Ingegnere civile e aeronautico, Furio Niclot Doglio conquistò sette primati mondiali tra quota e velocità, lavorò come capo collaudatore per una delle principali industrie aeronautiche nazionali, e quando l’Italia entrò in guerra chiese di tornare in servizio attivo nonostante avesse ormai trentadue anni, una moglie e due figli. Nel luglio del 1942, in appena undici giorni di combattimenti nei cieli di Malta, abbatté sei Spitfire diventando uno degli assi più celebrati della Regia Aeronautica. Il 27 luglio 1942 cadde per mano di George “Buzz” Beurling, il più micidiale pilota alleato del teatro mediterraneo. Alla sua memoria fu conferita la medaglia d’oro al valor militare.
Origini e la formazione
Furio Niclot Doglio nacque a Cagliari il 24 aprile 1908. Il padre Silvio, anch’egli cagliaritano e ingegnere, avrebbe in seguito avviato un’impresa di costruzioni edili a Roma; la madre Amalia Perino era invece di origini piemontesi. Furio aveva due sorelle, Silvia ed Elsa.
Conseguita la maturità classica al liceo “Dettori” della sua città, dove nel frattempo si era distinto nella scherma e nell’equitazione, seguì la famiglia a Roma per iscriversi alla Regia Scuola d’Applicazione d’Ingegneria. Si laureò in ingegneria civile nel novembre 1930, a soli ventidue anni, e il mese successivo ottenne l’abilitazione professionale. Nel 1932 aggiunse al suo curriculum la specializzazione in ingegneria aeronautica.
Nel frattempo aveva scoperto la passione per il volo. Nel 1931 conseguì il brevetto di pilota civile di secondo e terzo grado. L’8 dicembre di quell’anno partecipò a una singolare sfida organizzata dal quotidiano sportivo Il Littoriale all’aeroporto romano del Littorio, alla presenza del ministro dell’Aria Italo Balbo: una gara di cinque giri di pista – circa venti chilometri – tra un aereo e un’automobile. Niclot, ai comandi di un Fiat-Ansaldo A.S.1, sfidò il celebre pilota automobilistico Piero Taruffi. Perse di un soffio, ma l’episodio testimonia già il suo spirito competitivo.
Grazie alle sue qualifiche venne assunto dalla Compagnia Nazionale Aeronautica con sede all’aeroporto del Littorio, dove lavorò come collaudatore e istruttore di volo. A ventiquattro anni insegnava acrobazia aerea, navigazione e topografia ai giovani ufficiali di complemento, avendo già accumulato oltre 1.500 ore di volo, di cui 500 di acrobazia. Il 10 maggio 1933 sposò Elda Pace, dalla quale avrebbe avuto due figli.
La stagione dei record
Niclot inaugurò la sua straordinaria serie di primati mondiali il 28 dicembre 1932, quando ai comandi di un Fiat AS.1 nella versione idrovolante, equipaggiato con motore CNA C.7, raggiunse la quota di 7.362 metri: nessun idrovolante da turismo era mai salito così in alto.
L’anno successivo migliorò se stesso. Il 6 novembre 1933, decollando dall’idroscalo del Littorio con un idrovolante leggero monoposto CNA Eta, toccò gli 8.411 metri, superando il precedente record stabilito dal tedesco Wilhelm Zimmermann nel giugno 1930. Meno di due mesi dopo, il 24 dicembre 1933, conquistò il terzo primato mondiale: la quota di 10.008 metri per aerei leggeri monoposto, sempre sul CNA Eta ma in versione terrestre.
Questi successi attirarono l’attenzione della Società Italiana Ernesto Breda di Sesto San Giovanni, che gli offrì il prestigioso incarico di capo collaudatore. Fu ai comandi di un prototipo Breda Ba.88 che Niclot scrisse le pagine più spettacolari della sua carriera di recordman. Il 1° aprile 1937 stabilì il primato di velocità sui 100 chilometri, volando a una media di 517,836 km/h e superando nettamente il precedente record del francese Maurice Arnoux, fermo a 476,316 km/h. Appena nove giorni dopo, il 10 aprile, conquistò anche il record sui 1.000 chilometri con 475,518 km/h di media.
Nel dicembre dello stesso anno migliorò entrambi i primati: il 5 dicembre portò la velocità sui 100 km a 554,375 km/h, il 9 dicembre quella sui 1.000 km a 524,185 km/h, entrambe le volte con un carico di 1.000 kg a bordo e i nuovi motori Piaggio P.XI. Questi record ebbero vasta eco sulla stampa internazionale e suscitarono grande interesse per il veloce bimotore italiano, che tuttavia si sarebbe rivelato un completo fallimento operativo una volta caricato con l’armamento bellico.
L’incidente del Breda 64
Il 10 luglio 1937, mentre collaudava ad alta velocità il nuovo Breda Ba.64, Niclot visse l’episodio più drammatico della sua carriera civile. Durante il volo il velivolo perse improvvisamente i piani di coda. Con freddezza e perizia, il pilota riuscì ad allontanare l’aereo dall’area abitata prima di lanciarsi con il paracadute da un’altezza di appena 300 metri. Per questo gesto ricevette la medaglia d’argento al valore aeronautico.
L’incidente, unito alle responsabilità familiari – era ormai padre di due bambini – lo indusse a lasciare la Breda nel 1938. Tornò a Roma, nella casa di via Ravenna, e iniziò a lavorare nell’impresa di costruzioni del padre.
L’ingresso in guerra
Quando l’Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna il 10 giugno 1940, Niclot Doglio non esitò. Sebbene fosse un civile con famiglia, si presentò ai comandi chiedendo di riprendere servizio attivo. Nel frattempo era stato nominato capitano “per meriti straordinari” nella riserva della Regia Aeronautica.
Fu assegnato alla 355ª Squadriglia del 21° Gruppo, 51° Stormo, basato a Ciampino per la difesa dell’Italia centrale. La sua prima missione risale al 17 giugno 1940: una crociera di vigilanza sul cielo di Roma ai comandi di un Fiat G.50. Il 14 settembre passò alla 353ª Squadriglia del 20° Gruppo Caccia.
Il Corpo Aereo Italiano in Belgio
Nell’autunno del 1940 la sua unità fu assegnata al Corpo Aereo Italiano, costituito per partecipare alla fase finale della battaglia d’Inghilterra. Basato a Maldeghem, in Belgio, Niclot compì la prima azione il 27 ottobre, scortando una formazione di bombardieri Fiat BR.20 diretti su Ramsgate.
Al termine della campagna aveva totalizzato sei missioni offensive sull’Inghilterra, sedici sulla Manica e sessantatré crociere di protezione. Come tutti i piloti di G.50 del CAI, tuttavia, non incontrò mai un caccia nemico e non sparò un solo colpo.
La prima vittoria in Africa
Rientrato in Italia, Niclot fu trasferito in Africa settentrionale. Il 30 giugno 1941, ai comandi di un Fiat G.50, colse finalmente la sua prima vittoria aerea. Durante una missione di scorta a una formazione di Junkers Ju 87 tedeschi diretti a bombardare unità navali britanniche al largo di Ras Azzas, tre Hurricane attaccarono i bombardieri in picchiata. Niclot ne abbatté uno e mitragliò gli altri due, ricevendo per questa azione la medaglia di bronzo al valor militare “sul campo”.
Il 20 novembre 1941 fu nominato comandante della 151ª Squadriglia. Al termine della battaglia della Marmarica rimpatriò con il reparto. Il 20° Gruppo, di cui la 151ª faceva parte, confluì nel 51° Stormo, destinato a ricevere i nuovi caccia Macchi C.202 Folgore. Niclot decollò per la prima volta sul moderno monoplano il 7 aprile 1942.

Malta: undici giorni di gloria
Il 24 giugno 1942 Niclot giunse a Gela, in Sicilia, per partecipare all’offensiva aerea contro Malta. Qui, nel volgere di poche settimane, si consumò la fase più intensa e gloriosa della sua carriera di combattente.
Il 2 luglio, alla testa di dieci MC.202 in scorta a tre bombardieri Savoia-Marchetti S.M.84, attaccò frontalmente una formazione di Spitfire. Colpì il velivolo del Flight Sergeant De Nancrede del 249 Squadron, che fu costretto a un atterraggio di fortuna a Ta’ Qali, e danneggiò altri due caccia nemici.
Da quel momento i combattimenti si susseguirono con ritmo incalzante. Il 7 luglio, scortando per la prima volta gli Junkers Ju 88 del Kampfgeschwader 77, Niclot abbatté in collaborazione con il suo fedele gregario, il maresciallo Ennio Tarantola, lo Spitfire del Flight Sergeant David Ferraby del 185 Squadron.
Il 9 luglio rischiò la vita per un motivo ben diverso dal fuoco nemico. Durante una missione a 8.000 metri di quota, un malfunzionamento dell’impianto dell’ossigeno fece perdere conoscenza sia a lui sia a Tarantola. I due precipitarono per migliaia di metri prima di riprendersi e riguadagnare il controllo dei velivoli, sfiorando lo schianto in mare.
Il 10 luglio si svolse una grande battaglia aerea a sud di Rabat, con diciannove MC.202 del 20° Gruppo e sei del 155° Gruppo in appoggio ai Messerschmitt Bf 109 del JG 53, contro gli Spitfire del 249 e del 603 Squadron. Niclot ottenne un’altra vittoria in collaborazione con Tarantola.
L’11 luglio divenne ufficialmente un asso. Sempre durante una scorta agli Ju 88, intercettò e fece precipitare in mare uno Spitfire del 249 Squadron: era la sua quinta vittoria.
Il 13 luglio visse la giornata più intensa. Con soli quattro Macchi intercettò una dozzina di Spitfire che stavano attaccando dei Messerschmitt 109 e ne abbatté due in rapida successione. Il combattimento costò la vita a due piloti della sua squadriglia, i sottotenenti Rosario Longo e Pietro Menaldi. Sulla via del ritorno, pur avendo esaurito le munizioni, Niclot avvistò due Spitfire che attaccavano un Ju 88 isolato. Si lanciò ugualmente contro di loro, riuscendo ad allontanarli con manovre aggressive. Il pilota tedesco, salvo grazie al suo intervento, atterrò a Gela appositamente per ringraziarlo di persona.
In meno di due settimane di operazioni su Malta, Niclot aveva abbattuto sei Spitfire in combattimento individuale, più altri due in collaborazione con Tarantola, oltre a quattro probabili.
La morte
Il 27 luglio 1942 Furio Niclot Doglio decollò per quella che sarebbe stata la sua ultima missione. Sulla rotta di ritorno da una scorta ai Ju 88, la sua sezione – composta da quattro MC.202 – stava costeggiando l’isola di Gozo quando fu attaccata simultaneamente da quattordici Spitfire: sei del 126 Squadron in arrivo frontalmente e otto del 249 Squadron dalla sinistra.
L’equivoco che costò la vita a Niclot nacque dal sistema di comunicazione tra i piloti italiani, che in assenza di radio affidabili si segnalavano battendo le ali. Tarantola batté le ali per avvertire il comandante degli Spitfire in arrivo da sinistra; Niclot, che stava a sua volta segnalando i caccia frontali, interpretò il gesto come una conferma e scese in picchiata per attaccare dal basso. Non si accorse degli otto Spitfire che piombavano sulla sua sinistra.
Una raffica dei cannoncini Hispano-Suiza da 20 mm dello Spitfire V BR301, pilotato dal sergente canadese George “Buzz” Beurling – il più grande asso della difesa di Malta – colpì il motore del Macchi di Niclot. Il velivolo prese fuoco istantaneamente. Tarantola vide prima una scia di fumo bianco, poi una fiammata divampare dal muso del caccia del suo comandante, che precipitò in vite nel canale tra Malta e Gozo. Il corpo di Niclot non fu mai recuperato.
Beurling, che immediatamente prima aveva abbattuto il sergente Faliero Gelli della stessa formazione, descrisse la scena nel suo libro Malta Spitfire: “Quel povero diavolo esplose semplicemente in aria”.
Furio Niclot Doglio aveva trentaquattro anni. In un solo mese aveva compiuto ventuno missioni di guerra, affrontato diciotto combattimenti e ottenuto sette vittorie individuali più due in collaborazione. Alla sua memoria furono conferite la medaglia d’oro al valor militare e la promozione a maggiore “per merito di guerra”.
Eredità
A Roma, nell’atrio di un palazzo di via Bolzano 14 costruito dall’impresa paterna, una lapide riporta la motivazione della medaglia d’oro. La casa dove visse con la famiglia si trova in via Ravenna 7A, nei pressi di piazza Bologna. Altre lapidi commemorative sono presenti nel cimitero Bonaria di Cagliari, dove la locale sezione dell’Arma Aerea è a lui intitolata. Una strada di Fiumicino, nell’area di Isola Sacra, porta il suo nome. L’Aeronautica Militare lo ha inserito tra i “grandi aviatori” nella storia dell’arma.
Informazioni aggiuntive
- Data di Nascita: 24 Aprile 1908
- Data morte: 27 Luglio 1942
- Vittorie: 7
- Forza aerea: Regia Aeronautica
- Bibliografia – Riferimenti:
- Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo: Gli assi italiani della Seconda Guerra Mondiale. Libreria Editrice Goriziana (2012) Editore ISBN: 978-88-6102-117-4
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