Lancia Lince

di redazione
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Lancia Lince (foto fondazioneansaldo.com)

La Lancia Lince fu l’unica scout car prodotta dall’industria italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Sviluppata a partire dal 1941 sulla base della britannica Daimler Scout Car (meglio nota come Daimler Dingo) catturata in Nordafrica, rappresentò un notevole passo avanti rispetto ai mezzi da ricognizione italiani dell’epoca. Frutto della collaborazione tra Lancia, che sviluppò il telaio e l’apparato motore, e Ansaldo, responsabile della sovrastruttura blindata, la Lince si distingueva per alcune soluzioni innovative rispetto al modello britannico, in particolare un ingegnoso sistema sterzante che aumentava drasticamente la manovrabilità. Tuttavia, i ritardi nello sviluppo e nella produzione fecero sì che nessun esemplare raggiungesse il Regio Esercito prima dell’armistizio del settembre 1943. La produzione proseguì sotto controllo tedesco e, dopo la guerra, i pochi esemplari superstiti prestarono servizio nella Polizia di Stato, nei Carabinieri e nell’Esercito Italiano fino ai primi anni Cinquanta.

Sviluppo

Ispirazione britannica

Quando il 13 settembre 1940 il Regio Esercito varcò il confine egiziano dando inizio alla campagna del Nordafrica, non disponeva di una scout car leggera e veloce per compiti di ricognizione ravvicinata. Nelle prime fasi della campagna, i soldati italiani catturarono vari tipi di equipaggiamento britannico, tra cui autocarri, pezzi d’artiglieria, Universal Carrier e Daimler Scout Car.

Questi ultimi due veicoli impressionarono particolarmente gli italiani, che non avevano nulla di simile nei propri ranghi. Nei primi mesi di guerra, alcuni esemplari catturati furono inviati in Italia per essere valutati. L’Universal Carrier fu studiato dalla Fiat, che avrebbe poi sviluppato il CVP-4 (noto anche come Fiat 2800). La Daimler Scout Car, dopo una serie di test, fu giudicata molto positivamente.

L’Alto Comando italiano chiese quindi alla Lancia & C., azienda automobilistica torinese specializzata in vetture e autocarri, di sviluppare il telaio di un veicolo con caratteristiche simili. La Lancia non era specializzata in veicoli corazzati, ma aveva già collaborato con l’Ansaldo durante la Grande Guerra per lo sviluppo e la produzione dell’autoblindo Lancia 1ZM. Come allora, le due aziende si divisero i compiti: Lancia avrebbe sviluppato e prodotto telaio e apparato motore, Ansaldo la sovrastruttura blindata.

Le specifiche richieste dall’Alto Comando comprendevano: telaio robusto a trazione integrale (4×4), sospensioni indipendenti e velocità massima di 80 km/h.

Prototipo

I tecnici Lancia presero come riferimento il telaio della Daimler Dingo, apportando alcune modifiche dovute principalmente ai diversi macchinari e capacità produttive rispetto alla fabbrica britannica. Per il motore, Lancia adattò il propulsore della sua berlina di lusso Lancia Astura, modificandolo per aumentare la coppia. L’Ansaldo, dal canto suo, copiò sostanzialmente la sovrastruttura blindata della Daimler, con modifiche che riguardavano principalmente il vano motore e la piastra corazzata superiore.

I disegni definitivi della Lancia Lince furono completati il 27 gennaio 1941, ma il prototipo non fu testato fino alla fine del 1942. Tra gennaio 1941 e novembre 1942, il prototipo fu assemblato e furono apportate alcune modifiche minori, tutte documentate come completate il 19 febbraio 1942.

Questo ritardo di quasi due anni fu certamente dovuto al fatto che sia Lancia sia Ansaldo erano impegnate nella produzione di veicoli per il Regio Esercito. Per rispettare le scadenze delle commesse militari, non potevano distogliere lavoratori e risorse finanziarie per la realizzazione del prototipo.

Finalmente, il prototipo della Lancia Lince fu presentato al Centro Studi ed Esperienze della Motorizzazione di Roma il 10 novembre 1942. In quel periodo, l’Alto Comando stava valutando l’insoddisfacente scout car Vespa-Caproni: rispetto a questa, la Lancia Lince fu giudicata nettamente superiore.

Adozione

Dopo un’ulteriore serie di modifiche riguardanti l’adozione di un apparato radio, dell’armamento e di pneumatici antiproiettile specifici, il veicolo fu ufficialmente adottato dal Regio Esercito il 29 marzo 1943. Erano trascorsi 26 mesi dalla fine dello sviluppo e mancavano solo due mesi alla conclusione della campagna del Nordafrica.

Il prototipo non fu sottoposto a test intensivi a causa della mancanza di tempo e di ricambi. Per evitare rotture meccaniche o usura eccessiva, percorse solo 2.000 km. Nonostante le prove limitate, il veicolo si dimostrò comunque adeguato durante l’impiego operativo.

Denominazione

Il veicolo ebbe diverse denominazioni. Il Regio Esercito lo chiamò Autoblinda Lince (dal nome italiano della lince eurasiatica). L’Ansaldo lo denominava Autoprotetta Lince, mentre la designazione di fabbrica Lancia era Modello 269. I tedeschi lo designarono Beute Panzerspähwagen Lince 202(i) (Autoblindo da ricognizione di preda bellica Lince, codice 202, italiano), abbreviato in Pz.Sp.Wg. Lince 202(i).

Il nome non aveva alcuna relazione con la Ford Lynx, scout car prodotta dalla Ford Canada dal 1942 al 1945: la Lince italiana era in sviluppo mesi prima dell’introduzione del veicolo canadese.

Caratteristiche tecniche

Sovrastruttura e corazzatura

La sovrastruttura della Lancia Lince era simile a quella della Daimler Scout Car originale. Frontalmente, la corazza era inclinata a protezione dell’asse anteriore e delle parti meccaniche. Sopra di essa si trovava una piastra corazzata verticale con una feritoia per il pilota e un foro circolare per il supporto sferico dell’armamento.

A differenza delle altre autoblindo italiane, che utilizzavano piastre imbullonate su un telaio, la Lancia Lince adottava una carrozzeria saldata. Questa soluzione, ereditata dal modello britannico, offriva maggiore efficienza balistica: nelle autoblindo imbullonate, i colpi di mitragliatrice potevano far saltare le teste dei bulloni, trasformandole in proiettili secondari pericolosi per l’equipaggio.

Gli spessori della corazzatura erano:

  • Piastra frontale verticale: 30 mm (identico alla Daimler)
  • Piastre frontali inclinate: 18 mm
  • Compartimento di combattimento: 12 mm
  • Vano motore: 12 mm
  • Tetto e cofano motore: 5 mm

Per una scout car, si trattava di una protezione considerevole, adeguata contro le armi leggere della fanteria.

Sul frontale erano presenti due ganci di traino, due fari (solitamente coperti) tra i parafanghi e una cassetta porta attrezzi rettangolare. Sul parafango destro era montato il clacson. Il compartimento di combattimento aveva forma ottagonale con tre feritoie (oltre a quella del pilota): due laterali per il pilota e una per il capocarro, sopra il portello d’accesso. Sul lato destro si trovava il supporto per la ruota di scorta.

Il tetto ripiegabile, in piastre da 5 mm, presentava una protuberanza in corrispondenza dell’armamento per consentire la depressione dell’arma, dato che la mitragliatrice era alimentata da caricatori superiori. Quando ripiegato all’indietro, come sulla Daimler, poggiava su una staffa posteriore permettendo al pilota di controllare il retro del veicolo dal proprio portello.

Il vano motore posteriore presentava due portelli di ispezione. La griglia del radiatore era inclinata e di forma diversa rispetto al veicolo britannico. A differenza della Daimler, la Lince era equipaggiata con due marmitte fissate sui lati del vano motore, sopra i parafanghi posteriori. Quattro ganci di sollevamento erano fissati sui parafanghi.

Il peso in ordine di combattimento era di 3,14 tonnellate.

Apparato motore e mobilità

Il motore era il Lancia Tipo 91 variante Modello 269, un 8 cilindri in linea a benzina derivato dal propulsore della Lancia Artena (IIIa e IVa Serie), berlina prodotta tra il 1931 e il 1942. Aveva una cilindrata di 2.617 cm³ e sviluppava una potenza massima di 60 hp a 3.750 giri/minuto.

La trasmissione comprendeva un cambio semiautomatico con preselettore e riduttore a 4 marce più retromarcia, copiato dal veicolo britannico. La frizione era monodisco a secco, i freni idraulici.

Le prestazioni erano notevoli per un veicolo di questa categoria:

  • Velocità massima su strada: 86 km/h
  • Velocità massima in fuoristrada: 46 km/h
  • Autonomia: 350 km (serbatoio da 110 litri dietro il pilota)

L’impianto elettrico a 12 volt comprendeva batterie da 60 Ah per l’avviamento e i fari.

Sistema sterzante

La Lancia Lince era un veicolo a trazione integrale con tutte le ruote sterzanti, caratteristica ereditata dalla Daimler Dingo. Tuttavia, il sistema di sterzo a quattro ruote della Daimler causava problemi ai piloti inesperti, tanto che dalla Dingo Mk II i britannici lo eliminarono.

I progettisti italiani mantennero invece il sistema, ma con una modifica ingegnosa: le ruote posteriori iniziavano a sterzare solo quando quelle anteriori raggiungevano la sterzata massima a destra o a sinistra. Questa soluzione riduceva drasticamente il raggio di sterzata da 7 metri (Daimler Dingo) a soli 3,9 metri, senza causare problemi ai piloti meno esperti.

Le sospensioni erano a bracci trasversali indipendenti con molle elicoidali e ammortizzatori idraulici su ogni ruota, garantendo un buon comfort anche ad alta velocità su terreno accidentato.

Come sulla Daimler, il sedile del pilota era leggermente angolato per permettergli, in caso di ritirata rapida durante una pattuglia, di guidare agevolmente in retromarcia per disimpegnarsi dal nemico.

Pneumatici

I pneumatici erano prodotti dalla Pirelli nelle dimensioni 7.00-18″. Erano disponibili tre tipi:

  • Pirelli Tipo Superflex Artiglio: per terreni continentali, i più comuni
  • Pneumatici in gomma sintetica: accettati dal Regio Esercito solo quattro giorni prima dell’armistizio, testati su una Daimler Dingo catturata

A differenza del modello britannico, che montava ruote antiproiettile, la Lince italiana ne era priva ma disponeva di una ruota di scorta sul fianco destro, impossibile però da sostituire sotto il fuoco nemico.

Armamento

L’armamento consisteva in una mitragliatrice Breda Mod. 38 da 8 mm montata su supporto sferico sul lato sinistro della sovrastruttura.

La Breda Mod. 38 era la versione per veicoli della mitragliatrice media Breda Mod. 37 utilizzata dalla fanteria. Rispetto al modello base, era alleggerita e dotata di canna accorciata e più pesante, impugnatura a pistola e caricatore curvo superiore da 24 colpi anziché lastrine da 20. La cadenza di fuoco teorica era di 600 colpi/minuto, quella pratica circa 350 colpi/minuto.

Le munizioni erano di calibro 8 x 59 mm RB Breda, sviluppate appositamente per le mitragliatrici. La velocità iniziale era di 790-800 m/s. I proiettili perforanti penetravano 11 mm di acciaio non balistico a 90° a 100 m.

La dotazione comprendeva 1.008 colpi (42 caricatori) sistemati in una rastrelliera di legno dietro il mitragliere: tre file da 12 caricatori più una rastrelliera da 6 sotto il supporto sferico.

Era presente anche un sacchetto in tela per la raccolta dei bossoli sparati.

Equipaggio e interni

L’equipaggio era composto da 2 uomini:

  • Pilota: sul lato destro
  • Capocarro/mitragliere: sul lato sinistro, con compiti anche di operatore radio

A causa dello spazio ridotto, per l’autodifesa l’equipaggio poteva contare solo sulle pistole personali.

Apparato radio

La Lancia Lince era equipaggiata con la Stazione Ricetrasmittente RF2CA (Apparato Ricetrasmittente Radio Fonica 2 per Carro Armato), prodotta dalla Magneti Marelli e montata sopra il serbatoio carburante, dietro il pilota, sul lato destro del compartimento di combattimento.

La RF2CA operava in fonia e grafia (codice Morse) sulla banda 3.750-5.300 kHz su frequenze prefissate. La portata massima era di 28-30 km, ridotta a 7-8 km con veicolo in movimento. Il peso totale era di 29 kg per il ricetrasmettitore in cassetta di legno, con schermo metallico apribile a protezione di valvole e pulsanti. Era comunemente utilizzata sui veicoli comando per le comunicazioni tra comandanti di compagnia carri e con i comandi superiori.

L’antenna, lunga 1,8 m, era posizionata sul lato destro della sovrastruttura, dietro il pilota.

Alcuni esemplari, denominati Lancia Lince Centro Radio, erano equipaggiati anche con una seconda radio, la Stazione Ricetrasmittente RF3M (14,2 kg), che operava su frequenze da 1.690 a 2.790 kHz con portata massima di 30 km in fonia e 40 km in grafia. La sua antenna era posizionata sul lato sinistro della sovrastruttura, davanti al capocarro.

Gli alimentatori e gli accumulatori delle radio erano collocati sul pavimento del veicolo, tra il serbatoio e la rastrelliera munizioni.

Fila di Lince appena prodotti
Fila di Lince appena prodotti

Produzione

La produzione della Lancia Lince è oggetto di dati contrastanti tra le diverse fonti.

A una data imprecisata del 1943, il Regio Esercito ordinò 300 Autoblinde Lince, ma nessuna fu consegnata prima dell’armistizio dell’8 settembre.

Dopo l’armistizio, il Generalinspekteur der Panzertruppen della Wehrmacht analizzò i veicoli prodotti nelle fabbriche italiane. Il 1° ottobre 1943, dopo la valutazione dell’Oberkommando der Wehrmacht (OKW) e dell’Heereswaffenamt Italien, i tedeschi rilevarono i contratti del Regio Esercito, confermando l’ordine di 300 autoblindo.

Le fonti riportano dati discordanti sulla produzione effettiva:

Probabilmente, durante la guerra furono completati circa 128 veicoli, di cui 104 effettivamente consegnati alle forze tedesche. I rimanenti 146 esemplari (fino a raggiungere i 250 dichiarati da Lancia) potrebbero essere stati prodotti e consegnati dopo la guerra all’Esercito Italiano, ai Carabinieri e alla Polizia di Stato.

La Repubblica Sociale Italiana ricevette un piccolo numero di Lancia Lince; non è chiaro se fossero conteggiati tra i 104 consegnati ai tedeschi.

Impiego operativo

Wehrmacht

Poiché nessun esemplare fu consegnato prima dell’armistizio, i primi utilizzatori della Lancia Lince furono i tedeschi, che la impiegarono per vari compiti: ricognizione per i Panzerjäger-Abteilungen (battaglioni cacciacarri), scorta a colonne dell’Organisation Todt e del Transportkorps Speer.

Le principali unità equipaggiate con Beute Panzerspähwagen Lince 202(i) furono:

  • 65. Infanterie-Division: 6 esemplari al Panzerjäger-Abteilung 165
  • 71. Infanterie-Division: 8 esemplari all’Aufklärungs-Abteilung 171
  • 114. Jäger-Division: 5 esemplari all’Aufklärungs-Abteilung 114
  • 232. Infanterie-Division: 6 esemplari nell’aprile 1945 per la Panzerjäger-Kompanie 232
  • 305. Infanterie-Division: 1 esemplare impiegato ad Anzio nel 1944
  • 5. Gebirgs-Division: 9 esemplari (più 9 AB41) al Gebirgs-Aufklärungs-Abteilung 95
  • 8. Gebirgs-Division: 6 esemplari (più 2 AB43) all’Aufklärungs-Bataillon 1057 al momento della resa sul Lago di Garda
  • 13. Panzer-Division: numero imprecisato come veicoli da ricognizione per il Panzer-Regiment 4, unica unità dotata di Panzer V Panther in Italia
  • 26. Panzer-Division: 2 esemplari per ciascuno degli Schwere-Panzer-Abteilung 504 e 508, equipaggiati con Panzer VI Tiger I
  • 162. (Turkistan) Infanterie-Division: 6 esemplari (più 6 altri mezzi italiani) alla 3. Kompanie dell’Aufklärungs-Abteilung 236 nel gennaio 1945
  • 4. Fallschirmjäger-Division: numero imprecisato, operati dal Raggruppamento Paracadutisti “Nembo” della RSI durante la Battaglia di Firenze (4 agosto – 1 settembre 1944)
  • SS-Polizei-Regiment 15: almeno 1 esemplare al comando del reggimento, impiegato in operazioni antipartigiane
  • Panzer-Ausbildungs-Abteilung Süd: costituito nell’ottobre 1943 a Montorio Veronese, formò nel maggio 1944 il 13. Panzerspähwagen-Zug equipaggiato con scout car

Repubblica Sociale Italiana

L’Esercito Nazionale Repubblicano e la Guardia Nazionale Repubblicana ricevettero pochissimi mezzi corazzati dai tedeschi, che non si fidavano più degli alleati italiani. Le unità italiane dovettero spesso armarsi come meglio potevano, recuperando veicoli abbandonati o producendo mezzi improvvisati.

Almeno una Lancia Lince fu assegnata al Gruppo Corazzato “Leonessa” della GNR. Una lista redatta dopo la guerra da veterani dell’unità la identificava come una Daimler Dingo catturata in Nordafrica, ma si trattava quasi certamente di una Lince confusa con il veicolo britannico. Probabilmente fu ricevuta dai tedeschi o consegnata direttamente dall’Ansaldo nel 1944.

Un’altra scout car italiana era in servizio presso il Raggruppamento Anti Partigiani (RAP), costituito nell’agosto 1944 per contrastare le formazioni partigiane. È possibile che si trattasse dello stesso veicolo del “Leonessa”, dato che entrambe le unità erano di stanza a Torino e il Gruppo Corazzato prestava spesso i propri mezzi ad altre formazioni fasciste.

Il destino parziale della Lince del RAP è noto: fu impiegata tra il 6 e il 9 marzo 1945 in un’operazione antipartigiana nella zona di Asti. Durante l’azione, le forze fasciste (che includevano uomini e mezzi del “Leonessa”) caddero in un’imboscata nei pressi di Santo Stefano Roero. Negli scontri, durati circa 24 ore, i fascisti persero diversi veicoli tra cui una camionetta SPA-Viberti AS43, un autocarro Fiat 666N e la Lancia Lince, catturata intatta dai partigiani. Da quel momento il veicolo scomparve dalla documentazione: probabilmente fu impiegato dai partigiani fino all’esaurimento del carburante o dei ricambi, quindi sabotato.

Partigiani italiani

Durante l’insurrezione generale del 25 aprile 1945, alcune Lancia Lince furono catturate e impiegate dai partigiani nella liberazione del Nord Italia.

Per ridurre il rischio di bombardamenti e scioperi, i tedeschi avevano decentrato la produzione degli stabilimenti di Torino e Genova. Un distaccamento Ansaldo-Fossati che assemblava autoblindo era la Manifattura Rotondi di Novara, un’azienda tessile inattiva perché i suoi operai erano stati arruolati.

Quando scoppiò l’insurrezione, gli operai della Manifattura Rotondi contattarono i partigiani. Secondo le fonti, nello stabilimento erano in produzione 5 o 6 AB43 per un’unità tedesca, insieme a una Lancia Lince.

Il 26 aprile 1945, la 81ª Brigata Garibaldi Volante “Silvio Loss” raggiunse Novara. Questa unità motorizzata, comandata da Corrado “Fulvio” Moretti e inquadrata nella Divisione Garibaldi “Fratelli Varalli”, aveva il compito di liberare le città sulla strada per Milano. La brigata avanzò verso Veveri (3 km a nord di Novara) con le autoblindo catturate e alcuni autocarri carichi di partigiani. A Veveri si trovavano una guarnigione tedesca e la colonna Stamm, bloccata nel tentativo di raggiungere Bergamo. Grazie alla mediazione del parroco locale, Leone Ossola, i tedeschi si arresero.

Il 27 aprile, le autoblindo parteciparono a piccoli scontri a Turbigo e Lonate Pozzolo. Il 28 aprile mattina, la colonna motorizzata raggiunse Milano verso le 13:00. Le autoblindo sfilarono a bassa velocità per le vie della città già liberata, raggiungendo Piazza Duomo tra la folla festante.

Milano era stata liberata prima dell’arrivo della “Silvio Loss”. Alcune fotografie confermano la presenza di un’altra Lancia Lince, una versione Centro Radio, catturata probabilmente nel deposito della Fiera Campionaria, dove nelle settimane precedenti i tedeschi avevano accumulato decine di mezzi corazzati poi abbandonati all’inizio dell’insurrezione.

Dopoguerra

Dopo la guerra, le Lancia Lince superstiti entrarono in servizio nell’Esercito Italiano, nella Polizia di Stato e nell’Arma dei Carabinieri.

L’Esercito le impiegò per compiti di ricognizione nelle divisioni di fanteria e corazzate, e come veicoli comando per le unità di artiglieria semovente, affiancandole alle Daimler Dingo e Ford Lynx di provenienza alleata. Furono ritirate già nei primi anni Cinquanta, sostituite da veicoli più moderni come l’M8 Greyhound e il T17E1 Staghound.

L’impiego più esteso fu nelle forze di polizia. Le clausole del Trattato di Parigi del 1947 limitavano severamente l’Esercito Italiano (185.000 uomini e 200 carri armati), ma non si applicavano a Polizia e Carabinieri. Per timore di un colpo di stato comunista sul modello cecoslovacco, le potenze alleate acconsentirono tacitamente a che le forze di polizia fossero organizzate e equipaggiate come un corpo militare.

I Reparti Celeri della Polizia di Stato e i Reparti Mobili dei Carabinieri furono dotati di compagnie autoblindo composte da un plotone motociclisti e due o tre plotoni autoblindo, per un totale di 8-12 mezzi corazzati di origine italiana, britannica o americana. Le rare testimonianze fotografiche mostrano Lancia Lince in servizio presso il 2° Reparto Celere “Veneto”.

Le Lancia Lince rimasero in servizio fino ai primi anni Cinquanta, quando furono sostituite da veicoli di produzione alleata.

Lancia Lince ancora operativa con targa moderna
Lancia Lince ancora operativa con targa moderna

Varianti

  • Lancia Lince standard: versione base con mitragliatrice Breda Mod. 38 da 8 mm e radio RF2CA. Costituì la maggior parte della produzione.
  • Lancia Lince Centro Radio: versione comando equipaggiata con doppio apparato radio (RF2CA + RF3M) per le comunicazioni tra comandanti di compagnia e comandi superiori. Le due antenne erano posizionate sui lati opposti della sovrastruttura. Prodotta in numero limitato.

Esemplari superstiti

Sono noti 3 esemplari di Lancia Lince sopravvissuti:

  • Caserma “Zappalà” – Scuola di Cavalleria dell’Esercito Italiano, Lecce
  • Collezione Vincenzo Lancia, Torinofunzionante
  • Museo Storico della Motorizzazione Militare, Roma-Cecchignola

Informazioni aggiuntive

  • Nome e tipo: Lancia Ansaldo Lince
  • Anno: 1942 
  • Produzione: 392 
  • Motore: 

    Lancia tipo 91, 8 cilindri a V da 2.617 cm³a benzina

  • Potenza motore (hp): 60 
  • Lunghezza m.: 3.2  
  • Larghezza m.: 1.75 
  • Altezza m.: 1.65  
  • Peso t.: 3.1 
  • Velocità su strada Km/h: 85
  • Autonomia Km.: 350 
  • Armamento: 

    1 mitragliatrice da 8mm

  • Corazzatura max mm.: 14 
  • Equipaggio: 2  

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