Domenico Cavagnari nacque a Genova il 20 luglio 1876 e attraversò settant’anni di storia navale italiana. Figlio di un farmacista, entrò nell’Accademia navale nel 1889 e, dopo un percorso formativo non privo di difficoltà iniziali, costruì una carriera che lo portò ai vertici della Regia Marina. Partecipò alla guerra italo-turca del 1911 e alla Prima guerra mondiale in Adriatico, distinguendosi al comando di naviglio silurante. Negli anni venti alternò comandi operativi a incarichi prestigiosi, culminati nel 1929 con la direzione dell’Accademia navale di Livorno. Nel novembre 1933 Mussolini lo nominò sottosegretario del Ministero della Marina e poco dopo, promosso ammiraglio di squadra, assunse anche la carica di Capo di Stato Maggiore. Riuniva nelle sue mani sia la massima responsabilità militare che quella politica, poiché il Ministero della Marina era affidato formalmente allo stesso Duce. In questa posizione preparò la flotta al secondo conflitto mondiale, impostando un programma di sviluppo incentrato sulle navi da battaglia e sui sommergibili. Trascurò completamente le portaerei, la formazione di un’aviazione navale e l’adozione del radar, scelte che si rivelarono disastrose. Fedele sostenitore del fascismo, nel marzo 1940 illustrò a Mussolini le scarse probabilità di vittoria in una guerra navale. Dopo la battaglia di Punta Stilo e soprattutto la Notte di Taranto del novembre 1940, fu costretto a dimettersi il 7 dicembre 1940. Trascorse gli anni della guerra praticamente da pensionato e morì a Roma il 2 novembre 1966.
Formazione e primi anni di servizio (1876-1911)
Domenico Cavagnari, figlio di un farmacista genovese, entrò nell’Accademia navale di Livorno nel novembre 1889 all’età di tredici anni. Il percorso formativo iniziò con difficoltà: al primo anno venne bocciato in due materie, un episodio che avrebbe potuto compromettere la sua carriera militare. Tuttavia dimostrò capacità di recupero e nel 1895 venne nominato guardiamarina, completando così con successo il corso di studi.
La progressione nei gradi fu regolare: nel 1897 fu promosso sottotenente di vascello e nel 1900 raggiunse il grado di tenente di vascello. In questi anni iniziali prestò servizio su varie unità della Regia Marina, acquisendo esperienza pratica nella navigazione e nelle operazioni navali.
Vista la partecipazione dell’Italia alla repressione della rivolta dei Boxer in Cina, nell’aprile 1903 Cavagnari salpò con l’incrociatore corazzato Vettor Pisani con destinazione l’Estremo Oriente. Questa missione rappresentò per il giovane ufficiale un’esperienza formativa importante, permettendogli di operare in acque lontane e in un contesto internazionale complesso.
Una volta rientrato in patria, trascorse gli anni 1906 e 1907 presso lo yacht del re, un servizio di grande prestigio per un giovane ufficiale. Questa assegnazione testimoniava la fiducia riposta in lui dai superiori e gli fornì l’opportunità di frequentare gli ambienti di corte, acquisendo familiarità con le dinamiche del potere.
Cavagnari partecipò alla guerra italo-turca del 1911, il conflitto per la conquista della Libia. Durante questa campagna prestò servizio imbarcato su naviglio silurante, acquisendo esperienza nelle operazioni costiere e negli attacchi contro il naviglio ottomano.
La Prima guerra mondiale e gli anni venti (1914-1928)
Durante la Prima guerra mondiale Cavagnari combatté in Adriatico, teatro principale delle operazioni navali italiane contro l’Austria-Ungheria. Sempre al comando di naviglio silurante, si distinse per il valore dimostrato in azione e fu promosso capitano di fregata per merito di guerra, riconoscimento che certificava le sue capacità operative e il coraggio dimostrato in combattimento.
Le operazioni in Adriatico comprendevano missioni di pattugliamento, scorta convogli, attacchi contro il naviglio nemico e difesa delle coste italiane. Il comando di unità siluranti richiedeva particolare audacia e prontezza decisionale, qualità che Cavagnari dimostrò di possedere.
Dal novembre 1922 fino al febbraio 1925 fu capo di gabinetto del ministro della Marina, un incarico di grande responsabilità che lo pose al centro delle decisioni politiche e amministrative relative alla flotta. Questi anni coincisero con l’ascesa del fascismo al potere e l’inizio della trasformazione delle istituzioni italiane sotto il regime mussoliniano.
Tra l’aprile e il settembre 1925, con il grado di capitano di vascello, assunse il comando del Gruppo Autonomo Esploratori Leggeri, composto dai tre nuovi esploratori classe Leone. Condusse questa formazione in una lunga crociera nel Mare del Nord e nel Mar Baltico, un’operazione che serviva sia a mostrare la bandiera italiana in acque nordiche sia a addestrare gli equipaggi in navigazioni prolungate.
Dal 1928 al 1929 fu comandante dell’Arsenale militare marittimo della Spezia, uno degli stabilimenti più importanti della Regia Marina. Questo incarico gli fornì esperienza diretta nella gestione delle infrastrutture navali, nella manutenzione delle navi e nell’organizzazione del personale tecnico.
Al vertice dell’Accademia navale (1929-1933)
Dal 1929 al 1932 fu comandante dell’Accademia navale di Livorno, l’istituzione preposta alla formazione degli ufficiali della Regia Marina. Questo incarico di grande prestigio gli permise di influenzare direttamente la preparazione delle nuove generazioni di ufficiali.
Cavagnari lavorò sin dalla fine degli anni venti per rendere più strettamente legata al regime l’Accademia. Introdusse elementi di formazione fascista nel curriculum e cercò di plasmare gli allievi secondo i valori del regime. Questa sua opera di fascistizzazione dell’istituto era in linea con la politica generale del governo, che mirava a controllare ogni aspetto della vita nazionale, compresa la formazione militare.
Durante questo periodo si consolidò la sua reputazione come ufficiale fedele al regime, caratteristica che avrebbe influenzato la sua successiva carriera. A differenza di altri ammiragli che mantennero una certa distanza dal fascismo, Cavagnari divenne uno degli ufficiali più vicini alle posizioni del partito.
Capo di Stato Maggiore e sottosegretario (1933-1940)
Era al comando della 2ª Divisione Navale della I Squadra quando, nel novembre 1933, Mussolini lo nominò sottosegretario del Ministero della Marina. Poco dopo, promosso ammiraglio di squadra, assunse anche la carica di Capo di Stato Maggiore della Marina.
Questa doppia nomina concentrava nelle sue mani un potere eccezionale: riuniva sia la massima responsabilità militare, in qualità di Capo di Stato Maggiore, che quella politica, come sottosegretario del Ministero formalmente affidato a Benito Mussolini (come i ministeri della Guerra e dell’Aeronautica). Era di fatto il ministro della Marina, pur non portandone formalmente il titolo.
In questa posizione Cavagnari preparò la Regia Marina al secondo conflitto mondiale, impostando un programma di sviluppo che avrebbe avuto conseguenze decisive per l’esito della guerra sul mare. Le sue scelte strategiche e tecnologiche riflettevano una visione conservatrice della guerra navale.
Il programma di costruzioni navali si incentrò soprattutto sulle navi da battaglia e sui sommergibili. La Regia Marina disponeva di una delle maggiori flotte sommergibilistiche del mondo, seconda solo a quella dell’Unione Sovietica. Le nuovissime navi da battaglia classe Littorio da 40.000 tonnellate rappresentavano il vertice della tecnologia navale italiana.
Tuttavia Cavagnari trascurò completamente aspetti che si sarebbero rivelati cruciali. Non fu sviluppata alcuna portaerei: solo con troppo ritardo ci si accinse alla costruzione delle portaerei Aquila e Sparviero, che comunque non furono mai completate in tempo per intervenire nel conflitto. Non fu creata un’aviazione navale né fu stabilito un coordinamento efficace tra lo strumento navale e quello aeronautico.
Particolarmente grave fu il rifiuto di adottare il radar EC3/ter “Gufo” sviluppato dal professor Ugo Tiberio. Cavagnari considerava queste tecnologie elettroniche delle “diavolerie” e non ne comprese l’importanza strategica. Questa scelta diede un vantaggio decisivo alla Royal Navy, che disponeva invece di radar funzionanti, in particolare negli scontri notturni.
Come ministro de facto e Capo di Stato Maggiore, Cavagnari fu scelto da Mussolini quando, alla metà degli anni trenta, il regime volle militari che fossero esecutori precisi delle direttive sempre più avventuriste della politica estera fascista, in maniera acritica. Fu un sostenitore fedele del fascismo e anche nel momento delle sue dimissioni ricevette attestati di stima da parte del Duce.
Era famoso per la propria pignoleria nella gestione del ministero, oltre all’attenzione ai fattori morali, alla forma, all’immagine. Fu decisamente un conservatore, sia a livello amministrativo che strategico, e un sostenitore della marina delle grandi navi, contro l’idea del naviglio leggero e di scorta che erano state diffuse nelle aspirazioni dei suoi predecessori.
Fu inoltre l’artefice di un appiattimento delle dottrine strategiche italiane sulle posizioni ufficiali del governo. Non gradiva affatto, e non permetteva anche a livello disciplinare e di carriera, che gli ufficiali esprimessero critiche verso gli orientamenti militari e politici della nazione, la programmazione strategica, le politiche industriali, le alleanze e il regime, nemmeno su pubblicazioni non ufficiali della marina o in conversazioni private.
Importante documento della sua posizione è la lettera da lui inviata in data 15 gennaio 1935, nella quale esprimeva il più ampio consenso all’impresa etiopica (“o oggi o mai”), sottolineando al tempo stesso l’esigenza di giungere a un accordo preventivo con la Gran Bretagna, a motivo del controllo da essa esercitato sul canale di Suez. Tale posizione confermava l’orientamento prevalentemente anti-francese della marina italiana, che viceversa manifestava la volontà costante di evitare lo scontro con la flotta britannica.
Dal 1939 fece parte della Camera dei fasci e delle corporazioni nel corso della XXX legislatura, in quanto membro del governo.
La seconda guerra mondiale e le dimissioni (1940)
Cavagnari illustrò a Mussolini già nel marzo 1940 le scarse probabilità di vittoria della Regia Marina nell’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, sottolineando la prospettiva di dover mantenere un atteggiamento difensivo in una guerra sul mare. Nonostante questa valutazione realistica, l’Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940.
I primi mesi di guerra confermarono i timori di Cavagnari. La battaglia di Punta Stilo del 9 luglio 1940, pur non costituendo una sconfitta decisiva, rivelò problemi di coordinamento e aggressività della flotta. La mancanza di copertura aerea adeguata e l’assenza di radar si fecero sentire pesantemente.
Il disastro giunse nella notte tra il 11 e il 12 novembre 1940, quando aerosiluranti britannici attaccarono la base navale di Taranto in quello che passò alla storia come la Notte di Taranto. L’attacco mise fuori combattimento tre delle sei navi da battaglia italiane, dimostrando l’efficacia delle portaerei e la vulnerabilità delle basi navali agli attacchi aerei. Fu uno smacco gravissimo per la Regia Marina e per Cavagnari personalmente.
La condotta passiva della guerra navale nei primi mesi e il grave colpo subito a Taranto resero la posizione di Cavagnari insostenibile. Il 7 dicembre 1940 fu costretto a dimettersi. Il suo successore a Supermarina fu l’ammiraglio Arturo Riccardi, che avrebbe guidato la Marina per gran parte del resto del conflitto.
Gli anni della guerra e del dopoguerra (1940-1966)
Cavagnari visse praticamente da pensionato gli anni della guerra. Dopo l’allontanamento dal governo fu nominato presidente del Comitato ammiragli ma si ritirò poco dopo, a domanda, dal servizio attivo. Era un incarico onorifico che non gli conferiva alcun potere reale.
Il 2 maggio 1943 gli venne affidata l’inchiesta contro il generale Carlo Geloso, accusato di corruzione e malcostume durante la sua permanenza in Grecia come comandante dell’11ª Armata. La vicenda si chiuse tuttavia con un nulla di fatto, senza che emergessero prove decisive.
Dopo la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 e l’armistizio dell’8 settembre, Cavagnari si tenne lontano da ogni polemica politica. Non aderì alla Repubblica Sociale Italiana né si schierò apertamente con il governo monarchico del Sud. Mantenne un profilo basso, evitando di compromettere ulteriormente la propria posizione.
Nel marzo 1945 fu collocato in ausiliaria, chiudendo formalmente la sua lunghissima carriera militare iniziata oltre cinquant’anni prima. Trascorse gli anni del dopoguerra ritirato a vita privata, assistendo alla ricostruzione di un’Italia profondamente cambiata.
Morì a Roma il 2 novembre 1966 all’età di novant’anni. La sua figura rimane tra le più controverse della storia navale italiana: uomo sicuramente capace e fedele alle istituzioni che servì, ma le cui scelte strategiche e tecnologiche contribuirono in modo determinante alle difficoltà della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale. Fu, come è stato efficacemente sintetizzato, “l’uomo sbagliato al momento sbagliato e nel posto sbagliato”.
Informazioni aggiuntive
- Data di nascita: 20 Luglio 1876
- Nazione: Italia
- Tipo: Ammiraglio
- Forza armata: Marina
- Grado: Ammiraglio d'Armata
