L’Autoblinda AB43 rappresentò l’evoluzione finale della fortunata famiglia di autoblindo Fiat-Ansaldo sviluppata per il Regio Esercito durante la Seconda Guerra Mondiale. Progettata per risolvere i difetti riscontrati sulla AB41, in particolare l’eccessiva altezza della torretta e la potenza insufficiente del motore, la AB43 combinava il collaudato telaio della predecessora con la nuova torretta Mod. 1942, più bassa e spaziosa, e il motore ABM 3 da 108 hp che garantiva prestazioni superiori. Approvata nell’agosto 1943, non fece in tempo a entrare in servizio con il Regio Esercito a causa dell’armistizio. Furono i tedeschi a produrne circa 100 esemplari, impiegandoli principalmente in Italia per compiti antipartigiani. Dopo la guerra, le AB43 superstiti prestarono servizio nella Polizia di Stato e nei Carabinieri fino alla metà degli anni Cinquanta.
Sviluppo
I problemi della AB41
Entro la fine del 1941, gli equipaggi delle AB41 avevano segnalato numerosi problemi. La torretta Mod. 1941, ereditata dal carro leggero L6/40, era troppo stretta per ricaricare agevolmente il cannone da 20 mm e la sua altezza, superiore a 50 cm, rendeva l’autoblindo facilmente individuabile anche a grande distanza. Il motore ABM 2 da 88 hp, sebbene adeguato, non offriva margini di potenza per eventuali aumenti di peso.
All’inizio del 1942, l’Alto Comando del Regio Esercito richiese a Fiat e Ansaldo di sviluppare una versione meglio adattata all’impiego nel teatro nordafricano.
Il progetto AB42
La risposta fu la AB42 (Autoblinda Alleggerita Mod. 1942), un prototipo completamente riprogettato per l’ambiente desertico. La sovrastruttura fu ridisegnata con corazzatura da 8,5 mm meglio inclinata. Furono eliminati la mitragliatrice posteriore e il sistema di doppia guida, riducendo l’equipaggio a 3 uomini e il peso a sole 6 tonnellate.
La Fiat-SPA sviluppò un nuovo motore, l’ABM 3 da 108 hp, mentre l’Ansaldo progettò una nuova torretta denominata Mod. 1942: più larga e soprattutto più bassa della Mod. 1941, era armata con lo stesso cannone Breda da 20 mm. Il nuovo veicolo raggiungeva circa 90 km/h con un’autonomia di 460 km.
Il prototipo fu presentato al Centro Studi della Motorizzazione nel settembre 1942 e i test iniziarono immediatamente. Tuttavia, dopo la sconfitta di El Alamein l’11 novembre 1942, il progetto AB42 perse priorità e fu accantonato: con la campagna nordafricana ormai compromessa, un veicolo ottimizzato per il deserto non era più urgente.
La nascita della AB43
I tecnici Ansaldo trovarono allora una soluzione ingegnosa che permise di risparmiare tempo e denaro. Anziché progettare un veicolo completamente nuovo, prelevarono la torretta Mod. 1942 e il motore ABM 3 dal prototipo della AB42 e li montarono sul telaio di una delle ultime AB41 prodotte.
Il veicolo, scampato miracolosamente a un bombardamento alleato sullo stabilimento Ansaldo di Genova, fu presentato al Centro Studi della Motorizzazione nell’agosto 1943 insieme a un secondo prototipo: la AB43 “Cannone”, sviluppata sullo stesso telaio ma equipaggiata con una torretta biposto armata del potente cannone anticarro da 47 mm.
Il Regio Esercito accettò in servizio entrambi i veicoli con la denominazione ufficiale di AutoBlinda Mod. 1943. Furono ordinati 360 esemplari della AB43 standard e altri 360 della versione “Cannone”. Tuttavia, l’armistizio dell’8 settembre 1943 impedì all’Ansaldo di consegnare anche un solo veicolo.

La produzione tedesca
Dopo l’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale, il Generalinspekteur der Panzertruppen valutò i mezzi corazzati italiani disponibili. La AB43 fu giudicata adatta all’impiego nella Wehrmacht, che ne ordinò 100 esemplari con la designazione Beute Panzerspähwagen AB43 203(i). L’ordine per la AB43 “Cannone” fu invece cancellato.
La produzione riprese il 13 novembre 1943, ma le prime consegne avvennero solo nei primi mesi del 1944. I ritardi furono causati da molteplici fattori: bombardamenti alleati sugli stabilimenti, scarsità di materie prime e carbone, interruzioni nella fornitura di motori, radio e cannoni, e infine gli scioperi degli operai italiani.
Nel corso del 1944 furono prodotte solo 60 AB43, appena 5 al mese. Nel 1945 la produzione accelerò e, entro la fine di marzo, furono completate le ultime 42 autoblindo previste dal contratto, per un totale di 102 esemplari.
In un messaggio del 9 aprile 1945 inviato dal quartier generale del Generalinspekteur der Panzertruppen di Milano al Reichsministerium für Rüstung und Kriegsproduktion di Berlino, fu proposta la stipula di nuovi contratti per tre veicoli italiani ritenuti idonei: la AB43, il Semovente M43 da 75/46 e la Lancia Lince. Secondo il documento, l’Ansaldo dichiarava di poter produrre 10 AB43 al mese fino all’agosto 1945, per poi aumentare a 50 mensili. Questi piani rimasero sulla carta: l’insurrezione del 25 aprile pose fine alla produzione bellica.
Caratteristiche tecniche
Scafo e corazzatura
Lo scafo della AB43 era sostanzialmente identico a quello della AB41, derivato dal trattore d’artiglieria TM40. La struttura era costituita da piastre imbullonate su un telaio interno, soluzione che facilitava la sostituzione degli elementi danneggiati rispetto alla saldatura.
La corazzatura dello scafo era di 9 mm su fronte, fianchi e retro. La nuova torretta Mod. 1942 presentava 22 mm sulla piastra frontale e 8,5 mm sui lati e sul retro. I parafanghi erano corazzati per proteggere i pneumatici.
Per i compiti di ricognizione previsti, la protezione era adeguata contro le armi leggere della fanteria.
Le caratteristiche esterne rimanevano simili alla AB41: portelli d’accesso laterali divisi in due parti (quella superiore con feritoia per armi personali), antenna ripiegabile sul lato sinistro, due clacson frontali a destra, piccone sul fianco destro, scarico sul parafango posteriore. Le due ruote di scorta laterali erano alloggiate nelle consuete carenature a mezza fiancata. Sul vano motore erano presenti due prese d’aria e due portelli per la manutenzione; sul retro, la griglia di raffreddamento e le luci posteriori.
Il peso in ordine di combattimento era di 7,6 tonnellate.
Torretta Mod. 1942
La principale innovazione della AB43 era la torretta Mod. 1942, sviluppata originariamente per la AB42. Rispetto alla Mod. 1941 della AB41, era significativamente più bassa: soli 35 cm contro oltre 50 cm della precedente. Questo riduceva notevolmente la sagoma del veicolo, rendendolo più difficile da individuare.
La torretta monoposto aveva forma ottagonale con due portelli: uno sul tetto per il capocarro/cannoniere, diviso in due ante separate, e uno posteriore per facilitare lo smontaggio dell’armamento durante la manutenzione. Sui lati erano presenti due feritoie per l’osservazione.
Sul tetto erano installati un supporto per mitragliatrice contraerea (lo stesso utilizzato sul carro pesante P26/40) e un periscopio che permetteva al comandante una visione a 360° del campo di battaglia, miglioramento significativo rispetto alla AB41.
A causa dell’altezza ridotta della torretta, fu necessario aggiungere una protuberanza sul tetto per alloggiare il caricatore curvo della mitragliatrice coassiale, permettendo al cannone di raggiungere la depressione di -9°.
Nonostante fosse più spaziosa della Mod. 1941, la torretta rimaneva monoposto: il capocarro doveva ancora svolgere simultaneamente i compiti di comando, puntamento, tiro e ricarica, con inevitabili ripercussioni sulla cadenza di fuoco pratica.
Armamento
Armamento principale:
Il cannone automatico Breda 20/65 Mod. 1935, identico a quello della AB41, aveva una cadenza di fuoco teorica di 500 colpi al minuto, ridotta in pratica a circa 200 colpi/minuto per lo spazio limitato della torretta. L’elevazione era di +18°, la depressione di -9°. Il sistema di puntamento comprendeva un cannocchiale x1 della San Giorgio di Genova.
Il cannone sparava munizioni di calibro 20 x 138 mm B, compatibili con quelle del Flak 38 tedesco e del fucile anticarro Solothurn S18-1000. Con munizioni italiane perforanti, penetrava 38 mm a 100 m e 30 mm a 500 m su piastra verticale. Con le munizioni tedesche Pz.Gr. 40, la penetrazione saliva a 50 mm a 100 m e 40 mm a 500 m.
La dotazione era di 456 colpi (57 caricatori da 8 colpi). Alcune fonti riportano una dotazione ridotta a 408 colpi (51 caricatori). Non è chiaro se i caricatori da 8 colpi fossero di produzione standard o modificati dagli equipaggi per facilitare il caricamento nelle torrette anguste. Quasi tutte le AB43 furono equipaggiate con munizioni tedesche da 20 mm; in alcuni casi i cannoni furono modificati per utilizzare i caricatori da 24 colpi del Flak 38.
Armamento secondario:
Due mitragliatrici Breda Mod. 38 da 8 mm: una coassiale al cannone, l’altra in supporto sferico sul retro del veicolo. La dotazione era di 1.992 colpi (83 caricatori da 24 colpi), sebbene alcune fonti indichino 1.704 colpi (71 caricatori).
La mitragliatrice posteriore poteva essere smontata e installata sul supporto contraereo del tetto della torretta.
Su tutti i veicoli fu montato un lanciagranate fumogene sul lato destro del vano motore, con una cassetta portamunizioni sul retro che allungava la sagoma del veicolo di circa 20 cm. Non è certo se anche le ultime AB41 consegnate al Regio Esercito ne fossero equipaggiate o se il sistema fosse esclusivo dei veicoli prodotti per i tedeschi.
Apparato motore e mobilità
Il motore Fiat-SPA ABM 3 era un 6 cilindri in linea a benzina raffreddato ad acqua con cilindrata di 4.995 cm³, la stessa dell’ABM 2, ma con potenza massima di 108 hp a 2.800 giri/minuto (alcune fonti indicano 110 o 115 hp). Era prodotto dalla Società Piemontese Automobili (SPA), controllata Fiat, e accoppiato a un carburatore Zenith tipo 42 TTVP.
L’incremento di potenza rispetto agli 88 hp dell’ABM 2 compensava ampiamente l’aumento di peso, garantendo prestazioni nettamente superiori:
| Caratteristica | AB41 | AB43 |
|---|---|---|
| Motore | ABM 2, 88 hp | ABM 3, 108 hp |
| Peso | 7,4 t | 7,6 t |
| Velocità max su strada | 78-80 km/h | 88 km/h |
| Velocità max fuoristrada | 50 km/h | 35-40 km/h |
| Autonomia | 400 km | 460 km |
I tre serbatoi carburante avevano capacità totale di 195 litri: principale da 118 litri nel doppio fondo, secondario da 57 litri davanti al pilota anteriore, riserva da 20 litri sotto la postazione del mitragliere posteriore. Quest’ultimo, non separato dal vano motore da una paratia corazzata, costituiva un grave rischio di incendio mai risolto.
Equipaggio e interni
L’equipaggio era composto da 4 uomini con la stessa disposizione della AB41:
- Pilota anteriore: anche operatore radio quando non guidava
- Capocarro/cannoniere: in torretta
- Pilota posteriore: sul lato sinistro del retro
- Mitragliere/operatore radio: sul lato destro del retro
Gli interni erano sostanzialmente identici alla AB41. Il pilota anteriore disponeva di volante, cruscotto, leva del cambio a 6 marce, freno a mano, pannello interfono e leva per il trasferimento del controllo al pilota posteriore. Aveva un ampio portello frontale e un periscopio, più due feritoie laterali con sportelli corazzati.
Dietro il sedile del pilota (con schienale abbattibile) si trovava la postazione del capocarro con sedile pieghevole e pedali di sparo. Sui lati dello scafo erano sistemate le rastrelliere portamunizioni in legno verniciato di bianco: 24 caricatori da 20 mm e 40 da 8 mm a sinistra (insieme al pannello interfono del comandante), 33 da 20 mm e 45 da 8 mm a destra.
Nella carenatura sinistra era installata la radio; in quella destra, una cassetta per attrezzi, cric, effetti personali e, talvolta, munizioni supplementari. All’esterno della cassetta erano fissate le canne di ricambio per le mitragliatrici.
Sul retro, il pilota posteriore (a sinistra) e il mitragliere (a destra) sedevano su sedili reclinabili. Il volante posteriore era fissato con vite a farfalla per facilitare l’accesso. Tra i due si trovava la trasmissione con leva del cambio a 4 marce. Lo spazio era molto ristretto: durante la marcia fuoristrada, i due membri dell’equipaggio si urtavano continuamente tra loro e contro il tetto del compartimento.
Nel vano motore posteriore, il propulsore era montato al centro, con impianto di scarico e filtro carburante a destra, due ventilatori e radiatore sul retro.
Apparato radio e impianto elettrico
L’apparato radio era la Stazione Ricetrasmittente Magneti Marelli RF3M, installata nella carenatura sinistra della sovrastruttura. Comprendeva trasmettitore e ricevitore sovrapposti, con alimentatori sul pavimento. L’antenna ripiegabile a 6 elementi raggiungeva i 7 m di altezza con portata di 60 km; a 3 m la portata scendeva a 30 km, ulteriormente ridotta a 20-25 km con veicolo in movimento.
Due paia di cuffie e microfoni erano disponibili per il pilota anteriore e il mitragliere posteriore.
Non è chiaro se alcune AB43 ricevettero apparati radio tedeschi Funkgerät (FuG) durante la produzione o dopo la consegna alle unità.
L’impianto elettrico comprendeva una batteria Magneti Marelli 3MF15 e quattro accumulatori, collocati nel doppio fondo sotto i sedili posteriori, che alimentavano l’avviamento, i quattro fari esterni, l’illuminazione interna e la radio.
Caratteristica peculiare: non esistevano cavi elettrici nella torretta. I grilletti delle armi erano collegati ai pedali di sparo del comandante tramite cavi Bowden, gli stessi utilizzati sui freni delle biciclette. Solo la versione “Ferroviaria” disponeva di un cavo elettrico per il faro orientabile montato sulla torretta.
Pneumatici
I pneumatici erano prodotti dalla Pirelli di Milano per i cerchi da 60 cm (24″) comuni alla serie AB e al trattore TM40.
Poiché la AB43 entrò in servizio quando la campagna nordafricana era già conclusa, non furono mai montati i pneumatici per terreni sabbiosi. Per l’impiego in Italia e nei Balcani si utilizzavano:
- Pirelli “Artiglio” 9 x 24″ (22,8 x 60 cm)
- Pirelli “Artiglio a Sezione Maggiorata” 11,25 x 24″ (28,5 x 60 cm)
- Pirelli “Sigillo Verde” (dal 1942)
A causa delle difficoltà di approvvigionamento della Wehrmacht, non era raro trovare autoblindo con pneumatici non standard, inclusi quelli della camionetta AS42 o di provenienza tedesca e alleata.
Produzione
La produzione della AB43 fu interamente gestita sotto controllo tedesco, in totale furono prodotti 102 esemplari nel 1944 e nel gennaio-marzo 1945.
Le aziende coinvolte erano le stesse della AB41: Fiat-SPA per motori e telai, Ansaldo-Fossati di Sestri Ponente per assemblaggio finale e torrette, Breda per cannoni e mitragliatrici, Magneti Marelli per radio e impianto elettrico, San Giorgio per le ottiche, SIAC per le piastre corazzate, Pirelli per i pneumatici.

Impiego operativo
Wehrmacht
I tedeschi impiegarono le AB43 principalmente in Italia per compiti antipartigiani, affiancandole alle più numerose AB41 e Lancia Lince. Le principali unità equipaggiate furono:
- 65. Infanterie-Division: ricevette 10 AB41, 2 AB43 e 6 Lancia Lince. Impiegata ad Anzio fino al maggio 1944, poi in azioni antipartigiane in Toscana ed Emilia-Romagna dove si rese responsabile di crimini contro i civili. Combatté nella Battaglia di Bologna nell’aprile 1945.
- 90. Panzergrenadier-Division: disponeva di numerose autoblindo della serie AB. Nel gennaio 1945 aveva ancora 15 AB43 operative, oltre al prototipo della AB43 “Cannone”. Fu annientata durante la copertura della ritirata tedesca a Bologna.
- 334. Infanterie-Division: ricevette 9 tra AB41 e AB43, impiegate sulla Linea Gotica e nella Battaglia di Bologna.
- 4. Fallschirmjäger-Division: equipaggiata con AB41, AB43 e Lancia Lince. Combatté ad Anzio, poi a Roma, Siena, Firenze (18 agosto 1944), Rimini (agosto 1944), Bologna (dicembre 1944), e infine in ritirata verso Ferrara, Verona e Bolzano fino alla resa del 2 maggio 1945. I suoi mezzi italiani erano condotti da paracadutisti del Raggruppamento “Nembo” della RSI, sciolto nel settembre 1944 per le perdite subite.
- 362. Infanterie-Division: impiegò 6 tra AB41 e AB43 ad Anzio, poi sulla Linea Gotica, a Firenze e Bologna.
- MG-Bataillon “Feldmarschall Kesselring”: equipaggiato con 16 AB43.
- 162. “Turkistan” Infanterie-Division: ricevette 6 AB43 e 6 Lancia Lince, le ultime nell’aprile 1945 prima della resa a Padova il 29 aprile.
- SS-Polizeiregiment “Bozen”: impiegò almeno 8 autoblindo (di cui almeno 2 AB43) in 85 operazioni antipartigiane nella provincia di Belluno tra marzo e dicembre 1944, incluso il massacro della Valle del Biois (20-21 agosto).
- 12. Panzer-Abteilung b.z.V. della Panzergrenadier-Division “Brandenburg”: impiegò alcune AB43 nei Balcani per compiti antipartigiani.
- SS-Karstwehr-Bataillon (poi 24. Waffen-Gebirgs-Division der SS “Karstjäger”): composto da italiani di origine tedesca e soldati croati, ucraini e serbi, ricevette AB41 e AB43 per azioni antipartigiane in Friuli-Venezia Giulia.
Partigiani italiani
Durante l’insurrezione del 25 aprile 1945, alcune AB43 furono catturate e impiegate dai partigiani nella liberazione delle città del Nord Italia.
La 81ª Brigata Garibaldi Volante “Silvio Loss”, formazione di circa 1.400 partigiani che aveva partecipato alla fondazione e difesa della Repubblica Partigiana della Valsesia, si impossessò di una AB43 probabilmente nei giorni precedenti l’insurrezione. L’autoblindo fu dipinta con la scritta “W LA LOSS” sulla parte anteriore e il nome della divisione sui fianchi, quindi impiegata nella liberazione di Milano e nella successiva parata partigiana per le vie della città.
La 6ª Brigata d’Assalto Garibaldi “Nello”, operante tra le province di Vercelli e Novara, riuscì a impossessarsi di 6 AB43 (di cui 3 prive di torretta), probabilmente requisite dallo stabilimento Ansaldo di Novara dove giacevano incomplete, ancora coperte di primer antiruggine. Insieme alle autoblindo della “Loss”, furono impiegate nella liberazione delle città del Nord Italia.
Dopoguerra
Dopo la guerra, le AB43 superstiti entrarono in servizio nella Polizia di Stato e nell’Arma dei Carabinieri, dipinte rispettivamente in rosso amaranto e verde NATO.
La Polizia di Stato impiegò le AB43 insieme alle AB41 nel Reparto Celere di Torino e nel Nucleo Celere di Pubblica Sicurezza di Roma fino al 1954-55. I Carabinieri le utilizzarono nei Reparti Mobili fino al 1953.
L’impiego di mezzi corazzati era ritenuto necessario nel clima di forte tensione sociale del dopoguerra, caratterizzato da scioperi, manifestazioni e occupazioni di fabbriche, con il timore costante di un’insurrezione comunista sul modello cecoslovacco. Poiché le clausole del Trattato di Pace limitavano i mezzi corazzati dell’Esercito Italiano, l’assegnazione alle forze di polizia permise di aggirare le restrizioni mantenendo disponibile una riserva di veicoli blindati.
Le AB43 furono ritirate dal servizio nel 1955 dopo anni di sostanziale inattività, intervallata solo da rare esercitazioni o uscite per la sorveglianza temporanea di obiettivi sensibili.
L’Esercito Italiano utilizzò alcune AB43 per l’addestramento. Dopo la guerra, lo stabilimento Fiat di Torino produsse 8 AB43 “Ferroviaria” per le unità del Genio Ferrovieri, in servizio fino al 1955.

Varianti
- AB43 standard: versione principale con torretta Mod. 1942 armata di cannone Breda 20/65 e due mitragliatrici da 8 mm. Motore ABM 3 da 108 hp. Prodotta in 102 esemplari sotto controllo tedesco tra il novembre 1943 e il marzo 1945.
- AB43 “Cannone”: versione con torretta biposto armata del potente cannone anticarro 47/40 Mod. 1938 (lo stesso del carro medio M15/42). La sovrastruttura fu modificata con fianchi verticali e fu eliminata la mitragliatrice posteriore. Dotazione di 63 colpi per il cannone. Il peso superava le 8 tonnellate, ma il motore ABM 3 da 108 hp garantiva comunque una velocità massima di 88 km/h. Il Regio Esercito ordinò 360 esemplari nell’agosto 1943, ma l’armistizio ne impedì la produzione. I tedeschi, pur apprezzando il veicolo, cancellarono l’ordine preferendo concentrare le risorse sulla versione standard. L’unico prototipo fu catturato dalla 90. Panzergrenadier-Division e impiegato operativamente fino alla distruzione dell’unità a Bologna.
- AB43 Ferroviaria: versione modificata per l’impiego su rotaia con ruote ferroviarie in acciaio. Le carenature laterali furono adattate per alloggiare due ruote per lato. A differenza delle altre versioni, disponeva di un faro orientabile sulla torretta collegato elettricamente all’interno. Otto esemplari furono prodotti dalla Fiat di Torino dopo la guerra per il Genio Ferrovieri dell’Esercito Italiano, in servizio fino al 1955.
Esemplari superstiti
Sono noti 7 esemplari di Autoblinda AB43 sopravvissuti:
In Italia:
- Museo Storico della Motorizzazione Militare, Roma-Cecchignola
- Museo Storico dell’Arma di Cavalleria, Pinerolo (in cattive condizioni)
- Museo di Guerra per la Pace “Diego de Henriquez”, Trieste
- Museo Memoriale della Libertà, Bologna (ex Polizia di Stato, in restauro)
- Caserma “Beraudo di Pralormo” – Reggimento “Savoia Cavalleria” (3°), Grosseto (monumento)
- Collezione privata Fabio Temeroli, Repubblica di San Marino – funzionante, partecipa regolarmente a rievocazioni storiche
Versione Ferroviaria:
- Museo Storico della Motorizzazione Militare, Roma-Cecchignola (AB43 Ferroviaria)
Informazioni aggiuntive
- Nome e tipo: Autoblinda AB43
- Anno: 1943
- Produzione: 102
- Motore:
FIAT-SPA 6 cilindri benzina
- Potenza motore (hp): 108
- Lunghezza m.: 5.20
- Larghezza m.: 1.92
- Altezza m.: 2.30
- Peso t.: 7.6
- Velocità su strada Km/h: 88
- Autonomia Km.: 460
- Armamento:
- Un cannone automatico Breda 20/65 Mod. 1935 con 456 colpi
- 2 mitragliatrici breda 8.59 cont 744 e 2040 colpi
- Corazzatura max mm.: 22
- Equipaggio: 4
- Bibliografia – Riferimenti:
