Imperial War Museums: cinque musei per raccontare un secolo di conflitti

di redazione
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Imperial War Museums

Gli Imperial War Museums (IWM) costituiscono il principale complesso museale britannico dedicato ai conflitti moderni. L’istituzione comprende cinque sedi in Inghilterra: la sede centrale di Londra (IWM London), le Churchill War Rooms a Westminster, l’incrociatore HMS Belfast sul Tamigi, il museo dell’aviazione IWM Duxford nel Cambridgeshire e l’IWM North a Manchester. Il museo documenta tutti i conflitti che hanno coinvolto le forze britanniche e del Commonwealth dal 1914 ad oggi.

Storia

L’Imperial War Museum fu fondato il 5 marzo 1917, mentre la Prima Guerra Mondiale era ancora in corso, quando il Gabinetto di Guerra britannico approvò una proposta di Sir Alfred Mond, membro del Parlamento e Primo Commissario dei Lavori Pubblici. L’intento originario era creare un museo nazionale per documentare lo sforzo bellico civile e militare del Regno Unito e dell’Impero durante la Grande Guerra. Il coinvolgimento dei governi dei Dominion (India, Sudafrica, Canada, Australia e Nuova Zelanda) portò alla ridenominazione da “National War Museum” a “Imperial War Museum” nel dicembre 1917. Il museo fu inaugurato da Re Giorgio V al Crystal Palace il 9 giugno 1920. Durante la cerimonia di apertura, Sir Alfred Mond dichiarò che il museo “non era un monumento alla gloria militare, ma un documento della fatica e del sacrificio”. L’Imperial War Museum Act del 1920 istituì formalmente un consiglio di amministrazione fiduciario. Dal 1924 al 1935 il museo fu ospitato in due gallerie presso l’Imperial Institute a South Kensington.

Il 7 luglio 1936 il Duca di York, futuro Re Giorgio VI, inaugurò la sede definitiva sulla Lambeth Road, nel sud di Londra, nell’edificio che aveva ospitato il Bethlem Royal Hospital, il celebre manicomio noto come “Bedlam”. La sede fu chiusa al pubblico dal settembre 1940 al novembre 1946 a causa dei bombardamenti tedeschi, e le collezioni più vulnerabili furono evacuate fuori Londra. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale il mandato del museo fu ampliato per includere entrambi i conflitti mondiali, e nel 1953, dopo la Guerra di Corea, fu ulteriormente esteso a tutti i conflitti che avessero coinvolto forze britanniche o del Commonwealth dal 1914 in poi.

Negli anni Settanta e Ottanta l’IWM conobbe un’espansione senza precedenti con l’apertura di tre nuove sedi: IWM Duxford nel 1976, HMS Belfast nel 1978 e le Churchill War Rooms nel 1984. La quinta sede, IWM North, aprì il 5 luglio 2002. Nel 2014 la sede di Londra fu trasformata con un progetto da 40 milioni di sterline firmato da Foster and Partners, che creò un nuovo atrio centrale e gallerie dedicate alla Prima Guerra Mondiale in occasione del centenario. Il 20 ottobre 2021 furono inaugurate le nuove gallerie sulla Seconda Guerra Mondiale e sull’Olocausto, un progetto da 30,5 milioni di sterline che ha reso l’IWM London il primo museo al mondo a ospitare gallerie dedicate alla Seconda Guerra Mondiale e all’Olocausto sotto lo stesso tetto.

Le collezioni

Le collezioni dell’IWM sono tra le più vaste al mondo nel loro genere e comprendono: L’archivio fotografico conserva circa 11 milioni di fotografie che documentano cause, sviluppo e conseguenze dei conflitti moderni dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi, provenienti da fonti ufficiali, giornalistiche e private. L’archivio sonoro custodisce oltre 33.000 registrazioni relative ai conflitti dal 1914, per un totale di oltre 60.000 ore di materiale. Costituisce la più grande collezione di storia orale del suo genere al mondo, con contributi di personale militare e civili, incluse testimonianze di veterani, sopravvissuti al Blitz, prigionieri di guerra e rifugiati. L’archivio include anche discorsi, effetti sonori, trasmissioni radiofoniche, poesia e musica. L’archivio cinematografico è uno dei più antichi archivi filmici al mondo e conserva oltre 23.000 ore di materiale. Tra i documenti più significativi figura The Battle of the Somme, pionieristico documentario del 1916 iscritto nel Registro della Memoria del Mondo dell’UNESCO nel 2005, e filmati girati dai cineoperatori militari britannici durante lo sbarco in Normandia nel giugno 1944 e la liberazione del campo di concentramento di Bergen-Belsen nell’aprile 1945. L’archivio documentale comprende oltre 20.000 collezioni individuali di carte private, principalmente diari, lettere e memorie inedite. Include anche documenti stranieri, tra cui gli atti ufficiali britannici dei processi per crimini di guerra di Norimberga e Tokyo.

La biblioteca di riferimento conta oltre 150.000 volumi sulla storia militare delle unità e delle campagne, biografie, riviste e giornali d’epoca, oltre a una vasta collezione di materiale propagandistico. La collezione d’arte comprende circa 20.000 opere tra dipinti, disegni, sculture e incisioni, incluse molte commissionate agli artisti di guerra ufficiali, rappresentando una delle più importanti raccolte di arte britannica del Novecento. La collezione di oggetti tridimensionali supera i 155.000 pezzi, dai grandi mezzi militari agli effetti personali dei soldati.

IWM London

La sede principale sulla Lambeth Road occupa l’ex Bethlem Royal Hospital, un imponente edificio in mattoni rossi con due cannoni navali da 15 pollici all’ingresso. Il museo si sviluppa su sei piani. L’atrio centrale, ristrutturato nel 2014, espone grandi oggetti iconici tra cui un razzo V-2 tedesco, uno Spitfire Mk Ia, un caccia Harrier, un carro armato Sherman, un T-34 sovietico e una sezione del Muro di Berlino. Le gallerie della Prima Guerra Mondiale, inaugurate nel 2014, raccontano il conflitto attraverso oggetti originali e storie personali.

Le gallerie della Seconda Guerra Mondiale, aperte nel 2021, si estendono su due piani e presentano oltre 3.500 oggetti e storie personali da oltre 80 paesi. Tra i pezzi più significativi figura il primo frammento dello scafo della USS Arizona mai esposto fuori dagli Stati Uniti. Una bomba volante V-1 da 783 kg è sospesa tra le gallerie della Seconda Guerra Mondiale e quelle dell’Olocausto, simbolo del legame tra i due temi: migliaia di prigionieri dei campi di concentramento morirono fabbricando queste armi.

Le gallerie dell’Olocausto raccontano le storie individuali di alcune delle sei milioni di vittime ebree attraverso oltre 2.000 fotografie, libri, opere d’arte, lettere e oggetti personali. Tra i pezzi esposti per la prima volta figura l’abito da sposa realizzato con seta di paracadute indossato da Gena Turgel, sopravvissuta a Bergen-Belsen, per il suo matrimonio con il sergente britannico Norman Turgel nell’ottobre 1945. Altre sezioni permanenti includono la galleria Secret War dedicata alle forze speciali, allo spionaggio e alle operazioni sotto copertura, e la Lord Ashcroft Gallery che espone la più grande collezione al mondo di Victoria Cross e George Cross.

Churchill War Rooms

Le Churchill War Rooms sono il quartier generale sotterraneo segreto da cui Winston Churchill e il suo gabinetto di guerra diressero le operazioni britanniche durante la Seconda Guerra Mondiale. Il complesso si trova sotto l’edificio del Tesoro, nel quartiere di Whitehall a Westminster, a pochi passi da Downing Street. La costruzione iniziò nel 1938, quando il timore di bombardamenti aerei su Londra spinse il governo a cercare una sede protetta. I sotterranei divennero pienamente operativi il 27 agosto 1939, una settimana prima della dichiarazione di guerra alla Germania.

Churchill visitò le War Rooms nel maggio 1940, subito dopo essere diventato Primo Ministro, e osservando la Cabinet Room dichiarò: “Questa è la stanza da cui dirigerò la guerra”. Il Gabinetto si riunì qui 115 volte durante il conflitto, specialmente durante il Blitz del 1940-41 e l’offensiva delle V-weapons del 1944-45. La Map Room fu presidiata 24 ore su 24 fino a poco dopo la resa del Giappone nell’agosto 1945. Al culmine dell’attività, circa 500 persone lavoravano nel bunker. Le condizioni erano difficili: scarsa ventilazione, soffitti bassi, topi e servizi igienici chimici. Il personale usava lampade solari portatili per combattere la carenza di vitamina D dovuta alla mancanza di luce naturale. Dopo la guerra, le stanze furono chiuse e lasciate intatte. Nel 1948 il Parlamento ne garantì la preservazione come sito storico. L’Imperial War Museum assunse la gestione negli anni Ottanta, e il 4 aprile 1984 Margaret Thatcher inaugurò l’apertura al pubblico. Nel 2003 furono restaurate le “Courtyard Rooms”, gli alloggi dove il personale mangiava, dormiva e lavorava.

Nel 2005 fu aggiunto il Churchill Museum, l’unico grande museo al mondo interamente dedicato a Winston Churchill, con una tavola interattiva di 15 metri che permette ai visitatori di esplorare i 90 anni della sua vita. Tra gli ambienti visitabili figurano la Cabinet Room, dove si riuniva il gabinetto di guerra; la Map Room, rimasta esattamente come fu lasciata nel 1945; l’ufficio-camera da letto di Churchill, da cui effettuò quattro trasmissioni radiofoniche; e la Transatlantic Telephone Room, un minuscolo locale mascherato da toilette privata dove Churchill comunicava in segreto con il Presidente americano utilizzando tecnologia all’avanguardia per l’epoca.

HMS Belfast

La HMS Belfast è un incrociatore leggero della classe Town, varato il giorno di San Patrizio (17 marzo 1938) dai cantieri Harland & Wolff di Belfast, gli stessi che costruirono il Titanic. La nave fu battezzata dalla moglie del Primo Ministro Neville Chamberlain e commissariata nella Royal Navy il 5 agosto 1939, pochi giorni prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Progettata per la protezione del traffico mercantile e l’azione offensiva, la Belfast fu subito impiegata nel pattugliamento delle acque settentrionali per imporre il blocco navale alla Germania. Tuttavia, nel novembre 1939, dopo soli due mesi di servizio, urtò una mina magnetica tedesca. I danni allo scafo furono così gravi che la nave rimase fuori servizio per tre anni, durante i quali fu sottoposta a estese riparazioni e miglioramenti. Quando rientrò in servizio nel novembre 1942, la Belfast era l’incrociatore più grande e potente della Royal Navy, dotata dei più avanzati sistemi radar dell’epoca. Nel 1943 scortò i convogli artici verso l’Unione Sovietica e nel dicembre dello stesso anno ebbe un ruolo cruciale nella battaglia di Capo Nord, contribuendo alla distruzione della corazzata tedesca Scharnhorst.

Per lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, la Belfast fu designata nave comando della Bombardment Force E a supporto delle forze britanniche e canadesi sulle spiagge Gold e Juno. Il suo primo obiettivo fu la batteria tedesca di La Marefontaine. In un mese al largo della Normandia, sparò oltre 4.000 proiettili da 6 pollici e 1.000 da 4 pollici. Dopo la guerra, la Belfast fu impiegata attivamente nella Guerra di Corea dal 1950 al 1952. Posta in riserva nel 1963, era destinata alla demolizione quando nel 1967 l’Imperial War Museum iniziò a valutare la possibilità di preservare un incrociatore della Seconda Guerra Mondiale. Fu costituito l’HMS Belfast Trust, presieduto dal contrammiraglio Sir Morgan Morgan-Giles, già comandante della nave. Grazie alla campagna di raccolta fondi, la Belfast fu trasferita a Londra e aperta al pubblico il 21 ottobre 1971, giorno di Trafalgar, diventando la prima nave da guerra preservata per la nazione dopo la HMS Victory. Oggi la HMS Belfast è permanentemente ormeggiata sul Tamigi, tra il Tower Bridge e il London Bridge. È l’unica nave sopravvissuta della flotta di bombardamento del D-Day e una delle sole tre rimaste al mondo. I visitatori possono esplorare nove ponti, dalla sala macchine ai ponti di comando, scoprendo com’era la vita a bordo attraverso ambienti restaurati come il ponte di trattamento sanitario, la cucina, la lavanderia, la cappella, i dormitori dell’equipaggio e la mensa. Caratteristiche tecniche: lunghezza 187 metri, larghezza 19 metri, armamento principale di dodici cannoni da 6 pollici in quattro torrette triple.

IWM Duxford

L’IWM Duxford, situato nel Cambridgeshire a circa 80 chilometri a nord di Londra, è il più grande museo dell’aviazione della Gran Bretagna e il centro europeo per la storia dell’aviazione. Il museo sorge sullo storico aeroporto di Duxford, che ha svolto un ruolo centrale in alcuni dei periodi più significativi della storia del XX secolo. L’aeroporto fu costruito nel 1917 come base di addestramento per il Royal Flying Corps durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra rimase operativo come base caccia della RAF. Nel 1938 il 19° Squadron di stanza a Duxford divenne il primo reparto della RAF a ricevere il nuovo Supermarine Spitfire: il terzo esemplare di produzione fu consegnato il 4 agosto 1938 dal collaudatore capo di Supermarine, Jeffrey Quill. Durante la Battaglia d’Inghilterra dell’estate 1940, Duxford ebbe un ruolo cruciale nella difesa aerea del paese.

Il 15 settembre 1940, oggi commemorato come “Battle of Britain Day”, i suoi squadroni si levarono in volo due volte per respingere gli attacchi della Luftwaffe su Londra. Mediamente, sessanta Spitfire e Hurricane erano dispersi ogni giorno tra Duxford e il vicino aeroporto di Fowlmere. Nell’aprile 1943 l’aeroporto fu ceduto alle United States Army Air Forces e ribattezzato “Station 357”, diventando la base del 78th Fighter Group che scortava i bombardieri americani nelle rischiose incursioni diurne sulla Germania. Dopo la guerra Duxford tornò alla RAF fino al luglio 1961, quando fu effettuato l’ultimo volo operativo. Dichiarato in esubero dal Ministero della Difesa nel 1969, l’aeroporto rischiava l’abbandono quando l’IWM ottenne il permesso di utilizzare gli hangar per lo stoccaggio. Nel 1973 fu organizzato il primo airshow e nel 1976 Duxford divenne ufficialmente una sede del museo. Il sito è gestito in partnership tra l’Imperial War Museum, il Cambridgeshire County Council e la Duxford Aviation Society.

Oggi il museo espone quasi 200 aeromobili in sette edifici principali, oltre a veicoli militari, artiglieria e piccole imbarcazioni navali. Molti degli hangar originali della Prima Guerra Mondiale sono stati preservati, mantenendo l’atmosfera autentica di un aeroporto storico. Tra le aree espositive principali figura l’AirSpace, un enorme hangar che ospita aerei iconici come l’Avro Lancaster, l’Avro Vulcan, il Concorde (l’ultimo ad atterrare a Duxford prima dell’accorciamento della pista) e il bombardiere B-52 Stratofortress. L’American Air Museum, progettato da Norman Foster, è dedicato all’aviazione militare americana e ospita tra gli altri un SR-71 Blackbird, l’unico esemplare fuori dagli Stati Uniti. Il Battle of Britain Exhibition raccoglie la più grande collezione al mondo di diverse varianti di Spitfire. La Land Warfare Hall espone carri armati, artiglieria e veicoli militari dalla Prima Guerra Mondiale alla Guerra del Golfo. Il sito ospita anche i musei reggimentali del Parachute Regiment (Airborne Assault) e del Royal Anglian Regiment. L’aeroporto rimane operativo e durante la stagione degli airshow (da maggio a ottobre) gli Spitfire e altri aerei storici decollano dalla stessa pista da cui partirono per la Battaglia d’Inghilterra.

IWM North

L’IWM North, aperto il 5 luglio 2002 a Trafford, nella Greater Manchester, è la sede più recente e più moderna degli Imperial War Museums. A differenza delle altre sedi, non si concentra principalmente sull’hardware militare ma sull’impatto della guerra sulle persone e sulla società. Il museo sorge sulle rive del Manchester Ship Canal, in un’area industriale che fu pesantemente bombardata durante il Manchester Blitz del dicembre 1940, quando 684 persone morirono in due notti di raid. Le fabbriche della zona producevano bombardieri Avro Lancaster e motori aeronautici Rolls-Royce Merlin. Il sito dove sorge il museo ospitava i silos granari Hovis, distrutti durante i bombardamenti; durante gli scavi per le fondamenta furono trovati schegge e un bossolo di contraerea.

L’edificio fu progettato dall’architetto Daniel Libeskind, nato in Polonia nel 1946 da genitori ebrei sopravvissuti all’Olocausto, e rappresenta il suo primo progetto realizzato nel Regno Unito. Libeskind concepì l’edificio come un globo frantumato dal conflitto e riassemblato in tre “frammenti” (shards) che rappresentano terra, aria e acqua, i tre ambiti in cui si combatte la guerra. L’Air Shard, una torre alta 55 metri inclinata verso il cielo, ospita l’ingresso e originariamente una piattaforma panoramica. L’Earth Shard, il frammento più grande con pavimento curvo, contiene le gallerie espositive. Il Water Shard, che ondeggia come una nave in mare, ospita il ristorante con vista sul canale. L’architettura è deliberatamente progettata per disorientare il visitatore: percorsi che tornano su se stessi, pareti inclinate, pavimenti in pendenza e materiali duri creano un senso di inquietudine che riflette la natura destabilizzante della guerra. All’interno della galleria principale sono esposti grandi oggetti tra cui un carro armato sovietico T-34, un caccia AV-8A Harrier del Corpo dei Marines americani e un cannone da campo da 13 libbre che sparò il primo colpo dell’esercito britannico nella Prima Guerra Mondiale. Una sezione di acciaio contorto di 7 metri proveniente dal World Trade Center testimonia i conflitti più recenti. Il “Big Picture Show” è uno spettacolo audiovisivo a 360 gradi proiettato sulle pareti della galleria. Il museo costò 28,5 milioni di sterline, finanziati da agenzie di sviluppo locali, nazionali ed europee. Il Peel Group contribuì con 12,5 milioni di sterline, la più grande donazione mai fatta da un’impresa privata a un progetto culturale britannico.

Informazioni per la visita

Le cinque sedi degli Imperial War Museums offrono esperienze molto diverse tra loro. Per informazioni dettagliate su orari, biglietti e mezzi esposti, consultare le singole schede dedicate a ciascun museo: IWM London, Churchill War Rooms, HMS Belfast, IWM Duxford e IWM North. Il sito ufficiale degli Imperial War Museums è www.iwm.org.uk.

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