Angelo Iachino, riportato a volte come Angelo Jachino, nacque a Sanremo il 24 aprile 1889 e divenne una delle personalità militari italiane più illustri e controverse della seconda guerra mondiale. Figlio di Giuseppe Iachino, un professore di scuola media, e di Emilia Piccione, entrò all’Accademia Navale di Livorno nel 1904 all’età di soli quindici anni, diplomandosi il 14 novembre 1907 con il grado di guardiamarina. Partecipò alla guerra italo-turca del 1911-1912 come sottotenente di vascello. Durante la Prima guerra mondiale fu imbarcato sulla corazzata Giulio Cesare e dal luglio 1917 ebbe il comando della torpediniera 66 PN, distinguendosi in varie azioni in Alto Adriatico che gli valsero la Medaglia d’Argento al Valor Militare nel novembre 1918. Dal 1923 al 1928 fu addetto navale presso l’ambasciata italiana in Cina, comandando la cannoniera fluviale Ermanno Carlotto a Tientsin. Salì rapidamente di grado: capitano di fregata nel 1926, capitano di vascello nel 1932, contrammiraglio nel 1936, ammiraglio di divisione nel 1938 e ammiraglio di squadra nel 1939. Partecipò alla guerra civile spagnola al comando di gruppi di unità leggere e all’invasione dell’Albania nell’aprile 1939. Nell’estate 1940 assunse il comando della 2ª Squadra Navale e il 9 dicembre 1940 divenne comandante in capo della flotta, sostituendo Inigo Campioni. Da allora e per oltre due anni fu il protagonista della guerra navale italiana nel Mediterraneo, affrontando gli ammiragli britannici Andrew Cunningham, Philip Vian e James Somerville. Condusse la flotta nella battaglia di Capo Matapan del marzo 1941, la più grande sconfitta mai subita dalla Regia Marina, nella prima e seconda battaglia della Sirte e nella battaglia di mezzo giugno del 1942, il suo maggiore successo. Il 5 aprile 1943 fu sostituito da Carlo Bergamini e il giorno successivo promosso ammiraglio d’armata. Nel dopoguerra scrisse numerose opere memorialistiche cercando di spiegare e giustificare le sue azioni, in particolare a Capo Matapan. Morì a Roma il 3 dicembre 1976.
Formazione e guerra italo-turca (1889-1914)
Angelo Iachino nacque a Sanremo, in Liguria, il 24 aprile 1889, figlio di Giuseppe Iachino, un professore di scuola media, e di Emilia Piccione. Entrò all’Accademia Navale di Livorno nel 1904 all’età di soli quindici anni, dimostrando precoce inclinazione per la carriera militare.
Si diplomò il 14 novembre 1907 con il grado di guardiamarina, iniziando così una carriera che sarebbe durata oltre mezzo secolo. Durante i primi anni di servizio acquisì esperienza pratica imbarcandosi su varie unità della Regia Marina.
Nel 1911-1912, poco più che ventenne, partecipò alla guerra italo-turca per la conquista della Libia con il grado di sottotenente di vascello. Questa fu la sua prima esperienza di combattimento, che gli permise di mettere alla prova le competenze acquisite all’Accademia in un contesto operativo reale.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, Iachino aveva già raggiunto il grado di tenente di vascello, testimoniando una progressione regolare nei ranghi della marina.
La Prima guerra mondiale (1914-1918)
Durante la Prima guerra mondiale, iniziata per l’Italia nel maggio 1915, Iachino fu dapprima imbarcato sulla corazzata Giulio Cesare come tenente. La nave operava in Adriatico per il controllo del mare e per operazioni contro la marina austro-ungarica.
Dal luglio 1917 ricevette il comando della torpediniera 66 PN, un incarico di grande responsabilità per un giovane ufficiale. Sotto il suo comando questa unità partecipò a diverse missioni operative in Adriatico, distinguendosi per audacia ed efficacia.
Nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre 1918 la 66 PN fu incaricata di rimorchiare vicino a Pola uno dei due MAS che trasportavano Raffaele Rossetti, Raffaele Paolucci e la loro “mignatta”, il siluro a lenta corsa destinato all’Impresa di Pola, l’audace attacco contro la flotta austro-ungarica nella base di Pola. Tuttavia la 66 PN fu costretta a rientrare in porto a causa di un’avaria al motore, lasciando proseguire il rimorchio alla gemella 65 PN.
Nonostante questo inconveniente, Iachino si distinse in varie altre azioni in Alto Adriatico. Per il coraggio dimostrato in combattimento ricevette la Medaglia d’Argento al Valor Militare nel novembre 1918, un riconoscimento importante che certificava il suo valore operativo.
Il periodo tra le due guerre (1918-1939)
Dopo la Prima guerra mondiale Iachino intraprese una rapida ascesa di grado che testimoniava le sue capacità e l’apprezzamento dei superiori. Fu promosso capitano di fregata nel 1926.
Dal 1923 al 1928 prestò servizio in Cina come addetto navale presso l’ambasciata italiana. Contemporaneamente ebbe il comando della cannoniera fluviale Ermanno Carlotto, dislocata a Tientsin. Questa esperienza in Estremo Oriente gli fornì una visione ampia delle dinamiche internazionali e della presenza navale italiana nelle acque asiatiche.
Nel 1928 assunse il comando di un cacciatorpediniere, continuando ad acquisire esperienza nel comando di unità di superficie. Nel 1930 comandò la 2ª squadriglia cacciatorpediniere con bandiera sul cacciatorpediniere Nembo.
Fu promosso capitano di vascello il 22 febbraio 1932. Nei primi anni trenta comandò l’incrociatore leggero Armando Diaz durante una crociera propagandistica all’estero, durata dal 1º settembre 1934 al 6 febbraio 1935. Queste missioni diplomatiche servivano a mostrare la bandiera italiana e a rafforzare i legami con altri paesi.
Il 17 agosto 1936 fu promosso contrammiraglio, entrando così nei ranghi degli ammiragli. Durante la guerra civile spagnola fu comandante di due gruppi di unità leggere, acquisendo ulteriore esperienza operativa in un contesto di guerra. Nel 1938 comandò la I Divisione incrociatori e la divisione scuola comando.
Il 1º gennaio 1938 fu promosso ammiraglio di divisione. Nell’aprile 1939, a bordo dell’incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere, partecipò all’invasione dell’Albania, fornendo supporto navale all’occupazione italiana del paese balcanico.
Il 16 settembre 1939 fu promosso ammiraglio di squadra, il massimo grado operativo della marina. Nel periodo 1º luglio 1939 – 14 settembre 1940 fu anche comandante dell’Accademia Navale di Livorno, l’istituzione preposta alla formazione degli ufficiali della marina.
Il comando della 2ª Squadra e Capo Teulada (1940)
Nell’estate 1940, con l’Italia entrata in guerra, Iachino assunse il contemporaneo comando della 2ª Squadra Navale, formata dagli incrociatori pesanti della I e III Divisione e da quelli leggeri della VII Divisione. Sostituì l’ammiraglio Riccardo Paladini, colpito da angina pectoris il 25 luglio.
Con bandiera sull’incrociatore pesante Pola, Iachino guidò la 2ª Squadra nella battaglia di Capo Teulada (chiamata dagli inglesi battaglia di Capo Spartivento) combattuta il 27 novembre 1940 nelle acque a sud della Sardegna. La battaglia si concluse senza risultati decisivi, con entrambe le flotte che si ritirarono dopo un breve scambio di artiglieria.
Al comando della flotta (1940-1943)
Il 9 dicembre 1940 Iachino venne nominato comandante in capo della flotta al posto di Inigo Campioni, sollevato dall’incarico dopo le battaglie di Punta Stilo e Capo Teulada e il disastro della Notte di Taranto. Iachino assunse il comando con bandiera sulla corazzata Vittorio Veneto, la nave da battaglia più moderna e potente della flotta.
In questa veste si trovò ad essere l’antagonista degli ammiragli inglesi Andrew Cunningham e Philip Vian, comandanti della Mediterranean Fleet, e James Somerville, comandante della Force H con base a Gibilterra. Condusse la flotta italiana nelle sue principali azioni di superficie dalla fine del 1940 all’inizio del 1943.
Il 9 febbraio 1941 Iachino guidò l’infruttuoso tentativo di intercettare la Force H dopo che questa aveva bombardato Genova e La Spezia in un’audace incursione. La flotta italiana non riuscì a raggiungere e impegnare le navi britanniche che si ritirarono a Gibilterra.
La battaglia di Capo Matapan
Comandò poi la flotta italiana durante la battaglia di Capo Matapan, combattuta tra il 26 e il 29 marzo 1941, che sfociò nella più grande sconfitta mai subita dalla Regia Marina. L’operazione, pianificata su pressione tedesca, aveva l’obiettivo di intercettare i convogli britannici diretti in Grecia.
Il 28 marzo, nel tardo pomeriggio, la Vittorio Veneto fu colpita da un aerosiluro che la rallentò. Più tardi, l’incrociatore pesante Pola fu immobilizzato da un altro siluro. Iachino, considerando errati o esagerati i rapporti dei ricognitori sulla presenza nelle vicinanze di corazzate britanniche, inviò l’intera I Divisione dell’ammiraglio Carlo Cattaneo (incrociatori pesanti Zara e Fiume con quattro cacciatorpediniere) in soccorso del Pola.
Nella notte la I Divisione si imbatté nelle tre corazzate britanniche dell’ammiraglio Cunningham (Warspite, Valiant e Barham) che, guidate dal radar, annientarono completamente la formazione italiana. Il Pola, il Zara, il Fiume e due cacciatorpediniere furono affondati con la perdita di oltre 2.400 uomini.
Il comportamento di Iachino a Capo Matapan è stato oggetto di molte critiche e discussioni. Gli fu rimproverato di aver sottovalutato la minaccia delle corazzate britanniche e di aver inviato gli incrociatori in una missione suicida senza adeguata copertura. Nonostante le critiche, mantenne il comando della flotta.
Le battaglie della Sirte e mezzo giugno
Nel luglio e settembre 1941 Iachino condusse la flotta in infruttuosi tentativi di intercettare convogli britannici diretti a Malta durante l’operazione Substance e l’operazione Halberd. In entrambi i casi i convogli raggiunsero Malta senza subire perdite significative dalle forze navali italiane.
La prima battaglia della Sirte del 16 dicembre 1941 e la seconda battaglia della Sirte del 22 marzo 1942 videro le forze al comando di Iachino scontrarsi con le scorte dei convogli britannici diretti a Malta. Nonostante disponesse di forze superiori, Iachino – preoccupato di non sottostimare l’entità delle forze nemiche (al punto di credere a rapporti errati sulla presenza di inesistenti corazzate) e volendo evitare ad ogni costo un’azione notturna per non ripetere gli errori di Matapan – non spinse abbastanza a fondo gli attacchi. I convogli subirono tuttavia perdite dagli attacchi aerei dell’Asse.
La battaglia di mezzo giugno (chiamata dagli inglesi Operation Vigorous), combattuta dal 12 al 16 giugno 1942, fu invece il suo maggiore successo. Due convogli britannici, uno da Alessandria e uno da Gibilterra, tentarono di rifornire Malta. Nonostante le perdite causate dagli attacchi aerei e subacquei – la corazzata Littorio fu silurata e l’incrociatore pesante Trento fu affondato – Iachino continuò a navigare verso il convoglio orientale in rotta da Alessandria d’Egitto a Malta, fino ad indurlo a rientrare in porto e rinunciare a rifornire l’isola. Fu una vittoria strategica importante per la Regia Marina.
Gli ultimi mesi e il dopoguerra (1943-1976)
Il 5 aprile 1943 Iachino venne sostituito da Carlo Bergamini al comando della flotta da battaglia. Il giorno successivo, il 6 aprile, fu promosso ammiraglio d’armata, il massimo grado della Regia Marina, in riconoscimento dei suoi oltre due anni al comando della flotta in condizioni estremamente difficili.
Nel 1945 fu collocato in ausiliaria, ma nel 1948, dopo un suo ricorso, venne reintegrato in servizio. Nel 1954, raggiunto nuovamente il grado di ammiraglio d’armata dopo il periodo di ausiliaria, lasciò il servizio attivo. Fu posto in congedo assoluto nel 1962, chiudendo formalmente una carriera militare durata oltre mezzo secolo.
Negli anni del dopoguerra si dedicò a scrivere una vasta memorialistica riguardante il suo periodo di comando in guerra. Pubblicò diverse opere che divennero celebri, nelle quali ricordò più volte come fattori limitanti dell’azione della Marina nel secondo conflitto la mancanza di portaerei e del radar, carenze che avevano gravemente penalizzato la flotta italiana rispetto agli avversari britannici.
Dedicò in particolare tre libri alla battaglia di Capo Matapan, cercando di spiegare e giustificare le sue azioni durante quella battaglia e le decisioni che portarono alla distruzione della I Divisione incrociatori. Questa battaglia rimase per lui un peso morale per tutta la vita.
Nel 1974 fece dono alla città di Taranto del denaro per la costruzione del monumento al marinaio, un gesto che testimoniava il suo attaccamento alla marina e ai marinai che aveva comandato.
Morì a Roma il 3 dicembre 1976 all’età di 87 anni. La sua figura rimane tra le più discusse e controverse della storia navale italiana: comandante energico e determinato che guidò la flotta per oltre due anni in condizioni estremamente difficili, ma anche responsabile della più grande disfatta navale italiana a Capo Matapan. Il suo tentativo di spiegare e giustificare le proprie scelte attraverso le opere memorialistiche testimonia quanto quella battaglia lo abbia segnato profondamente.
Informazioni aggiuntive
- Data di nascita: 24 Aprile 1889
- Data morte: 3 Dicembre 1976
- Nazione: Italia
- Tipo: Ammiraglio
- Forza armata: Marina
- Grado: Ammiraglio d'Armata
