Arturo Riccardi nacque a Pavia il 30 ottobre 1878 e percorse una lunga carriera che lo portò ai vertici della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale. Figlio di Adolfo Riccardi e di Ifigenia Rasini Di Mortigliengo, entrò nell’Accademia Navale alla fine del XIX secolo diventando un promettente militare di carriera. Come tenente di vascello partecipò alla campagna in Cina, distinguendosi l’8 settembre 1904 per aver domato un incendio scoppiato nel deposito munizioni dell’incrociatore corazzato Marco Polo, impresa che gli valse la Medaglia di Bronzo al Valore Militare. Durante la Prima guerra mondiale servì come comandante in seconda sulle corazzate Sardegna e Piemonte. Negli anni venti ricoprì incarichi presso il Ministero della Marina e si iscrisse al Partito Nazionale Fascista. Agli inizi degli anni trenta divenne ammiraglio e il 6 febbraio 1938 assunse il comando della I Squadra navale. All’entrata in guerra dell’Italia era sbarcato da diversi mesi e non aveva più un incarico di primo piano. Tuttavia l’8 dicembre 1940, dopo la Notte di Taranto e gli insuccessi dei primi sei mesi di guerra, Mussolini lo nominò Sottosegretario di Stato e Capo di Stato Maggiore della Marina in sostituzione dell’ammiraglio Domenico Cavagnari. In questa posizione cercò di adeguare la strategia navale alla realtà del conflitto, elaborando un programma di costruzioni incentrato sulle unità di scorta come le corvette classe Gabbiano. Tuttavia mantenne una tattica attendista che caratterizzò la condotta della flotta per il resto della guerra. Il 9 febbraio 1941 il bombardamento di Genova da parte della Forza H britannica rivelò gravi inadeguatezze. L’operazione Gaudo del marzo 1941, pianificata su pressione tedesca, portò al disastro di Capo Matapan. Nel maggio 1943 escluse l’intervento delle navi da battaglia per difendere la Sicilia dall’invasione alleata. Lasciò l’incarico dopo la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 e morì a Roma il 26 dicembre 1966.
Formazione e campagna in Cina (1878-1914)
Arturo Riccardi, figlio di Adolfo Riccardi e di Ifigenia Rasini Di Mortigliengo, nacque a Pavia il 30 ottobre 1878, benché alcune fonti indichino Saluzzo come luogo di nascita. Entrò nell’Accademia Navale alla fine del XIX secolo, intraprendendo una carriera militare che si sarebbe sviluppata nell’arco di oltre mezzo secolo.
Come tenente di vascello fu imbarcato sull’incrociatore corazzato Marco Polo. Quando questa unità era distaccata in Cina per proteggere gli interessi italiani durante la rivolta dei Boxer e i suoi strascichi, l’8 settembre 1904 scoppiò un pericoloso incendio nel deposito munizioni dell’incrociatore. Riccardi contribuì in modo determinante a domare le fiamme, evitando quella che sarebbe potuta essere una catastrofe per l’unità e il suo equipaggio. Per questo atto di coraggio gli venne conferita la Medaglia di Bronzo al Valore Militare, primo riconoscimento importante della sua carriera.
Sempre come tenente di vascello prestò successivamente servizio a bordo dell’incrociatore corazzato Amalfi, acquisendo ulteriore esperienza sulle grandi unità della flotta.
La Prima guerra mondiale (1914-1918)
Durante la Prima guerra mondiale Riccardi ricoprì incarichi di responsabilità crescente. Fu comandante in seconda della corazzata Sardegna, una delle navi da battaglia più vecchie della flotta ma comunque impiegata per il controllo dell’Adriatico e per operazioni di bombardamento costiero.
Successivamente, sempre come comandante in seconda, imbarcò sull’incrociatore Piemonte. Questi incarichi gli fornirono esperienza diretta nelle operazioni di guerra, nel comando del personale in combattimento e nella gestione di grandi unità navali in condizioni operative difficili.
Gli anni tra le due guerre (1918-1938)
Riccardi fu Capo di Gabinetto del Ministero della Marina dal 6 febbraio al 13 maggio 1925, un incarico breve ma prestigioso che lo pose al centro delle decisioni amministrative della marina. Nel 1925 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista presso la federazione della Spezia, allineandosi formalmente al regime.
Dal 1926 al 1929 lavorò al Comitato Progetto Navi dove si occupò di materiale elettrico. Nel corso del 1929 riuscì ad avviare la sperimentazione degli ecogoniometri, strumenti per la rilevazione di fonti sonore subacquee che sarebbero diventati importanti per la lotta antisommergibile. Questa esperienza tecnica sarebbe stata preziosa per i suoi incarichi futuri.
Nel periodo 1934-1935 assunse il comando della IV Divisione Navale, imbarcando sull’incrociatore leggero Alberto Di Giussano. Nel dicembre 1935 fu promosso ammiraglio di squadra, entrando così nei ranghi più elevati della marina.
Dal 22 agosto 1935 al 2 aprile 1937 fu Direttore generale del personale e dei servizi militari al Ministero della Marina, un incarico di grande responsabilità amministrativa. In concomitanza con la guerra d’Etiopia ricoprì anche, dal 15 settembre 1935 al 31 agosto 1936, l’incarico di responsabile del Comando Difesa Traffico, occupandosi della protezione delle rotte marittime verso l’Africa Orientale.
Il 6 febbraio 1938 Riccardi si imbarcò per diventare comandante della I Squadra navale, il massimo comando operativo della flotta. Aveva questo incarico quando, il 5 maggio 1938, nelle acque di Napoli si tenne la cosiddetta Rivista H in onore di Hitler. L’intera flotta italiana sfilò dinanzi al dittatore tedesco e a Mussolini in una grande dimostrazione di forza.
Nel giugno 1938 si recò in visita con la sua nave ammiraglia, la corazzata Cavour, a Malta. In questa occasione ebbe modo di conoscere l’ammiraglio Andrew Cunningham, suo futuro avversario durante la seconda guerra mondiale. Altro importante incarico avuto come comandante della I Squadra navale fu quello di garantire l’appoggio navale all’invasione dell’Albania avvenuta il 7 aprile 1939.
Quello stesso anno, su proposta del Ministero della Marina, fu nominato Senatore del Regno. La nomina a senatore e lo sbarco sembravano il preludio al pensionamento al termine di una brillante carriera.
La nomina a Capo di Stato Maggiore (1940)
Lo scoppio della seconda guerra mondiale e soprattutto gli insuccessi dei primi sei mesi di conflitto cambiarono radicalmente i piani. L’8 dicembre 1940 Mussolini scelse Riccardi come nuovo Sottosegretario di Stato e Capo di Stato Maggiore della Marina in sostituzione dell’ammiraglio Domenico Cavagnari.
L’avvicendamento venne deciso in un momento particolarmente difficile: dopo il riuscito attacco aereo notturno britannico alla base navale italiana di Taranto dell’11 novembre 1940, conosciuto come la Notte di Taranto, e a causa degli insuccessi militari italiani in Grecia e in Africa Settentrionale. Era tramontata definitivamente l’ipotesi strategica della cosiddetta guerra parallela. La Marina era estremamente provata dai primi sei mesi di guerra e non era passato neanche un mese dal disastro di Taranto, che aveva messo fuori combattimento tre delle sei navi da battaglia.
Il compito di Riccardi si presentò subito come molto difficile. Doveva impostare una strategia adeguata alla guerra che si era presentata in maniera molto differente da come era stata immaginata negli anni trenta. Compito prioritario della Regia Marina sarebbe stato quello di garantire i rifornimenti alla Libia, teatro cruciale delle operazioni terrestri.
Da un certo punto di vista Riccardi era la persona giusta per questo nuovo indirizzo operativo. La sua esperienza nel campo delle unità di scorta, maturata durante la Prima guerra mondiale, e nel campo dei mezzi antisommergibili lo portarono a elaborare un programma di costruzioni di guerra incentrato in prevalenza sulle unità di scorta. Da questo programma scaturì la costruzione delle corvette della classe Gabbiano e delle VAS, mezzi più adatti alla guerra di convogli che si stava combattendo.
Nel dicembre 1940, in concomitanza alla nomina di Riccardi a Capo di Stato Maggiore, l’ammiraglio Angelo Iachino era diventato il nuovo comandante della flotta. Il destino dei due ammiragli si intrecciò per trenta mesi di guerra navale con alterne fortune e con situazioni per certi versi discutibili.

Il bombardamento di Genova e Capo Matapan (1941)
Il 9 febbraio 1941 la Forza H britannica, al comando del viceammiraglio James Somerville, bombardò Genova in un’operazione audace che colse di sorpresa le difese italiane. In quella occasione l’apparato militare italiano, e in particolare quello della Marina, palesarono così tante inadeguatezze da far richiedere spiegazioni allo stesso Mussolini e al generale Ugo Cavallero, capo di Stato Maggiore Generale.
Riccardi preferì non approfondire le cause di tutte le manchevolezze e, nel rapporto ufficiale, giustificò il mancato scontro con la flotta inglese adducendo come cause il maltempo e la sfortuna. Questa mancanza di analisi volta a correggere gli errori sarebbe stata pagata a breve assai cara.
Il 13 febbraio 1941 Riccardi incontrò a Merano il suo omologo della Kriegsmarine tedesca, il Grande Ammiraglio Erich Raeder. Accompagnavano Riccardi gli ammiragli Emilio Brenta, Raffaele De Courten e Carlo Giartosio. Questo incontro, noto come “Convegno di Merano”, aveva lo scopo di concordare una strategia comune fra le due marine, sino ad allora praticamente inesistente.
Riccardi rappresentò al collega tedesco le debolezze della Marina italiana, debolezze che, a suo dire, impedivano l’adozione di una strategia più offensiva. Raeder e i suoi collaboratori obiettarono che la Marina italiana avrebbe dovuto avere un ruolo più attivo soprattutto nel Mediterraneo Orientale per contrastare il flusso di rifornimenti inglesi verso la Grecia.
Le insistenti richieste tedesche indussero Riccardi e i suoi collaboratori, una volta tornati a Roma, a studiare un’operazione offensiva nel Mediterraneo Orientale da compiersi durante il successivo mese di marzo. Venne così pianificata l’operazione Gaudo che, attuata a partire dal 26 marzo, portò al disastro di Capo Matapan del 28-29 marzo.
Anche in questa occasione l’atteggiamento di Riccardi fu assai discutibile. Egli preferì coprire le responsabilità del comandante della squadra Iachino che, a detta di diversi critici, avrebbe dovuto essere sbarcato. Molto probabilmente Riccardi scagionò Iachino per evitare che questi, a sua volta, lo coinvolgesse nelle responsabilità per il fallimento dell’operazione. In effetti Riccardi aveva la responsabilità strategica di non aver fermato l’operazione quando la squadra italiana, in rotta verso il Mediterraneo orientale, era stata scoperta dagli inglesi.
Questa operazione segnò la fine di ogni velleità offensiva della Marina italiana nel secondo conflitto mondiale. Da allora i compiti di scorta e di protezione del traffico assorbirono le forze navali che furono impiegate con parsimonia e solo sotto una massiccia copertura aerea.
Gli ultimi anni di guerra (1942-1943)
Il 28 ottobre 1942 Riccardi fu promosso ammiraglio d’armata, il massimo grado della Regia Marina. Questa promozione giungeva mentre la situazione strategica si faceva sempre più difficile per l’Asse: El Alamein era stato perso e le forze italo-tedesche in Africa stavano iniziando la lunga ritirata.
Quando sin dall’aprile 1943 era quasi certo presso gli stati maggiori italiani che la Sicilia sarebbe stata presto invasa dalle armate anglo-americane, il 2 maggio 1943 si tenne a Roma una riunione degli Stati Maggiori convocata dal generale Vittorio Ambrosio. In questa occasione l’ammiraglio Riccardi, per paura di perdere le navi da battaglia, escluse categoricamente l’intervento delle grandi unità a difesa del suolo patrio in caso di sbarco alleato in Sicilia.
Questa decisione, pur comprensibile dal punto di vista della conservazione della flotta, rappresentava l’ammissione della totale incapacità della marina di influenzare l’esito delle operazioni terrestri, anche quando si trattava della difesa del territorio nazionale. Le navi da battaglia, costruite e mantenute a costi enormi, si rivelarono sostanzialmente inutili per tutta la durata del conflitto.
L’ammiraglio Riccardi fu costretto a lasciare il suo incarico dopo la caduta di Benito Mussolini il 25 luglio 1943. Il suo successore fu l’ammiraglio Raffaele De Courten, che avrebbe guidato la Marina durante i drammatici mesi dell’armistizio e della divisione del paese.
Il dopoguerra e la morte (1943-1966)
Dopo la caduta del regime fascista Riccardi si ritirò a vita privata. Non ricoprì più alcun incarico operativo né amministrativo, chiudendo definitivamente una carriera durata quasi mezzo secolo. Non aderì alla Repubblica Sociale Italiana né ebbe ruoli nella ricostruzione della marina nel dopoguerra.
Trascorse gli ultimi ventitré anni della sua vita lontano dalla scena pubblica. Morì a Roma il 26 dicembre 1966 all’età di 88 anni, poche settimane dopo la morte di Domenico Cavagnari, suo predecessore al vertice della marina.
La figura di Riccardi rimane controversa: succeduto a Cavagnari in un momento drammatico, cercò di adeguare la strategia navale alla realtà del conflitto puntando sulle unità di scorta. Tuttavia la condotta attendista della flotta, la gestione discutibile di episodi come il bombardamento di Genova e Capo Matapan, e il rifiuto di impiegare le navi da battaglia per difendere la Sicilia nel 1943 segnarono i limiti della sua leadership in un periodo in cui la Regia Marina si trovò a combattere una guerra per la quale non era adeguatamente preparata.
Informazioni aggiuntive
- Data di nascita: 30 Ottobre 1878
- Data morte: 26 Dicembre 1966
- Nazione: Italia
- Tipo: Ammiraglio
- Forza armata: Marina
- Grado: Ammiraglio d'Armata
- Bibliografia – Riferimenti:
