Alberto da Zara

di redazione
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Ammiraglio Alberto da Zara

Alberto da Zara nacque a Padova l’8 aprile 1889 e divenne uno degli ammiragli più noti della Regia Marina. Figlio primogenito di Paolo, detto Giuseppe, ex ufficiale di cavalleria, e di Rosa Nannarone di Foggia, entrò in Accademia Navale nel novembre 1907, diplomandosi guardiamarina nel 1911. Partecipò alla guerra italo-turca imbarcato sulla corazzata Vittorio Emanuele. Durante la Prima guerra mondiale fu protagonista dell’impresa di Pelagosa del luglio-agosto 1915, difendendo l’isolotto adriatico dagli attacchi austro-ungarici, quindi comandò i cacciatorpediniere Nievo e Sparviero in numerose operazioni. Negli anni tra le due guerre alternò comandi di siluranti e incrociatori a destinazioni all’estero: fu in Dodecaneso, quindi in Cina dal 1922 al 1925 come comandante della cannoniera Carlotto, e nuovamente in Estremo Oriente dal 1937 al 1938 sul Montecuccoli. Ammiraglio dal 1939, durante la seconda guerra mondiale ricoprì inizialmente incarichi secondari. Dal marzo 1942 comandò la 7ª Divisione Navale con la quale fu protagonista della battaglia di Pantelleria del 15 giugno 1942, il suo maggiore successo bellico. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 guidò la flotta italiana a Malta e incontrò l’ammiraglio Cunningham. Fu quindi Ammiraglio Ispettore delle Forze navali dal 1944 al 1946. Nel 1949 pubblicò l’autobiografia Pelle d’Ammiraglio, opera divenuta un classico della memorialistica navale per i ritratti caustici dei colleghi e l’affresco della vita della marina tra le due guerre. Morì a Foggia il 4 giugno 1951.

Famiglia e formazione (1889-1911)

Alberto da Zara nacque a Padova l’8 aprile 1889, primogenito di quattro figli. Il padre Paolo, detto Giuseppe, nato nel 1856, era un ex ufficiale di cavalleria. La madre Rosa Nannarone, anch’essa nata nel 1856, era originaria di Foggia. I genitori si erano uniti in matrimonio il 27 giugno 1888.

Il fratello Guido, nato il 16 novembre 1890, seguì la carriera militare paterna diventando ufficiale di cavalleria. Morì tragicamente il 16 febbraio 1943 in Dalmazia nei pressi di Gacelesi, ucciso da forze partigiane. Era colonnello e comandante del reggimento Cavalleggeri di Alessandria, e stava tornando a Vodizze da un’ispezione al presidio distaccato di Cista Piccola quando fu attaccato.

Alberto da Zara non si sposò mai. La sua condotta di vita brillante e la frequentazione di ambienti mondani in Italia, ma soprattutto durante le destinazioni all’estero, gli procurarono fama di latin lover. Fra le sue presunte conquiste durante il primo periodo passato in Cina, ci sarebbe stata l’allora signora Wallis Simpson, futura moglie dell’ex re inglese Edoardo VIII.

Entrò in Accademia Navale nel novembre 1907 e ne uscì guardiamarina nel 1911. Il primo imbarco fu sulla corazzata Roma, successivamente si imbarcò sulle gemelle Vittorio Emanuele, con la quale partecipò alla guerra italo-turca, e Regina Elena. In quel periodo da Zara si distinse anche per le attività sportive, particolarmente nel canottaggio, portando spesso alla vittoria gli equipaggi delle navi sulle quali era imbarcato.

Sottotenente di vascello dal 1913, nell’imminenza dell’entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale si imbarcò sul cacciatorpediniere Irrequieto.

L’impresa di Pelagosa (1915)

Agli inizi della Prima guerra mondiale da Zara fu prescelto per comandare un reparto che aveva il compito di occupare l’isolotto austro-ungarico di Pelagosa nel Mar Adriatico. Obiettivo dell’azione era impiantare sull’isola una stazione di avvistamento per controllare il traffico nemico e fornire una base avanzata per le operazioni italiane.

Lo sbarco avvenne l’11 luglio 1915. Passata l’iniziale sorpresa, la Marina Austriaca iniziò una serie di azioni navali con l’intento di sloggiare il piccolo reparto e riconquistare l’isola strategicamente importante. Pelagosa venne bombardata a più riprese, sia dal mare sia dall’aria. Su quest’isolotto ruotarono tutte le operazioni navali adriatiche di quel periodo. Italiani e francesi mantenevano un sommergibile sempre in agguato nei pressi dell’isola.

Da Zara e il suo reparto resistettero con determinazione a tutti gli attacchi. Particolarmente violento fu l’attacco navale del 28 luglio, quando sbarcò un reparto di marinai austriaci che finì sotto il fuoco degli italiani e fu costretto a ritirarsi. Ai primi di agosto vennero inviati rinforzi tra cui anche il tenente di vascello Ricciardelli, che assunse il comando essendo superiore di grado a da Zara.

La situazione del presidio era però insostenibile. Problemi di approvvigionamento, ulteriori bombardamenti austriaci il 17 agosto e difficoltà di comunicazione indussero lo Stato Maggiore a reimbarcare il piccolo reparto il 18 agosto, dopo poco più di un mese di occupazione. L’isolotto non fu però rioccupato dagli austriaci e rimase terra di nessuno fino al 3 novembre 1918, quando gli italiani se ne impadronirono nuovamente.

Per i fatti di Pelagosa da Zara ebbe la promozione a tenente di vascello. Rimase anche lievemente ferito all’orecchio destro e fu convalescente sino a dicembre quando imbarcò sul cacciatorpediniere Nievo.

Il resto della Grande Guerra (1915-1918)

Con il Nievo, basato a Brindisi, da Zara partecipò alle operazioni di contrasto navale che si svolsero nel basso Adriatico. Dai primi di dicembre 1915 fino al maggio 1917 l’unità fu impiegata in tutti i principali combattimenti che si svolsero in questo settore.

Il 29 dicembre 1915 contrastò le forze austriache che avevano bombardato Durazzo. Un anno dopo partecipò a un analogo combattimento contro il gruppo austriaco che aveva attaccato lo sbarramento del canale d’Otranto. Ma la maggior parte delle missioni di questo periodo furono estenuanti scorte al traffico da e per l’Albania, soprattutto durante l’operazione per salvare i resti dell’esercito serbo in ritirata.

Dopo un viaggio negli Stati Uniti, nel luglio 1917 si imbarcò sull’esploratore Sparviero. Anche con lo Sparviero venne inizialmente utilizzato nel basso Adriatico. Dall’agosto la dislocazione fu a Venezia a sostegno delle operazioni navali in quel settore. La guerra nell’alto Adriatico era condotta più che altro dai MAS e l’unica azione significativa fu uno scontro a fine settembre 1917.

Dall’aprile 1918 la squadriglia formata da Aquila e Sparviero tornò a Brindisi. Con i combattimenti del 5 e del 24 ottobre nei pressi di Durazzo si concluse l’esperienza di da Zara nella Prima guerra mondiale, conflitto durante il quale si era distinto guadagnandosi diverse decorazioni.

Tra le due guerre: il primo periodo cinese (1918-1932)

Nel primo dopoguerra arrivò per da Zara il primo comando: la cannoniera Cirenaica. Questo imbarco inaugurò un lungo periodo di destinazioni all’estero. Con la Cirenaica fu distaccato per quasi due anni nel Dodecaneso, le isole dell’Egeo sotto sovranità italiana.

Più lungo e importante fu l’incarico successivo: comandante della cannoniera Carlotto in Cina, dal 1922 al 1925. Il periodo cinese per un ufficiale dal carattere indipendente e avventuroso come da Zara fu estremamente felice. Le navigazioni sullo Jang-Tze e il comando della guardia della Legazione italiana a Pechino furono accompagnate dalla partecipazione alla vita mondana e cosmopolita della Shanghai degli anni venti. Nel frattempo, nel 1923, era diventato capitano di corvetta.

Dal 1925, tornato in patria, la sua carriera proseguì con regolarità. Fu comandante in seconda dell’incrociatore Quarto e comandante dei cacciatorpediniere Prestinari e Crispi. Promosso capitano di fregata nel 1927, fu comandante in seconda della corazzata Duilio.

Dal 15 giugno 1932 comandò la nave scuola Cristoforo Colombo. Nella crociera addestrativa del 1933 vennero percorse a vela 10.000 miglia nautiche, un’impresa che richiedeva grande perizia nautica e capacità di gestione dell’equipaggio in formazione. Successivamente comandò il cacciatorpediniere e la squadriglia Zeffiro.

Tutti questi comandi furono inframmezzati dalla destinazione a Venezia nel 1928 come sottocapo di stato maggiore del Comando Militare marittimo dell’Alto Adriatico e dalla frequentazione, a Livorno nel 1930, dell’Istituto di Guerra Marittima.

Gli incrociatori leggeri e il secondo periodo cinese (1933-1939)

Con la nomina a capitano di vascello nel novembre 1933, da Zara venne destinato a essere il primo comandante dell’incrociatore Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, allora in allestimento presso i cantieri OTO di Livorno. Con questo comando iniziò un periodo di quasi dieci anni durante il quale legò il suo nome, in pace e in guerra, a quello degli incrociatori leggeri da 7.000 tonnellate della Regia Marina.

L’Aosta venne consegnato alla Marina l’11 luglio 1935. L’attività dell’unità fu subito molto intensa dal momento che fu nave ammiraglia della 7ª Divisione e anche ammiraglia della 2ª Squadra navale. Sull’unità si alternarono diversi ammiragli: Campioni, Salza, Denti, Bernotti. Con quest’ultimo fu ammiraglia di squadra nel periodo in cui più acuta fu la crisi politica con la Gran Bretagna a seguito della guerra d’Etiopia e frequenti erano le mobilitazioni. Successivamente partecipò anche ad alcune missioni durante la guerra civile spagnola, tra cui il bombardamento di Valencia nella notte del 15 febbraio 1937.

Dall’aprile 1937 passò al comando dell’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli. Dal settembre successivo, con la crisi e la guerra tra la Cina e il Giappone, l’incrociatore fu destinato a compiti di nave stazionaria per rappresentare e difendere gli interessi dell’Italia in Estremo Oriente.

Fu questo il secondo periodo cinese della vita marinara di da Zara, che non nascondeva le sue simpatie per la Cina nonostante che lo stesso Mussolini, prima della partenza, gli avesse dato istruzioni di “nippofilia ad oltranza”. Rientrò in Italia nel novembre 1938 e sbarcò dal Montecuccoli alla fine di dicembre. Era ormai imminente la promozione al grado superiore.

Il 2 gennaio 1939 arrivò la nomina a contrammiraglio. Sembrava destinato a un incarico a Roma ma la sua idiosincrasia per gli ambienti ministeriali indusse i vertici della Regia Marina ad affidargli un altro compito. Dall’aprile, in concomitanza con l’invasione dell’Albania da parte dell’Italia, ebbe la guida del Comando militare marittimo in Albania. Era la prima destinazione a terra dopo circa dieci anni passati a bordo. Trascorse in Albania poco più di un anno, venendo rimpatriato nel maggio 1940.

La seconda guerra mondiale: inizi (1940-1942)

All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, da Zara aveva il comando del gruppo del “Di Giussano” che faceva parte della 4ª Divisione dell’ammiraglio Alberto Marenco di Moriondo. La divisione, inizialmente, venne impiegata nelle operazioni inquadrata nella 1ª Squadra Navale.

La partecipazione della 4ª Divisione alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio 1940 non fu particolarmente brillante: per noie all’apparato motore il Cadorna e il Diaz dovettero rientrare anzitempo e la divisione, rimasta con i soli Da Barbiano e Di Giussano, scambiò qualche cannonata con gli incrociatori inglesi prima dello scontro fra corazzate. Lo stesso da Zara ricordò la “battaglia”, termine per lui esagerato, con parole deludenti.

Per circa un anno le destinazioni furono secondarie: imbarchi su unità non di prima linea, turni di riposo, incarichi amministrativi. Sbarcò alla metà di dicembre 1940 e rimase a disposizione senza comando per alcuni mesi fino al febbraio 1941 quando ebbe il comando dell’Arsenale della Spezia, incarico prevalentemente amministrativo.

Dal 1º agosto 1941 divenne capo dell’Ispettorato antisommergibili, promosso nel frattempo ammiraglio di divisione. Incarico inusuale per da Zara che non aveva mai prestato servizio né su un’unità subacquea né su navi destinate alla loro caccia. Si dedicò al compito con la consueta energia seguendo due indirizzi: il reclutamento e l’addestramento del personale necessario per la lotta antisommergibile e, soprattutto, l’avvio di un programma di costruzioni specializzate.

Fu lui a far mettere allo studio e realizzare prima le VAS (Vedetta Anti Sommergibile), poi le corvette della classe Gabbiano che iniziarono a essere messe sugli scali dal gennaio 1942. Queste ultime si rivelarono unità particolarmente indovinate, tanto da rimanere in servizio per circa un trentennio.

Ammiraglio Alberto da Zara
Ammiraglio Alberto da Zara

La 7ª Divisione e Pantelleria (1942)

Lasciato l’incarico all’Ispettorato Antisommergibili, da Zara ebbe il primo comando operativo da ammiraglio di divisione. Il 5 marzo 1942 imbarcò a Taranto come comandante della 7ª Divisione, subentrando a Raffaele de Courten. La divisione era composta dagli incrociatori delle classi Montecuccoli e Duca d’Aosta, unità che conosceva benissimo avendole comandate quando era capitano di vascello.

Tra il 7 e il 16 marzo partecipò alle operazioni di scorta a convogli diretti in Libia. Dalla metà di maggio la 7ª Divisione venne dislocata a Cagliari nell’intento di bloccare i trasporti veloci di rifornimenti che gli inglesi effettuavano verso Malta.

Il complesso di scontri aeronavali noto come battaglia di mezzo giugno vide da Zara nel ruolo di protagonista. Alla 7ª Divisione venne infatti affidato il compito di contrastare, nel Mediterraneo occidentale, le forze inglesi dell’operazione Harpoon. Scopo dei britannici era rifornire Malta con un convoglio composto da sei mercantili.

La sera del 14 giugno la divisione, giunta da Cagliari la sera precedente, lasciò Palermo per intercettare il convoglio inglese che si apprestava a forzare il canale di Sicilia. Da Zara, imbarcato sull’incrociatore Eugenio di Savoia, aveva con sé anche il Montecuccoli e sette cacciatorpediniere che presto si ridussero a cinque perché sia lo Zeno sia l’Oriani lamentarono avarie.

Lo scontro, divenuto poi noto come battaglia di Pantelleria o battaglia di Mezzo Giugno, ebbe inizio alle 5:39 del 15 giugno 1942. Nella prima fase da Zara mandò Vivaldi e Malocello, i cacciatorpediniere più lenti, all’attacco diretto del convoglio mentre con gli incrociatori e gli altri cacciatorpediniere impegnò la scorta. Gli inglesi reagirono emettendo cortine fumogene.

In una lunga serie di schermaglie, tra le 6:00 e le 7:40, Eugenio di Savoia e Montecuccoli misero a segno diversi colpi sul cacciatorpediniere Bedouin e sull’incrociatore Cairo. Nel frattempo, alle 6:15, il Vivaldi era stato danneggiato e dovette essere assistito dal Malocello. Alle 7:00 da Zara mandò Ascari, Gioberti e Premuda, i cacciatorpediniere che gli restavano, a soccorrere Vivaldi e Malocello, rimanendo con i soli incrociatori.

Alle 8:15, perso il contatto con il convoglio, da Zara, preoccupato che gli inglesi passassero nel varco tra uno sbarramento minato e Pantelleria, decise di risalire lo sbarramento allontanandosi dal convoglio. Fu questa probabilmente la decisione che consentì agli inglesi di salvarsi da una totale disfatta. Alle 9:00 infatti il capitano di vascello Hardy, comandante del Cairo e del convoglio, decise di puntare su Malta con i due mercantili superstiti, passando proprio a sud dello sbarramento minato e quindi a poppa della 7ª Divisione.

Da Zara impiegò due ore per doppiare il campo minato. Alle 14:15 pervenne alla 7ª Divisione un messaggio da Supermarina che, “salvo circostanze combattimento particolarmente favorevoli”, si doveva terminare il contatto per essere nel Tirreno non oltre le 21:00. La divisione lasciò l’area della battaglia e, dopo aver subito alcuni attacchi aerei, rientrò a Napoli nel pomeriggio del 16 giugno.

La valutazione dello scontro da parte di da Zara fu assai ottimistica. Per lui erano stati affondati un incrociatore, sei cacciatorpediniere e quattro mercantili. In effetti la 7ª Divisione aveva colpito ripetutamente le unità inglesi e le aveva costrette a ritirarsi. Era la prima volta che accadeva durante la guerra. I risultati invece non furono quelli stimati: Partridge e Cairo erano stati solo danneggiati, e soprattutto due mercantili erano giunti intatti a Malta. Ciononostante da Zara ritenne sempre di essere stato il vincitore della battaglia.

L’armistizio e il dopoguerra (1943-1951)

Più sfortunata fu la partecipazione della 7ª Divisione alla battaglia di mezzo agosto. Insieme alla 3ª Divisione avrebbe dovuto attaccare nel canale di Sicilia il convoglio Pedestal ma, per ragioni prudenziali, venne fatta rientrare subendo il siluramento dell’incrociatore Attendolo.

Il 4 dicembre 1942, a Napoli, in un bombardamento, la divisione subì la perdita definitiva dell’Attendolo e i danneggiamenti dell’Eugenio di Savoia e del Montecuccoli. La divisione venne trasferita a Genova dove da Zara, il 26 aprile 1943, convalescente dopo aver subito un intervento chirurgico, lasciò il comando al parigrado Romeo Oliva.

Dal 1º agosto 1943, promosso ammiraglio di squadra, divenne comandante della 5ª Divisione dislocata a Taranto e del “Gruppo Sud” delle Forze Navali da Battaglia. L’armistizio lo colse in questo incarico, costringendolo a gestire una situazione estremamente difficile, stretto nella morsa fra gli ammiragli sottoposti, come Galati, riluttanti ad arrendersi e favorevoli all’autoaffondamento delle navi, e i superiori, come Brivonesi e Fioravanzo, più realisti e favorevoli agli alleati.

Si risolse a seguire il parere di questi ultimi e la sera del 9 settembre, in ottemperanza agli ordini di Roma, salpò per Malta. Giunto nell’isola, a causa della morte dell’ammiraglio Bergamini, si ritrovò a comandare quel che rimaneva della flotta italiana in qualità di ammiraglio con più anzianità di grado.

Il giorno 11 settembre fu quindi da Zara, in un’atmosfera carica di tensione, a incontrare l’ammiraglio Cunningham e a prendere visione del testo dell’armistizio e delle clausole che nello specifico riguardavano la Marina. Ribadì che non avrebbe fatto ammainare la bandiera e consegnato le navi, ricevendo dall’ammiraglio britannico l’assicurazione che non era previsto niente di ciò.

Da Zara rimase a Malta, come comandante delle Forze Navali, sino al dicembre 1943. Dopo alcuni mesi passati in disponibilità assunse il comando del Dipartimento dello Ionio. Concluse la carriera come Ammiraglio Ispettore delle Forze navali, incarico che assunse il 1º agosto 1944 e che lasciò il 30 settembre 1946.

Nell’ottobre 1946 lasciò il servizio attivo per ritirarsi a vita privata a Foggia, città natale della madre e dove risiedeva la sorella. Nel 1949 uscì la sua autobiografia: Pelle d’Ammiraglio, opera tra le più citate dagli storici e autori navali in quanto costituisce un fedele affresco dell’ambiente e dei personaggi che caratterizzarono la Regia Marina nel periodo tra le due guerre mondiali. Lo stesso da Zara, a detta di diversi autori, ne era uno dei più tipici rappresentanti. Particolari e significative sono le descrizioni e i giudizi, talvolta caustici, su colleghi come gli ammiragli Bernotti, Cavagnari o Iachino.

L’ammiraglio di squadra Alberto da Zara morì a Foggia il 4 giugno 1951 all’età di 62 anni. La sua figura rimane quella di un ufficiale brillante e coraggioso, protagonista di episodi come l’impresa di Pelagosa e la battaglia di Pantelleria, ma anche di un carattere indipendente e poco incline alla disciplina burocratica, aspetti che emergono con vivacità nelle pagine della sua autobiografia.

Informazioni aggiuntive

  • Data di nascita:  8 Aprile 1889  
  • Data morte:  4 Giugno 1951  
  • Nazione: Italia  
  • Tipo: Ammiraglio 
  • Forza armata: Marina 
  • Grado: Ammiraglio di Squadra 

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