apparato motore: 

    6 caldaie Yarrow/Regia Marina, 2 gruppi turboriduttori Belluzzo/Parsons, 2 eliche

  • Potenza cav.:  110.000  
  • Velocità nodi: 36.5 
  • Autonomia miglia: 3.900 
  • Armamento:  

    8 × 152/53 mm Ansaldo 1926 (4 installazioni binate), 6 × 100/47 mm OTO 1927 (3 installazioni binate), 8 × Breda 37/54 mm (4 installazioni binate), 8 × 13,2/75,7 mm Breda 1931 (4 installazioni binate), 6 tubi lanciasiluri da 533 mm

  • Corazzatura: 

    cintura: 100mm, orizzontale 30/35mm, verticale: 70mm, artiglierie: 90mm, torre comando: 100mm

  • Equipaggio: 27+551 

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