L’Autoblinda AB41 fu il veicolo da ricognizione standard del Regio Esercito durante la Seconda Guerra Mondiale e uno dei mezzi corazzati italiani più riusciti del conflitto. Evoluzione della AB40, dalla quale ereditava il telaio e le innovative soluzioni tecniche come la doppia postazione di guida e le quattro ruote motrici e sterzanti, la AB41 si distingueva per l’armamento nettamente superiore grazie all’adozione della torretta del carro leggero L6/40, armata con un cannone automatico Breda da 20 mm. Impiegata con ottimi risultati in Nordafrica, Russia, Balcani e Italia, l’autoblindo fu apprezzata per velocità, affidabilità meccanica e buone prestazioni fuoristrada. Dopo l’armistizio del settembre 1943, continuò a combattere sotto insegne tedesche, della Repubblica Sociale Italiana e persino dei partigiani, per poi rimanere in servizio nelle forze di polizia italiane fino al 1954.
Sviluppo
Dalla AB40 alla AB41
I collaudi della AB40 avevano dimostrato che l’armamento costituito da sole mitragliatrici da 8 mm era inadeguato per il combattimento moderno. Lo studio di una BA-6 sovietica catturata intatta durante la Guerra Civile Spagnola confermò all’Alto Comando italiano che le tre mitragliatrici ereditate dalla Lancia 1ZM non erano più sufficienti per le esigenze belliche contemporanee.
L’Ansaldo propose rapidamente di installare sulla AB40 una nuova torretta, denominata Mod. 1941, sviluppata per il carro leggero da ricognizione L6/40. La torretta era armata con il cannone automatico Breda 20/65 Mod. 1935 e una mitragliatrice coassiale Breda Mod. 38 da 8 mm, offrendo una potenza di fuoco nettamente superiore.
L’aumento di peso da 6,85 a 7,4 tonnellate causato dalla nuova torretta creò problemi di stress meccanico al veicolo. Per compensare, la Fiat-SPA propose di sostituire il motore ABM 1 da 78 hp con una versione potenziata, l’ABM 2 da 88 hp.
Gli “ibridi” AB40/41
La modifica delle linee di montaggio per produrre il nuovo motore richiese tempo. Nel frattempo, le torrette Mod. 1941, già in produzione per l’L6/40, erano disponibili. Si decise quindi di montare la nuova torretta sui telai ancora equipaggiati con il vecchio motore ABM 1 da 78 hp.
Secondo i registri dell’Ufficio Autonomo Approvvigionamenti Automobilistici del Regio Esercito, le autoblindo immatricolate da “Regio Esercito 116B” a “Regio Esercito 551B” risultano classificate come AB40, per un totale di 435 veicoli. Quelle immatricolate da “Regio Esercito 552B” in poi sono invece AB41 “pure”, equipaggiate con il motore ABM 2. Questo significa che il 65% della produzione totale era costituito da questi veicoli “ibridi”, esteriormente indistinguibili dalle AB41 ma dotati del motore meno potente.
Caratteristiche tecniche
Scafo e corazzatura
Lo scafo della AB41 era identico a quello della AB40, derivato dal telaio del trattore d’artiglieria TM40. La struttura era costituita da un telaio interno sul quale venivano imbullonate le piastre corazzate. Questa soluzione, sebbene meno efficiente della saldatura, facilitava la sostituzione delle lamiere danneggiate.
La corazzatura dello scafo era di 9 mm su fronte, fianchi e retro. La torretta presentava uno spessore massimo di 40 mm sulla piastra frontale e 30 mm sui lati e sul retro. I parafanghi erano corazzati per proteggere i pneumatici. Il fondo aveva 8 mm di spessore, il tetto 6 mm.
Per i compiti di ricognizione previsti, la protezione era adeguata contro le armi leggere della fanteria e le schegge. Tuttavia, l’impiego frequente in ruoli di sfondamento, per i quali il veicolo non era progettato, causò perdite significative: anche i fucili anticarro potevano perforare la corazzatura oltre i 100 metri.
Le due ruote di scorta laterali, caratteristica distintiva della serie AB, erano alloggiate in carenature a mezza fiancata e, lasciate libere di ruotare, fungevano da ausilio per il superamento di ostacoli in fuoristrada.
Il peso in ordine di combattimento era di 7,4-7,52 tonnellate.
Doppia postazione di guida
Come la AB40, anche la AB41 disponeva di doppia postazione di guida per consentire rapide inversioni di marcia senza manovre complesse, particolarmente utili nelle strette vie dei villaggi coloniali. Il sistema sterzante permetteva a entrambi i piloti di controllare tutte e quattro le ruote.
La postazione anteriore disponeva di volante, cruscotto, leva del cambio a 6 marce, freno a mano, pannello interfono e leva per il trasferimento del controllo al pilota posteriore. Quella posteriore aveva volante rimovibile, cruscotto, leva del cambio a 4 marce (velocità massima limitata a 37 km/h) e freno a mano.
Il meccanismo della doppia guida, sebbene innovativo, occupava molto spazio interno rendendo il veicolo piuttosto angusto. Inoltre, il sistema sterzante era delicato e richiedeva frequenti revisioni per mantenersi efficiente.
Apparato motore e mobilità
La AB41 “pura” era spinta dal motore Fiat-SPA ABM 2, un 6 cilindri in linea a benzina raffreddato ad acqua che erogava 88 hp. Le versioni ibride AB40/41 montavano invece il precedente ABM 1 da 78 hp. Entrambi i motori erano progettati dalla Fiat e prodotti dalla controllata SPA di Torino, accoppiati a un carburatore Zenith tipo 42 TTVP.
L’incremento di potenza del motore ABM 2 compensava l’aumento di peso dovuto alla torretta armata di cannone:
| Marcia | AB40 (78 hp) | AB41 (88 hp) |
|---|---|---|
| 1ª | 7,68 km/h | 7,89 km/h |
| 2ª | 12,88 km/h | 13,22 km/h |
| 3ª | 22,80 km/h | 23,35 km/h |
| 4ª | 36,40 km/h | 37,30 km/h |
| 5ª | 55,60 km/h | 57,06 km/h |
| 6ª | 76,40 km/h | 78,38 km/h |
La velocità massima su strada raggiungeva i 78-80 km/h, mentre in fuoristrada scendeva a circa 50 km/h. L’autonomia era di circa 400 km.
Il veicolo disponeva di tre serbatoi con capacità totale di 195 litri: quello principale da 118 litri nel doppio fondo del pavimento, quello secondario da 57 litri davanti al pilota anteriore, quello di riserva da 20 litri sotto la mitragliatrice posteriore. Quest’ultimo, non protetto da paratia corazzata, costituiva un serio rischio di incendio mai risolto. Gli equipaggi in Nordafrica spesso preferivano non riempirlo, affidandosi alle taniche esterne.
Le sospensioni a quattro ruote motrici e sterzanti con ammortizzatori indipendenti garantivano un’eccellente mobilità fuoristrada. I filtri dell’aria a bagno d’olio si dimostrarono di qualità soddisfacente anche nell’ambiente desertico.
L’avviamento poteva avvenire elettricamente (Magneti Marelli) o manualmente con manovella, da entrambi i cruscotti.
Sugli ultimi esemplari prodotti furono aggiunti in fabbrica supporti per taniche da 20 litri (fino a 5-6), ma esistono fotografie di AB41 in Africa con rastrelliere artigianali saldate dagli equipaggi.

Torretta e armamento
La torretta Mod. 1941, sviluppata e prodotta dall’Ansaldo per il carro leggero L6/40, era una torretta monoposto di forma ottagonale. Presentava due portelli: uno sul tetto per il capocarro/cannoniere e uno posteriore per facilitare lo smontaggio dell’armamento durante la manutenzione.
Sui lati erano presenti due feritoie per l’osservazione e due prese d’aria, dato che il veicolo non disponeva di ventilatori né estrattori di fumo. Sul tetto era installato un periscopio per il comandante, che tuttavia non poteva ruotare di 360° a causa dello spazio limitato.
La torretta soffriva di alcuni problemi: era piuttosto alta, rendendo il veicolo facilmente individuabile anche a distanza, e presentava difficoltà di bilanciamento risolte a metà 1942 con l’aggiunta di un contrappeso posteriore. Inoltre, la mancanza di un sistema di estrazione dei fumi causava frequenti intossicazioni del cannoniere.
Armamento principale:
Il cannone automatico Breda 20/65 Mod. 1935 aveva una cadenza di tiro di 220 colpi al minuto. L’elevazione era di +18°, la depressione di -9°. Il sistema di puntamento comprendeva un cannocchiale x1 prodotto dalla San Giorgio.
Il cannone poteva sparare munizioni perforanti (AP) e ad alto esplosivo (HE) di calibro 20 x 138 mm, compatibili anche con quelle del Flak 38 tedesco e del fucile anticarro Solothurn S18-1000. Con munizioni italiane perforanti, il cannone penetrava 38 mm a 100 m e 30 mm a 500 m su piastra verticale. Con le munizioni tedesche Pz.Gr. 40, la penetrazione saliva a 50 mm a 100 m e 40 mm a 500 m.
La dotazione era di 456 colpi (38 caricatori da 12 colpi) sistemati in rastrelliere di legno verniciate di bianco sui lati dello scafo.
Armamento secondario:
Due mitragliatrici Breda Mod. 38 da 8 mm: una coassiale al cannone, l’altra in supporto sferico sul retro del veicolo. La dotazione era di 1.992 colpi (83 caricatori da 24 colpi).
La mitragliatrice posteriore poteva essere smontata e installata su supporto contraereo. Durante la campagna africana, gli equipaggi utilizzarono spesso supporti artigianali, talvolta montando mitragliatrici catturate agli Alleati come Browning M1919 o Bren. Dal 1943, l’Ansaldo produsse un supporto contraereo ufficiale, ma in quantità limitata.
Dal 1943 fu aggiunto un lanciagranate fumogene sul lato del vano motore.
Limiti dell’armamento:
La torretta monoposto costringeva il capocarro a svolgere troppe funzioni simultaneamente: individuare i bersagli, puntare, sparare, ricaricare e impartire ordini. Il compito era reso ancora più difficile dalla mancanza di laringofono, che obbligava a usare l’interfono posto sul lato sinistro della sovrastruttura. In pratica, quando il veicolo non era in movimento, uno dei due piloti passava spesso i caricatori al comandante per facilitare il caricamento.
Equipaggio
L’equipaggio era composto da 4 uomini:
- Pilota anteriore: anche operatore radio quando non guidava
- Capocarro/cannoniere: in torretta, comandava il veicolo, puntava e sparava il cannone
- Pilota posteriore: sul lato sinistro del retro
- Mitragliere/operatore radio: sul lato destro del retro, operava la mitragliatrice posteriore e la radio
Apparato radio
L’apparato radio standard era la Stazione Ricetrasmittente Magneti Marelli RF3M, installata su tutti i veicoli della serie AB dal marzo 1941. Era collocata sulla parete sinistra della sovrastruttura e comprendeva trasmettitore (350 x 250 x 250 mm, 14,2 kg) e ricevitore (350 x 220 x 195 mm, 8,4 kg) sovrapposti.
La RF3M operava in fonia e grafia (codice Morse) su frequenze da 1.690 a 2.790 kHz. Con l’antenna da 3 m in posizione eretta la portata era di 25-35 km; estendendola fino a 7 m si raggiungevano 60 km. Nel 1942 fu introdotta la versione aggiornata RF3M2 Mod. 1942 con portata massima di 70 km.
Alcune autoblindo comando ricevettero la radio RF2CA, sempre Magneti Marelli, con portata di 20-25 km, utilizzata per le comunicazioni tra comandanti di squadrone.
Due paia di cuffie e microfoni erano disponibili per il pilota anteriore e il mitragliere posteriore.
Pneumatici
I pneumatici erano prodotti dalla Pirelli di Milano per i cerchi da 60 cm (24″) comuni al trattore TM40 e alla serie AB.
Per il teatro africano si utilizzavano:
- Pirelli “Libia” 9,75 x 24″ (25 x 60 cm): tipo standard
- Pirelli “Libia Rinforzato”: stesse dimensioni, ma run-flat
- Pirelli “Sigillo Verde”: introdotto nel 1942 per la camionetta AS42, raramente montato sulle autoblindo
Per l’impiego “continentale” (Italia, Russia, Balcani):
- Pirelli “Artiglio” 9 x 24″ (22,8 x 60 cm)
- Pirelli “Artiglio a Sezione Maggiorata” 11,25 x 24″ (28,5 x 60 cm)
- Pirelli “Raiflex”: dal 1942
A causa delle difficoltà di approvvigionamento, non era raro vedere autoblindo con pneumatici non standard, anche di origine tedesca o alleata.
Difetti e problemi operativi
Nonostante fosse un veicolo ben progettato, la AB41 presentava alcuni difetti:
- Sistema sterzante delicato che richiedeva frequenti revisioni
- Torretta angusta che rendeva difficoltoso il caricamento
- Mancanza di estrattore fumi che causava intossicazioni
- Torretta troppo alta che facilitava l’individuazione
- Serbatoio di riserva non protetto con rischio di incendio
- Qualità dell’acciaio balistico spesso scadente: le piastre talvolta si crepavano durante le marce fuoristrada su terreni accidentati
- Sovraccarico del capocarro costretto a svolgere troppe funzioni
Un’interessante tattica adottata dagli equipaggi era quella di avanzare con il veicolo rivolto all’indietro: la mitragliatrice posteriore offriva capacità offensive superiori e il motore posteriore aumentava la protezione per l’equipaggio.
Produzione
La produzione della AB41 coinvolse numerose aziende:
| Azienda | Sede | Produzione |
|---|---|---|
| Fiat | Torino | Freni |
| SPA | Torino | Motori e telai |
| Lancia | Torino | Telai (quota minore) |
| Zenith | Torino | Carburatori e filtri |
| Breda | Brescia | Cannoni e mitragliatrici |
| Magneti Marelli | Corbetta/Sestri Ponente | Avviamento, radio, batterie |
| San Giorgio | Sestri Ponente | Ottiche |
| SIAC | Cornigliano | Piastre corazzate |
| Pirelli | Milano | Pneumatici |
| Ansaldo | Sestri Ponente | Assemblaggio finale e torrette |
Nei dieci mesi di produzione del 1941 furono consegnate 250 autoblindo, con una media mensile di 25 unità contro le 30 previste. Nel 1942 ne furono consegnate 302. Nel 1943, tra gennaio e luglio, solo 72 a causa di vari problemi, con una media di appena 10 al mese.
Dopo l’armistizio, sotto il controllo del Generalinspekteur der Panzertruppen tedesco, la produzione riprese il 13 novembre 1943 e proseguì fino al dicembre 1944 con altre 23 unità.
| Anno | Produzione | Media mensile |
|---|---|---|
| 1941 | 250 | 25 |
| 1942 | 302 | 25 |
| 1943 (gen-lug) | 72 | 10 |
| 1943-1944 (tedeschi) | 23 | 1,4 |
| Totale | 667 |
L’Alto Comando del Regio Esercito considerava la AB41 fondamentale e ordinò alla Fiat di dare priorità alle autoblindo rispetto ai carri leggeri L6/40. Di conseguenza, molti L6/40 rimasero per mesi nei depositi Fiat, praticamente completati ma privi di radio e ottiche, componenti comuni alla AB41 la cui produzione era insufficiente.
Organizzazione delle unità
Le unità di AB41 erano organizzate secondo questo schema:
- Coppia: 2 autoblindo
- Plotone: 2 coppie (4 autoblindo)
- Compagnia/Squadrone: 1 plotone comando + 4 plotoni (17 autoblindo)
- Battaglione/Gruppo: 1 compagnia comando + 2-4 compagnie (35-69 autoblindo)
Alla fine del 1941, il Regio Esercito stimò la necessità di 650 autoblindo per equipaggiare i gruppi esploranti delle divisioni corazzate, motorizzate e di fanteria, più i corpi d’armata. Al ritmo teorico di 30 al mese, sarebbero occorsi quasi 2 anni.
Impiego operativo

Nordafrica
La AB41 fu impiegata estesamente nella campagna del Nordafrica dal 1941 al 1943, dove si dimostrò elemento prezioso per le divisioni italiane. Le principali unità equipaggiate furono:
- III Gruppo Corazzato “Nizza”: assegnato alla 132ª Divisione Corazzata “Ariete”, partecipò ai combattimenti di Bir Hakeim (maggio 1942), alle operazioni nell’Oasi di Siwa e nella depressione di Qattara. Dopo El Alamein, condusse azioni di retroguardia durante la ritirata verso la Tunisia.
- VIII Battaglione Bersaglieri Blindato Autonomo: assegnato alla 101ª Divisione Motorizzata “Trieste”, combatté a Bir Hakeim e nella Battaglia di El Alamein. Ridotto a pochi mezzi, fu sciolto nel gennaio 1943.
- III Gruppo Esplorante Corazzato “Cavalleggeri di Monferrato”: operò in Cirenaica e Tunisia. Il 20 gennaio 1943, nei pressi di El Hamma, catturò il tenente colonnello David Stirling, fondatore e comandante del Long Range Desert Group britannico.
- Raggruppamento Esplorante Corazzato “Cavalleggeri di Lodi”: costituito nel febbraio 1942, fu la più importante unità di autoblindo italiana. Operò in Tunisia dal novembre 1942, partecipando alla Battaglia di Kasserine e alla difesa di Capo Bon fino alla resa dell’Asse il 13 maggio 1943.
Le AB41 furono impiegate anche dalla Polizia dell’Africa Italiana (PAI), che equipaggiò 5 Compagnie Autoblindo inviate in Libia.
Fronte orientale
La 156ª Divisione di Fanteria “Vicenza” fu inviata in Unione Sovietica con un Plotone Autonomo Autoblindo dotato di 2 AB41. I veicoli furono probabilmente abbandonati rapidamente a causa dell’usura meccanica. Paradossalmente, il calore generato dal motore, problema in Africa, si rivelò un vantaggio durante i rigidi inverni russi.
Balcani
Nei territori jugoslavi occupati, le AB41 furono impiegate per contrastare la resistenza partigiana, scortare convogli e pattugliare le linee di comunicazione. Le principali unità furono:
- IV Gruppo Corazzato “Nizza”: la più grande unità con AB41 sul fronte jugoslavo, parte del Raggruppamento Celere
- 1°, 2°, 3° e 4° Plotone Autonomo: assegnati alla 2ª Armata Italiana in Slovenia e Dalmazia
- Compagnia Autoblindo Ferroviarie Autonoma: 20 AB40 e AB41 in versione ferroviaria per la protezione delle linee ferroviarie
Dopo l’armistizio, il 2° Squadrone del IV Gruppo “Nizza” si unì alla 41ª Divisione di Fanteria “Firenze” e combatté contro i tedeschi in Albania, aprendo la strada verso la costa attraverso aspri combattimenti.
Italia e difesa di Roma
In Italia, le AB41 furono impiegate principalmente per l’addestramento presso il Centro di Pinerolo e per compiti di ordine pubblico.
L’impiego più significativo avvenne durante la difesa di Roma tra l’8 e il 10 settembre 1943. Il Raggruppamento Esplorante Corazzato “Lancieri di Montebello”, assegnato alla 135ª Divisione Corazzata “Ariete II”, ricevette l’ordine di difendere la capitale dall’Operazione Achse tedesca.
Le autoblindo del RECo combatterono a fianco della 21ª Divisione di Fanteria “Granatieri di Sardegna” nei combattimenti sul Tevere, alla Magliana e infine a Porta San Paolo, dove la resistenza proseguì fino al pomeriggio del 10 settembre. Durante gli scontri, il RECo perse 5 ufficiali e 15 tra sottufficiali e soldati, con altri 13 ufficiali e 68 soldati feriti. Almeno tre AB41 furono distrutte dal fuoco anticarro tedesco. Il 18 settembre 1943, l’unità fu sciolta.
Anche la Polizia dell’Africa Italiana partecipò alla difesa di Roma con alcune AB41, subendo pesanti perdite alla Montagnola sulla Via Laurentina.
Dopo l’armistizio
Wehrmacht: Circa 200 AB41 furono requisite dai tedeschi, che le designarono Panzerspähwagen AB41 201(i). Altre 23 furono prodotte dopo l’armistizio. Furono impiegate in Italia, Francia, Balcani e Germania da unità della Wehrmacht, Waffen-SS, Luftwaffe e Organizzazione Todt, principalmente per compiti antipartigiani e sorveglianza. Esistono prove fotografiche di AB41 tedesche impiegate nella difesa di Berlino nell’aprile-maggio 1945.
Repubblica Sociale Italiana: Il Gruppo Corazzato “Leonessa” della Guardia Nazionale Repubblicana recuperò 18 AB41 nel Nord Italia, probabilmente dal Centro di Addestramento di Pinerolo. Furono impiegate in operazioni antipartigiane fino al 25 aprile 1945, quando alcune furono catturate o distrutte durante l’insurrezione a Milano e Torino.
Esercito Cobelligerante Italiano: Il IX Battaglione d’Assalto del Corpo Italiano di Liberazione impiegò 3 AB41 dal luglio 1944 nella liberazione delle Marche. Lo Squadrone “F”, inquadrato nella 6th Armoured Division britannica, fu equipaggiato con un plotone di AB41.
Partigiani italiani: Alcune AB41 furono catturate e impiegate dai partigiani. Un esemplare del Gruppo “San Giusto”, catturato il 27 aprile 1945 a Mairano, fu usato contro la guarnigione tedesca di Cividale del Friuli e nell’attacco a Udine il 30 aprile.
Francia: Le forze francesi catturarono AB41 in Tunisia nel maggio 1943 e le impiegarono in Nordafrica fino almeno al 1949. La Resistenza francese (FFI) catturò almeno una AB41 in Bretagna e la utilizzò nelle operazioni contro le sacche tedesche fino all’aprile 1945.
Jugoslavia: I partigiani di Tito catturarono diverse AB41 dopo l’armistizio italiano. Nel dopoguerra, alcune rimasero in servizio nell’Esercito Popolare Jugoslavo con la denominazione “SPA 7 t” fino alla sostituzione con mezzi sovietici.
Grecia: Il 6° Reggimento “Lancieri di Aosta”, passato agli Alleati dopo l’armistizio, combatté per un anno a fianco dell’ELAS (Esercito Popolare di Liberazione Greco). Il 14 ottobre 1944, l’ELAS disarmò il reggimento, acquisendo almeno una AB41 poi impiegata nella Guerra Civile Greca.
Dopoguerra in Italia
Dal 1945 al 1954, AB41 e AB43 furono impiegate dalla Polizia di Stato nei Reparti Celeri (documentate a Torino, Udine e Roma) e dall’Arma dei Carabinieri nei Reparti Mobili. Le autoblindo, dipinte in rosso amaranto (Polizia) o verde NATO (Carabinieri), furono mantenute efficienti come deterrente durante il periodo di forte tensione sociale del dopoguerra, quando si temevano insurrezioni o colpi di stato ispirati dall’Unione Sovietica. Nel 1954, l’arrivo di nuovi veicoli di sicurezza ne permise la radiazione.

Varianti
- AB40/41 ibrida: versione con torretta Mod. 1941 (cannone Breda 20/65) ma motore ABM 1 da 78 hp anziché ABM 2 da 88 hp. Esteriormente identica alla AB41, costituì il 65% della produzione totale (435 su 667 esemplari). Per ulteriori dettagli si rimanda all'[articolo dedicato all’Autoblinda AB40].
- AB41 Ferroviaria: versione modificata per l’impiego su rotaia con ruote ferroviarie in acciaio al posto dei pneumatici. Le carenature laterali furono modificate per alloggiare due ruote per lato. Venti esemplari (AB40 e AB41) furono convertiti dal gennaio 1942 per il pattugliamento delle ferrovie jugoslave. Dopo la guerra, altre AB41 e AB43 Ferroviarie furono impiegate dall’Esercito Italiano.
- AB41 Comando: versione per osservazione d’artiglieria. La torretta era sostituita da una grande piastra corazzata sul tetto con portello a 4 elementi. Il veicolo era disarmato (solo feritoie per armi personali), privo della postazione di guida posteriore e trasportava 4 ufficiali con tavolo cartografico. 50 esemplari furono ordinati a metà 1943, ma l’armistizio ne impedì la produzione. Un secondo prototipo presentava finestre in vetro blindato su due dei quattro portelli.
- Semovente da 47/32 su scafo AB41: prototipo noto anche come “AB41 Cannone”. Torretta, mitragliatrice posteriore, postazione di guida posteriore, radio e sovrastruttura corazzata furono rimosse. Al centro fu installato il cannone da 47/32 Mod. 1935 con scudo protettivo da 10 mm. Dotazione di 100 colpi, equipaggio di 4 uomini (pilota, cannoniere, servente, capocarro). Fu la prima proposta Ansaldo per armare le AB con un cannone da 47 mm; il progetto fu accantonato per l’utilità limitata, ma lo sviluppo proseguì con la AB43.
- AB42 (Autoblinda Alleggerita Mod. 1942): prototipo con torretta ribassata armata dello stesso cannone da 20 mm, progettato per il supporto alla fanteria piuttosto che per la ricognizione. Eliminate la mitragliatrice e la postazione di guida posteriori. Peso ridotto a 6 tonnellate ma motore potenziato a 108 hp (ABM 3). Corazzatura meglio inclinata per maggiore protezione. Il progetto fu abbandonato dopo la fine della campagna nordafricana perché avrebbe richiesto troppe modifiche alle linee di montaggio.
- AB43: versione definitiva con cannone da 47/40 Mod. 1938 (lo stesso del carro medio M15/42) in torretta ridisegnata più bassa e larga. Dotazione di 63 colpi per il cannone e 744 per la mitragliatrice coassiale. Motore ABM 3 da 108 hp, velocità massima 88 km/h, peso oltre 8 tonnellate. Approvata nel maggio 1943, l’armistizio ne bloccò l’adozione da parte del Regio Esercito. Circa 100 esemplari furono prodotti sotto controllo tedesco con designazione Beute Panzerspähwagen AB43 203(i).
- Camionetta SPA-Viberti AS42 “Sahariana”: veicolo da ricognizione a lungo raggio su telaio AB41, di concezione completamente diversa dall’autoblindo. Era una grande camionetta scoperta con compartimento di combattimento centrale e motore ABM 2 posteriore. Progettata per ricognizione a lunghissimo raggio, imboscate e contrasto ai commandos britannici del Long Range Desert Group. L’armamento era variabile: cannone automatico Breda 20/65, oppure cannone anticarro 47/32, oppure fucile anticarro Solothurn S-18/1000, più fino a tre mitragliatrici Breda Mod. 37 o 38. La corazzatura era di 9 mm frontale e sul compartimento di combattimento, 5 mm sul vano motore. Caratteristica principale era l’enorme autonomia: il serbatoio standard garantiva 535 km, ma il veicolo poteva trasportare fino a 24 taniche da 20 litri (20 di benzina, 4 d’acqua), raggiungendo un’autonomia massima di oltre 1.200 km. I pneumatici erano Pirelli “Libia”. A differenza della AB41, era priva della postazione di guida posteriore e le sole ruote anteriori erano sterzanti, poiché il veicolo era progettato anche per il combattimento e non solo per la ricognizione. La versione “Metropolitana” per terreni continentali differiva per i pneumatici Pirelli “Artiglio” e per la sostituzione di dieci taniche con due grandi casse munizioni. Furono prodotti circa 200 esemplari delle due versioni. Combatterono in Nordafrica e, dopo l’armistizio, furono catturate dai tedeschi e impiegate in Francia, Ucraina e Germania. Anche le AS42 rimasero in servizio nella polizia italiana fino al 1954.
- Veicolo da addestramento in legno: per addestrare i piloti alla doppia guida fu creato un veicolo sullo stesso telaio della AB, con struttura in legno simile alla sovrastruttura dell’autoblindo e due panche (anteriore e posteriore) per piloti e istruttori. Prodotto in quantità ignota e fornito al Centro di Addestramento di Pinerolo.
Esemplari superstiti
Sono noti 9 esemplari di Autoblinda AB41 sopravvissuti:
In Italia:
- Caserma “Babini” – Reggimento “Nizza Cavalleria” (1°), Bellinzago Novarese
- Caserma “Brunner” – Reggimento “Piemonte Cavalleria” (2°), Villa Opicina
- Caserma “Beraudo di Pralormo” – Reggimento “Savoia Cavalleria” (3°), Grosseto
- Caserma “Zappalà” – Scuola di Cavalleria dell’Esercito Italiano, Lecce
- Museo Storico dell’Aeronautica Militare, Vigna di Valle
- Museo dell’Industria e del Lavoro, Brescia
All’estero:
- ASPHM Association, La Wantzenau (Francia) – funzionante
- Museum of Military History, Johannesburg (Sudafrica)
- Museo della Battaglia di El Alamein (Egitto)
Informazioni aggiuntive
- Nome e tipo: Autoblinda Fiat Ansaldo AB41
- Anno: 1941
- Produzione: 667
- Motore:
SPA ABM a 6 cilindri in linea, a benzina, raffreddato ad acqua
- Potenza motore (hp): 120
- Lunghezza m.: 5.20
- Larghezza m.: 1.92
- Altezza m.: 2.48
- Peso t.: 7.5
- Velocità su strada Km/h: 80
- Autonomia Km.: 400
- Armamento:
- 1 Cannone-Mitragliera Breda 20/65 Modello 1935 con 456 colpi
- 2 mitragliatrici Breda Modello 1938 8 x 59 mm con 1992 colpi
- Corazzatura max mm.: 40
- Equipaggio: 4
- Bibliografia – Riferimenti:
