Carlo Maurizio Ruspoli di Poggio Suasa

di redazione
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Carlo Maurizio Ruspoli di Poggio Suasa

Carlo Maurizio Ruspoli, principe di Poggio Suasa, incarnava la figura dell’ufficiale gentiluomo. Rampollo di un’antica casata romana, nacque a Oberhofen, in Svizzera, il 25 agosto 1906, figlio di Mario principe di Poggio Suasa e di Pauline Marie Palma de Talleyrand-Périgord. Seguendo una consolidata tradizione familiare frequentò la Regia Accademia Militare di Modena e fu assegnato al reggimento “Piemonte Reale Cavalleria”. L’attrazione per il volo lo spinse tuttavia a conseguire nel 1936 il brevetto di pilota a Cameri e a chiedere il trasferimento nella Regia Aeronautica, sfruttando un concorso allora aperto agli ufficiali delle altre forze armate.

L’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, lo colse in Messico, dove si trovava per lavoro per conto della Pirelli. Raggiunta New York, si imbarcò su un idrovolante Boeing 314 Clipper e attraverso un viaggio avventuroso riuscì a rientrare in Europa. Presentatosi ai comandi della Regia Aeronautica, dopo poche settimane di addestramento sui nuovi caccia fu assegnato il 31 agosto 1940 all’81ª Squadriglia del 6° Gruppo, 1° Stormo, di stanza a Catania-Fontanarossa. Volando sul Macchi C.200, colse la prima vittoria il 27 ottobre 1940 abbattendo un Hurricane sul Mediterraneo centrale.

Fu in quel periodo che Ruspoli diede avvio a un’iniziativa destinata a lasciare il segno. Installata una cinepresa sul bordo d’attacco alare del suo caccia, cominciò a documentare le missioni belliche con brevi filmati. Quella che era nata come attività amatoriale ricevette presto un riconoscimento ufficiale: venne istituita una Sezione volo fotocinematografica, affidata al suo comando. In questa veste partecipò alle campagne di Grecia, d’Africa e di Russia, immortalando sulla pellicola i combattimenti aerei cui prendeva parte. Il 27 agosto 1941, durante una missione fotografica sul fronte orientale, fu attaccato da una coppia di caccia sovietici Polikarpov I-16: riuscì ad abbatterli entrambi, riprendendo l’azione con la sua cinepresa, ma subì danni tali da costringerlo a un atterraggio d’emergenza a poche centinaia di metri dalle linee.

Nel giugno 1942 passò al 4° Stormo con l’incarico di comandare la 91ª Squadriglia, la celebre unità intitolata a Francesco Baracca. Partecipò intensamente ai combattimenti in Africa settentrionale, che raggiunsero l’apice con la battaglia di El Alamein. Dal 17 luglio, quando abbatté un Hurricane, al 20 ottobre, giorno in cui fece precipitare tre P-40 in due scontri distinti, aggiunse altre sette vittorie al proprio palmarès. Proprio nella zona di El Alamein caddero i suoi due fratelli, il tenente colonnello Marescotti e il capitano Costantino, entrambi paracadutisti della divisione “Folgore” e ambedue decorati con la medaglia d’oro al valor militare.

Promosso maggiore, Ruspoli rientrò a Roma per un incarico presso lo Stato Maggiore. L’armistizio dell’8 settembre lo trovò impegnato nel disperato tentativo di evitare la disgregazione dei reparti. Spostandosi continuamente tra la capitale, Pescara e gli aeroporti pugliesi, cercò di convincere il principe ereditario Umberto di Savoia – con il quale aveva un legame personale – a rientrare a Roma quale simbolo visibile dell’unità nazionale. Il tentativo non ebbe successo.

Laureato in giurisprudenza e padrone di tre lingue straniere, il 29 settembre 1943 fu impiegato come interprete nell’incontro tra il maresciallo Badoglio e il generale Eisenhower, svoltosi a bordo della corazzata britannica Nelson. Fu in quella circostanza che le autorità italiane decisero di compiere un gesto dimostrativo: un lancio di volantini su Roma, occupata dai tedeschi, per testimoniare ai cittadini che il governo non li aveva abbandonati e che la Regia Aeronautica aveva ripreso le operazioni. Per la missione furono scelti tre piloti, tutti assi: Ruspoli, che prestava servizio come ufficiale di collegamento presso il comando alleato, e i capitani Luigi Mariotti e Ranieri Piccolomini, comandanti rispettivamente del 9° e del 10° Gruppo.

Il 6 ottobre 1943, a Brindisi, i manifestini furono sistemati nella fessura dei flap di tre Macchi C.205V: sarebbe bastato azionarne l’apertura per liberarli sulla capitale. Piccolomini dovette fermarsi a Foggia per un’avaria, ma Ruspoli e Mariotti portarono a termine la missione, sorvolando Roma e mostrando per la prima volta le coccarde tricolori che avevano sostituito i fasci littori come emblema di nazionalità.

Forse il più anziano tra gli assi italiani per data di nascita, Ruspoli concluse la guerra con 10 vittorie individuali. Transitato nell’Aeronautica Militare Italiana, fu decorato con tre medaglie d’argento al valor militare e la Croce di Ferro tedesca di II classe. Sopravvisse al conflitto solo due anni: si spense a Buenos Aires l’11 giugno 1947.

Informazioni aggiuntive

  • Data di Nascita: 25 Agosto 1906 
  • Data morte: 11 Giugno 1947  
  • Vittorie: 10  
  • Forza aerea: Regia Aeronautica 
  • Bibliografia – Riferimenti:
    • Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
    • Wikipedia

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